M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari

M5S - Gruppo Territoriale di Cagliari Il nostro obiettivo principale è avvicinare la politica al popolo e il popolo alla politica.

Il nostro Gruppo Territoriale è il punto di riferimento locale per chi vuole partecipare attivamente alla vita politica e sociale di Cagliari, in linea con i principi del Movimento 5 Stelle: partecipazione, trasparenza, legalità e coinvolgimento civico. Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Cagliari è il punto di riferimento locale per attivisti, iscritti e cittadini interessati a parte

cipare attivamente alla vita politica e sociale del nostro territorio. Il gruppo è aperto a tutti gli iscritti al portale del Movimento 5 Stelle che vivono, lavorano o nutrono un interesse concreto per le attività politiche e civiche del Comune di Cagliari. Crediamo che una cittadinanza consapevole, informata e coinvolta sia la base di una democrazia sana e funzionante. Per questo, ci impegniamo a:
- Individuare e affrontare criticità, bisogni e limiti delle amministrazioni locali;
- Promuovere la partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica e alle scelte politiche della città;
- Favorire trasparenza, legalità ed efficienza nella gestione della cosa pubblica. La nostra storia
Il Gruppo Territoriale di Cagliari è nato a settembre 2023 e fin da subito ha avuto un ruolo attivo e determinante sul territorio:

- Ha contribuito, con il lavoro di attivisti e portavoce, all’elezione di Alessandra Todde come Presidente della Regione Sardegna;

- Ha partecipato ai tavoli programmatici e politici per le Comunali di Cagliari, contribuendo alla definizione del programma e al rafforzamento della coalizione che ha portato all'elezione di Massimo Zedda come Sindaco. Cosa facciamo oggi
Attualmente il gruppo:
- Fa da ponte tra i cittadini e i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, raccogliendo segnalazioni, idee e proposte;
- Collabora con portavoce a livello regionale su temi strategici per la Sardegna;
- Supporta l'azione politica del Movimento a tutti i livelli (comunale, regionale, nazionale ed europeo), con lo sguardo attento ai cambiamenti e alle sfide globali che rendono sempre più urgente un'azione politica coerente, responsabile e partecipata. Se anche tu credi che la politica debba tornare ad essere fatta dalle persone, per le persone, unisciti a noi!

👉 Per partecipare, è sufficiente essere iscritti al portale del Movimento 5 Stelle e avere un legame con il territorio di Cagliari. A questo link potete trovare il Gruppo Territoriale di Cagliari nel sito ufficiale del Movimento 5 Stelle:
https://portale.movimento5stelle.eu/gruppi-territoriali?country=109®ion=20&state=324&municipality=7695&district=

Il gruppo territoriale di Cagliari si stringe intorno ad Alessandro e alla sua famiglia augurando che la situazione si r...
29/08/2026

Il gruppo territoriale di Cagliari si stringe intorno ad Alessandro e alla sua famiglia augurando che la situazione si risolva al meglio il prima possibile, forza Dibba ti siamo tutti vicini

CEUTA: QUANDO IL SOVRANISMO DIVENTA UN DANNO PER L’ITALIAA cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)Da un...
18/08/2026

CEUTA: QUANDO IL SOVRANISMO DIVENTA UN DANNO PER L’ITALIA

A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

Da una tragedia alla frontiera africana alla guerra politica dentro l'Europa
Quello che è accaduto a Ceuta il 30 luglio 2026 è stato enorme, drammatico e non deve essere minimizzato.
Ceuta è una città autonoma sp****la di circa 83.000 abitanti situata sulla costa nordafricana, circondata dal Marocco. Insieme a Melilla costituisce una delle frontiere terrestri esterne dell'Unione europea con l'Africa.
Il 30 luglio decine di migliaia di persone, in grandissima parte provenienti dal Marocco, hanno attraversato o tentato di attraversare il confine via terra e via mare.
Le valutazioni iniziali parlavano di circa 50-60.000 ingressi; le successive stime spagnole hanno portato il numero a circa 72.000 persone.
Una massa umana impressionante, quasi equivalente all'intera popolazione della città.
Le forze della Guardia Civil sono state sopraffatte, Madrid ha inviato rinforzi militari e molte persone hanno tentato di raggiungere Ceuta a nuoto o attraverso il frangiflutti di Tarajal.
Il prezzo umano è stato terribile.
Al 12 agosto il bilancio riportato da Reuters è salito ad almeno 96 morti.
Le ricostruzioni più recenti indicano tra le cause principali dell'esodo la diffusione sui social di false informazioni secondo cui la frontiera sarebbe stata sostanzialmente "aperta", il disagio economico di moltissimi giovani marocchini e l'interpretazione distorta di una recente sentenza della Corte Suprema sp****la. Le autorità stanno inoltre indagando su chi abbia promosso online gli attraversamenti.
Una tragedia vera, quindi.
Non un'invenzione.
Ed è proprio per questo che meriterebbe una politica seria, invece di essere trasformata nell'ennesimo palcoscenico della propaganda.

