La Corte De Logu

La Corte De Logu Facciamo divulgazione del patrimonio culturale che abbiamo in Sardegna. Non siamo solo mare, ma tanta arte e storia!

Una pagina che affronta la storia della Sardegna, la sua cultura, i suoi tesori e qualche divagazione scientifica, per dar prova di non voler essere solo "storia dell'arte". Ovviamente, con qualche video realizzato per lo scopo!

122 anni fa, avvenne l’eccidio di Buggerru. Si tratta di un episodio avvenuto nella Piccola Parigi dell’Iglesiente il 4 ...
04/09/2026

122 anni fa, avvenne l’eccidio di Buggerru. Si tratta di un episodio avvenuto nella Piccola Parigi dell’Iglesiente il 4 settembre 1904. A causa di condizioni lavorative pessime, coi padroni delle miniere locali (la cui concessione era data a una famiglia di proprietari francesi) per nulla disposti a rivederle per migliorarle, il malcontento di minatori e intere famiglie esplose in una vera mobilitazione. Per tutta risposta, i padroni risposero con i soldati savoiardi: mentre era in corso uno sciopero a cui avevano aderito circa 2.000 lavoratori della miniera, l’esercito inviato dalla prefettura, durante le operazioni di casermaggio svolte da alcuni minatori poi oggetto di sassaiola da parte degli scioperanti, sparò sui manifestanti massacrandone due e ferendone 13. Un ferito morirà per le ferite riportate una settimana dopo in ospedale. Ciò fu preambolo per la stagione di scioperi nazionali che infiammò lo stato italiano per tutto il 1904, con milioni di lavoratori che protestavano per avere migliori condizioni di lavoro.

Situata presso la centrale Piazza Municipio, di fianco al Palazzo Vescovile, la Cattedrale di Santa Chiara è un edificio...
02/09/2026

Situata presso la centrale Piazza Municipio, di fianco al Palazzo Vescovile, la Cattedrale di Santa Chiara è un edificio di fine Duecento, concepito come il cuore della vita amministrativa e religiosa di Iglesias. Conclusa nel 1288 in stile romanico-gotico, dell’edificio originario sono giunti solo i resti murari di facciata e prospetti laterali, realizzati in opera bicroma. La facciata a spioventi è divisa in due ordini, tramite una cornice sagomata: essa è romanica nella parte inferiore, dove si apre il portale architravato e sormontato da una lunetta con motivi vegetali. Gotica è invece la parte superiore: due archi a sesto acuto inquadrano un rosone e, 13 archetti trilobati che seguono le pendenze del tetto a capanna. Ai lati del portale, due epigrafi ci riportano le date di costruzione della chiesa: ambedue scritte in volgare toscano, menzionano il Conte Ugolino della Gherardesca (che governò Pisa, fino al 1288) e Guidone de Senate più Pietro Canino, all’epoca Podestà di Iglesias. Infine, notiamo uno scudo araldico con l’aquila, simbolo della famiglia dei Donoratico, a lato del portale: l’originale è conservato nel vicino Museo Diocesano. Sempre a lato della facciata, si erge la trecentesca Torre Campanaria, avente struttura a canna quadrata e dotata di 4 campane, la più antica delle quali risale al 1338. Inizialmente dotata di copertura lignea, a partire dal XVI secolo subì una radicale trasformazione, per via dell’importanza che rivestì Iglesias a partire dal 1503, quando divenne sede della Diocesi di Sulcis. Tra le modifiche l’ampliamento dell’aula, il presbiterio sopraelevato, la copertura a volte stellari e l’apertura di due piccole cappelle quadrangolari per lato voltate a crociera, ricavate tra i contrafforti. I vani che costituiscono il transetto, hanno copertura con cupola ottagonale. Vennero inoltre aggiunte anche due ampie cappelle quadrate che fanno da transetto alla chiesa, conferendo all’attuale pianta la forma a croce latina. A lato dell’altare svetta un imponente retablo ligneo dorato dedicato a Sant’Antioco, databile al 1714, situato nella parete di fondo del vano sinistro del transetto. È infine l’unica cattedrale dedicata a Santa Chiara.

La festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto (o di Mezz’Agosto) è una processione religiosa con macchine votive a spalla, i...
21/08/2026

La festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto (o di Mezz’Agosto) è una processione religiosa con macchine votive a spalla, i Candelieri, che si svolge a Iglesias ogni 15 agosto in onore della Vergine Assunta. Essendo la tradizione dell’offerta del cero alla Madonna Dormiente importata dai bizantini nel VI secolo, il culto era molto diffuso in Sardegna nel medioevo e ad oggi manifestazioni analoghe nell’Isola si svolgono anche a Sassari (Faradda di li Candareri), Nulvi (Essida de sos Candhaleris) e a Ploaghe. A Iglesias la festa ottenne sempre maggior seguito e durante la dominazione del conte Ugolino Della Gherardesca quest’evento fu regolamentato per legge attraverso il Breve di Villa di Chiesa: una copia conservata nell’Archivio Diocesano, datata 1327, ci mostra ancora oggi il suo svolgimento. Recenti studi affermano che la processione proseguì senza interruzioni fino al 1661, anno in cui non è stato più possibile ottenere informazioni a riguardo, a causa di una lacuna nei registri. L’evento religioso è stato tuttavia riscoperto dal 1992 e oggi gode di un’ampia devozione popolare. Dopo la santa messa gli otto candelieri escono secondo l’ordine stabilito dal Breve di Villa di Chiesa, sostenuti dai portantini, dalla Purissima per giungere nella Cattedrale di Santa Chiara (l’edizione 2026 fa eccezione, in quanto il restauro della prima ha imposto la partenza in Piazza Municipio). I candelieri non rappresentano solo dei gremi (come a Sassari), ma anche i quartieri storici della città iglesiente. I gruppi di portatori di ogni candeliere sono rappresentati da un colore: in tutto sono 3 gremi, 4 quartieri di appartenenza, e l’Università di Villa. La forma del candeliere d’Iglesias è diversa da quella delle altre processioni isolane: il capitello (o corona) e il fusto è molto sottile e ricorda la forma di una candela. La base risulta essere la parte più imponente della struttura, ed è formata da diversi pannelli ornati con figure o santi legati ai gremi o ai quartieri.

A metà gennaio 2026, le mareggiate del ciclone Harry hanno radicalmente modificato l’arenile della spiaggia di Sa Coloni...
12/08/2026

A metà gennaio 2026, le mareggiate del ciclone Harry hanno radicalmente modificato l’arenile della spiaggia di Sa Colonia, nel territorio di Domus de Maria, presso il litorale di Chia. La sua energia ha fatto riemergere i resti di un’antica necropoli stratificata di epoca fenicia, punica e romana, collegata all’antica città di Bithia. Quest’insediamento fenicio sorto a inizio IX sec. a.C. occupa il promontorio che chiude la spiaggia, situato sotto la Torre di Chia, è tutt’ora oggetto di un’ampia campagna di scavi e studi. Per la necropoli invece è stato un colpo di fortuna, in quanto posta a pochi metri dal bagnasciuga e in un punto occupato dai bagnanti nella stagione estiva. Le strutture esposte includono tombe a fossa e a cassone, accompagnate da frammenti ceramici, anfore e altri elementi di corredo funerario. In origine Bithia fu un emporio commerciale, o scalo intermedio, inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Rimase di una certa importanza anche in epoca romana, è del 238 a.C. la sua conquista, con la città che mantenne usi e costumi punici a lungo, finché la romanizzazione non impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. In quella fase, subì non poco la concorrenza con la vicina e più florida Nora. La continuità abitativa proseguì almeno fino al V sec. d.C., quando la caduta di Roma e la guerra coi Vandali causò l’abbandono di vari insediamenti costieri.

