26/07/2026
Studiosi e operatori culturali a confronto a Scordia sul futuro dei musei etnoantropologici: il nostro Presidente prof. Panascia ha partecipato il 6 giugno scorso al convegno dal titolo "Valorizzare, connettere, innovare: il futuro dei musei etnoantropologici".
Studiosi e operatori culturali a confronto a Scordia sul futuro dei musei etnoantropologici
Il ruolo dei musei etnoantropologici nella società contemporanea, le nuove forme di narrazione del patrimonio culturale e la necessità di costruire reti tra istituzioni, ricercatori e comunità locali. Sono stati questi i temi al centro del convegno dal titolo "Valorizzare, connettere, innovare: il futuro dei musei etnoantropologici", svoltosi all'Ex Pescheria di Scordia e promosso dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Scordia. L'iniziativa ha visto la partecipazione di docenti universitari, ricercatori, funzionari ministeriali e rappresentanti di realtà museali provenienti da diverse province siciliane.
Ad aprire i lavori è stata l'assessora alla Cultura Jessica Gulizia, che ha sottolineato il valore del Museo "Mario De Mauro" come patrimonio della comunità e come strumento capace di mettere in dialogo la memoria del territorio con le nuove generazioni. A coordinare i lavori è stato Stefano Tavolo.
Il primo intervento è stato quello di Arturo Panascia, presidente del Centro Studi Etnoantropologici a lui intitolato, che ha posto l'accento sulla necessità di diffondere una cultura della memoria e di creare una rete stabile tra enti e istituzioni impegnati nella ricerca, nella conservazione e nella valorizzazione del patrimonio etnografico.
Spazio poi al tema della comunicazione del patrimonio culturale con Fabio Fancello, dottorando dell'Università di Catania e presidente dell'associazione Meraki ETS. Attraverso l'analisi di quattro produzioni audiovisive dedicate alla Casa Museo Antonino Uc***lo di Palazzolo Acreide, Fancello ha evidenziato come il linguaggio audiovisivo possa rappresentare uno strumento efficace per raccontare i luoghi della memoria e coinvolgere nuovi pubblici.
Tra gli interventi più significativi, quello di Alessandro Lutri, professore associato di Discipline antropologiche all'Università di Catania, che ha ripercorso l'evoluzione della museografia etnoantropologica siciliana tra Ottocento e Novecento. Lutri ha invitato a riflettere sul ruolo delle scelte narrative all'interno dei musei e sulla necessità di superare una visione statica delle collezioni, trasformando i musei etnografici in spazi capaci di raccontare storie e generare conoscenza.
Il rapporto tra memoria collettiva e patrimonio documentale è stato affrontato da Alessandro D'Amato, funzionario del Ministero della Cultura in servizio presso l'Archivio di Stato di Ragusa, che ha illustrato le iniziative attraverso cui l'istituzione sta ampliando il proprio dialogo con il territorio e con i cittadini.
Un esempio concreto di collaborazione tra pubblico e privato è stato invece presentato da Cetty Bruno, direttrice del Sistema Rete Museale Iblei ETS, che ha illustrato il modello organizzativo della rete, oggi impegnata nella gestione e valorizzazione di numerosi musei e siti culturali tra le province di Ragusa e Siracusa, nell'ambito del più ampio progetto dell'Ecomuseo degli Iblei.
Di esperienze territoriali e valorizzazione del patrimonio hanno parlato anche Carmela Rita Di Trio, presidente del Club per l'UNESCO e dell'Ecomuseo Valle del Loddiero di Militello in Val di Catania, e Marco Cavallaro, dottorando in Scienze per il Patrimonio e la Produzione culturale, che ha offerto una panoramica sullo stato degli ecomusei siciliani e sulle prospettive future del settore.
Particolarmente legato alla realtà locale è stato l'intervento di Giambattista Pisasale, presidente dell'Associazione Parco Cava – Grotta del Drago, che ha ripercorso la nascita e lo sviluppo dell'Ecomuseo della Grotta del Drago di Scordia, riconosciuto dalla Regione Siciliana nel 2020, sottolineando il legame tra memoria, identità territoriale e sviluppo delle comunità.
A concludere il convegno è stata Zaira Raimondo, presidente del Comitato di gestione del Museo Civico Etno-Antropologico e Archivio Storico "Mario De Mauro". Nel suo intervento ha ricostruito le tappe principali della storia del museo, nato dalla volontà del professor Nuccio Gambera di donare alla comunità il patrimonio etnografico raccolto in anni di studi e ricerche. Raimondo ha ricordato l'inaugurazione del museo nel 1998 a Palazzo Vecchio e le successive vicende che hanno portato alla costituzione dell'attuale Comitato di gestione.
In chiusura, Zaira Raimondo ha espresso l'auspicio di trasformare il convegno in un appuntamento annuale capace di favorire il confronto tra studiosi, operatori culturali e amministrazioni pubbliche. Dall'incontro è emersa infatti una visione comune: quella di musei etnoantropologici non più soltanto luoghi di conservazione del passato, ma laboratori permanenti di ricerca, partecipazione e costruzione dell'identità collettiva.