FONTI: Reuters, 7 e 12 agosto 2026; Associated Press, 13 agosto 2026.

LE RESPONSABILITÀ DEL MAROCCO

Una domanda è inevitabile.
Come è possibile che decine di migliaia di persone abbiano raggiunto contemporaneamente una delle frontiere più delicate del Mediterraneo?
La responsabilità del Marocco nella gestione della propria frontiera è una questione che non può essere semplicemente rimossa.
Il 30 luglio la pressione fu tale che le forze marocchine, nonostante l'impiego di mezzi antisommossa e cannoni ad acqua, vennero sopraffatte da una massa di persone che si estendeva per chilometri nell'area di Fnideq.
Ma bisogna distinguere le responsabilità politiche e operative da ciò che possiamo dimostrare.
Non esistono, allo stato attuale, prove che il governo marocchino abbia organizzato deliberatamente l'esodo del 30 luglio. Le valutazioni dell'intelligence sp****la riportate dalla stampa internazionale hanno invece indicato soprattutto una mobilitazione spontanea alimentata dai social, dalla situazione economica e dalla convinzione che esistesse una finestra per entrare a Ceuta.
Questo però non cancella un precedente inquietante.
Nel 2021, durante una crisi diplomatica tra Madrid e Rabat, circa 9.000 persone entrarono a Ceuta dopo che le autorità marocchine avevano temporaneamente allentato i controlli.
Allora il Parlamento europeo fu durissimo: condannò esplicitamente l'utilizzo marocchino del controllo delle frontiere e della migrazione come strumento di pressione politica sulla Spagna.
Oggi Rabat sembra aver cambiato completamente passo: in vista delle nuove chiamate sui social per un attraversamento di massa attorno al 15 agosto, il Marocco ha rafforzato enormemente il dispositivo di sicurezza e, secondo AP, oltre 20.000 membri delle forze di sicurezza vengono impiegati quotidianamente nell'area di frontiera.
E questo dimostra almeno una cosa:
quando Marocco e Spagna collaborano seriamente, quella frontiera può essere controllata molto più efficacemente.

FONTI: EFE, 31 luglio 2026; AP, 13 agosto 2026; Parlamento europeo, risoluzione del 10 giugno 2021.

LA RIDICOLA PROPAGANDA DELGOVERNO MELONI

Davanti a questa tragedia il governo italiano decide immediatamente di trasformare una crisi alla frontiera tra Marocco e Spagna in una questione tra Italia e Spagna.
Il governo Meloni annuncia la reintroduzione temporanea dei controlli sui collegamenti aerei e marittimi provenienti dalla Spagna, sostenendo di voler tutelare la sicurezza nazionale e impedire possibili movimenti secondari dei migranti.
Antonio Tajani definisce la misura addirittura «ineludibile».
Peccato che ci siano alcuni piccoli problemi geografici, giuridici e numerici.
PRIMO PROBLEMA: CEUTA NON È NEL NORMALE REGIME SCHENGEN
Ceuta è territorio spagnolo e territorio dell'Unione europea.
Ma gode di un regime speciale rispetto allo spazio Schengen.
La stessa Commissione europea ha ricordato durante questa crisi che continuano a esistere controlli di frontiera tra Ceuta e il resto dello spazio Schengen.
Quindi:
entrare a Ceuta NON significa entrare automaticamente nel territorio europeo di libera circolazione.
SECONDO PROBLEMA: LA SPAGNA NON CONFINA CON L'ITALIA
Sembra una banalità da scuola elementare, ma evidentemente è necessario ricordarla.
Per arrivare via terra dalla Spagna all'Italia bisogna attraversare:
SPAGNA → FRANCIA → ITALIA.
Esistono naturalmente voli e traghetti diretti, ed è proprio su questi che Roma ha introdotto i controlli.
Ma non esiste alcuna frontiera terrestre Italia-Spagna attraverso la quale una massa di persone proveniente da Ceuta possa improvvisamente riversarsi nel nostro Paese.
TERZO PROBLEMA: QUELLE PERSONE ERANO GIÀ TORNATE INDIETRO
Questo è il dato più devastante.
Il 4 agosto il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska comunicava che, delle circa 72.000 persone entrate a Ceuta, circa 70.000 erano già tornate in Marocco.
E secondo fonti della polizia sp****la citate da Sky News il 10 agosto, solamente circa 75 persone riconducibili all'esodo erano riuscite a raggiungere la Spagna continentale.
SETTANTACINQUE.
Su circa SETTANTADUEMILA.
Nel frattempo rimaneva naturalmente il problema reale e drammatico dei minori non accompagnati: oltre 1.300 erano stati registrati e circa 1.100 erano ospitati in strutture di Ceuta totalmente sovraccariche.
Quindi nessuno sostiene che a Ceuta non esistesse un'emergenza.
L'emergenza esisteva a Ceuta.
Quello che mancava era la gigantesca emergenza migratoria dalla Spagna verso l'Italia utilizzata per giustificare politicamente lo scontro.