La basilica di San Saturnino è la più antica chiesa del capoluogo, sita a una certa distanza dal centro storico e il suo...
08/07/2026

La basilica di San Saturnino è la più antica chiesa del capoluogo, sita a una certa distanza dal centro storico e il suo primo impianto è in stile protoromanico, datato tra V e VI secolo, durante la dominazione vandala: è adiacente ad una vasta necropoli tardoantico/paleocristiana. Dell’antichissimo edificio a croce greca, con quattro bracci uguali e un corpo centrale cupolato, restano solo la cupola intatta e i resti dell’abside. La cupola è raccordata tramite scuffie a mezza crociera (che sostituirono forse trombe a quarto di sfera) al vano quadrato, definito da archi a pieno centro che scaricano su pilastri con colonne alveolate di recupero da edifici romani preesistenti, di cui un in marmo rosso d’Africa. Nel 1089 venne restaurata in forme romaniche dai monaci vittorini, che ebbero in gestione la chiesa dal 1089: i lavori furono ultimati nel 1119 anno della riconsacrazione. Durante questa fase, dovuta a maestranze provenzali, pur mantenendo il corpo centrale cupolato, riedificati i quattro bracci, di cui resta integro solo quello orientale (gli altri vennero distrutti nel febbraio 1943, quando una bomba centrò in pieno la chiesa), a tre navate e abside, con paramento in calcare di Bonaria, accenni di bicromia dovuti all’inserimento di conci vulcanici e altri materiali di spoglio. L’edificio subì gravi danni nel 1314 in occasione dell’assedio della città da parte degli Aragonesi, cadendo poi in rovina il secolo successivo. Dal 1614 vennero effettuati degli scavi archeologici nel tentativo di rinvenire alcune reliquie dei martiri, e materiali asportati dal sito vennero utilizzati per la ristrutturazione della Cattedrale di Cagliari. La navata mediana ha volta a botte impostata su cornice e scandita da sottarchi. Sappiamo che fu pressoché integra e in uso durante tutta la dominazione sp****la, prima di cadere in rovina. Nel 1714 la Basilica venne concessa alla Corporazione dei Medici e degli Speziali e intitolata ai Santi Cosma e Damiano. A seguito dei bombardamenti del 1943, visse importanti lavori di ricostruzione e di restauro prima della sua riapertura alle visite nel luglio del 1996. L’area circostante ha restituito una vasta necropoli, ricca di sepolture.

Questo è un post diverso. Centinaia di persone hanno raggiunto la costa di Cala Finanza per contestare un resort progett...
02/07/2026

Questo è un post diverso. Centinaia di persone hanno raggiunto la costa di Cala Finanza per contestare un resort progettato davanti Tavolara, in un presidio ben partecipato. Famiglie, giovani, associazioni, ambientalisti, movimenti spontanei, indipendentisti e semplici cittadini sono arrivati da tutta l’Isola (e non solo), con un fortissimo messaggio: “Cala Finanza non si tocca”. Tra bandiere dei Quattro Mori, cartelli e slogan, il presidio si è svolto in maniera pacifica, anche se con tanti ostacoli da superare: prima tra tutte le enormi distanze e poi le strade bloccate per le auto. Il popolo vuole essere protagonista delle decisioni che riguardano il proprio territorio. Anche la petizione contro il progetto ha ormai superato le 103 mila firme. Secondo chi protesta, il territorio avrebbe già subito interventi sulla vegetazione e sul paesaggio ancora prima del completamento dell’iter autorizzativo. Ma è di queste ore la Revoca dell’Autorizzazione Unica per il Tavolara Bay in loco. Il Dipartimento per il Sud ha così negato il consenso di realizzare una struttura ricettiva di lusso nel Comune di Loiri Porto San Paolo, all’interno della ZES Unica. La decisione è stata adottata in autotutela, a seguito della contemporanea revoca da parte del Consiglio comunale della propria deliberazione (datata 2025) che costituiva il presupposto fondamentale per il rilascio dell’autorizzazione. Senza il parere favorevole del Comune e del presupposto urbanistico, il Dipartimento ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico a revocare il provvedimento. Tra le accuse più pesanti ci sono scavi e l’abbattimento di ginepri secolari, le cui foto circolate sui social hanno alimentato il malcontento, e amplificato la portata della mobilitazione popolare in sostegno di quell’angolo a ridosso di Tavolara. Ora tutta l’attenzione è rivolta all’8 luglio, quando il TAR Sardegna dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione e dalle associazioni ambientaliste. Per molti cittadini quella data potrebbe segnare il futuro di uno degli angoli più suggestivi della Gallura, dando un precedente alle voci di possibili altri scempi ambientali futuri che stanno circolando in tutta l’isola.

