La Corte De Logu

La Corte De Logu Facciamo divulgazione del patrimonio culturale che abbiamo in Sardegna. Non siamo solo mare, ma tanta arte e storia!

Una pagina che affronta la storia della Sardegna, la sua cultura, i suoi tesori e qualche divagazione scientifica, per dar prova di non voler essere solo "storia dell'arte". Ovviamente, con qualche video realizzato per lo scopo!

La chiesa della Madonna del Carmine è a breve distanza dalla parrocchiale di Mogoro, nel moderno quartiere di Su Cramu. ...
23/10/2026

La chiesa della Madonna del Carmine è a breve distanza dalla parrocchiale di Mogoro, nel moderno quartiere di Su Cramu. Benché ascrivibile agli inizi del XIV secolo, la sua prima attestazione risale solo al 1341. L’impianto è mononavato con copertura lignea e abside a sudest. A causa dell’addossarsi di edifici a partire dal Seicento, delle strutture originarie restano in vista la facciata, il fianco nord e l’abside quadrangolare e internamente semicircolare, voltata a catino secondo una soluzione di compromesso tra il Romanico e il Gotico. I paramenti in media pezzatura sono chiari, e contrastano col basalto tipico dell’area. Il suo telaio strutturale è dato da zoccolo a scarpa, larghe paraste d’angolo e lesene che riquadrano specchi con archeggiata orizzontale. nello specchio mediano della facciata tripartita la serie degli archetti sotto la cornice basale del frontone è interrotta dalla finestra in asse col portale. Le lesene sono a fascio polistilo, mentre la finestra ha sopracciglio e centina ogivali, che inquadrano la bifora con colonnina e rosone quadriforo: il tutto divide la facciata in due ordini distinti, dallo stile molto diverso tra loro. Il portale è architravato, lunettato e dotato di arco di scarico semicircolare. Il fianco nord è diviso in cinque specchi e in quello mediano si apre un portale con centina archiacuta e sopracciglio su capitelli fitomorfi. In quelli laterali sono aperte due monofore a doppio strombo. Nella parete, una sequenza di archetti pensili trilobati, poggianti su peducci di varie raffigurazioni, percorre tutto il profilo dell’edificio e rappresenta uno degli elementi innovativi dell’intero programma decorativo. Un’altra monofora più piccola si apre nel catino absidale, mentre nel frontone abbiamo un piccolo oculo circolare. Internamente il tetto è composto da tegole su orditura a capriate in legno, che poggiano su mensole intagliate e decorate. A lato della navata svetta infine l’antico altare in marmo policromo, realizzato in stile neogotico e ricco di decorazioni.

La Chiesa di San Pietro di Ponte si trova all’interno del cimitero comunale di Quartu Sant’Elena, appena fuori la città....
12/10/2026

La Chiesa di San Pietro di Ponte si trova all’interno del cimitero comunale di Quartu Sant’Elena, appena fuori la città. L'edificio risale agli inizi del XII secolo, un possedimento dei monaci vittorini citato la prima volta nel 1119, e poi ricostruita nel tardo XIII secolo da maestranze pisane attive nel giudicato di Cagliari. Il sito in cui si trova corrisponde all’antico Quarto Suso, un villaggio che in seguito andò a formare la città di Quartu: la chiesa non era distante da un ponte di epoca romana oggi scomparso. L’edificio è caratterizzato da una navata unica con un’abside orientata a sudest, presenta una facciata adornata con conci di calcare e arenaria. Il campanile a vela, con eleganti archetti e luce ogivale, si erge maestoso sopra la facciata, mentre il portale centrale, ora centinato, in origine doveva essere architravato e dotato di arco di scarico sopraccigliato. Sopra il portale, si nota un'elegante bifora, piccola e sproporzionata. Lungo la facciata e sui fianchi, sono presenti lesene, paraste e archetti pensili finemente decorati con motivi geometrici e simboli zoo-antropomorfi. In particolare, sulla facciata divisa in tre sezioni, si possono notare filari di conci con numerosi alloggi per bacini ceramici, in origine ben 64, di cui la maggior parte di essi è andata perduta nel corso del tempo. La navata rettangolare è caratterizzata da una copertura lignea, di recente restaurata in toto, come l'altare. L'accesso alla piccola abside è ad arco a tutto sesto, impostato su capitelli, mentre sul fondo, per dare luce all'interno della chiesa, vi è un piccolo oculo. In origine si aprivano alcune monofore sui fianchi, assieme a un portale secondario oggi poggiante sulla parete di una ca****la familiare, che illuminavano ulteriormente l'interno dell'aula. Il tutto è caratterizzato da uno stile tardoromanico, e alcuni innesti gotici, anche se l'interno è oggi spoglio e privo di decorazioni, eccezion fatta per gli stipiti decorati a lato dell'abside.

