27/03/2018
"Si scrive Praia ma si può leggere Cariati, stando a quanto dicono anche esperti da noi consultati. Abbiamo, infatti considerato i tempi di percorrenza sulla disastrata Statale 106 tra l’ex ospedale di Cariati (oggi sede di P.P.I.) e le strutture di Rossano e Corigliano, ancor più in estate o dai centri dell’entroterra; i numeri ben più alti e la chiara violazione di criteri stabiliti dal decreto 18/2010, dimostrano infatti che, con la sentenza riguardante Praia, non ha più senso parlare di conversione in CAPT o Casa della Salute, ma si apre un varco, una concreta possibilità nella lotta per la riapertura dell’ospedale pubblico, evitando gli errori del passato..Il nostro contributo come , è stato di sostegno all’iniziativa e, insieme, di proposta, soprattutto nel considerare l’ospedale “Vittorio Cosentino” di Cariati in riferimento a quello di Praia a Mare la cui vicenda, a nostro avviso, offre la possibilità, se non l’ultima, di aprire una partita politica sul nostro ospedale.
Come si ricorderà, entrambi i presidi ospedalieri furono chiusi per effetto del decreto n. 18/2010 a firma Scopelliti, con le conseguenti “barricate” dei cittadini sulla Statale. Sette anni di parole e nulla di fatto, fino oggi, che a darci ragione, con la sentenza 1153/2107 , è il Consiglio di Stato, annullando il Decreto n. 30/2016 nelle parti in cui l’ospedale tirrenico è stato trasformato in Casa della Salute e obbligando il Commissario ad Acta a riconvertirlo in ospedale generale.
Questo abbiamo rivendicato in consiglio e tanto rivendichiamo con forza, insieme alla necessità di sollecitare l’approvazione dell’Atto aziendale dell’Asp di Cosenza, perché si organizzi la sanità nel territorio provinciale. E diciamo basta alle speculazioni sulla salute della gente perché Cariati è stanca di vacue promesse e di confusione utile solo a chi ha interesse a tenere la situazione imbavagliata.
Il Comitato, pronto a lanciare nuove iniziative popolari, stigmatizza il comportamento della sindaca Greco e l’ ingerenza del gruppo aziendale