FONTI: Commissione UE/RaiNews; Reuters, 7 agosto; Sky News, 10 agosto; Guardian, 4 agosto.

LE VERE MOTIVAZIONI DI MELONI

Qui dalla cronaca passiamo alla politica.
Perché mentre tutto questo accade, Giorgia Meloni ha un problema che si chiama:
ROBERTO VANNACCI.
Futuro Nazionale è cresciuto rapidamente nei sondaggi e sta contendendo voti soprattutto all'area del centrodestra.
Già nei primi sondaggi sulla nascita della formazione di Vannacci emergeva chiaramente che la sua presenza sottraeva consenso soprattutto a Fratelli d'Italia e Lega.
A fine luglio alcune rilevazioni collocavano Futuro Nazionale addirittura intorno al 7-7,6%.
E improvvisamente Meloni si ritrova nella situazione più scomoda possibile per chi ha costruito una parte fondamentale della propria identità politica sulla lotta all'immigrazione:
essere scavalcata a destra.
Non possiamo dimostrare che Palazzo Chigi abbia preso la decisione sui controlli perché Vannacci stava crescendo.
Ma possiamo osservare i fatti.
Possiamo osservare la cronologia.
Possiamo osservare la competizione politica.
E possiamo osservare che questa interpretazione è stata avanzata apertamente anche nel dibattito politico e sulla stampa italiana: l'opposizione ha accusato Meloni di inseguire le parole d'ordine di Vannacci e diverse analisi hanno letto la vicenda di Ceuta proprio alla luce della pressione elettorale esercitata dalla nuova destra.
La sensazione politica è difficilmente ignorabile:
una tragedia umanitaria avvenuta in Africa trasformata nell'occasione per dimostrare all'elettorato italiano chi ce l'ha più duro sull'immigrazione.
Solo che quando giochi con Schengen per fare politica interna, Schengen appartiene anche agli altri.
E infatti la Spagna ha risposto.
Madrid ha reintrodotto controlli sugli arrivi dall'Italia, verificando già circa 200 passeggeri nei principali aeroporti spagnoli.
Risultato?
Una crisi avvenuta tra Marocco e Ceuta è diventata uno scontro diplomatico tra due Paesi amici e fondatori del progetto europeo contemporaneo, Italia e Spagna.
Capolavoro.

FONTI: Reuters, 7 e 9 agosto 2026; analisi della stampa italiana e internazionale sulla pressione politica esercitata da Vannacci.

I CONTI COL SOVRANISMO DEGLI ALTRI: LA RISPOSTA TEDESCA

Perché il nazionalismo ha un piccolo difetto.
Funziona benissimo finché nazionalista sei soltanto tu.
Poi diventano nazionalisti anche gli altri.
E Berlino ha appena riaperto un dossier che all'Italia piace molto meno.
Il governo tedesco sta infatti preparando la ripresa dei trasferimenti verso l'Italia di richiedenti asilo dei quali considera Roma responsabile secondo le regole europee.
Un primo caso è stato indicato per il 19 agosto, relativo a una giovane somala arrivata in Germania.
L'Italia risponde che, in base agli accordi legati al passaggio al nuovo Patto europeo sulla migrazione, non avrebbe più vecchi "dublinanti" da riprendere.
Berlino sostiene invece una lettura differente e vuole procedere con i trasferimenti.
Attenzione: non abbiamo prove che la Germania abbia preso questa posizione come ritorsione per lo scontro Italia-Spagna.
Non scriveremo una cosa che non possiamo dimostrare.
Il punto politico è un altro.
La stessa logica nazionale che Roma applica alla Spagna può essere utilizzata dagli altri Paesi nei confronti dell'Italia:
«Non è un problema nostro. È arrivato da voi? Riprendetevelo.»
E per l'Italia questa filosofia è semplicemente suicida.
Perché la Germania non si trova in mezzo al Mediterraneo.
Noi sì.

FONTI: ANSA, 9-10 agosto 2026.

