Sinistra Italiana Alessandria

Sinistra Italiana Alessandria Pagina della Federazione provinciale di Alessandria di Sinistra Italiana- Alleanza Verdi e Sinistra

Domani, venerdì 4 settembre, alla Casa di Quartiere di Alessandria parleremo di tutela dei minori stranieri non accompag...
03/09/2026

Domani, venerdì 4 settembre, alla Casa di Quartiere di Alessandria parleremo di tutela dei minori stranieri non accompagnati, anche in vista della scadenza del 10 settembre per iscriversi al corso regionale per diventare tutori volontari (LINK NELLE STORIE).

In una società sempre più arrabbiata con i giovani stranieri, rischiamo di perdere di vista quanto sia importante prenderci cura di chi arriva qui solo ed è ancora minorenne. Ragazze e ragazzi che hanno bisogno, prima di tutto, di essere accolti, ascoltati e accompagnati.

Diventare tutore volontario è un atto politico. Significa assumersi una responsabilità concreta e prendere parte alla costruzione di una società più giusta e, sì, anche più sicura per tutte e tutti. Durante l'incontro capiremo meglio i compiti, le difficoltà, le soddisfazioni di chi intraprende questo percorso.

Un percorso che nessuno dovrebbe compiere da sola o solo. Intorno a questi ragazzi serve una rete: tutori, operatrici e operatori, mediatori e mediatrici interculturali, associazioni e istituzioni. Una rete capace di garantire presa in carico, attenzione e risorse adeguate.

E ci sarà anche chi, in consiglio regionale, prova a portare queste necessità nei luoghi in cui si decide, perché la politica deve fare la propria parte, garantendo risorse e supporto adeguati alla rete che ogni giorno si prende cura di questi ragazzi.

📍Venerdì 4 settembre, ore 18.00
Casa di Quartiere, via Verona 116 - Alessandria

La Conferenza dei Servizi ha dato il via libera alla realizzazione della discarica La Bolla, a Spinetta Marengo.Prendiam...
01/09/2026

La Conferenza dei Servizi ha dato il via libera alla realizzazione della discarica La Bolla, a Spinetta Marengo.

Prendiamo atto delle decisioni assunte, ma per noi la questione politica è tutt'altro che chiusa.

Siamo a Spinetta Marengo, in un territorio che da anni paga un prezzo ambientale e sanitario enorme. Qui, quando si ragiona di un nuovo impianto, bisogna considerare l'insieme delle pressioni ambientali, il traffico, la qualità dell'aria, delle acque e della falda e la presenza di una contaminazione già ampiamente documentata. Gli impatti si sommano e le istituzioni hanno il dovere di considerarli nel loro insieme.

Proprio i documenti tecnici degli enti coinvolti mostrano quanto sia necessario mantenere alta l’attenzione. Sono individuate attività operative particolarmente critiche: lo scarico dei big-bag, la movimentazione dei materiali, il transito dei mezzi, il sollevamento di polveri. Tra i materiali è previsto anche il conferimento di pietrisco contenente amianto.

E sono, tra l’altro, i rifiuti prodotti dai cantieri del Terzo Valico, l’ennesima eredità dell'opera inutile che ha già devastato pezzi di territorio e che oggi presenta il conto, scaricando a Spinetta anche i propri rifiuti.

Dire che le criticità sono state superate e che il rischio sanitario è pari a zero non basta. Vogliamo sapere come sono state superate, con quali prescrizioni, quali controlli e quali garanzie reali per chi vive nei quartieri coinvolti.
Vogliamo risposte anche sui camion diretti dal Cristo alla discarica, sulla movimentazione dei materiali contenenti amianto, sulla gestione delle polveri e sull'utilizzo dell'acqua per i sistemi di nebulizzazione.

Siamo a Spinetta. Un territorio che già convive con PFAS, contaminazione della falda, emissioni e decenni di problemi ambientali. Non si può continuare a parlare di sicurezza, quando non si è nemmeno in grado di garantire aria e acqua pulite.

Chiediamo quindi massima trasparenza, monitoraggi continui e controlli effettivi, anche sull’impatto del traffico e sulla qualità dell’aria e delle acque.

La salute pubblica e la vivibilità di un territorio non sono sacrificabili. Anzi, sono l'unico limite entro cui qualsiasi progetto deve stare.

