14/02/2026
COMUNICATO STAMPA
DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE AVVOCATI DI DIRITTO
In data 12 febbraio 2026, tutte le agenzia di stampa pubblicavano articoli dal titolo “Gratteri, al referendum voteranno Si imputati e massoneria deviata”, riportando le dichiarazioni rilasciate dal Procuratore della Repubblica di Napoli, Dott. Nicola Gratteri, nel corso di un’intervista al Corriere della Calabria.
In tale occasione, con riferimento all’imminente consultazione referendaria in materia di giustizia, il Dott. Gratteri affermava testualmente:
“per il ‘no’ voteranno le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il ‘si’ gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.
Tali affermazioni hanno suscitato un’immediata e vasta reazione nel dibattito pubblico, politico e istituzionale, tanto da indurre il Consiglio Superiore della Magistratura ad avviare un’istruttoria, come si evince anche solo dal titolo dell’articolo “Tempesta sul referendum dopo le parole di Gratteri: il Csm apre una pratica, interviene anche l’Avvocatura”
La scrivente Associazione, pur operando in un settore specifico dell’ordinamento, non può esimersi dall’intervenire su una questione che travalica i confini della singola materia per attingere ai principi cardine dello Stato di Diritto, sentendo il dovere di esprimere la propria profonda preoccupazione e ferma critica per la natura e il contenuto di tali dichiarazioni.
Le dichiarazioni attribuite al Procuratore Gratteri, ove confermate nella loro letteralità, appaiono di una gravità inaudita e potenzialmente lesive dei fondamentali principi costituzionali che reggono l’ordinamento democratico della Repubblica.
In primo luogo, esse introducono una inaccettabile e discriminatoria divisione del corpo elettorale in due categorie morali antitetiche: da un lato le “persone perbene”, che si presume voteranno ‘no’; dall’altro “gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere”, che si presume voteranno ‘sì’. Tale manichea contrapposizione non solo è estranea alla logica democratica, ma viola palesemente il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, secondo cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione alcuna.
In secondo luogo, e di conseguenza, le parole del Procuratore si pongono in frontale contrasto con l’art. 48 della Costituzione, che definisce il voto come “personale ed eguale, libero e segreto”.
L’esercizio del diritto di voto costituisce la più alta espressione della sovranità popolare e non può essere oggetto di alcuna forma di condizionamento, intimidazione o stigmatizzazione. Etichettare preventivamente una delle opzioni di voto come propria di ambienti criminali o deviati costituisce una palese ingerenza nella libera formazione della volontà dell’elettore, il quale ha il diritto di esprimere la propria scelta senza subire giudizi di valore sulla propria persona o moralità.
La gravità di tali affermazioni è acuita dalla posizione istituzionale di chi le ha pronunciate. Un magistrato, e in particolare un vertice di un importante ufficio requirente, ha il dovere di improntare la propria condotta, anche extra-funzionale, a canoni di equilibrio, imparzialità e misura. Le sue parole devono essere volte a tutelare e rafforzare la fiducia dei cittadini nella Giustizia, non a minarla creando divisioni e sospetti. L’uscita del Dott. Gratteri, al contrario, rischia di essere percepita come un tentativo di orientare l’esito referendario facendo leva non sul merito dei quesiti, ma su una delegittimazione morale di una parte dell’elettorato.
Sotto altro profilo, non può non rilevarsi come tali dichiarazioni possano integrare profili di responsabilità disciplinare. Il ruolo del magistrato impone riserbo e continenza, specialmente nell’intervenire nel dibattito politico su temi che attengono direttamente all’ordinamento della giustizia. L’associare una scelta di voto a categorie criminali, peraltro includendo in esse anche i semplici “indagati” e “imputati” (soggetti che godono della presunzione di non colpevolezza fino a condanna definitiva ex art. 27 Cost.), appare un comportamento che travalica ampiamente i confini della legittima espressione del pensiero, potendo configurare una condotta atta a ledere il prestigio e l’immagine di imparzialità dell’ordine giudiziario.
L’Avvocatura, custode dei diritti e delle libertà fondamentali, ha il dovere di denunciare con forza ogni tentativo di inquinare il sereno e libero svolgimento del confronto democratico.
Per le ragioni sopra esposte, l’Associazione Nazionale Avvocati di diritto Scolastico:
1. Esprime la più ferma e totale condanna per le dichiarazioni attribuite al Dott. Nicola Gratteri, in quanto gravemente lesive dei principi costituzionali di uguaglianza, libertà di voto e della presunzione di non colpevolezza.
2. Chiede il pieno rispetto della dignità di ogni cittadino-elettore e del suo insindacabile diritto di determinarsi liberamente nella cabina elettorale, senza subire pressioni indebite o giudizi morali da parte di alcun potere dello Stato.
3. Auspica che gli organi competenti, e in particolare il Consiglio Superiore della Magistratura, valutino con il dovuto rigore la condotta del magistrato, adottando tutte le iniziative necessarie a salvaguardia del prestigio, dell’indipendenza e dell’imparzialità della Magistratura nel suo complesso.
4. Ribadisce il proprio impegno, al fianco di tutta l’Avvocatura, nella difesa intransigente dei principi dello Stato di Diritto e delle garanzie democratiche, fondamento della nostra convivenza civile.
Il Presidente
Avv. Giuseppe Versace