E PENSARE CHE CONTE AVEVA INDICATO ESATTAMENTE IL PROBLEMA NEL 2018

Torniamo indietro di otto anni.
Il 5 giugno 2018, nel suo primo discorso programmatico al Senato, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte indicava tra gli obiettivi dell'Italia:
«il superamento del Regolamento di Dublino»
per ottenere l'effettiva equa ripartizione delle responsabilità tra gli Stati europei e costruire sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo.
Il principio era semplicissimo.
L'Italia è geograficamente una delle porte d'ingresso dell'Europa.
Se chi arriva sulle nostre coste diventa automaticamente ed esclusivamente un problema italiano, l'Italia perde.
La frontiera italiana deve quindi essere considerata una frontiera europea.
E l'immigrazione deve essere gestita attraverso responsabilità europea e solidarietà europea.
Otto anni dopo il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, pienamente applicabile dall'11-12 giugno 2026, ha finalmente introdotto un meccanismo permanente e obbligatorio di solidarietà destinato proprio a evitare che gli Stati sottoposti a maggiore pressione migratoria vengano lasciati soli.
Non è l'abolizione totale della responsabilità dello Stato d'ingresso e certamente non è il modello perfetto immaginato allora.
Ma rappresenta un passo nella direzione di una responsabilità maggiormente condivisa.
Ed è precisamente questa filosofia che il ritorno alla guerra di tutti contro tutti rischia di demolire politicamente.

FONTI: dichiarazioni programmatiche di Giuseppe Conte, 5 giugno 2018; Commissione europea, nuovo Patto su migrazione e asilo.

IL PARADOSSO SOVRANISTA

Ed eccoci al punto.
Per anni ci hanno raccontato:
PRIMA GLI ITALIANI.
Bellissimo slogan.
Poi però arriva il tedesco e dice:
PRIMA I TEDESCHI.
Lo spagnolo:
PRIMA GLI SPAGNOLI.
Il francese:
PRIMA I FRANCESI.
E improvvisamente scopriamo una cosa incredibile:
l'Italia è ancora in mezzo al Mediterraneo.
La geografia non cambia perché hai fatto un comizio.
Se ogni Stato europeo decide che l'immigrazione arrivata dal Paese vicino è esclusivamente un problema del vicino, l'Italia non vince.
L'ITALIA PERDE.
Perché siamo noi uno dei principali Paesi di primo ingresso dell'Unione.
Per questo l'interesse nazionale italiano non dovrebbe essere distruggere la solidarietà europea.
Dovrebbe essere rafforzarla.
Non dovrebbe essere trasformare Schengen in un manganello da agitare contro Madrid per conquistare qualche voto alla propria destra.
Dovrebbe essere convincere Madrid, Parigi, Berlino, Varsavia e tutti gli altri che chi arriva sulle coste italiane arriva alla frontiera dell'Europa.
Perché il sovranismo ha una contraddizione che prima o poi presenta sempre il conto:
funziona soltanto se gli altri non fanno altrettanto.
E quando ciascuno comincia a chiudere la propria porta, respingere verso il vicino e utilizzare migranti e frontiere per la propria campagna elettorale, alla fine perdono tutti.
Perde l'Italia, che rischia di ritrovarsi nuovamente sola davanti alla propria posizione geografica.
Perde l'Europa, perché Schengen e la solidarietà fra Stati vengono sacrificati sull'altare di qualche punto percentuale nei hu sondaggi.
E perdono soprattutto i migranti, trasformati ancora una volta da esseri umani in pacchi da scaricare oltre il confine, strumenti di pressione diplomatica e oggetti della propaganda elettorale.
A Ceuta sono morte almeno 96 persone.
Mentre noi discutiamo su chi debba rispedire chi da una parte all'altra dell'Europa.
Forse sarebbe il caso di ricordarlo.
Perché una politica che per dimostrare di mettere «prima gli italiani» finisce per isolare l'Italia, indebolire l'Europa e trasformare esseri umani disperati in materiale da campagna elettorale non è sovranismo.
È semplicemente una politica contro gli interessi del Paese che sostiene di voler difendere.

Grazie Assessora!
14/08/2026

Grazie Assessora!

