30/07/2026
Questa mattina, in Consiglio comunale, sono emerse ancora una volta profonde differenze nel modo di intendere le istituzioni e l’amministrazione della cosa pubblica.
Sul punto relativo all’elezione del Vicepresidente del Consiglio comunale, Cesa in Comune aveva indicato Luigi Oliva. La maggioranza, invece, ha deciso autonomamente di eleggere Cesario Bove, senza tenere conto della designazione espressa dalla minoranza. Una scelta che conferma il solito metodo: pretendere di decidere anche per chi è stato eletto per rappresentare una posizione diversa. Cesario Bove, subito dopo l’elezione, si è prontamente dimesso dall’incarico.
Se le minoranze devono essere realmente tutelate, un’Amministrazione seria dovrebbe rispettarne anche le indicazioni. La Vicepresidenza del Consiglio non è una concessione della maggioranza, ma uno strumento di equilibrio democratico e istituzionale.
Abbiamo inoltre votato convintamente contro la variazione di bilancio. Anche in questo caso si prova, ancora una volta, ad attaccare una singola consigliera, isolandola e mettendola pubblicamente alla gogna, come se quella posizione fosse soltanto sua.
La verità è un’altra: Cesa in Comune ha votato compatta e convintamente contro quella variazione.
Il nostro voto non è stato contro gli anziani né contro la possibilità di offrire loro momenti di svago e socialità. Sappiamo bene quanto possa essere importante anche una gita. Il punto, però, è che destinare una somma così rilevante a un’iniziativa che inevitabilmente riguarderà una platea ristretta non ci sembra la scelta più giusta.
Riteniamo che si debba ragionare sull’intera comunità anziana di Cesa, sui bisogni reali e quotidiani, sugli spazi, sui servizi, sull’assistenza e sulle occasioni di aggregazione continuative. Le risorse pubbliche devono essere utilizzate cercando di raggiungere il maggior numero possibile di cittadini e di produrre benefici duraturi.
Lo stesso ragionamento vale per la festa patronale.
È giusto sostenerla e valorizzarla, ma i cittadini già contribuiscono direttamente attraverso la questua.
Se a questo si aggiunge un finanziamento comunale così consistente, significa che la festa viene pagata due volte dagli stessi cittadini: prima con le tasse e poi con le offerte.
E bisogna ricordare che ogni somma stanziata dal Comune è denaro pubblico, quindi denaro dei cittadini, che potrebbe essere utilizzato anche per altri servizi e interventi importanti per la comunità.
Il nostro voto contrario nasce da una visione più ampia e non può essere trasformato strumentalmente in un attacco agli anziani, alla festa patronale o in una responsabilità attribuita a una sola persona.
Continueremo a svolgere il nostro ruolo con serietà, entrando nel merito delle proposte e difendendo le nostre posizioni con chiarezza, senza accettare ricostruzioni false o attacchi personali.