16/06/2024
I ricordi di Bagnasco...
di Rossana Scapitta
Bagnasco memorie- terza parte: la butega e i cambiamenti
La bottega degli alimentari, nostro supermarket d’epoca, era sempre aperta, perché lì i proprietari erano di casa.
Scendevi qualche gradino, suonava una campanella che segnalava l’ingresso.
In modo sparso e un po’ a caso c era tutto! Bastava cercare e chiedere.
Al bancone, quasi sempre un po’ sudato e un po’ asmatico, con un viso sorridente da vero titolare di bottega c’ era Giuanin che tagliava salumi e formaggi e ti serviva, insieme alla moglie, piccola e indaffarata, la signora Richeta. nel tempo avevano aperto un ristorante dove i piatti di portata venivano depositati anche sulle scale o in negozio, ovunque, così che facevano bella mostra lingue salmistrate, vitello tonnato, insalate russe, carne cruda... mentre in una cantina nel cortile penzolavano i salami e c era il forno x il pane. Tutto era spartano, lasciato ‘n plein air, ma i clienti x il ristorante arrivavano da ogni dove, perché il cibo era abbondante e il posto faceva molto rustico e appetitoso, a la veja manera, (alla vecchia maniera) e loro ci sapevano fare in cucina e coi clienti.
In bottega non si pagava; avevamo il ns libretto, lì segnavano tutti gli acquisti della settimana, poi mamma passava e saldava L intero conto.
La spesa alla bottega era anche un mio compito; mi piaceva, c era sempre gente ed era una mansione di responsabilità, riconosciuta.
Giuanin era bravo coi bambini e anche la Richeta.
Lì C erano i primi gelati, i Motta, con i ghiaccioli, i primi ricoperti e quei gelati a stantuffo, forse i Piper, che dovevi spingere e usciva un torciglione panna e cioccolato o amarena e panna . Lì prendevamo anche le gassos , che ancora la coca cola non c era... e la gassos era il max della goduria, insieme ai primi sciroppi ( amarena, menta, tamarindo) e all’idrolitina .
Si cominciava anche a collezionare i tappi, come se fossero una rarità.
In agosto, forse seguendo ritmi lunari, ogni cortile si dedicava a livello familiare alla preparazione della conserva. Noi no... ma io andando in giro per le case mi godevo da spettatrice questo traffico, che richiedeva preparazione di giorni e a squadra specializzata, sempre domestica e familiare , ma dove ognuno aveva i suoi compiti, tra bacinelle, panche, e macinini e quantità colossali di pomodori, così che il rosso furoreggiava.
Alla festa del paese non sempre eravamo presenti; non si era ancora aperta casa, ma talvolta ci siamo stati. Veniva allora il ballo a palchetto... durava mi pare qualche giorno. Lì i ballerini più esperti si lanciavano in balli in voga, valzer, mazurche, tanghi... e arrivava gente da fuori. Alcune ragazze ballavano in coppia, noi bambini si faceva cagnara.
Poi portavano i Martiri in processione; c erano gli uomini più forzuti a caricarsi il peso, le donne sempre velate, pregavano e cantavano, si partecipava tutti, come a un segnale convenuto.
Al pomeriggio tardi quando il caldo estivo calava, le donne si recavano al cimitero, a sistemare le tombe, portando fiori, coltivati per l’occasione negli orti. Alcune andavano tutti i giorni e anche quello era un rituale e un ritrovo.
Non so quando le cose cominciarono a cambiare...
Con L ‘avvento della plastica ci fu un primo mutamento: tutti comperavano aggeggi in plastica colorata, anche inutili. I mastelli erano in plastica, più leggeri dei catini di zinco o ferro, i giocattoli erano in plastica... il Moplen furoreggiava.
Le prime macchine divennero tante... chi lavorava in città e si era trasferito aveva la sua macchina con cui rientrava a fine settimana al paese, a trovare i genitori.
