MoAvast

MoAvast Mo Avast nasce a Bari nel 2022 su spinta di alcun* lavoratori e lavoratrici del territorio barese. Non è più tempo di temporeggiare.

Mo Avast ! è una risposta ad un altro intercalare barese che è "Mo vediamo" che è l'elogio della procastinazione.

Organizzarsi in fabbrica, difendere i territori: la nostra intervista su La Voce delle Lotte!​Negli ultimi mesi ci siamo...
03/09/2026

Organizzarsi in fabbrica, difendere i territori: la nostra intervista su La Voce delle Lotte!

​Negli ultimi mesi ci siamo chiesti spesso da dove ripartire per spezzare la rassegnazione che ci circonda. La risposta per noi è sempre la stessa. Si riparte nei e dai luoghi di lavoro, dalle fabbriche e dall'unione reale tra chi lavora veramente (non come altri..) e chi difende il proprio territorio.
​Nelle scorse settimane abbiamo scambiato due chiacchiere con Elio Marunti di La Voce delle Lotte. Ne è nata un'intervista sincera su cosa significa oggi per il Collettivo Operaio MoAvast fare ecosocialismo sul campo.
​Non vi parliamo di teoria calata dall'alto, ma di cose molto concrete:

​Il lavoro di tutti i giorni per organizzarsi e far sentire la voce dei lavoratori dove conta.
​La crisi climatica spiegata da chi ci vive dentro. La salute nei reparti e la tutela dell'ambiente fuori cancelli sono la stessa identica lotta.
​Come ricucire le fila e superare le divisioni per ritrovare una forza e un'identità collettiva.
​Trovate il testo completo qui sotto. Dategli una lettura, fateci sapere che ne pensate nei commenti e, soprattutto, continuiamo a coordinarci.

​📖 Leggi l'articolo completo:
https://www.lavocedellelotte.it/2026/09/02/intervista-al-collettivo-operaio-moavast-il-collettivo-di-fabbriche-e-lurgenza-di-ricomporre-una-coscienza-di-classe-ecosocialista/

Sulla scia delle interviste pubblicate prima dell’estate, che hanno visto protagonisti due collettivi operai del Centro Italia (il Collettivo di Fabbrica GKN e il Gruppo Autonomo Portuali di …

🏭 𝗜 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗮𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶, 𝗹𝗲 𝗯𝗼𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶: 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗲Ci sono luoghi in Italia dove inter...
01/09/2026

🏭 𝗜 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗮𝗶 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗶, 𝗹𝗲 𝗯𝗼𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶: 𝗱𝗲𝗰𝗲𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗲

Ci sono luoghi in Italia dove intere generazioni sono cresciute all'ombra di una fabbrica chiusa da decenni, aspettando una bonifica che non arriva mai davvero.

Sono 42 i Siti di Interesse Nazionale ancora da risanare, e quasi 1 Comune italiano su 2 ha un procedimento di bonifica aperto in questo momento.
La legge dice che dovrebbe pagare chi ha inquinato. Ma andando a vedere i casi più grandi, la storia che si racconta è un'altra.

📍 BAGNOLI, Napoli. Se ne parla dal 1990. Tra i 400 e i 900 milioni di euro spesi in trent'anni — e la Corte dei Conti stessa ha giudicato i risultati insoddisfacenti. Ora c'è un nuovo piano da 1,2 miliardi, improvvisamente accelerato per fare in tempo all'America's Cup del 2027. Ma la "colmata" tossica, piena di amianto, arsenico e mercurio, verrà rimossa solo per il 20%: il resto resterà lì, sigillato. I comitati del quartiere protestano da mesi: contestano il metodo, i tempi forzati, una VIA aggirata in un sito che avrebbe bisogno di massima trasparenza. E un consigliere comunale ha dovuto chiedere formalmente accesso agli atti per sapere come sono stati spesi oltre 1,2 miliardi di euro pubblici.

📍 TARANTO, ex ILVA. Un'area grande come 1.400 campi da calcio, con dentro un quartiere intero, Tamburi, a un passo dalla fabbrica ancora in funzione. Oltre un miliardo già speso, e si parla di un altro miliardo per il quartiere. Ma le associazioni dei cittadini dicono da anni che le bonifiche vanno a rilento, fondi già stanziati e mai sbloccati, aree escluse dagli interventi, indagini mai concluse.