Era il 2022 quando Danilo Rapetti annunciò la presenza di un importante investitore straniero interessato all’Hotel Pine...
27/08/2026

Era il 2022 quando Danilo Rapetti annunciò la presenza di un importante investitore straniero interessato all’Hotel Pineta.
In breve tempo iniziò a serpeggiare l’idea che un “sindaco imprenditore” sarebbe stato la persona giusta per dialogare con i suoi colleghi in giro per il mondo.
Rapetti vinse le elezioni anche con la promessa di un grosso investimento che avrebbe creato una concorrenza in grado, forse, di costringere Pater a fare qualcosa di concreto. Sono passati quattro anni, il progetto dell’Hotel Pineta è ancora fermo e ora sembra che lo stesso investimento possa essere nuovamente proposto a nuovi interlocutori.

Inutile dire che Pater continua a fare – o meglio, a non fare – quel che gli pare.
E ora, mentre le voci si rincorrono, ecco uscire dal cilindro di Palazzo Levi un nuovo possibile investitore interessato al complesso delle ex Terme Militari.

Le notizie parlano di un gruppo svizzero attivo nel settore del wellness e della longevity. I nomi e i dettagli dell'operazione non sono ancora pubblici, com’è normale che sia per una trattativa commerciale di questa portata.

C’è però un “ma”.

Un’eco che risuona dal recente passato che abbiamo vissuto noi, che ad Acqui siamo nati e abitiamo e che vorremmo risuonasse alle cittadine e ai cittadini acquesi.
In epoca più e meno recente le varie Amministrazioni Acquesi si sono distinte per una serie di promesse tanto salvifiche quanto disattese: il grande progetto termale legato a Kenzo Tange, la privatizzazione delle Terme che avrebbe dovuto risollevare il settore, l’affidamento a Pater dell’intero pacchetto senza vincoli di investimento, il già citato progetto dell’Hotel Pineta e i tanti investitori internazionali annunciati nel corso degli anni.

Il complesso delle Ex Terme Militari, che purtroppo versa in stato di forte degrado e inutilizzo, cela al suo interno una fonte termale e vanta un antico diritto di presa d’acqua pari a 130.000 litri ogni 24 ore.

Quell’acqua potrebbe rappresentare una risorsa importante per la città e per il rilancio del settore termale. È una risorsa pubblica che la città non può permettersi di lasciare inutilizzata o sottratta a una strategia pubblica di rilancio.

È inoltre emerso recentemente che anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria si sta muovendo sul fronte degli investimenti: il presidente ha riferito di aver presentato a interlocutori di JP Morgan le potenzialità del territorio nell’ambito della ricerca di possibili investimenti.

Quello che ci inquieta è che la Cosa Pubblica venga costantemente ridotta a un asset strategico, raccontato alla cittadinanza attraverso annunci, indiscrezioni e possibili grandi investitori, senza avviare un vero processo di confronto sulle modalità e sui soggetti coinvolti.

Chiediamo che l’attuale amministrazione comunichi chiaramente a tutta la cittadinanza quali siano le sue garanzie in merito a questa o ad altre eventuali operazioni.

La politica cittadina non si fa cercando il «colpo di mercato» ad agosto. Si fa costruendo una visione, coinvolgendo la città e mettendo al centro l'interesse pubblico. Non si fa rimarcando il degrado e alimentando sentimenti di ansia e insicurezza al solo fine di promettere gentrificazione e interventi salvifici da parte di milionari stranieri.

Noi crediamo che la rinascita della città si costruisca con serietà e trasparenza, consultando la cittadinanza prima di ogni decisione strategica, incoraggiando la valorizzazione dei beni comuni e degli spazi sociali e agevolando le iniziative dal basso attraverso la partecipazione a bandi di finanziamento. Ne abbiamo numerosi esempi nei paesi circostanti.

Ribadiamo la nostra contrarietà alla (s)vendita dei beni pubblici e riteniamo che le tante concessioni in gestione e alienazioni dimostrino l’assenza di una visione d’insieme, dei doveri ma anche delle responsabilità che ci sono nel dirigere un Comune come Acqui, essendo chiamati a delineare di fatto le sorti future di chi ci vive.

Ma per avere questa visione bisognerebbe avere come obiettivo il benessere della città e dei suoi abitanti, e non la semplice ricerca di consenso o la vittoria alle elezioni.

Sinistra Italiana- Circolo di Acqui Terme

Ci sono persone che arrivano nel nostro Paese da sole, spesso dopo percorsi difficili, e che sono ancora minorenni. La p...
26/08/2026

Ci sono persone che arrivano nel nostro Paese da sole, spesso dopo percorsi difficili, e che sono ancora minorenni. La prima cosa che dovremmo garantire loro è non essere lasciate sole anche qui.

Perché prendersi cura di un minore che arriva solo non è buonismo. È responsabilità. Ed è una scelta politica precisa: quella di una comunità che non considera alcune vite meno importanti di altre.