In Chiesa la morte di sur piuvan aveva visto l’arrivo di don Ruggero, missionario in Africa che per malattia africana era stato costretto a un periodo di rientro in Italia, x curarsi. Non amava essere chiamato sur piuvan e le donne non apprezzavano questo cambiamento di programma. Non conosceva il dialetto piemontese, anche se continuavano a parlargli addirittura in bagnaschese. Forse non aveva manco la perpetua ed era una persona riservata e un po’ intellettuale.
Genero’ qualche cambiamento anche in Chiesa, un’apertura della balaustra che prima separava di netto i fedeli dall’altare, L introduzione di un piccolo coro di adolescenti.
Col tempo sparirono le velette e anche i messali portati da casa.
Gli uomini da dietro le quinte cominciarono a sedersi, qualcuno anche davanti.
La bottega ancora lavorava, ma tanti con la macchina andavano al paese vicino a prendere generi in negozi più specializzati.
I bambini di città venivano portati anche al mare, per cui il tempo passato in campagna era più breve.
Cominciarono a essere i più vecchi, i soli che andavano nei campi, e i campi erano sempre più vicini, mentre quelli più lontani trascurati.
Le mucche non venivano più fatte uscire dalla stalla e nel tempo molti se ne privarono.
Poi fu la volta dei conigli a essere eliminati e infine anche le galline diminuirono parecchio.
Non si trovavano più le uova, per cui le si acquistava in negozio.
Si consumava acqua minerale in bottiglia, prima in vetro, poi tutta plastica.
Il ddt era spruzzato ovunque come un toccasana.
I putage’ lasciarono spazio a cucine economiche. Arrivo’ il telefono nelle case, e famiglia cristiana fu venduta in Chiesa e divenne L informatore x eccellenza.
La tv prese il posto della radio, la gente scopri’ il divertimento serale dei programmi Rai e noi bambini la tv dei ragazzi anche in campagna!
I giochi da bocce accolsero le donne e le donne divennero più presenti al circolo, che perdeva giocatori di bocce x aumentare i giocatori, talvolta ancora di morra, ma soprattutto di carte, scopa briscola e taroc !
In campagna divennero anni anche di noia. Non c erano divertimenti; non si giocava più tutti insieme,ognuno stava più chiuso a casa propria. Le prime ad essere abbandonate furono le vigne, che richiedevano troppa fatica. Il verderame divenne obsoleto e anche ciò che permetteva l’aspersione.
Poi andarono in cantina anche i campi di frumento e mais. Le mucche sparirono del tutto, anche dalle stalle.
La panca d la Sima d la val comincio’ a essere vuota, senza più gente che aspettava gli arrivi; oggi è sbilenca ed è oggetto d’arredo “urbano” inutile.
Molte case divennero disabitate e lasciate andare o vendute x poco.
La bottega chiuse i battenti e prima ancora il ristorante. La Richeta non si rassegnava e procurava ancora il giornale La Stampa dopo Messa a pochi clienti, pur di vendere qualcosa.
Al cimitero si andava tassativamente per i Santi, ma i fiori finti di plastica sostituirono perennemente quelli freschi.
Alcune case furono abbellite secondo canoni più moderni, la Messa p***e molti fedeli e il prete p***e il posto in canonica e divenne stabile a Montafia, e oggi turna forsennato su più paesi.
Anche la benedizione della casa a cui mia mamma ricorreva ogni anno divenne un atto poco praticato.
Gli elettrodomestici, i detersivi per ogni funzione, andavano alla grande.
La prima cabina telefonica moderna arrivò a Montafia, come un arredo di città. I motorini Ciao che tutti avevamo, con colori assurdi, lasciarono il posto a scooter moderni. E chiuse anche il benzinaio Abba, istituzione di Montafia, quando la moglie anziana e vedova, ancora non si dava vinta alla p***a di benzina e magra e secca continuava il commercio del marito, fino a che per malattia e anzianissima fu ricoverata in casa di riposo.