💰 E allora chi paga, davvero?

Sulla carta chi inquina. Nei fatti, nei grandi siti industriali storici quasi sempre i contribuenti.
Fondi pubblici, statali, regionali, europei, mentre i responsabili originari, quelli che hanno estratto profitti senza mai adeguare gli impianti, sono spesso falliti, cambiati di proprietà o semplicemente si sono resi introvabili.
Il principio "chi inquina paga" resta bellissimo sulla carta. Nella realtà, a pagare, e poi ad aspettare, spesso respirando quello che dovrebbe già essere stato bonificato da chi ha fatto i soldi inquinando, sono le persone che in quei quartieri ci vivono ancora oggi.

🔴𝗧𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗙𝗔𝗡𝗧𝗔𝗦𝗠𝗔 𝗠𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗗𝗜 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗜 𝗩𝗘𝗥𝗜. 𝗜𝗟 𝗦𝗜𝗡𝗗𝗔𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗨𝗚𝗟 𝗗𝗜 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗨𝗙𝗘𝗥𝗔.🔴Il 24 luglio scorso Attilio ...
30/08/2026

🔴𝗧𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗙𝗔𝗡𝗧𝗔𝗦𝗠𝗔 𝗠𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗗𝗜 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗜 𝗩𝗘𝗥𝗜. 𝗜𝗟 𝗦𝗜𝗡𝗗𝗔𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗨𝗚𝗟 𝗗𝗜 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗨𝗙𝗘𝗥𝗔.🔴

Il 24 luglio scorso Attilio Grosso, all'epoca segretario regionale di UGL Autoferrotranvieri Friuli-Venezia Giulia, ha presentato un esposto alla procura di Cagliari. Non un iscritto qualunque, ma un dirigente interno del sindacato, che mette nero su bianco un sospetto pesante: un sistema per gonfiare artificialmente il numero delle tessere e ottenere così finanziamenti pubblici a cui altrimenti non si avrebbe diritto. Il caso più eclatante riguarda l'UGL Sardegna, che nel 2025 avrebbe incassato oltre 55mila euro di contributi pubblici — usati anche per comprare una nuova sede a Cagliari — sulla base, secondo la denuncia, di un numero di iscritti ben superiore a quello reale.
Vale la pena ricordare di che sindacato stiamo parlando. L'UGL è un sindacato di area di destra, nato nel 1996 come erede della CISNAL, la confederazione fondata nel 1950 in area vicina al MSI. Un'eredità che si riflette ancora oggi nei legami stretti che l'organizzazione mantiene con la destra politica, in particolare con la Lega.
E qui arriva la parte forse più interessante: questa storia dei tesseramenti gonfiati non è affatto nuova. Il segretario generale UGL Paolo Francesco Capone è già a processo a Roma, accusato di falso ideologico in atto pubblico proprio per i numeri degli iscritti dichiarati tra il 2015 e il 2019. Secondo alcuni lavoratori gli iscritti reali sarebbero stati tra i 65 e i 70mila, mentre a fine 2019 il sindacato ne dichiarava oltre un milione e 800mila. Una perizia tecnica commissionata dalla procura ha scoperchiato un altro dettaglio non da poco: l'UGL non avrebbe nemmeno un database capace di collegare ogni tessera a un iscritto specifico, quindi in pratica nessuno — nemmeno al suo interno — saprebbe dire con certezza quanti siano davvero i tesserati.
Nella vicenda compare anche Claudio Durigon, oggi sottosegretario leghista, ai tempi ai vertici del sindacato, secondo soltanto a Capone: i tesseramenti gonfiati figurano tra le accuse elencate nella mozione di sfiducia presentata contro di lui in Parlamento. E già nel 2020 un centinaio di lavoratori iscritti all'UGL aveva sporto denuncia contro il proprio sindacato per truffa ai danni dello Stato.
La cosa che colpisce, leggendo il nuovo esposto di Grosso, è che secondo lui la prassi sarebbe continuata anche dopo il rinvio a giudizio di Capone: come se niente fosse cambiato.
Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: dal numero di iscritti dichiarato dipendono i soldi pubblici che un sindacato riceve e il peso che ha nella rappresentanza dei lavoratori. Se quei numeri sono falsi, è tutto il sistema a esserne falsato.
📰 Fonti: Fanpage.it

𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞. 𝐋'𝐞𝐱 𝐈𝐥𝐯𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐠𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞𝐝 𝐞𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢. 𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 ...
26/08/2026

𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐚𝐜𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞. 𝐋'𝐞𝐱 𝐈𝐥𝐯𝐚 𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐠𝐮𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞𝐝 𝐞𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢.
𝐋𝐚 𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐢𝐥 𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨.

