Movimento 5 Stelle Comacchio

Movimento 5 Stelle Comacchio Spazio di informazione e partecipazione del Movimento 5 Stelle a Comacchio, per portare trasparenza, ascolto e impegno civico sul territorio.

02/09/2026

Ma secondo voi è normale che il primo settembre invece del caro carburante e del caro libri il Parlamento sia costretto dal governo ad occuparsi di legge elettorale?
Hanno paura di perdere, sono divisi su tutto, ma vanno avanti perché sono il governo più imbullonato alla poltrona della storia della Repubblica. Questo sarà il loro record da festeggiare il 4 settembre a Bari.

Luca Pirondini

28/08/2026

Quello che sta emergendo sul porto di Ravenna è di una gravità enorme.
Oggi il Consiglio di Stato non si è pronunciato sulla sospensiva chiesta dalle Dogane di Ravenna contro l’ordinanza del TAR che imponeva di rendere accessibili gli atti sui traffici di armi nel porto.
Ma dalle parole riportate nel memoriale dell’Avvocatura dello Stato emerge qualcosa che va ben oltre il contenzioso sull’accesso agli atti.
Si sostiene che l’Italia sarebbe coinvolta in una “guerra mondiale a pezzi e ibrida” e che il porto di Ravenna avrebbe una “rilevanza militare” e una funzione strategica nel “dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione”.
È gravissimo.
Da quando l’Italia è in guerra? Chi lo ha deciso? Quando è stato informato il Parlamento?
E soprattutto: da quando un porto civile e commerciale può essere considerato strategico dal punto di vista militare e proprio per questo sottratto alla trasparenza e al controllo democratico?
Da anni denunciamo il passaggio di armi e materiale militare attraverso i porti italiani. E mentre a Gaza venivano uccisi decine di migliaia di civili, i porti hanno continuato a rappresentare snodi fondamentali delle catene logistiche attraverso cui transitano anche armamenti.
Il genocidio a Gaza è stato reso possibile anche da una rete internazionale di complicità, forniture, trasporti e infrastrutture logistiche. E su ciò che è transitato dai porti italiani abbiamo il diritto di conoscere la verità.
Non è accettabile invocare la “sicurezza nazionale” per nascondere informazioni di enorme interesse pubblico.
Se il porto di Ravenna ha davvero una rilevanza militare strategica, il Governo venga immediatamente in Parlamento a spiegare quale ruolo svolge, nell'ambito di quali accordi, quali armamenti vi transitano, verso quali destinazioni e con quali autorizzazioni.
Piena solidarietà alla giornalista Linda Maggiori, all’avvocato Andrea Maestri e al Coordinamento contro le armi dal porto di Ravenna.
Sulle armi che attraversano i nostri porti non accetteremo silenzi.
Su Gaza non accetteremo complicità.
La verità deve entrare nei porti. E deve entrare in Parlamento.

25/08/2026

Durante uno spettacolo a Fiera di Primiero, Sigfrido Ranucci ha raccontato al pubblico il momento delicato che sta attraversando, sostenendo di essere sottoposto a pressioni e di rischiare conseguenze professionali per le sue dichiarazioni. Il conduttore di Report ha ribadito di voler proseguire il proprio lavoro con rigore, invitando a non arretrare di fronte alle difficoltà e definendo la situazione una sfida anche per la libertà dell’informazione.