Il verde di Cagliari: facciamo chiarezza

Cagliari possiede un patrimonio naturalistico enorme.
Tra zone naturali, boschive, umide e specchi d’acqua, circa il 63% del territorio comunale è riconducibile ad aree verdi e blu.
Anzitutto la Rete Natura 2000, che comprende i siti di importanza comunitaria e le zone di protezione speciale, sottoposte a tutela per gli habitat, la fauna e l'avifauna, che occupano il 50% del territorio comunale (Stagno e Saline di Molentargius, Torre del Poetto, Monte Sant’Elia-Calamosca e Cala Fighera, Stagno di Cagliari-Saline di Macchiareddu e Laguna di Santa Gilla).
All’interno dell’abitato, il verde gestito direttamente dal Comune di Cagliari ammonta a circa 2,5 km quadrati, di cui circa 1,5 del verde diffuso e circa 1 dei 12 grandi parchi comunali, cui si aggiungono il parco metropolitano di Monte Claro, il parco regionale di Molentargius, l’Orto botanico (dell’Università) e decine di giardini di quartiere e aree verdi attrezzate che costituiscono il verde di prossimità.
Complessivamente sono stati censiti circa 30.000 alberi, di cui 20.000 della viabilità.
Sin dall’insediamento della nostra Giunta, l’azione del mio Assessorato è stata improntata su due linee guida: il miglioramento dell’attuale gestione con introduzione dei correttivi necessari e la programmazione dei futuri lavori all’insegna della sostenibilità e del recupero ambientale.
Per quanto riguarda la gestione, ci siamo concentrati sugli interventi di manutenzione più urgenti per la città (in particolare le potature dei principali alberi ad alto fusto) oltre al ripristino e all’ammodernamento di varie aree giochi per bambini, ormai ammalorate o vandalizzate.
Per quanto riguarda invece la programmazione, occorre distinguere due ambiti, quello degli appalti e quello dei progetti.
La manutenzione del verde cittadino è organizzata in 3 grandi aree, che corrisponderanno a 3 appalti. Un primo che ricomprende i cd. Parchi Nord (Monte Urpinu, Terramaini, Musica, Ex-Vetreria, Giovanni Paolo II) è stato recentemente affidato; per l’altro che riguarderà i cd. Parchi Sud (Bonaria, Tuvixeddu, Orto dei Cappuccini, Giardino sotto le Mura e Giardini Pubblici), è in via di definizione il nuovo progetto che sarà bandito a breve. Infine, il Servizio, con l’ausilio di alcuni esperti, sta preparando il nuovo progetto dell’appalto del verde urbano diffuso, che sarà bandito prossimamente e comprenderà i giardini di quartiere e tutte le alberature stradali. Ci stiamo focalizzando sull’obiettivo di superare le criticità manifestatesi negli anni precedenti, correggerle e dare un’impronta ancora più sostenibile all’appalto.
Il capitolo più importante del Servizio e della delega assessoriale riguarda però la progettazione e la realizzazione del nuovo Verde.
Anzitutto, mi preme ricordare i progetti già finanziati ed in via di attuazione.
Tra questi, l'accordo firmato l’anno scorso con l’Assessorato regionale all’Ambiente e l’Università di Cagliari che, grazie a un contributo di 2,2 milioni di euro, consentirà la riqualificazione dei giardini universitari del polo di viale Sant’Ignazio, la messa in sicurezza del costone roccioso di viale Merello e il collegamento con l'Orto dei Cappuccini, con la creazione di un unico parco universitario.
Sono invece partiti - con la consegna dell’area di cantiere a gennaio 2026 - i lavori per il secondo lotto del Parco degli Anelli, accanto al lungomare Sant’Elia, del valore di circa 15 milioni di euro: un intervento che restituirà alla cittadinanza un’area di 15 ettari (compreso il primo lotto già realizzato) ricca di verde e spazi dedicati alla socialità. Al momento si sta svolgendo la fase preliminare della bonifica bellica e prevediamo di terminare i lavori nel 2029.
Tra i progetti di cui attendiamo il finanziamento regionale, due predisposti con la collaborazione del DICAAR dell’Università di Cagliari.
Il primo (di 1 milione di euro circa) prevede la realizzazione di nuovi percorsi e spazi verdi attrezzati nel cuore della Municipalità di Pirri (Infrastrutture verdi e blu).
L'altro (di circa 2.200.000 euro) riguarda la riqualificazione di aree verdi degradate nel quartiere di Monreale; giudicato idoneo dalla Regione, è attualmente sotto il vaglio del Ministero.
Per quanto riguarda il futuro più prossimo, il nostro Servizio ha preparato alcune proposte progettuali con annesse richieste di finanziamento, relative a parchi, aree verdi, aree per la socialità di bambini, famiglie e sportivi, aree dedicate agli animali di affezione (comprese oasi feline), riqualificazione di piazze centrali e periferiche.
Ebbene, con grande gioia, posso annunciare che diverse di queste richieste sono state accolte e i relativi finanziamenti sono stati approvati con la recente delibera di assestamento del Bilancio.
Complessivamente saranno destinati al verde pubblico circa 3,7 milioni di euro:
- 1 milione di euro per la riqualificazione di Piazza Palestrina, storica area cittadina da tempo degradata;
- 200 mila euro per la fornitura di nuovi giochi, attrezzature e arredi per le aree di socializzazione nei parchi e nelle aree verdi;
- 200 mila euro per la realizzazione del nuovo parco cittadino dedicato alla memoria di Aldo Moro;
- 150 mila euro per la riqualificazione delle aree di via Socrate, per le quali è già stato approvato il progetto esecutivo e si sta procedendo all’affidamento dei lavori;
- 75 mila euro per il consolidamento del muro di contenimento dei giardini universitari;
- 50 mila euro per la riqualificazione di Piazza dei Carrubi a Pirri;
- 50 mila euro da un finanziamento regionale relativo agli orti urbani, che saranno affidati in gestione tramite apposito bando;
- 30 mila euro quali contributi per le associazioni e i volontari attivi nella gestione e salvaguardia delle colonie feline.
Infine, sono stati stanziati 2 milioni di euro che saranno destinati a vari interventi di manutenzione straordinaria e di riqualificazione dei parchi cittadini, di cui cito i principali.
Sono previste azioni integrate che riguarderanno il verde diffuso e di prossimità già esistente, ma bisognoso di interventi di riqualificazione (piazza Sant’Eulalia, via Dante, via Cugia e zona Tribunale, piazza Maxia, alcune aree di Is Mirrionis, piazza sa Barchixedda, parco Jovanotti, parco di via Talete e altre aree in via di definizione, tra cui piazza Medaglia e le aree di San Sebastiano e Mercalli).
Oltre al verde diffuso, sono previste azioni puntuali in alcuni parchi che necessitano di interventi straordinari.
Inoltre, prevediamo azioni di forestazione urbana diffusa, con la piantumazione di centinaia di nuovi alberi, sia a riempimento delle formelle vuote da anni, sia ad integrazione delle aree storicamente carenti di verde. Questi interventi di forestazione saranno coniugati, laddove possibile, alla depavimentazione dei suoli per consentire la liberazione delle radici arboree e la riconquista della capacità drenante dei suoli.