Il Nuraghe s’Orixeddu I è un protonuraghe del territorio di Quartu Sant’Elena. Fa parte di un sito da cui prende il nome...
30/09/2026

Il Nuraghe s’Orixeddu I è un protonuraghe del territorio di Quartu Sant’Elena. Fa parte di un sito da cui prende il nome che si trova un rilievo che domina le campagne di Murtineddu e Is Mortorius: è in contatto visivo con i rilievi nei quali sorgono i nuraghi S’Orixeddu II e S’Orixeddu III, per quanto siano coperti da detriti e vegetazione. Dalla sua cima è possibile estendere lo sguardo fino alla costa e ammirare i rilievi circostanti. Risulta centrale e dominante rispetto a tutti gli altri siti della zona, grazie alla sua posizione su di uno spuntone roccioso ben visibile a distanza, il cui confine è segnato da un rio torrentizio che si gonfia d’acqua nei mesi invernali. Pur non essendo chiuso superiormente, il nuraghe si presenta come un monotorre circolare o ellittico, con un altezza residuale di qualche metro, realizzato direttamente sulla roccia sottostante, ben integrata nella costruzione. Per quanto non in buono stato, si apprezza un’altezza residuale massima di 3-4 filari di blocchi poligonali in granito rosato, in corrispondenza dei paramenti murari posti a N e a S/SO. La lettura della planimetria del monumento è resa difficile sia dalla f***a vegetazione coprente, sia per via dei grandi riempimenti di terra e scavi clandestini che sono stati operati dai tombaroli. Considerando queste difficoltà interpretative, non vi sono ancora conferme che possa essere un nuraghe a corridoio con annesso un villaggio, i cui resti sono ancora interrati.

La Parrocchia di San Giorgio Martire è situata nella parte più alta del centro urbano di Siliqua, a due passi dal Monte ...
13/09/2026

La Parrocchia di San Giorgio Martire è situata nella parte più alta del centro urbano di Siliqua, a due passi dal Monte Granatico. Per tanto tempo fu ritenuta edificata dagli aragonesi in stile gotico-catalano, a inizio XVI secolo. Ma quando nel 1984 fu demolito l’intonaco venne portata alla luce la vecchia facciata a capanna con campanile a vela a due monofore, nonché un’epigrafe marmorea con lo stemma dei Della Gherardesca (raffigurante il Castello di Acquafredda), ora si fa risalire il suo primo impianto all’inizio del Duecento. La sopraelevazione effettuata successivamente con la costruzione di una muratura, ha cambiato il vecchio stile. Essa venne fatta con pietre di recupero, mattoni, e scaglie di tegole, per permettere la costruzione di un nuovo tetto a due falde e delle due navate laterali. All’esterno fu costruito un rosone, creato per dare luce alla navata centrale. La facciata si presenta in stile gotico-catalano, con un ampio portale ligneo e un rosone assai intarsiato. Dotata anche di due ingressi laterali incorniciati, presenta un piatto terminale nella parte centrale. Sui due lati è caratterizzata da tetto a spioventi. La parte superiore del prospetto presenta un intarsiato rosone. Il cupolato campanile è in parte inglobato nella muratura dell’edificio e si erge a sinistra dello stesso. La sua struttura, suddivisa da cornici marcapiano, è alleggerita da allungate monofore ad arco a sesto acuto. L’aula interna risulta coperta a capriate lignee lungo la navata principale e spartita in più campate da archi a sesto acuto. Dotata di cappelle laterali, presenta un’area presbiteriale rialzata rispetto alla pavimentazione del resto dell’aula e contraddistinta da una volta a crociera stellare con gemme pendule. Notevole l’altare maggiore risalente al 1753, con la data incisa su una delle sue lastre, assieme a un breve salmo in lingua latina. L’impianto planimetrico è trinavato e longitudinale. A concludere l’edificio, un moderno campanile a canna quadrata di inizio novecento.