Ne abbiamo scritto sul nostro blog

https://collettivomoavast.blogspot.com/2026/08/taranto-non-e-sacrificabile-lex-ilva.html

La vicenda dell’ex ILVA di Taranto è la tragica dimostrazione di un vicolo cieco sistemico. L’incompatibilità imposta, all’interno del mode...

𝗧𝗔𝗥𝗔𝗡𝗧𝗢, 𝗜 𝗙𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗢 𝗩𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗣𝗔𝗚𝗔𝗥𝗘Ai Giochi del Mediterraneo, allo stadio Iacovone ci sono stati  fis...
23/08/2026

𝗧𝗔𝗥𝗔𝗡𝗧𝗢, 𝗜 𝗙𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗘𝗦𝗦𝗨𝗡𝗢 𝗩𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗣𝗔𝗚𝗔𝗥𝗘

Ai Giochi del Mediterraneo, allo stadio Iacovone ci sono stati fischi sonori per Giorgia Meloni. Sugli spalti delle persone hanno indossato delle maglie che hanno formato una scritta : "Ilva is a killer".
Non è colore di cronaca. È la fotografia di un Paese che rinvia da vent'anni la stessa domanda.
La salute di una città può convivere con la sua fabbrica più grande?
I fatti, senza propaganda dicono che:

Il 9 luglio la Corte d'Appello di Milano ordina lo stop all'area a caldo entro il 28 ottobre, per amianto e livelli di emissioni incompatibili con la salute pubblica.
Sentenza che nasce dal ricorso di 11 cittadini di Taranto.

Il 14 agosto: i commissari straordinari, cioè lo Stato, in quanto proprietario dell'ex Ilva, impugnano il decreto in Cassazione. Un ricorso che non sospende nulla. Itermini restano quelli fissati dai giudici.

Il governo sceglie la via processuale invece di usare la propria titolarità pubblica per anticipare la bonifica .
Ma la sinistra e il sindacato non fanno meglio. Scioperi, presidi, la solita richiesta di tenere insieme continuità produttiva e tutela ambientale, la stessa formula ripetuta da vent'anni, con governi di ogni colore, che di fatto sospende la decisione invece di prenderla.
Il vero problema del "paradigma Taranto" é quello di pensare che la siderurgia pubblica possa restare "strategica per la nazione" mentre resta anche fonte riconosciuta di rischio per chi ci abita accanto. 𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨, 𝐝𝐢 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐡𝐢𝐞𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐡𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐚𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐝𝐢𝐠𝐦𝐚 𝐞̀ 𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐨.
I fischi a Meloni raccontano la sfiducia verso chi governa oggi. Ma il silenzio di analisi dietro gli slogan sindacali e le opposizioni racconta una sfiducia più profonda verso un intero sistema politico che sceglie ancora il rinvio processuale invece della decisione industriale.
Finché sarà così, i fischi torneranno. A Taranto e ovunque l'Italia produca in modo nocivo, mortale ed insostenibile.

Collettivo Operaio MoAvast! Bari

16/08/2026

Condividiamo e riportiamo questa “chiamata collettiva”della quale anche noi insieme al sindacato di base lavoratori metalmeccanici LMO, associazioni e comitati, siamo parte attiva.

PER LA MOBILITAZIONE CITTADINA DI OTTOBRE.

EX ILVA: UNITI PER IL FUTURO DEL NOSTRO TERRITORIO

La vicenda dell’ex Ilva non può più essere affrontata continuando a indicare nella continuità produttiva l’unico orizzonte possibile, senza misurarsi con la gravità della situazione ambientale, sanitaria, sociale e giudiziaria che riguarda lo stabilimento e l’intero territorio.