Sulla realizzazione delle oasi feline, sinora mai concretizzata nella nostra città, l’Amministrazione intende iniziare con un primo sito dedicato, per poi procedere nel creare gradualmente una rete che soddisfi finalmente le necessità cittadine.
Tengo infine a ricordare che manutenzione, gestione e futuri interventi ricadranno sotto la nuova regolamentazione comunale: abbiamo adottato a novembre il Piano urbanistico Comunale che al suo interno contiene il Piano del Verde e il Nuovo Regolamento del Verde: due nuovi strumenti che disciplineranno la gestione del Verde, sia pubblico che privato, su criteri di sostenibilità e rispetto ambientale. Strumenti che abbiamo già cominciato ad applicare in punto di semplificazione e promozione delle iniziative in collaborazione tra pubblico e privato.

Diciamo che dalla settimana prossima ci aspetta un duro lavoro, ma abbiamo intenzione di mettercela tutta, per fare tutto quanto ci sarà possibile nei tempi più rapidi possibili.

Buon Ferragosto ❤️

03/08/2026

Gentile Consigliere Farris,

ho sempre giudicato la “cifra politica” che ha utilizzato nei miei confronti particolarmente deludente, oltre che svilente per la sua figura di Consigliere comunale di lungo corso e finanche di Avvocato.

Anche per questo motivo ho sempre evitato di replicare alle sue esternazioni, che sono state ripetutamente offensive, anche sul piano personale, e certamente non rispondenti al corretto contraddittorio politico, oltreché al più giusto linguaggio di genere.

Ed invero, neppure questa volta intendo risponderle, quanto meno non sullo stesso piano insultante e di mancanza di rispetto.

Sono una persona aperta al confronto, anche quello più aspro, e non mi tiro indietro di fronte alle difficoltà, ma per me prima di tutto viene l’educazione e il rispetto personale e istituzionale.

Inizio con l’entrare nel merito delle sue pretestuose osservazioni perché ai cittadini e alle cittadine giustamente interessa la verità dei fatti.

1) In merito ai miei compiti da Assessora e sulla mia presenza nelle Commissioni consiliari e in Consiglio comunale.

• Tengo a precisare che il Piano Economico Finanziario 2026-2029 è stato predisposto dal Servizio di Igiene Urbana, oggetto della mia delega, mentre la Tari e la relativa Regolamentazione, pur avendo ad oggetto contenuti afferenti al mio Servizio, sono di competenza del Servizio Bilancio e Tributi, la cui delega è rimasta in capo al Sindaco.

