23/07/2026
Vogliono costruire un impianto per il trattamento dei rifiuti nella Cava Iuliano: fermiamoli!
A Caserta c'è chi continua a guardare alle cave dismesse come all'ennesimo luogo dove far arrivare rifiuti. Noi pensiamo esattamente il contrario.
Per questo Caserta Decide e Speranza per Caserta sono fermamente contrarie al progetto di "Realizzazione sul piazzale di un impianto per la messa a riserva ed il recupero di rifiuti speciali non pericolosi (rifiuti inerti)" proposto all'interno della Cava Iuliano, in località San Clemente. Ci viene raccontato che si tratta di un intervento di recupero ambientale della cava. Ma basta leggere gli atti per capire che la questione è molto più complessa.
La stessa relazione tecnica della società proponente prevede esplicitamente l'installazione di un impianto destinato alla messa a riserva e al recupero di rifiuti speciali non pericolosi sul piazzale della cava. Non stiamo quindi parlando soltanto di rinverdire un'area degradata o di restituire un pezzo di territorio alla natura, ma della realizzazione di un impianto di trattamento dei rifiuti all'interno di una cava dismessa.
Ed è proprio questo il punto politico.
Noi riteniamo che il nostro territorio abbia già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali. Per decenni il nostro paesaggio è stato consumato, per decenni sono state prodotte polveri, traffico pesante, rumore ed è stata alterata profondamente un'area di enorme pregio ambientale. Una volta cessata l'attività estrattiva (nel lontano 2008), la priorità dovrebbe essere una sola: la rinaturalizzazione, il recupero ecologico, il reinverdimento dei luoghi e la loro definitiva restituzione alla comunità. Non la trasformazione in nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti.
C'è poi un ulteriore elemento che non può essere ignorato. La Regione Campania, con la Legge Regionale n. 35 del 2025, ha stabilito che, per i siti di cava esistenti lungo la dorsale dei Monti Tifatini, non sono consentite ulteriori attività estrattive fino all'approvazione del nuovo Piano Regionale delle Attività Estrattive, prevedendo invece specifiche norme per la loro riqualificazione ambientale.
Lo spirito di quella norma è chiarissimo: i Tifatini sono un territorio fragile, già profondamente compromesso da decenni di escavazioni, e devono essere finalmente restituiti all'ambiente. Noi condividiamo pienamente questa impostazione. Le cave devono essere recuperate dal punto di vista naturalistico, rinverdite e messe in sicurezza. Non possono diventare il luogo dove localizzare nuovi impianti industriali legati alla gestione dei rifiuti.
Ancora più preoccupante è leggere il parere tecnico di ARPAC Campania.
L'Agenzia evidenzia infatti che non risulta dimostrato che l'impianto sia realmente funzionale al recupero della cava, che operi in un sistema a circuito chiuso o che sia dimensionato esclusivamente rispetto alle esigenze di riempimento e ricomposizione morfologica del sito. Al contrario, dalla documentazione progettuale emerge una configurazione assimilabile a un impianto autonomo di gestione dei rifiuti con possibile funzione produttiva e commerciale.
ARPAC aggiunge inoltre che, in assenza della dimostrazione del nesso funzionale tra impianto e recupero ambientale, l'intervento rischia di configurarsi come un vero e proprio insediamento di gestione rifiuti non coerente con la pianificazione di settore, evidenziando criticità ambientali e localizzative. Sottolinea inoltre che non è dimostrata l'esistenza di un sistema a circuito chiuso e che manca la prova della coerenza tra la capacità dell'impianto e le reali esigenze di recupero della cava, elementi che rendono l'impianto potenzialmente autonomo rispetto al progetto di recupero ambientale.
Sono osservazioni pesanti, formulate dall'ente tecnico deputato alla tutela ambientale, che meritano risposte chiare e non rassicurazioni generiche.
A rendere ancora più delicata la questione è il contesto territoriale in cui questo progetto si inserisce. San Clemente è un quartiere che da decenni convive con le conseguenze delle attività estrattive e che oggi è densamente abitato. L'area interessata dal progetto si trova a circa 500 metri dalle abitazioni e da un pozzo dell'Acquedotto Campano destinato all'approvvigionamento idrico. A poca distanza sorge inoltre il nuovo Policlinico dell'Università Vanvitelli, un'opera strategica per la sanità dell'intera provincia. Nella documentazione della Conferenza dei Servizi vengono inoltre richiamate le preoccupazioni relative all'aumento del traffico pesante, delle polveri e delle possibili ricadute sulla salute dei residenti.
Non solo. La stessa relazione tecnica della società proponente evidenzia che il sito è classificato come area R4 - Rischio Molto Elevato sotto il profilo del rischio frana.
Davvero questa è la destinazione che vogliamo dare a un'area così delicata? Davvero pensiamo che sia una scelta lungimirante localizzare un impianto di recupero di rifiuti speciali in prossimità di un quartiere abitato, vicino a un'infrastruttura fondamentale come l'Acquedotto Campano, in un territorio interessato dalla realizzazione del nuovo Policlinico e per di più classificato a rischio molto elevato di frana?
Questa vicenda arriva inoltre in un momento che dovrebbe imporre la massima prudenza. Le indagini e il sequestro della vicina Cava Luserta hanno mostrato quanto sia necessario vigilare con attenzione su tutto ciò che riguarda le cave del nostro territorio. Quelle vicende giudiziarie rappresentano un campanello d'allarme che nessuno dovrebbe ignorare. Oggi serve un cambio di paradigma: basta considerare le cave come luoghi da riempire o riconvertire in impianti industriali. Le cave devono essere definitivamente recuperate dal punto di vista ambientale, rinverdite e restituite al paesaggio, non trasformate nell'ennesima occasione per movimentare rifiuti.
Noi siamo favorevoli a un recupero vero, che rimetta al centro il paesaggio, la biodiversità e la sicurezza del territorio. Siamo invece contrari a utilizzare il recupero ambientale come giustificazione per introdurre attività che rischiano di trasformare una cava dismessa in un impianto industriale per il trattamento dei rifiuti.
Caserta ha già dato troppo. Il territorio dei Tifatini ha già sopportato abbastanza ferite. Oggi la sfida non è trovare nuovi usi industriali per le cave, ma chiudere definitivamente una stagione di consumo del territorio e aprirne una di tutela, rigenerazione ecologica e valorizzazione del patrimonio ambientale.
Il prossimo passo è la conferenza dei servizi prevista per il 28 luglio. Noi stiamo dalla parte di chi, cittadini e comitato, chiede rigore, trasparenza, e rigenerazione vera del territorio.
I Monti Tifatini non hanno bisogno di altri impianti, ma di essere lasciati in pace.