28/06/2019
Oltre 50 anni fa Don Lorenzo Milani pubblicò un breve saggio titolato "L’obbedienza non è più una virtù" a difesa degli obiettori di coscienza accusati di essere "traditori della Patria".
Sto guardando con grande ammirazione la determinazione della capitana Carola Rackete che, sia chiaro, non ha commesso alcun reato perché la sua volontà non è mai stata quella di violare la legge ma ha agito solo ed esclusivamente per salvare vite umane in considerazione dello stato di necessità in cui versano. Un comportamento ammirevole e ampiamente previsto dal nostro ordinamento giuridico anche in deroga ad eventuali infrazioni di legge.
Siamo, inoltre, di fronte ad un inconcepibile comportamento delle autorità italiane poiché la procura, avendo iscritto Carola Rackete nel registro degli indagati, rende possibile il sequestro della nave, l’ingresso in porto e lo sbarco dei migranti. Un iter che la stessa Carola Rackete ha ripetutamente dichiarato di essere disposta ad affrontare pur di portare in sicurezza i 40 naufraghi da lei soccorsi.
Mai come in questo momento mi è venuto in mente questo passaggio, quasi profetico, del saggio di don Milani:
"Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri."