19/05/2026
Chiudere reparti strategici negli ospedali periferici del Molise non significa “razionalizzare”: significa indebolire ulteriormente il diritto alla salute di intere comunità.
Il nuovo Piano Operativo Sanitario 2026-2028 della Regione Molise prevede la soppressione di unità operative fondamentali, tra cui Emodinamica del San Timoteo di Termoli e Ostetricia del Veneziale di Isernia. Una scelta che viene presentata come tecnica e necessaria, ma che rischia di trasformarsi in un grave arretramento sanitario e sociale.
Partiamo dall’Emodinamica del San Timoteo.
Quando si parla di infarto, il fattore decisivo è il tempo. Ogni minuto perso può significare danni irreversibili al cuore o perdita della vita. Pensare che tutto il basso Molise debba dipendere esclusivamente da Campobasso o addirittura da altre regioni, significa ignorare la realtà geografica del territorio, fatta di distanze, viabilità difficile e tempi di percorrenza incompatibili con molte emergenze cardiologiche (ulteriormente evidenziata dai recenti eventi atmosferici).
L’Emodinamica di Termoli non è un “doppione”: è un presidio salvavita per decine di migliaia di cittadini, soprattutto durante l’estate quando la popolazione del basso Molise aumenta enormemente. Chi vive sulla costa o nelle aree interne limitrofe ha diritto ad avere accesso rapido a cure cardiologiche avanzate senza dover affrontare trasferimenti lunghi e rischiosi.
In molte regioni italiane si sta comprendendo che la sanità territoriale e la prossimità delle cure sono fondamentali, soprattutto nelle emergenze tempo-dipendenti. Smantellare servizi strategici nelle aree periferiche rischia invece di aumentare le disuguaglianze.
C’è poi un altro aspetto: chiudere un reparto specialistico non significa perdere solo un servizio, ma impoverire l’intero ospedale. Attorno a un’UO complessa ruotano professionalità, attrattività, investimenti e capacità di trattenere medici e infermieri. Ogni chiusura produce un effetto domino che indebolisce progressivamente tutto il presidio sanitario.
Lo stesso vale per il punto nascita del Veneziale di Isernia. Difendere Ostetricia non è una battaglia nostalgica o campanilistica: significa garantire alle donne un’assistenza vicina, umana e sicura in un territorio montano dove i collegamenti non sono semplici e dove un’emergenza ostetrica non può essere affrontata percorrendo decine di chilometri.
Dietro queste scelte c’è un’idea sbagliata di Sanità: quella che considera i territori un costo da ridurre invece che comunità da tutelare.
Il Molise non ha bisogno di ospedali svuotati. Ha bisogno di una rete sanitaria equilibrata, moderna e diffusa, capace di garantire pari dignità a tutti i cittadini, da Termoli a Isernia.
Il gruppo “Campomarino che Vorrei” esprime piena vicinanza e sostegno alla posizione assunta dalla Regione Molise e dai Sindaci del territorio nella difesa della Sanità pubblica molisana.
Accogliamo con convinzione la volontà condivisa di intraprendere ogni iniziativa utile per difendere il diritto alla Salute e il diritto a non essere cittadini di serie B.