25/08/2026

𝐀 𝐂𝐇𝐈 𝐇𝐀 𝐃𝐔𝐁𝐁𝐈 𝐒𝐔 𝐀𝐋𝐋𝐄𝐀𝐍𝐙𝐄, 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀𝐑𝐈𝐄 𝐄 𝐋𝐄𝐀𝐃𝐄𝐑𝐒𝐇𝐈𝐏 𝐃𝐈 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐄 𝐕𝐎𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐑𝐈𝐒𝐏𝐎𝐍𝐃𝐄𝐑𝐄 𝐂𝐎𝐍 𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐄𝐙𝐙𝐀.
Leggo tutti i vostri commenti. Vedo convinzione, ma anche dubbi, stanchezza e timori comprensibili. C’è chi non vuole avere più nulla a che fare con il PD. Chi preferirebbe vedere il Movimento 5 Stelle correre da solo. Chi teme primarie costruite per impedire a Giuseppe Conte di vincere. Chi pensa che, alla fine, le decisioni verranno comunque prese nelle solite stanze.
Sono domande legittime. Provo a rispondere senza nascondere la mia posizione: io sostengo il Movimento 5 Stelle e ritengo che Giuseppe Conte sia oggi la persona più autorevole per guidare l’alternativa alla destra.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐍𝐎𝐍 𝐀𝐍𝐃𝐀𝐑𝐄 𝐃𝐀 𝐒𝐎𝐋𝐈?
Il Movimento deve presentarsi sempre con il proprio simbolo, il proprio programma e la propria identità. Ma con l’attuale sistema politico andare completamente da soli significa, con ogni probabilità, lasciare il governo alla destra.
Possiamo essere orgogliosamente soli e perdere, oppure provare a costruire un’alternativa senza rinunciare a noi stessi. Allearsi non significa sciogliersi nel PD. Significa confrontarsi, fissare condizioni chiare e cercare di governare il Paese.
𝐌𝐀 𝐀𝐋𝐋𝐎𝐑𝐀 𝐃𝐎𝐕𝐑𝐄𝐌𝐎 𝐀𝐂𝐂𝐄𝐓𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐎 𝐐𝐔𝐄𝐋𝐋𝐎 𝐂𝐇𝐄 𝐕𝐔𝐎𝐋𝐄 𝐈𝐋 𝐏𝐃?
Assolutamente no. Un’alleanza seria deve nascere da un programma verificabile e da poche scelte fondamentali: pace e iniziativa diplomatica, salario minimo, difesa della sanità pubblica, lotta alla precarietà, transizione ecologica, tassazione degli extraprofitti e sostegno alle famiglie.
Sulla guerra, sul riarmo, sul lavoro e sulla giustizia sociale non possiamo firmare un documento generico per poi scoprire, dopo il voto, che ciascuno farà ciò che vuole. L’unità non può essere una fotografia elettorale. Deve diventare un impegno politico.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐕𝐎𝐓𝐀𝐑𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝐎𝐕𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐒𝐄 𝐏𝐎𝐈 𝐒𝐈 𝐅𝐀 𝐔𝐍’𝐀𝐋𝐋𝐄𝐀𝐍𝐙𝐀?
Proprio per determinare i rapporti di forza dentro quella coalizione. Più voti riceve il Movimento 5 Stelle, più pesano il suo programma, le sue priorità e la leadership di Conte.
Se il Movimento viene indebolito dall’astensione o dal voto disperso, saranno altri a stabilire programma, candidati e alleanze. Chi vuole che Conte conti di più deve, prima di tutto, votare e far votare il Movimento 5 Stelle.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐃𝐎𝐕𝐑𝐄𝐌𝐌𝐎 𝐏𝐀𝐑𝐓𝐄𝐂𝐈𝐏𝐀𝐑𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐄 𝐏𝐑𝐈𝐌𝐀𝐑𝐈𝐄 𝐃𝐄𝐋 𝐏𝐃?
Non sarebbero le primarie del PD, ma le eventuali primarie dell’intera coalizione. Dovrebbero partecipare gli elettori di tutte le forze che intendono costruire l’alternativa.
Le regole non sono state ancora definite e dovranno essere trasparenti, equilibrate e capaci di impedire interferenze organizzate dall’esterno. Io ritengo che debba esserci un solo turno: chi prende più voti vince, guida la coalizione e viene sostenuto lealmente da tutti.
𝐌𝐀 𝐆𝐋𝐈 𝐄𝐋𝐄𝐓𝐓𝐎𝐑𝐈 𝐃𝐄𝐋 𝐌𝟓𝐒 𝐀𝐍𝐃𝐑𝐄𝐁𝐁𝐄𝐑𝐎 𝐃𝐀𝐕𝐕𝐄𝐑𝐎 𝐀 𝐕𝐎𝐓𝐀𝐑𝐄?
Dipende da noi. Se continuiamo a ripeterci che tutto è già deciso e che partecipare non serve, lasceremo decidere agli altri. Se invece comprendiamo l’importanza della scelta e ci mobilitiamo, possiamo determinare il risultato.
I sondaggi indicano che Conte gode di un forte consenso anche oltre il Movimento. Ma i sondaggi non votano. Votano le persone. Per questo, se le primarie si faranno, bisognerà partecipare in massa.
𝐂𝐎𝐍𝐓𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐅𝐔 𝐀 𝐒𝐔𝐀 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐀 𝐔𝐍 𝐍𝐎𝐌𝐄 𝐃𝐈 𝐌𝐄𝐃𝐈𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄?