• La settimana scorsa sono intervenuta alle sedute congiunte delle Commissioni Ecologia urbana e Bilancio al fine di illustrare il PEF e rispondere alle richieste di chiarimento dei consiglieri, insieme al Dirigente. In una di queste sedute, ho anche illustrato la proposta di Regolamentazione della Tariffa, sostituendo il Sindaco impegnato in altra sede istituzionale. Lei Consigliere Farris non era presente.

• In Consiglio comunale, com’era mio compito, ho illustrato la proposta di delibera avente ad oggetto il nuovo PEF: ho parlato per circa 15 minuti, leggendo una relazione tecnico-politica preparata da me (come tutti gli atti e i documenti che espongo), dopo aver studiato (come mia abitudine da tutta la vita) e condiviso con gli Uffici il complesso documento programmatorio e contabile, le relazioni e gli altri documenti allegati. Il Sindaco ha illustrato le due delibere di sua competenza.
In questo caso però la scuso, perché in quella seduta di Consiglio lei non era presente.

• Successivamente, in altra seduta si è svolto il dibattito consiliare, che ha riguardato, per brevità, su decisione del Presidente del Consiglio, tutte e tre le delibere. Al momento delle conclusioni, il Sindaco come in suo potere ha deciso di avocare a sé le deleghe ed esporre conclusioni uniche per le tre delibere, vista l’unitarietà e la valenza politica generale del tema.

2) Riguardo ai numeri, rinviando ogni ulteriore approfondimento a sede più consona dei social, preciso quanto segue:

• L’aumento del costo del servizio dal 2025 al 2026 è stato da me indicato, in un’evidente semplificazione giustificata dal contesto, nell’1,5% "circa". Il che significa che è stato contenuto entro l'1,7%, quale tetto stabilito da ARERA.

• Ciò che conta per i cittadini è che IL COSTO DEL SERVIZIO È STATO CONTENUTO SOTTO L’AUMENTO MASSIMO PRESCRITTO DALL’AUTORITA’.

• Sui 3 milioni di contributo proveniente dal finanziamento regionale sembra quasi pleonastico dire che ne conosco perfettamente l’esistenza, la ragione e i benefici, essendo una misura che, previa approfondita istruttoria tecnico-giuridica, insieme al Sindaco, abbiamo proposto e ottenuto dalla Giunta Regionale, per sostenere Cagliari nel suo ruolo di città capoluogo.

• Questi 3 milioni, contrariamente a quanto da Lei affermato in altre occasioni, servono a coprire parte del costo che spendiamo per far fronte alle criticità derivanti dall’afflusso di lavoratori e studenti pendolari, di pazienti degli ospedali cittadini e di tutte quelle persone che dal resto della regione ogni giorno arrivano a Cagliari e in qualche modo utilizzano i servizi al territorio erogati dalla Città.

D’altra parte, senza quel contributo la TARI sarebbe più alta e il costo del servizio reso ai non residenti ricadrebbe tutto sui cagliaritani.

Anche grazie a questo contributo, SIAMO RIUSCITI A RIDURRE LA TARI PER DUE ANNI CONSECUTIVI.

3) Relativamente all’evasione:

Sì, combattiamo l’evasione. Lo facciamo dal primo giorno di insediamento della nostra Giunta, attraverso la collaborazione con le altre Forze Armate e, in particolare, con la Guardia di Finanza, lo facciamo con un gruppo di lavoro trasversale che riunisce vari Uffici e con la Sezione di ecologia urbana della Polizia, tutte novità da noi istituite, nonché grazie alla collaborazione coi cittadini e le cittadine che segnalano criticità e abbandoni. Le significo che è la prima volta che l'Amministrazione avvia un piano integrato: censimento, incrocio delle banche dati, GdF, tariffa puntuale.

Conosco bene i numeri del FCDE (Fondo crediti di dubbia esigibilità) ed è una delle voci che più fa salire la TARI. Proprio per questo motivo, insieme al Servizio Tributi, abbiamo creato un percorso per cercare di contenerlo, considerando altresì che per regolamento Arera, le annualità 2028-2029 saranno soggette a un aggiornamento obbligatorio.

4) In merito al risultato:

Nonostante l’aumento fisiologico del costo del servizio, ABBIAMO AUMENTATO I SERVIZI (fin da subito lavaggi, isola ecologica mobile, intensificazione ritiro indumenti e spazzamento, comunicazione) e ABBASSATO LA TARI PER IL SECONDO ANNO CONSECUTIVO.

Famiglia di 3 persone con 80mq: 441€ nel 2024 → 385€ nel 2026. -56€. Mentre Cagliari resta in Classe A al 75% "circa"di differenziata (anche qui è una semplificazione). Questi sono i fatti.

