01/08/2026
LE DIMINUZIONI CONTRATTUALI
L'avete sentito Valditara, mentre raccontava all'orbe terracqueo quanto miracolosi fossero gli aumenti contrattuali dell'Istruzione da lui presieduta? E per caso le avete sentite le maggiori sigle sindacali mentre si congratulavano le une con le altre per lo straordinario risultato raggiunto in sede di contrattazione? Li avete visti mettere soddisfatti la firma sotto il rinnovo contrattuale del settore? Il terzo in un ba***re di ciglia, dicono a reti unificate.
La grancassa mediatica si è subito messa in moto e le pacche sulle spalle si sono sprecate: l'inflazione è un brutto ricordo, la dignità degli insegnanti è ripristinata, e il loro posto nella società civile si riflette tutto quanto nei nuovi stipendi. Al netto di qualche residuo sganassone di studenti o genitori non contenti del loro lavoro. Ma lascia che pure quelli si accorgano del riconoscimento economico, e li vedremo arrivare in ginocchio a chiedere scusa in sala mensa.
Tutti contenti, insomma. Tanto che quelli - insegnanti e ATA - per qualche momento ci avevano pure creduto, e avevano creduto che qualcuno veramente si fosse preoccupato di guardare le reali condizioni nelle quali versa tutta quanta la categoria. Qualcuno che nelle stanze del ministero non fosse partecipe della stupida mentalità da bar del quartiere, per la quale l'unico parametro degno di nota sono i famigerati tre mesi di vacanza. Parleremo volentieri pure di questa stupidità collettiva, ma in un'altra occasione. Il punto adesso è un altro.
Finita la bottiglia del migliore spumante del discount, atteso qualche mese in più, i decantati aumenti, previsti prima a maggio, poi a giugno, poi a luglio e infine ad agosto, ecco che sono finalmente entrati in circolo, e alla fine il malloppo è arrivato, con tutte le sue luminosissime conseguenze.
Comincino subito a prenotare il volo per una tardiva ma sempre benvenuta vacanza, i professori del nostro Paese, perché gli aumenti vanno da più trentacinque euro al mese, a meno duecento. Sì, proprio meno duecento. Si tratta, in sostanza, del tipico aumento dello stipendio degli insegnanti, in base al quale lo stipendio diminuisce invece che aumentare.
E benvenuti in Italia, benvenuti nel Paese del patriottismo, quello in cui l'istruzione è ritenuta una cosa seria, mica pizze e fichi. Mica siamo per esempio nella Spagna socialista, dove un insegnante a inizio carriera guadagna duemilasettecento euro, e a fine carriera quattromila. Qui le cose le facciamo seriamente. Sospendiamo Schengen a mentula di cane sproloquiando di inesistenti invasioni barbariche, mentre accompagniamo serenamente i nostri lavoratori verso la Caritas più vicina.
Ma è giusto così: i soldi servono per le armi, per le campagne elettorali permanenti, e per il giocattolo a campata unica di Salvini. E per la nostra unica campata, quella che c'è toccata in sorte in questo mondo malato, ci si arrangi come si può. L'avete voluta la destra sociale? E adesso ce la sorbettiamo tutti.
(Carlo Terracciano)