Quella dell’ex Ilva, però, non è soltanto una vertenza industriale e non riguarda esclusivamente il destino degli impianti e dei lavoratori. Riguarda il futuro di Taranto, una città che per decenni ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute, ambiente, opportunità economiche e possibilità di scegliere autonomamente il proprio modello di sviluppo.

Per questo è arrivato il momento che associazioni, comitati, LMO, lavoratori e lavoratrici, realtà sociali e cittadini si ritrovino insieme.

Non soltanto per manifestare, ma per costruire una posizione comune, elaborare una proposta concreta per il futuro del territorio e trasformarla in una piattaforma da sottoporre al Governo e alle istituzioni competenti.

RITROVIAMOCI IN ASSEMBLEA IL 20 AGOSTO

Parco delle Mura Greche “Massimo Battista” – Taranto
Incontro ore 19.00 | Inizio assemblea ore 19.30

Un’assemblea pubblica e aperta a tutti, nella quale far convergere esperienze, competenze, bisogni e proposte.

Non possiamo più accettare che salute, ambiente e lavoro vengano messi gli uni contro gli altri. E non possiamo continuare a pensare il futuro di Taranto esclusivamente attraverso il destino della grande industria.

Vogliamo costruire un percorso nel quale tutela della salute, giustizia ambientale e diritto al lavoro procedano insieme, senza lasciare indietro nessuno, e aprire una discussione collettiva sul futuro economico, sociale e territoriale della città.

I PUNTI DA CUI PARTIRE

🔹1. SMANTELLAMENTO

Chiediamo chiarezza sul futuro degli impianti e un piano serio, trasparente e verificabile per lo smantellamento delle strutture da dismettere.

Un piano che definisca tempi, modalità, risorse e responsabilità precise e impedisca di lasciare sul territorio nuove emergenze ambientali e nuove promesse senza seguito.

🔹2. BONIFICHE

Le bonifiche devono diventare una priorità reale e non più rinviabile.

Servono interventi programmati, finanziati e verificabili, finalizzati alla tutela dell’ambiente e alla progressiva restituzione delle aree alla città.

Bonificare non significa soltanto riparare i danni del passato. Significa restituire a Taranto suolo, mare, paesaggio e possibilità di futuro, creando le condizioni per nuovi usi del territorio e nuove economie.

🔹3. OCCUPAZIONE E DIGNITÀ PER TUTTI I LAVORATORI

Il superamento dell’attuale modello industriale non può trasformarsi in una nuova emergenza sociale.

Deve essere garantita una prospettiva occupazionale a tutti i lavoratori, con particolare attenzione a quelli delle aziende dell’appalto e dell’indotto, troppo spesso i primi a pagare il prezzo delle crisi e delle riorganizzazioni.

La tutela occupazionale deve inserirsi in una strategia più ampia, capace di creare lavoro anche oltre il perimetro della grande industria e di liberare il futuro delle nuove generazioni dalla dipendenza da un unico insediamento produttivo.

🔹4. AMIANTO, POLVERI MINERALI FINI E LAVORO USURANTE

Chiediamo un censimento completo e trasparente dei lavoratori, presenti e passati, dello stabilimento, dell’appalto e dell’indotto, per ricostruire le condizioni di esposizione all’amianto e alle polveri minerali fini e garantire tutela, sorveglianza e riconoscimento a chi ha lavorato per anni in condizioni di rischio.

Deve essere inoltre affrontato il riconoscimento del lavoro usurante per tutte le mansioni e le condizioni lavorative che ne presentino i requisiti.

🔹5. CURA DELLA SALUTE E RAFFORZAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA

La tutela della salute deve costituire uno degli assi centrali di qualsiasi intervento sul futuro di Taranto.

Decenni di pressione ambientale e industriale impongono di affrontare non soltanto le conseguenze già emerse, ma anche i bisogni sanitari presenti e futuri dell’intera popolazione, senza distinzioni tra categorie o condizioni individuali.

Per questo chiediamo che siano destinate risorse straordinarie e strutturali al potenziamento della sanità pubblica del territorio, rafforzando personale, strutture, prevenzione, diagnosi, cura e assistenza e garantendo una capacità di risposta adeguata ai bisogni della comunità.