La chiesa di San Lussorio si trova in un parco nella periferia nord di Selargius, ed è stata ripristinata al culto dagli...
16/06/2026

La chiesa di San Lussorio si trova in un parco nella periferia nord di Selargius, ed è stata ripristinata al culto dagli anni 90. Le murature dell’edificio originario di inizio XII secolo sono in pietra calcarea, di cui si conservano la parte anteriore del fianco nord e la facciata. Il telaio dell’edificio è articolato da un basamento e da robuste paraste angolari. In origine possedeva una teoria di archetti monolitici su peducci decorati. Due lesene, raccordate in arcate, scandivano lo spazio in tre specchi, i cui filari sono ancora visibili nella facciata. Nella parte mediana della facciata si trovano due portali architravati, di qui quello principale sormontato da un arco di scarico rialzato. In asse si apre una bifora con colonnina centrale. Al culmine si innalza un campanile a vela con luce ogivale. Si individuano anche un concio con alloggio per bacini ceramici, un altro decorato con rombo gradonato e un terzo scolpito con una trama di motivi stellari. La pianta originaria era a tre navate, separate da due colonnati, mentre oggi ci appare mononavata, molto allargata e interrotta a sinistra per via del muro della sagrestia: il tutto possiede una moderna copertura lignea a capriate. In origine doveva essere dotata di abside semicircolare, oggi scomparsa. Per quanto riguarda gli arredi interni, purtroppo molti pezzi pregiati sono scomparsi nel corso del tempo. I bombardamenti dell’ultima guerra mondiale prima, il crollo del tetto negli anni ’50 poi, resero la chiesetta inagibile, tanto che venne chiusa per decenni finendo preda di saccheggi: sparì anche una pregevole acquasantiera scolpita nella pietra. Tuttavia si è riusciti a salvare alcuni elementi, come il sarcofago litico dedicato a San Lussorio, che un tempo fungeva da altare: questo pare risalire al IV secolo e si ritiene che non abbia realmente accolto le spoglie del santo, benché siano tutti concordi che abbia contenuto i resti di un personaggio di rango militare. La facciata anteriore mostra simboli bellici: in quella centrale è raffigurato un militare armato di spada vestito col pallio mentre, nelle edicole laterali, troviamo due protomi leonine.

Il Nuraghe Sa Domu ‘e s’Orcu domina da un’altura il territorio di Sarroch, ed è noto non solo per la sua importanza stor...
03/06/2026

Il Nuraghe Sa Domu ‘e s’Orcu domina da un’altura il territorio di Sarroch, ed è noto non solo per la sua importanza storica, ma anche perchè facilmente raggiungibile grazie a un apposito sentiero che lo collega al paese. Si tratta di un nuraghe complesso, definito “a Tancato”, dotato di un corpo murario longitudinale addossato al mastio principale: in quello spazio viene raccolto un ampio cortile interno, concluso da una seconda torre. Il tutto ha una forma complessiva trapezioidale e il suo stato di conservazione è abbastanza notevole, al punto di essere tra le strutture nuragiche costiere meglio tenute nell’isola. Essendo in un’altura che domina il Golfo degli Angeli, diventa evidente la sua posizione strategica, al pari del Nuraghe Diana. Nel corridoio d’entrata è stata eretta in una prima operazione di restauro una colonna in cemento con lo scopo di sostenere il peso dei massi, a rischio di crollo. Davanti all’ingresso, nel cortile a pianta rettangolare è presente una nicchia absidale, particolare costruttivo comune a molti nuraghe. Nel cortile vi sono altre due porte, una a sinistra dell’ingresso e una a destra, quest’ultima, tramite un breve corridoio, porta alla torre più antica, rivolta verso nord; questa torre è alta 8 metri ed ha la base circolare con un diametro superiore ai 10 metri. A 4 metri d’altezza si apre un ingresso che porta alla terrazza, tramite un corridoio interno al muro. La parte finale della thòlos è crollata lasciando la torre scoperta, i cui conci in arenaria poggiano a lato del monumento. Con l’ingresso a sinistra del cortile, si accede a un piccolo corridoio che conduce alla torre secondaria: questa è più piccola del mastio e fu edificata in seguito, per quanto ambedue risalgano all’età del Bronzo. Anche in questa torre la parte superiore è crollata, anche a causa di danni subiti nella vasta campagna di scavi del 1924, e non possiede alcuna nicchia.

