17/10/2026
"I dati sul costo della vita nella nostra città parlano chiaro. L'Unione Nazionale Consumatori inserisce Alessandria al 22° posto tra le città più colpite dall'inflazione, con stangate continue su servizi e carrello della spesa. I dati sulle condizioni di vita elaborati da piattaforme di monitoraggio come Wise indicano che una persona single ad Alessandria spende mediamente 902 euro al mese per le spese ordinarie (cibo, trasporti, utenze), prima ancora di pagare la casa. Con affitti medi che oscillano tra i 400 e i 650 euro, le bollette energetiche e il caro carburanti, uno stipendio normale non basta più per garantire una vita dignitosa", dichiara Eugenio Spineto, segretario provinciale di Sinistra Italiana. "Siamo di fronte al paradosso dei working poor: persone che compiono ogni giorno lo sforzo richiesto dalla società ma restano intrappolate sotto la soglia di indigenza."
Stipendi insufficienti, precarietà e costo della vita: il sistema economico è rotto e sempre più persone lavorano ma non riescono ad arrivare a fine mese, non possono affrontare una spesa imprevista o sostenere i costi per la gestione della famiglia.
I dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze sulle dichiarazioni dei redditi relative al 2024 mostrano che ad Alessandria 38.185 contribuenti dichiarano un reddito complessivo fino a 26.000 euro: il 55,8% dei 68.460 contribuenti censiti. I dati non consentono di stabilire quanti di loro siano lavoratrici e lavoratori poveri, ma mostrano quanto sia importante interrogarsi sulla distribuzione dei redditi nella nostra città.
E il problema va oltre Alessandria. Secondo l'Istat, nel 2025 il 22,6% della popolazione italiana era a rischio di povertà o esclusione sociale. Il rischio riguardava il 14,3% delle persone che vivevano in famiglie la cui principale fonte di reddito era il lavoro dipendente.
La crisi abitativa è ormai riconosciuta come un'emergenza europea: dal 2013 i prezzi delle abitazioni nell'UE sono aumentati del 60% e gli affitti medi di oltre il 20%.
Avere un lavoro dovrebbe come minimo garantire la sicurezza di potersi permettere una vita autonoma, ma la povertà non può essere considerata una colpa individuale.
“Dire che chi lavora deve poter vivere bene non significa accettare che chi non ha un impiego o non può lavorare debba sprofondare nella miseria. La povertà non è una colpa dovuta alla mancanza di volontà. È il fallimento strutturale delle politiche di welfare, è una questione politica e sociale.”, continua Spineto.
Anche a livello comunale esistono responsabilità e strumenti concreti: garantire condizioni dignitose negli appalti pubblici, sostenere servizi accessibili, recuperare e valorizzare il patrimonio abitativo pubblico e assumere l’obiettivo degli sfratti zero, attraverso politiche abitative, sostegni economici e interventi tempestivi per impedire che le persone perdano la propria casa.
Le studentesse e gli studenti, le lavoratrici e i lavoratori, le attiviste e gli attiviti che in queste settimane stanno manifestando in tutta Europa ci ricordano che la povertà si combatte solo intervenendo sulle condizioni che la producono. E che la dignità non è un premio di risultato. È un diritto di nascita.