La riparazione dovuta a Taranto non può limitarsi alla dimensione ambientale. Deve comprendere anche una concreta riparazione sanitaria, attraverso investimenti pubblici proporzionati al peso che questo territorio e i suoi abitanti hanno sostenuto per decenni.

La tutela della salute non può essere considerata una conseguenza accessoria della transizione: deve essere un diritto garantito nel presente e nel futuro e una componente essenziale di qualsiasi accordo o programma istituzionale per Taranto.

🔹6. IL FUTURO DI TARANTO

La discussione sull’ex Ilva deve diventare finalmente una discussione sul futuro di Taranto.

Non basta decidere cosa chiudere, smantellare o bonificare. Dobbiamo decidere cosa vogliamo costruire.

Serve una visione capace di restituire progressivamente alla città le aree oggi sottratte, rigenerare il territorio e il suo patrimonio naturale e culturale, sostenere economie realmente compatibili con salute e ambiente e creare nuove opportunità di lavoro.

Il futuro di Taranto riguarda chi oggi lavora nello stabilimento e nell’indotto, ma anche chi non vi ha mai lavorato: bambini, giovani, famiglie, imprese, università, ricerca, cultura, mare, turismo, servizi e tutte le attività che possono concorrere alla costruzione di un’economia plurale, resiliente e non più dipendente da un’unica grande industria.

Questa trasformazione non può essere decisa ancora una volta altrove e poi comunicata alla città.

Taranto deve essere protagonista delle decisioni sul proprio territorio.

🔴🔵È IL MOMENTO DI UNIRE LE FORZE

Questa non è e non deve diventare la battaglia di un singolo comitato, di un’associazione, di una categoria o di una parte politica.

Deve diventare un percorso collettivo della città e dell’intero territorio.

L’assemblea del 20 agosto vuole essere il primo passo per costruire una piattaforma comune su smantellamento, bonifiche, tutela dei lavoratori, cura della salute e futuro economico e territoriale di Taranto, da portare al confronto con il Governo e con tutte le istituzioni competenti.

Da questa proposta dovrà nascere anche una mobilitazione ampia, unitaria e consapevole, capace di rappresentare la città e sostenerne concretamente le richieste.

Perché Taranto non può limitarsi a dire ciò che non vuole più.

Taranto deve poter decidere ciò che vuole diventare.

IL 20 AGOSTO CI RITROVIAMO.

IL 20 AGOSTO COSTRUIAMO UNA PROPOSTA.

IL 20 AGOSTO INIZIAMO UN PERCORSO COMUNE.

Parco delle Mura Greche “Massimo Battista” – Taranto
Incontro ore 19.00 | Inizio assemblea ore 19.30

Nessuno escluso.
Nessun lavoratore lasciato indietro.
Nessun cittadino lasciato fuori dalle decisioni.
Nessun territorio sacrificato.

Disegno creato da Zaza

L'auto tedesca trema, ma il vero conto rischiamo di pagarlo noi.Quando un colosso come BMW parla di "trasformazione stru...
14/08/2026

L'auto tedesca trema, ma il vero conto rischiamo di pagarlo noi.

Quando un colosso come BMW parla di "trasformazione strutturale" e annuncia 8.000 tagli entro il 2027, nei bilanci aziendali sembra solo fredda matematica. Ma cosa succede quando quella stessa scossa attraversa il Brennero e arriva dritta nei nostri capannoni tra Piemonte, Lombardia e Puglia?

I numeri parlano chiaro. 1 euro su 5 dell'export italiano di componentistica va in Germania. Quando una linea di montaggio a Monaco o Stoccarda rallenta, in Italia si spegne la luce di un turno di lavoro.

Ma la crisi dell'auto non è una fatalità né colpa dell'ecologia.

Chi paga davvero il conto delle scelte dei grandi gruppi automobilistici? E perché questa crisi ci riguarda da molto più vicino di quanto pensiamo?

👇 Leggi l'articolo completo:

https://collettivomoavast.blogspot.com/2026/08/se-lauto-tedesca-starnutisce-litalia.html

Quando un gigante dell’auto come BMW annuncia un piano di "trasformazione strutturale", la notizia viene impacchettata con il tipico gerg...

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