Per questo il 4 settembre alle 18, alla Casa di Quartiere di Alessandria, Alleanza Verdi Sinistra organizza un incontro dedicato alla tutela dei minori stranieri non accompagnati (MSNA). Una tutela che non sia fatta soltanto di procedure e burocrazia, ma di persone, relazioni e possibilità.

Ne parleremo partendo da chi ogni giorno lavora sul campo. Ad aprire i lavori saranno le operatrici e gli operatori del progetto Masnà- promosso dalla Città di Torino- con un inquadramento tecnico sul sistema di accoglienza. Seguirà l'intervento politico di Alice Ravinale, capogruppo di AVS in Regione Piemonte A dare voce alle esperienze dirette saranno Giulia Marro, consigliera regionale Possibile- AVS, la cooperativa sociale Azimuth e il mediatore interculturale Ahmed Osman.

Vogliamo ascoltare le esperienze, mettere a fuoco le criticità e discutere di cosa possono e devono fare le istituzioni, a partire dalla Regione.

Perché i diritti dei minori non possono dipendere solo dalla buona volontà di singoli operatori, associazioni e volontari.

📍Venerdì 4 settembre, ore 18 – Casa di Quartiere, Alessandria.

L'incendio che sta interessando l'area boschiva di Mornese è l'ennesimo segnale di una crisi climatica che ormai apparti...
11/08/2026

L'incendio che sta interessando l'area boschiva di Mornese è l'ennesimo segnale di una crisi climatica che ormai appartiene al presente che stiamo vivendo.

Temperature estreme, lunghi periodi di siccità, ecosistemi sempre più fragili, incendi boschivi: sono tutte conseguenze di un modello di sviluppo che continua a ignorare i limiti ambientali.

Chi governa continua a rincorrere gli eventi invece di prevenirli, a ignorare gli allarmi della comunità scientifica, a deridere e attaccare chi denuncia la gravità della crisi climatica.
Si parla di emergenza quando il bosco brucia, quando i fiumi sono in secca, quando i raccolti sono compromessi. Non si parla mai degli interventi strutturali necessari per adattare il territorio alla crisi climatica e ridurne gli effetti.

La crisi climatica si affronta con investimenti, pianificazione, tutela del territorio e scelte politiche coraggiose.

Solidarietà e vicinanza a tutte le persone impegnate nelle operazioni di spegnimento e protezione del territorio.

La conclusione della Conferenza dei Servizi e il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale non chiudono la vicend...
05/08/2026

La conclusione della Conferenza dei Servizi e il rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale non chiudono la vicenda PFAS. Semmai aprono una fase nuova, in cui le istituzioni saranno chiamate a dimostrare se le parole spese in questi anni sulla tutela della salute e sulla bonifica del territorio erano impegni reali oppure semplici dichiarazioni.

Le istituzioni celebrano un percorso di riduzione progressiva delle emissioni, mentre noi continuiamo a porci una domanda molto semplice: se i PFAS rappresentano un rischio per l'ambiente e per la salute, perché dovrebbero continuare a essere emessi ancora per anni?

La dismissione del cC6O4 è certamente un fatto rilevante. Ma non basta. Perché altri PFAS continueranno a essere presenti nei processi produttivi. Perché gran parte degli obiettivi indicati dagli enti arriveranno soltanto tra il 2027 e il 2030.

"Tra salute ora e giustizia ambientale subito si è scelto di avvelenarci ancora un po'. Dolcemente fino al 2030, poi si vedrà", dichiara Eugenio Spineto, segretario provinciale di Sinistra Italiana Alessandria.

Abbiamo sentito ripetere che la priorità era la salute pubblica, che occorreva superare le produzioni nocive, che bisognava arrivare alla bonifica del territorio.

Oggi ci troviamo davanti a un provvedimento che introduce limiti più restrittivi e controlli più stringenti, ma che continua a consentire la prosecuzione di attività che hanno già prodotto una delle più gravi contaminazioni ambientali del nostro Paese.

Il punto politico resta tutto qui.

Continueremo a sostenere il lavoro dei comitati e delle associazioni che hanno costretto le istituzioni a intervenire e che hanno impedito che questa vicenda venisse archiviata nel silenzio.

Allo stesso tempo continueremo a chiedere ciò che oggi ancora manca: una bonifica vera, la presa in carico sanitaria delle persone esposte, il completamento degli studi epidemiologici e un percorso credibile di uscita dalle produzioni PFAS.

La partita dei PFAS si chiuderà soltanto quando la salute delle persone verrà messa definitivamente davanti agli interessi di chi ha inquinato questo territorio.

Il 5 agosto si riunirà nuovamente la Conferenza dei Servizi chiamata a decidere sul rinnovo dell'Autorizzazione Integrat...
04/08/2026

Il 5 agosto si riunirà nuovamente la Conferenza dei Servizi chiamata a decidere sul rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale dello stabilimento Syensqo di Spinetta Marengo.