L’area archeologica del Cuccuru Nuraxi è situata in una zona collinare isolata, alle porte di Settimo San Pietro: essa è...
20/05/2026

L’area archeologica del Cuccuru Nuraxi è situata in una zona collinare isolata, alle porte di Settimo San Pietro: essa è costituita dai resti di un nuraghe trilobato, in relazione a un pozzetto votivo e un tempio a pozzo. A poca distanza dal nuraghe furono rinvenute alcune tombe a cista litica di periodo nuragico, una delle quali contenente più di dieci individui e vari elementi di corredo (una lamina d’argento e parti di collane). Durante la campagna di scavi del 1961, fu delinieato il rilievo dell’edificio principale trilobato, costituito di una torre principale e due secondarie ad addizione frontale. Le cortine murarie che univano le varie torri risparmiavano al loro interno un piccolo cortile, che ha restituito importanti strutture direttamente collegate ai culti che si svolgevano in questo nuraghe. In una delle torri laterali (la Torre B), si apre la struttura più interessante del complesso: il pozzo sacro, da cui si accede tramite una sorta di presa d’aria ivi collocata. Questa è situata presso un atrio rettangolare che conduce a un piccolo pianerottolo, da cui partono gradini molto ripidi. Percorse le scale che danno accesso alla sua tholos, si giunge al livello inferiore dal quale parte il pozzo vero e proprio (di tipo a canna), sopra il quale vediamo una ghiera circolare monolitica. La canna, cilindrica, é foderata da filari di pietre, scende per una profondità di 12 metri fino ad innestarsi in uno stretto sifone scavato nella roccia, che sprofonda ancora per 10 metri. Il tempio è datato a cavallo tra il Bronzo Recente e l’inizio dell’età del Ferro. Poco distante, si apre il pozzetto votivo. Esso presenta un’imboccatura circolare affiorante sul piano di calpestio di 1,50 m, ha forma cilindrica ed è profondo circa 3. L’esterno è rivestito di lastre in arenaria e piccole pietre tufacee legate con malta di fango. Questo scende nel terreno per quasi 20 metri ed è costituito da piccole pietre disposte con cura e contiene tutt’oggi acqua. Il tutto ha vissuto una continuità abitativa dall’età del Ferro, fino al VII secolo a.C. Oggi il sito è valorizzato dalla vicina Arca del Tempo, dov’è esposta l’evoluzione di paesaggio e comunità di Settimo San Pietro.

La domus de Janas S’acqua e dolus (o l’Acqua dei dolori) è situata ai margini di un bosco alla periferia ovest di Sinnai...
14/05/2026

La domus de Janas S’acqua e dolus (o l’Acqua dei dolori) è situata ai margini di un bosco alla periferia ovest di Sinnai, ma all’interno del comune di Settimo San Pietro, dove sorge rigogliosa la macchia mediterranea. Si tratta di una grotta scavata nella roccia, con un impianto planimetrico molto semplice: è costituita da due ambienti comunicanti e collegati tra loro da un’apertura più piccola, ma simile a quella dell’ ingresso principale, la cui altezza non supera i 90 cm. La dimensione dell’ingresso può essere vista come un simbolo legato al mondo dei morti. La domus è datata Neolitico recente, comunque non successiva al 2700 a.C. e si crede il suo utilizzo sia andato di pari passo a un insediamento nuragico oggi scomparso, che un tempo occupava l’area dove sorge la chiesa campestre di San Pietro. Al suo nome viene accompagnata una leggenda popolare: una notte San Pietro vi trovò riparo per la notte e pregò tanto, al punto che l’impronta delle sue ginocchia finì impressa nella roccia. Questa credenza rese il sito un luogo di pellegrinaggio, che in passato aveva luogo nella giornata del 29 giugno: partiva dal confine urbano di Settimo San Pietro, per attraversare il sentiero di campagna che giungeva alla Domus, deviando dalla strada che porta alla chiesetta omonima. Nel pomeriggio il sacerdote celebrava la messa e dava la benedizione. All’epoca, l’acqua della sorgente era considerata miracolosa.

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Aidomaggiore

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