27/05/2018
Sono passati quattro anni e due mesi da questa foto, da quel giorno in cui con un gazebo, fogli e penne, ci piazzammo tra i palazzi del rione 219. Organizzammo una petizione per chiedere di dare un nome a un parco ormai diventato un ghetto. Volevamo fare qualcosa per il quartiere e, grazie all'idea di Alessandro Mithril Art, pensammo che fosse opportuno cominciare dalla sua identità. Quelle firme finirono abbandonate in chissà quale archivio del municipio, e non sono mai state prese in considerazione da chi fino ad ora ha amministrato il Comune di Brusciano (come altri progetti che avevamo proposto). Cinque le associazioni che appoggiarono l'iniziativa. Oggi la petizione è stata ricordata in un comizio elettorale, nello stesso posto (ancora senza un nome) in cui ci trovavamo quattro anni prima. Ho apprezzato che sia stata ricordata, un po' di meno che sia stata fatta propria. Ne ho parlato con il candidato sindaco, gli ho manifestato il mio disappunto. Il suo intento - ha riferito - era solo quello di valorizzare quanto avevamo fatto. Quel giorno di quattro anni fa lui si presentò per sottoscrivere la petizione, come un altro candidato a sindaco in questa tornata elettorale e tanti abitanti del quartiere. Ed è proprio nel rispetto di chi in quell'occasione decise di fermarsi e siglare quell'appello, di chi ci diede fiducia e dei volontari che si mobilitarono per dar vita in un luogo pubblico alla raccolta firme, che ritengo opportuno fare una precisazione: l'iniziativa non fu in alcun modo pensata e supportata da partiti o movimenti, fu organizzata solo nell'interesse di chi vive nel parco della 219 e con l'obiettivo di poter fare qualcosa per il quartiere e i suoi bimbi, a partire da quel nome. Detto questo, mi auguro che quanto accaduto non venga strumentalizzato da nessuno, anche perché attuali assessori e consiglieri comunali ora si propongono agli elettori in coalizioni rivali, e chi è stato in questi anni impegnato politicamente non mi pare che fino ad oggi abbia fatto qualcosa a tal proposito. Quindi, che ognuno risponda alla propria coscienza!
Agata Marianna Giannino