26/03/2026
Quelle baracche fatiscenti erte sulla piscina di Silwan e le sue sorgenti, sul tunnel di Ezechia e su tutti gli scavi del villaggio sono da anni l'unica radice che tiene i palestinesi del posto ancorati alla propria terra. Ma la speranza di non estirparla passa da un'incessante lotta con i coloni: laggiù, in quello storico sobborgo di Gerusalemme Est che fin dal 1948 porta i colori panarabi, sfratti e violenze vanno avanti dall’occupazione del 1967. E nelle ultime settimane, come già capitato in passato, ci si è messa anche la polizia.
Nel quartiere di Batan al-Hawa, all’interno del villaggio di Silwan, gli agenti israeliani hanno sfrattato 11 famiglie, per un totale di 62 persone. È una delle prime operazioni dopo la sentenza della Corte Suprema che, a fine 2025, ha confermato l’ordine di sgombero a favore dell’associazione di coloni Ateret Cohanim. L’ente ebraico la presenta come un’esecuzione di diritti di proprietà, ma per palestinesi e diverse organizzazioni umanitarie rientra nella pressione sistematica sul territorio occupato di Gerusalemme Est.
Peace Now, ong israeliana, da anni accusa il progressivo svuotamento di quella comunità da circa 700 abitanti, dove i coloni puntano a un nuovo insediamento. Dopo gli sfratti di queste ore, l’organizzazione ha denunciato in un post su X come a Gerusalemme sia "in corso una pulizia etnica. Persino durante la guerra, il governo israeliano e l'apparato degli insediamenti stanno portando Israele al collasso economico, militare e morale”, hanno scritto.