27/05/2026
Giunti al nono presidio senza aver ricevuto alcun riscontro dall’amministrazione comunale, possiamo trarre alcune conclusioni. La prima è l’evidente indifferenza del Sindaco, della Giunta comunale e della maggioranza consiliare rispetto alle nostre istanze: lo avevamo messo in conto sin dall'inizio, ma ora è chiaro che il fatto che più di duecento persone, da oltre due mesi, si trovino a dormire all’addiaccio non è considerata una priorità.
Oltre all’indifferenza politica in queste settimane abbiamo toccato con mano quanto la cultura dei diritti stia regredendo nella coscienza sociale della città. Ricordiamolo: il diritto ad un’abitazione, oltre ad esse previsto da una serie di fonti europee e di diritto internazionale, è stato riconosciuto dalla Corte costituzionale fin dal 1988, quando si è affermato che tale diritto “rientra fra i requisiti essenziali caratterizzanti la socialità cui si conforma lo Stato democratico voluto dalla Costituzione”. A fronte di un riconoscimento così chiaro, tutte le autorità politiche e amministrative dovrebbero sentirsi chiamate ad un'intensa attività di attuazione. Non così a Bolzano, dove invece gli amministratori e, più in generale, una parte cospicua della società civile, si nascondono dietro argomenti diretti ad eludere queste responsabilità.
Il primo argomento avanzato vuole essere innovativo e, addirittura, progressista. “Agli alloggi dei lavoratori e delle lavoratrici ci pensino i loro datori di lavoro!”. Se però riflettiamo solo un attimo, diverse sono le ragioni che rendono questa soluzione irricevibile. In primo luogo, affidare agli imprenditori il ruolo di locatori rischia di accentuare la condizione di subordinazione delle lavoratrici e dei lavoratori: dipendendo anche per quanto riguarda il loro alloggio dal datore di lavoro, davvero potranno poi esercitare i loro diritti di lavoratori/lavoratrici e di inquilin*?
In secondo luogo, non si capisce in ragione di quale titolo dovrebbero essere gli imprenditori a farsi carico della situazione abitativa dei/delle loro dipendenti. Gli imprenditori sono tenuti a pagare le tasse e a rispettare le leggi. Nulla impone loro di dover fornire un alloggio. Al contrario, il fatto che essi paghino le tasse, li rende titolari di un diritto a ricevere servizi dalle autorità pubbliche, tra cui possiamo tranquillamente annoverare anche la predisposizione di alloggi o un intervento pubblico nel mercato delle locazioni a favore dei/delle loro dipendenti.
Proprio quest’ultimo punto ci porta a ricordare quella che dovrebbe essere una banalità: i diritti costituzionali creano obblighi anzitutto in capo alla comunità (secondo l’art. 2 Cost., è la Repubblica che riconosce e garantisce i diritti …), non in capo a questo o quel gruppo sociale. Se una comunità decide di elevare un bisogno al rango di diritto costituzionale, è essa con i suoi rappresentanti che deve darne attuazione.
Il secondo argomento che ripetutamente ci viene opposto è il becero “ospitateli a casa vostra”. Ancora una volta chi ripete questo mantra non fa altro che deresponsabilizzare le istituzioni. Ma quel che è peggio, rischia di segare il ramo su cui è egli stesso seduto. Seguendo la logica dell’”ospitateli a casa vostra” che oggi si applica ai diritti delle persone senza dimora, le istituzioni pubbliche potranno domani giustificare la mancata accoglienza di un anziano in casa di riposo dicendo alla famiglia che è essa e non la comunità che deve farsene carico. E lo stesso potrà essere detto ai genitori di bambine e bambine che non trovano un posto all’asilo nido (NB: se questo già accade, la responsabilità non è certo di coloro che dormono all’aperto!).
Questa vicenda ci dimostra quanto sia urgente recuperare il significato dei diritti. Che non sono altisonanti declamazioni, ma sono anzitutto principi, ovvero letteralmente “inizi" di politiche pubbliche che richiedono risorse, strutture, personale, incessante dedizione.
Trovare una soluzione abitativa per chi lavora e sopravvive all’addiaccio non è solo un modo per rispondere ad un loro bisogno e, in particolare, per rimanere ancorati ad una tradizione e politica da cui, consapevolmente o meno, rischiamo di allontanarci.
Continuiamo a scendere in piazza per chiedere a gran voce diritti e dignità per tutte e tutti.
Vi aspettiamo al presidio di martedì 9 giugno, ore 18, sempre in piazza del Municipio!
Foto di Gilberto Cavalli