L’assurdo fu scoprire che mia madre già anziana anche lei su un Ciao verde pi***lo privo di riserva di miscela, faceva da porta-valori alla Cristina Abba!
L’altra anziana dopo incassi record il sabato, la domenica e il lunedì ( giorno di mercato a Montafia) aveva chiesto proprio a mia madre di passare all’ora di pranzo con il Ciao; le consegnava gli incassi prestigiosi e mia madre fuori da ogni sospetto, volava in banca a versare, per conto della Abba!
Le bici sparirono tra i bambini, molto poco lasciati liberi, e nel tempo sparirono anche i bambini e i villeggianti, tutti presi da vacanze mordi e fuggi, dal mare e dai viaggi esotici.
La Lina rimase quella che mai aveva visto il mare... e forse anche altri anziani di Bagnasco.
I cani non furono più legati e cominciarono a mangiare crocchette, così come i gatti, sterilizzati, crocchettati toelettati e seguiti in casa come bebe’ e dai veterinari.
Non esiste più un gruppo cucitrici, il centro paese sempre pieno di bambini, che giocavano sul Turun, (Torrone) uno spiazzo libero a fianco della Chiesa, è ora deserto e magazzino o deposito auto.
La conserva non si fa più, nessuno andrebbe a prendere il latte col barachin, la cabina telefonica è stata dismessa e i negozi specializzati al paese accanto sono ben pochi!
Al circolo vanno 4 persone in croce, ormai la sola domenica, il campo da bocce è trascurato e non più utilizzato da anni per le bocce.
I sentieri sono invasi da cinghiali e nessuno va più a passeggiare dove una volta c erano tante viti.
La Messa è ancora detta alla domenica ma da salesiani fortuiti e itineranti. Famiglia cristiana ha perso clienti e non compare più in Chiesa. Il coro è spesso sostituto da qualche donna, che canta stonata e solitaria.
Eppure in quella frazione c è tutta la nostra storia e al cimitero ritrovo tutti gli anziani che mi accoglievano e quelli che allora erano i giovani, e lì sento che il paese in qualche modo custodisce ciò che era, nel nostro ricordo e tra quelle tombe che li ritraggono tutti. Può sembrare deprimente, ma c è il luogo, il suo verde, il senso di grandi cambiamenti, non tutti tali da aver reso la gente più felice, forse più benestante, ma con meno tutela a tutto e tutti, all’ambiente, ai legami, alle storie, ai vecchi e ai bambini... presi da un progresso a volte fittizio, ma in cui le radici non andrebbero p***e, per recuperare e per dare dimensioni, oggi meno comunitarie, ma utili ad un benessere spirituale e interiore che è portatore di esperienze belle, solidali, di parentela vera o costruita, di rapporti umani che avevano senso nella reciprocità.
E lì io non sento solitudine, che è più presente in città; sento che in qualche modo il posto stesso e chi vi ha abitato sono guida, riconosco le case, rivedo chi mi accoglieva e i vecchi che ci hanno preceduto.
Sì Sono sentimentale.. ma se non sono i sentimenti quelli che ci guidano di cosa viviamo?
Se vedo i miei cugini anche alla lontana, so che ci unisce una stessa coppia di bis-nonni, in alcuni vedo somiglianze fisiche o di carattere e mi sorprendo... so che le mie nipotine non avranno mai queste esperienze ma qualcosa rimane ( tra le pagine scure..) ...e se anche tutto cambia, oggi molto di più che in generazioni passate, non cambiano quei sentimenti, quel desiderio di essere in comunione che sempre cerchiamo, o quel senso di pace che viene dall’abitare noi stessi, coi nostri ricordi, le nostre storie, quelle poche certezze e quel ridere di se’ e degli altri, bonariamente, che’ tanto serve per guardare avanti.