01/11/2020
La protesta di un "popolo" civile, quello delle persone che vivono di cultura e sport.
Due settori che in gran parte del mondo sono valorizzati al di sopra di qualsiasi altra passione, proprio perché ammortizzatori sociali sani e formativi e che adesso vengono accomunati a qualsiasi forma di movida senza regole e senza freni.
Perché freni e regole sono sistemi che da sempre fanno parte della disciplina che teatro, musica, danza e tutte le realtà sportive utilizzano per forgiare una società forte e consapevole. La consapevolezza del momento ha oltretutto reso capaci queste attività di seguire rispettosamente le regole imposte durante quest'ultimo periodo impegnandole economicamente in un periodo già da tempo proteso in una crisi economica senza fine.
Ma si sa, in Italia preoccupano le reazioni di alcune categorie e allora quale intervento migliore di quello che mette tutti e tutto nello stesso pentolone, in nome di una "par conditio" solo formale, ma utile da propagandare.
In questi lunghissimi mesi abbiamo assistito al menefreghismo che Stato, Regioni e Comuni hanno adottato nell'affrontare l'emergenza e oggi, come in altre occasioni (eccetto che in campagna elettorale) abbiamo constatato che questo menefreghismo dovrebbe pesare. Così come pesano le assordanti assenze e le inquietanti presenze che in questi giorni abbiamo visto, in diretta come in televisione.