122 anni fa, avvenne l’eccidio di Buggerru. Si tratta di un episodio avvenuto nella Piccola Parigi dell’Iglesiente il 4 ...
04/09/2026

122 anni fa, avvenne l’eccidio di Buggerru. Si tratta di un episodio avvenuto nella Piccola Parigi dell’Iglesiente il 4 settembre 1904. A causa di condizioni lavorative pessime, coi padroni delle miniere locali (la cui concessione era data a una famiglia di proprietari francesi) per nulla disposti a rivederle per migliorarle, il malcontento di minatori e intere famiglie esplose in una vera mobilitazione. Per tutta risposta, i padroni risposero con i soldati savoiardi: mentre era in corso uno sciopero a cui avevano aderito circa 2.000 lavoratori della miniera, l’esercito inviato dalla prefettura, durante le operazioni di casermaggio svolte da alcuni minatori poi oggetto di sassaiola da parte degli scioperanti, sparò sui manifestanti massacrandone due e ferendone 13. Un ferito morirà per le ferite riportate una settimana dopo in ospedale. Ciò fu preambolo per la stagione di scioperi nazionali che infiammò lo stato italiano per tutto il 1904, con milioni di lavoratori che protestavano per avere migliori condizioni di lavoro.

Situata presso la centrale Piazza Municipio, di fianco al Palazzo Vescovile, la Cattedrale di Santa Chiara è un edificio...
02/09/2026

Situata presso la centrale Piazza Municipio, di fianco al Palazzo Vescovile, la Cattedrale di Santa Chiara è un edificio di fine Duecento, concepito come il cuore della vita amministrativa e religiosa di Iglesias. Conclusa nel 1288 in stile romanico-gotico, dell’edificio originario sono giunti solo i resti murari di facciata e prospetti laterali, realizzati in opera bicroma. La facciata a spioventi è divisa in due ordini, tramite una cornice sagomata: essa è romanica nella parte inferiore, dove si apre il portale architravato e sormontato da una lunetta con motivi vegetali. Gotica è invece la parte superiore: due archi a sesto acuto inquadrano un rosone e, 13 archetti trilobati che seguono le pendenze del tetto a capanna. Ai lati del portale, due epigrafi ci riportano le date di costruzione della chiesa: ambedue scritte in volgare toscano, menzionano il Conte Ugolino della Gherardesca (che governò Pisa, fino al 1288) e Guidone de Senate più Pietro Canino, all’epoca Podestà di Iglesias. Infine, notiamo uno scudo araldico con l’aquila, simbolo della famiglia dei Donoratico, a lato del portale: l’originale è conservato nel vicino Museo Diocesano. Sempre a lato della facciata, si erge la trecentesca Torre Campanaria, avente struttura a canna quadrata e dotata di 4 campane, la più antica delle quali risale al 1338. Inizialmente dotata di copertura lignea, a partire dal XVI secolo subì una radicale trasformazione, per via dell’importanza che rivestì Iglesias a partire dal 1503, quando divenne sede della Diocesi di Sulcis. Tra le modifiche l’ampliamento dell’aula, il presbiterio sopraelevato, la copertura a volte stellari e l’apertura di due piccole cappelle quadrangolari per lato voltate a crociera, ricavate tra i contrafforti. I vani che costituiscono il transetto, hanno copertura con cupola ottagonale. Vennero inoltre aggiunte anche due ampie cappelle quadrate che fanno da transetto alla chiesa, conferendo all’attuale pianta la forma a croce latina. A lato dell’altare svetta un imponente retablo ligneo dorato dedicato a Sant’Antioco, databile al 1714, situato nella parete di fondo del vano sinistro del transetto. È infine l’unica cattedrale dedicata a Santa Chiara.

La festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto (o di Mezz’Agosto) è una processione religiosa con macchine votive a spalla, i...
21/08/2026

La festa di Sancta Maria di Mezo di Gosto (o di Mezz’Agosto) è una processione religiosa con macchine votive a spalla, i Candelieri, che si svolge a Iglesias ogni 15 agosto in onore della Vergine Assunta. Essendo la tradizione dell’offerta del cero alla Madonna Dormiente importata dai bizantini nel VI secolo, il culto era molto diffuso in Sardegna nel medioevo e ad oggi manifestazioni analoghe nell’Isola si svolgono anche a Sassari (Faradda di li Candareri), Nulvi (Essida de sos Candhaleris) e a Ploaghe. A Iglesias la festa ottenne sempre maggior seguito e durante la dominazione del conte Ugolino Della Gherardesca quest’evento fu regolamentato per legge attraverso il Breve di Villa di Chiesa: una copia conservata nell’Archivio Diocesano, datata 1327, ci mostra ancora oggi il suo svolgimento. Recenti studi affermano che la processione proseguì senza interruzioni fino al 1661, anno in cui non è stato più possibile ottenere informazioni a riguardo, a causa di una lacuna nei registri. L’evento religioso è stato tuttavia riscoperto dal 1992 e oggi gode di un’ampia devozione popolare. Dopo la santa messa gli otto candelieri escono secondo l’ordine stabilito dal Breve di Villa di Chiesa, sostenuti dai portantini, dalla Purissima per giungere nella Cattedrale di Santa Chiara (l’edizione 2026 fa eccezione, in quanto il restauro della prima ha imposto la partenza in Piazza Municipio). I candelieri non rappresentano solo dei gremi (come a Sassari), ma anche i quartieri storici della città iglesiente. I gruppi di portatori di ogni candeliere sono rappresentati da un colore: in tutto sono 3 gremi, 4 quartieri di appartenenza, e l’Università di Villa. La forma del candeliere d’Iglesias è diversa da quella delle altre processioni isolane: il capitello (o corona) e il fusto è molto sottile e ricorda la forma di una candela. La base risulta essere la parte più imponente della struttura, ed è formata da diversi pannelli ornati con figure o santi legati ai gremi o ai quartieri.

A metà gennaio 2026, le mareggiate del ciclone Harry hanno radicalmente modificato l’arenile della spiaggia di Sa Coloni...
12/08/2026

A metà gennaio 2026, le mareggiate del ciclone Harry hanno radicalmente modificato l’arenile della spiaggia di Sa Colonia, nel territorio di Domus de Maria, presso il litorale di Chia. La sua energia ha fatto riemergere i resti di un’antica necropoli stratificata di epoca fenicia, punica e romana, collegata all’antica città di Bithia. Quest’insediamento fenicio sorto a inizio IX sec. a.C. occupa il promontorio che chiude la spiaggia, situato sotto la Torre di Chia, è tutt’ora oggetto di un’ampia campagna di scavi e studi. Per la necropoli invece è stato un colpo di fortuna, in quanto posta a pochi metri dal bagnasciuga e in un punto occupato dai bagnanti nella stagione estiva. Le strutture esposte includono tombe a fossa e a cassone, accompagnate da frammenti ceramici, anfore e altri elementi di corredo funerario. In origine Bithia fu un emporio commerciale, o scalo intermedio, inserito nella rete fenicia che collegava Levante, Nord Africa, Sicilia e Iberia. Con il tempo, tra VII e VI secolo a.C., l’insediamento si stabilizzò, dotandosi di un abitato permanente, di aree sacre e di necropoli, soprattutto lungo i margini costieri. In questa fase la città entrò nella sfera punica, sotto l’influenza di Cartagine, pur mantenendo una forte continuità con le tradizioni fenicie originarie. Rimase di una certa importanza anche in epoca romana, è del 238 a.C. la sua conquista, con la città che mantenne usi e costumi punici a lungo, finché la romanizzazione non impose il latino come lingua pubblica, il diritto romano, nuovi modelli urbani e amministrativi. In quella fase, subì non poco la concorrenza con la vicina e più florida Nora. La continuità abitativa proseguì almeno fino al V sec. d.C., quando la caduta di Roma e la guerra coi Vandali causò l’abbandono di vari insediamenti costieri.