Sì, nel 2018 Conte fu indicato come Presidente del Consiglio nell’accordo tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ma da allora ha governato l’Italia, affrontato una pandemia, negoziato in Europa risorse straordinarie per il nostro Paese e costruito una propria identità politica.
Oggi non è più un nome sconosciuto scelto per mediare. È il presidente del Movimento 5 Stelle, un ex Presidente del Consiglio e un leader riconosciuto da milioni di italiani.
Il paragone con Silvia Salis, quindi, non regge. Salis è stata appena eletta sindaca di Genova e ha davanti a sé il tempo per dimostrare le proprie capacità amministrative. Trasformarla già nella candidata alla guida del Paese appare prematuro. Prima governi bene Genova e venga giudicata sui risultati.
𝐍𝐎𝐍 𝐒𝐀𝐑𝐄𝐁𝐁𝐄 𝐌𝐄𝐆𝐋𝐈𝐎 𝐔𝐍 𝐓𝐄𝐑𝐙𝐎 𝐍𝐎𝐌𝐄 𝐏𝐄𝐑 𝐍𝐎𝐍 𝐃𝐈𝐕𝐈𝐃𝐄𝐑𝐄?
Un nome presentato come neutrale non è mai veramente neutrale. Qualcuno dovrebbe sceglierlo. Le segreterie? I gruppi dirigenti? I soliti salotti?
Chiedere a Conte e Schlein di farsi entrambi da parte non risolve le differenze politiche. Le nasconde. E soprattutto neutralizza la possibilità che siano gli elettori a scegliere.
Se vogliamo parlare di “atto di generosità”, non possiamo chiederlo proprio a chi raccoglie maggiore consenso. Dovrebbero dimostrare generosità coloro che, pur conoscendo l’orientamento degli elettori, cercano un sistema per non farlo esprimere.
𝐄 𝐑𝐄𝐍𝐙𝐈?
La diffidenza è comprensibile. Renzi fu determinante nella caduta del governo Conte II e oggi tenta nuovamente di ritagliarsi un ruolo centrale. Ma il Movimento non deve farsi dettare la linea né da Renzi né dall’ossessione per Renzi.
Devono essere il programma, i voti e regole chiare a stabilire chi guiderà e quale direzione prenderà la coalizione. Nessun potere di veto e nessun diritto di condizionare tutto con percentuali minime.
𝐈𝐋 𝐏𝐃 𝐄 𝐈𝐋 𝐌𝟓𝐒 𝐍𝐎𝐍 𝐑𝐈𝐒𝐂𝐇𝐈𝐀𝐍𝐎 𝐃𝐈 𝐋𝐈𝐓𝐈𝐆𝐀𝐑𝐄 𝐄 𝐅𝐀𝐑𝐄 𝐕𝐈𝐍𝐂𝐄𝐑𝐄 𝐌𝐄𝐋𝐎𝐍𝐈?
Discutere non significa litigare. Ogni forza politica ha il diritto e il dovere di sostenere le proprie idee. L’alternativa non può essere tacere sulle differenze e fingere che siano tutti d’accordo.
Il confronto serve proprio a evitare che i contrasti esplodano dopo le elezioni. Meglio chiarire oggi i punti essenziali che tradire domani le aspettative degli elettori.
𝐏𝐄𝐑𝐂𝐇𝐄́ 𝐏𝐑𝐎𝐏𝐑𝐈𝐎 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐄?
Perché ha già dimostrato di saper governare nelle condizioni più difficili. Ha guidato il Paese durante la pandemia. Ha rappresentato l’Italia in Europa ottenendo le risorse straordinarie che hanno dato origine al PNRR. Ha esperienza internazionale, competenza giuridica, equilibrio e onorabilità.
Il prossimo governo non troverà un’Italia in condizioni normali. Dovrà affrontare crescita debole, salari fermi, sanità impoverita, industria in difficoltà, conti pubblici pesanti e le conseguenze di anni di riarmo. Servirà una vera ricostruzione economica e sociale.
Non è tifoseria chiedersi chi possieda oggi l’esperienza necessaria. E prima di inventare candidature nei salotti, qualcuno dovrebbe spiegare perché dovremmo rinunciare proprio alla persona che ha già dimostrato di saper difendere l’Italia nei momenti più difficili.
𝐄 𝐒𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐈𝐍𝐄 𝐂𝐎𝐍𝐓𝐄 𝐍𝐎𝐍 𝐕𝐈𝐍𝐂𝐄𝐒𝐒𝐄?
Le decisioni democratiche si rispettano. Ma prima bisogna fare tutto ciò che è possibile per ottenere il risultato nel quale crediamo. Non possiamo rinunciare in partenza, restare a casa e poi lamentarci perché hanno deciso gli altri.
Ciascuno conserva il proprio libero arbitrio. Io posso spiegare, avvisare e cercare di far comprendere ciò che ritengo necessario. Dobbiamo votare e far votare il Movimento 5 Stelle. Dobbiamo sostenere Giuseppe Conte. E, se si terranno le primarie, dobbiamo partecipare in massa.
Alla fine, qualunque sarà l’esito, non voglio avere rimpianti. Voglio poter dire di avere fatto fino in fondo ciò che ritenevo giusto per rafforzare il Movimento, sostenere Conte e offrire all’Italia un’alternativa seria alla destra.
Il futuro del Movimento non si difende restando a casa. Si difende partecipando.

