12/06/2026
𝗙𝗨𝗢𝗥𝗜 𝗟𝗔 𝗚𝗘𝗥𝗠𝗔𝗡𝗜𝗔 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗜𝗚𝗟𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗢𝗡𝗨
Il 3 giugno l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha eletto Portogallo e Austria come membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, per il biennio 2027-2028. La Germania, candidata per uno dei due seggi riservati all'Europa occidentale, è stata esclusa per una trentina di voti, e hanno prevalso, appunto, Portogallo e Austria.
Si tratta della prima sconfitta tedesca in una candidatura al Consiglio di sicurezza dopo la sua riunificazione. La cosa è sicuramente da rimarcare come un segnale delle contraddizioni esistenti all'interno del blocco occidentale, in particolare tra Paesi Nato, e costituisce, senza dubbio, una battuta d'arresto alle ambizioni tedesche in ambito internazionale, tanto più che da tempo la Germania sostiene una riforma dell'Onu, che le consenta di ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, insieme ad India, Brasile e Giappone. Questa aspirazione riflette il tentativo del capitale tedesco di tradurre la propria forza economica, per quanto indebolita, in maggiore influenza politica e strategica a livello globale.
L'esclusione dal Consiglio di Sicurezza costituisce quindi una battuta d'arresto e un ridimensionamento temporaneo della classe dirigente tedesca. Al contrario l'ampio consenso ottenuto dal Portogallo, per quanto questo Paese faccia parte della Nato e del sistema occidentale, dimostra che molti Stati membri dell'Onu abbiano percepito questo Paese come un attore più neutrale e meno dominante rispetto alla Germania.
Il Portogallo appare sicuramente meno schierato e meno minaccioso per molti Paesi del sud globale. La Germania infatti si è distinta sui grandi temi di attualità internazionale per la propria posizione bellicista e russofoba quasi alla stregua dei Paesi Baltici riguardo al conflitto ucraino e alla sua escalation, per non parlare di una posizione appiattita verso Israele, essendo, insieme all'Italia, oppostasi più volte alle sanzioni contro lo Stato ebraico.
L'esito di questa votazione nella sostanza non sposta affatto i rapporti e i pesi politici nell'area occidentale, si tratta piuttosto di un mutamento degli equilibri diplomatici tra gli Stati del capitalismo europeo all'interno di un sistema internazionale che continua ad essere dominato dalle grandi potenze economiche e militari. Tuttavia, non si può ignorare il segnale che molti Paesi del Sud del mondo danno nel processo inarrestabile verso un equilibrio mondiale multipolare preferendo attori più piccoli ma meno disposti verso avventure pericolose guerrafondaie e punendo l'ipocrita doppiopesismo in cui si è distinta la Germania per le vicende di Gaza e Ucraina.
Dipartimento Esteri PCI