La basilica di San Saturnino è la più antica chiesa del capoluogo, sita a una certa distanza dal centro storico e il suo...
08/07/2026

La basilica di San Saturnino è la più antica chiesa del capoluogo, sita a una certa distanza dal centro storico e il suo primo impianto è in stile protoromanico, datato tra V e VI secolo, durante la dominazione vandala: è adiacente ad una vasta necropoli tardoantico/paleocristiana. Dell’antichissimo edificio a croce greca, con quattro bracci uguali e un corpo centrale cupolato, restano solo la cupola intatta e i resti dell’abside. La cupola è raccordata tramite scuffie a mezza crociera (che sostituirono forse trombe a quarto di sfera) al vano quadrato, definito da archi a pieno centro che scaricano su pilastri con colonne alveolate di recupero da edifici romani preesistenti, di cui un in marmo rosso d’Africa. Nel 1089 venne restaurata in forme romaniche dai monaci vittorini, che ebbero in gestione la chiesa dal 1089: i lavori furono ultimati nel 1119 anno della riconsacrazione. Durante questa fase, dovuta a maestranze provenzali, pur mantenendo il corpo centrale cupolato, riedificati i quattro bracci, di cui resta integro solo quello orientale (gli altri vennero distrutti nel febbraio 1943, quando una bomba centrò in pieno la chiesa), a tre navate e abside, con paramento in calcare di Bonaria, accenni di bicromia dovuti all’inserimento di conci vulcanici e altri materiali di spoglio. L’edificio subì gravi danni nel 1314 in occasione dell’assedio della città da parte degli Aragonesi, cadendo poi in rovina il secolo successivo. Dal 1614 vennero effettuati degli scavi archeologici nel tentativo di rinvenire alcune reliquie dei martiri, e materiali asportati dal sito vennero utilizzati per la ristrutturazione della Cattedrale di Cagliari. La navata mediana ha volta a botte impostata su cornice e scandita da sottarchi. Sappiamo che fu pressoché integra e in uso durante tutta la dominazione sp****la, prima di cadere in rovina. Nel 1714 la Basilica venne concessa alla Corporazione dei Medici e degli Speziali e intitolata ai Santi Cosma e Damiano. A seguito dei bombardamenti del 1943, visse importanti lavori di ricostruzione e di restauro prima della sua riapertura alle visite nel luglio del 1996. L’area circostante ha restituito una vasta necropoli, ricca di sepolture.

Questo è un post diverso. Centinaia di persone hanno raggiunto la costa di Cala Finanza per contestare un resort progett...
02/07/2026

Questo è un post diverso. Centinaia di persone hanno raggiunto la costa di Cala Finanza per contestare un resort progettato davanti Tavolara, in un presidio ben partecipato. Famiglie, giovani, associazioni, ambientalisti, movimenti spontanei, indipendentisti e semplici cittadini sono arrivati da tutta l’Isola (e non solo), con un fortissimo messaggio: “Cala Finanza non si tocca”. Tra bandiere dei Quattro Mori, cartelli e slogan, il presidio si è svolto in maniera pacifica, anche se con tanti ostacoli da superare: prima tra tutte le enormi distanze e poi le strade bloccate per le auto. Il popolo vuole essere protagonista delle decisioni che riguardano il proprio territorio. Anche la petizione contro il progetto ha ormai superato le 103 mila firme. Secondo chi protesta, il territorio avrebbe già subito interventi sulla vegetazione e sul paesaggio ancora prima del completamento dell’iter autorizzativo. Ma è di queste ore la Revoca dell’Autorizzazione Unica per il Tavolara Bay in loco. Il Dipartimento per il Sud ha così negato il consenso di realizzare una struttura ricettiva di lusso nel Comune di Loiri Porto San Paolo, all’interno della ZES Unica. La decisione è stata adottata in autotutela, a seguito della contemporanea revoca da parte del Consiglio comunale della propria deliberazione (datata 2025) che costituiva il presupposto fondamentale per il rilascio dell’autorizzazione. Senza il parere favorevole del Comune e del presupposto urbanistico, il Dipartimento ha ritenuto prevalente l’interesse pubblico a revocare il provvedimento. Tra le accuse più pesanti ci sono scavi e l’abbattimento di ginepri secolari, le cui foto circolate sui social hanno alimentato il malcontento, e amplificato la portata della mobilitazione popolare in sostegno di quell’angolo a ridosso di Tavolara. Ora tutta l’attenzione è rivolta all’8 luglio, quando il TAR Sardegna dovrà pronunciarsi sul ricorso presentato dalla Regione e dalle associazioni ambientaliste. Per molti cittadini quella data potrebbe segnare il futuro di uno degli angoli più suggestivi della Gallura, dando un precedente alle voci di possibili altri scempi ambientali futuri che stanno circolando in tutta l’isola.

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