24/08/2026

L’ostilità della quasi totalità degli “intellettuali organici” di area PD verso Giuseppe Conte ha origini sostanzialmente pre-politiche.

Da anni, tanti anni, questi intellettuali (spesso professori e professoresse universitari pluri-titolati, spesso appartenenti proprio a quella “sinistra ZTL” che non è affatto una parodia ma una realtà ben reale) dibattono quotidianamente su come “tornare ad essere sinistra vera”, su come “recuperare il rapporto con le classi popolari”, e via dicendo. Mancando un partito serio, e non essendolo più il PD, Facebook è diventato il luogo del dibattito; i più famosi, titolati e relazionati trovano ospitalità anche su qualche giornale di rilevanza nazionale (e spesso sono invidiati dagli altri, e corteggiati dai “codazzi”). È un grande onanismo collettivo, talvolta perfino annoiato; c’è spesso tanta autocritica verso il PD, anch’essa spesso molto annoiata come lo sono i dibattiti e le autocritiche di quei pezzi di società intellettualmente attiva che si rendono conto della situazione, ma che sono sufficientemente benestanti da non aver davvero bisogno della politica.

È un teatrino, in cui sostanzialmente la stessa gente si parla addosso e si scambia i likes, che va avanti da anni. Anche grazie a questo teatrino viene tenuta in piedi la parvenza che il PD abbia ancora una attività politica ed intellettuale reale, e che non sia quindi semplicemente un vuoto involucro organizzativo preda delle correnti e dei centri di potere privati che stanno dietro alle correnti. Quando uso la parola “teatrino”, non lo faccio in modo dispregiativo: è proprio una messinscena funzionale a mostrare una attività partitica, una vitalità politica che non esiste più, e che pur si deve tenere in piedi per continuare ad attirare i voti della comunità di militanti / elettori più ampia che la osserva. Ad onor del vero, va detto che molti non si rendono conto di essere attori di questa messinscena: molti, credo la maggior parte, vi partecipano in modo sincero e genuino, con l’intenzione e la sincera credenza di tenere in vita l’attività intellettuale erede della tradizione del comunismo italiano.

Questa attività autoreferenziale collettiva è una delle ragioni della incredibile presunzione di questo pezzo di classe intellettuale. Non c’è “vera sinistra” che non passi attraverso questa classe intellettuale e che non riceva il timbro di autenticità di questa classe intellettuale, che si sente erede del nobile pensiero comunista e democratico; chi non vi appartiene, o decide di non avere alcuna intermediazione con essa, anche semplicemente per dargli credito e riconoscimento, riceve il marchio dell’ignominia. Pensare di poter fare politica a sinistra, con temi di sinistra, senza interfacciarsi con questa classe intellettuale, è considerato - consapevolmente e inconsapevolmente - come un atto di vera e propria blasfemia.