Consigliere Farris, in conclusione, la invito da ora in poi a rivolgersi a me almeno con educazione e con rispetto. Comprendo di infastidirla, ma suo malgrado io continuerò a lavorare per chi mi ha eletto, per la fiducia che ha riposto in me il Sindaco, per il Movimento 5 Stelle e per i cittadini e le cittadine tutte, al cui servizio è rivolto il mio operato.

Se invece intende continuare con le offese, i nomignoli, i doppi cognomi, le battute da bar, le lascio il primato di uno stile che non mi appartiene.

La politica è un impegno serio, di grande responsabilità civica, e la nostra città merita più di queste cadute di stile.

 A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)Giorgia Meloni ha più volte dichiarato che la sua scelta di e...
28/07/2026



A cura del gruppo territoriale di Cagliari (Valisi Andrea)

Giorgia Meloni ha più volte dichiarato che la sua scelta di entrare in politica nacque dopo la strage di via D'Amelio, ispirata dal sacrificio di Paolo Borsellino. Un'affermazione importante, che richiama valori come la legalità, la trasparenza e il pieno sostegno all'azione della magistratura.
Per questo la vicenda che coinvolge Andrea Delmastro merita di essere raccontata con precisione.

La vicenda della "Bisteccheria d'Italia"

Nel 2024 nasce a Roma la società Le 5 Forchette S.r.l., che gestisce il ristorante "Bisteccheria d'Italia". Tra i soci figura anche Andrea Delmastro, allora sottosegretario alla Giustizia. Tra gli altri protagonisti dell'iniziativa imprenditoriale compare Mauro Caroccia.
Successivamente la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma apre un'indagine ipotizzando che parte dei capitali impiegati nella società possa provenire da denaro riconducibile al clan Senese. Mauro Caroccia diventa uno degli indagati nell'inchiesta.
Andrea Delmastro, invece, non risulta indagato. Ha sempre sostenuto di aver investito esclusivamente la propria quota, di non conoscere il passato giudiziario di Caroccia e di non aver avuto alcun ruolo nelle ipotesi di reato contestate dalla Procura.
La vicenda politica, tuttavia, porta alle sue dimissioni da sottosegretario alla Giustizia.

(Fonti: RaiNews, Corriere della Sera, ANSA)

Perché la Procura vuole le chat

Nel corso delle indagini viene sequestrato il telefono di Mauro Caroccia. Al suo interno i magistrati trovano anche le conversazioni WhatsApp con Andrea Delmastro.
Secondo la Procura di Roma quelle conversazioni potrebbero essere utili per ricostruire i rapporti tra i due, la nascita della società, la sua gestione e alcuni aspetti dell'indagine.
Poiché Delmastro è un parlamentare, la Costituzione prevede che la magistratura debba ottenere l'autorizzazione della Camera per acquisire quelle comunicazioni.

(Fonti: Procura di Roma, RaiNews, Sky TG24)

Il no della maggioranza

La Giunta per le autorizzazioni della Camera, con i voti della maggioranza, ha negato l'autorizzazione richiesta dalla Procura.
La motivazione ufficiale è che la richiesta sarebbe troppo ampia e inciderebbe sulla tutela costituzionale della corrispondenza dei parlamentari.
La Procura, al contrario, ritiene quelle chat rilevanti per le indagini e sta valutando un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

(Fonti: ANSA, RaiNews, Sky TG24)

La posizione del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle ha votato contro il diniego all'acquisizione delle chat.
Dopo il voto ha organizzato una protesta in Parlamento con cartelli recanti la scritta "FUORI LE CHAT", sostenendo che la magistratura debba poter svolgere il proprio lavoro senza ostacoli.
La posizione del Movimento è semplice: Delmastro non è indagato e proprio per questo, se non c'è nulla da nascondere, non esiste alcun motivo per impedire ai magistrati di acquisire conversazioni che ritengono utili alle indagini.

(Fonti: Sky TG24, dichiarazioni del Movimento 5 Stelle)

Chi sceglie di fare politica richiamandosi ogni anno all'esempio di Paolo Borsellino dovrebbe essere il primo a pretendere che la magistratura possa lavorare senza ostacoli.
Per questo il diniego della maggioranza rappresenta una scelta politica grave: invece di favorire l'accertamento della verità, si è deciso di impedire l'acquisizione di un elemento investigativo ritenuto utile dalla Procura.
La memoria di Paolo Borsellino non si onora con le commemorazioni o con gli slogan. Si onora difendendo ogni giorno il lavoro della magistratura e scegliendo sempre la trasparenza.
Per questo oggi diciamo con forza una sola cosa:

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