Quella del 22 luglio doveva essere il momento conclusivo. Non lo è stato.
Ancora una volta cittadine e cittadini, comitati e associazioni si sono trovati di fronte a una procedura che sembra non arrivare mai a una conclusione.

Quanto deve durare ancora questa attesa?

Sono passati sei anni dall'avvio di un iter che riguarda un documento fondamentale per autorizzare produzioni che hanno un impatto diretto sull'ambiente e sulla salute pubblica. Sei anni per arrivare ancora a un rinvio rappresentano un fatto grave e difficilmente giustificabile.

Viene da chiedersi se qualcuno pensi che il trascorrere del tempo possa indebolire la mobilitazione, logorare la partecipazione, scoraggiare chi da anni chiede trasparenza, bonifica e tutela della salute.

Se è questa la strategia, si sbagliano.

Perché la vicenda PFAS ci ha insegnato che la determinazione della comunità della Fraschetta è stata spesso più forte delle inerzie istituzionali.
In questi anni abbiamo assistito a monitoraggi, studi, biomonitoraggi, conferenze, tavoli e rinvii. Ma mai alla giusta dose di determinazione nel pretendere risposte rapide e decisioni coraggiose.

Chi ricopre incarichi istituzionali avrebbe dovuto tenere costantemente il fiato sul collo di questo procedimento. Avrebbe dovuto pretendere tempi certi e una conclusione all'altezza della gravità della situazione ambientale che interessa il nostro territorio, oggi riconosciuta anche in Tribunale.

Noi non abbiamo intenzione di abbassare la guardia, né il 5 agosto né mai.

Continueremo a portare le richieste dei comitati e delle associazioni dentro ogni sede istituzionale e a pretendere che le dichiarazioni sulla tutela della salute, sulla bonifica del territorio e sul superamento delle produzioni nocive si trasformino finalmente in atti concreti.

Perché sei anni di attesa sono già troppi. Anzi, sono una vergogna istituzionale.

Ridurre quello che sta accadendo a Ceuta a una questione di interessi geopolitici o a una partita tra potenti è un error...
03/08/2026

Ridurre quello che sta accadendo a Ceuta a una questione di interessi geopolitici o a una partita tra potenti è un errore.

Perché così scompaiono dalla scena le persone. Scompaiono migliaia di corpi in movimento. Migliaia di vite che attraversano confini, rischiano tutto, sfidano il mare, la violenza e la morte perché desiderano una possibilità diversa.

Scompaiono i volti di una generazione che rifiuta povertà, disuguaglianze, autoritarismo e assenza di prospettive. Ragazzi e ragazze che chiedono le stesse cose che chiedono milioni di giovani in ogni parte del mondo: libertà e diritti.

Ceuta parla dei desideri che nessun muro è mai riuscito a fermare davvero. Parla di un'Europa che continua ad investire in un sistema che ha trasformato la mobilità umana in una merce di scambio politica.

Mentre i governi di destra guardano a queste persone come a un problema da contenere e una minaccia da respingere, noi dovremmo guardarle per quello che sono: esseri umani che rivendicano il diritto di muoversi, di scegliere il proprio destino, di scoprire il mondo e costruirsi una vita migliore.

Prima di discutere delle strategie dei governi, bisognerebbe tornare a vedere chi prova ad attraversare quei confini con il proprio corpo. Il gesto più politico- e umano- che ci possa essere.

Avere una crisi psichiatrica non è una colpa. Chiedere aiuto mentre si è in una condizione di grave alterazione non è un...
24/07/2026

Avere una crisi psichiatrica non è una colpa. Chiedere aiuto mentre si è in una condizione di grave alterazione non è una colpa. Morire durante un intervento di contenimento, invece, impone domande precise.

E qui il problema non è di chi considera colpevoli i poliziotti, ma di chi li considera automaticamente innocenti.

Nel video si vede un uomo in crisi che chiede aiuto, con due poliziotti sopra di lui e il volto schiacciato sull’asfalto. Se durante quell’intervento sono state compiute manovre sbagliate o non sono state adottate quelle necessarie per tutelare la sua vita, le responsabilità devono essere accertate senza scudi preventivi

E questo non significa emettere una sentenza prima di un processo. Significa chiedere verità e giustizia per un uomo morto nelle mani dello Stato. Significa ricordare che, anche se forse a molti sciacalli piacerebbe, in questo Paese in nessun caso un intervento di polizia si può trasformare in una sentenza di morte.

Chi rappresenta lo Stato non può essere considerato al di sopra di ogni possibile responsabilità solo perché indossa una divisa.

Indirizzo

Alessandria
15121

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