Giuseppe Conte ha tutte queste colpe. Non è un membro e un’espressione di questa classe intellettuale e di questo dibattito pluriennale sulla necessità di “ricostruire la sinistra” e “riconnettersi con il popolo”; ed è riuscito davvero, lui sì - colpa delle colpe! - a riconnettersi politicamente ed emotivamente con le classi popolari. Ma come, caro Conte, loro stanno lì da anni a disquisire in modo dotto e pacato sul popolo e sulle connessioni politico-emotive col popolo, e tu ci riesci? E neanche li consideri? Ma come ti permetti? Hai un bidone dell’immondizia al posto del cuore!

Tutto il rancore, l’odio, la stizza, lo scandalo che questa classe intellettuale del PD prova per Conte ha origine da tutto questo, ed è un’origine sostanzialmente prepolitica. Conte gli sta rubando il pallone da tempo, e glielo sta mettendo in saccoccia con una capacità politica inedita. Addirittura, ha osato adottare una linea non paternalistica che non vuole spiegare al “popolo” il giusto modo di stare al mondo, ma ha affermato che bisogna affrontare le diseguaglianze economiche e sociali

“[…] misurandoci con soluzioni concrete riguardanti: le politiche salariali, i piani industriali, l’equità fiscale e le imposte adeguate su rendite finanziarie, il sostegno all’economia reale, il diritto all’abitazione, l’accesso ai servizi pubblici e a infrastrutture adeguate, le prestazioni sanitarie e l’istruzione di qualità”.

Gli ha pure soffiato da sotto il naso il riferimento alla Ocasio Cortez, anticipandoli tutti! Non si fa, proprio non si fa.

Giuseppe Conte potrebbe pure tatuarsi la faccia di Draghi e Mattarella sul petto, mettersi a cucinare una bella pastasciutta antifascista con il grembiule dell’Anpi, e scrivere il menù con la schwa, ma finirebbe comunque sotterrato di insulti e rancori da parte dei nostri intellettuali di area PD per aver sbagliato qualche ingrediente.

E sarebbero pure quelli che, nella loro testa, costituiscono la speranza della sinistra del nostro Paese. Disattivassero i propri profili social nei sei mesi prima delle elezioni, il campo largo avrebbe qualche speranza di vincere le elezioni.

24/08/2026

Indecenti

La lotta alle mafie si costruisce anche attraverso la conoscenza. Per questo ho voluto avviare un nuovo progetto che met...
17/08/2026

La lotta alle mafie si costruisce anche attraverso la conoscenza. Per questo ho voluto avviare un nuovo progetto che mette in rete Regione Emilia-Romagna e Università di Bologna, con un obiettivo ambizioso: preparare la digitalizzazione e la valorizzazione degli atti dei processi di criminalità organizzata celebrati nella nostra regione. Negli ultimi anni abbiamo già compiuto un passo importante con la digitalizzazione di migliaia di atti processuali, un lavoro che ha aperto nuove prospettive anche nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per la ricerca documentale. Ora vogliamo fare un passo ulteriore. Per questo abbiamo affidato alla Fondazione CRUI e al Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, sotto il coordinamento scientifico della professoressa Stefania Pellegrini, uno studio di fattibilità dedicato alla digitalizzazione e alla valorizzazione degli atti dei processi di criminalità organizzata celebrati in Emilia-Romagna. L’obiettivo è costruire il primo censimento organico dei procedimenti giudiziari legati ai fenomeni mafiosi nella nostra regione e definire il modello scientifico, giuridico e tecnologico necessario per la futura digitalizzazione degli archivi, affrontando temi fondamentali come la tutela dei dati personali, il diritto all’oblio, l’accessibilità dei documenti e l’impiego dell’intelligenza artificiale e della ricerca semantica. Credo che questa sia una scelta strategica. Perché conservare la memoria non basta: bisogna renderla accessibile, interrogabile e utile alla ricerca, alle istituzioni e alla collettività. La legalità si costruisce anche così: investendo nella conoscenza, nella trasparenza e nella collaborazione tra istituzioni e università.

Indirizzo

Comacchio (FE)
Comacchio
44022

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