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02/09/2026

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29/08/2026

Francia 2027:

🇫🇷 FRANCIA 2027: GLUCKSMANN SI PREPARA ALLA SFIDA. MA COSA DICONO LE ELEZIONI PRECEDENTI?Raphaël Glucksmann, leader di P...
29/08/2026

🇫🇷 FRANCIA 2027: GLUCKSMANN SI PREPARA ALLA SFIDA. MA COSA DICONO LE ELEZIONI PRECEDENTI?

Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique ed eurodeputato dell'area progressista, si prepara alla corsa verso l'Eliseo. Prima della candidatura definitiva, però, la partita decisiva sarà quella per costruire una proposta capace di riunire una parte significativa della sinistra francese.
Ed è interessante confrontare questa prospettiva con le elezioni precedenti.
Alle europee del 2024, la lista PS–Place Publique guidata da Glucksmann ottenne circa il 13,8%, praticamente raggiungendo la lista macronista e riportando i socialisti francesi su livelli che non vedevano da tempo.
Il confronto con le presidenziali racconta bene la profondità della crisi precedente: nel 2022, la candidata socialista Anne Hidalgo si fermò ad appena l'1,75% al primo turno.
Numeri diversi e consultazioni non direttamente sovrapponibili, ma il segnale politico è evidente: uno spazio per una sinistra europeista, sociale e democratica esiste ancora.
La vera questione per il 2027 sarà capire se Glucksmann riuscirà a trasformare quel risultato europeo in un consenso presidenziale più ampio, dialogando con le altre anime della sinistra senza rinunciare alla propria identità.
Di fronte alla forza del Rassemblement National, la sfida non può essere soltanto "contro" l'estrema destra.
Deve essere soprattutto per qualcosa: più giustizia sociale, difesa della democrazia, Europa, lavoro, servizi pubblici e riduzione delle disuguaglianze.
🇫🇷 Dal 1,75% socialista delle presidenziali 2022 al 13,8% della lista Glucksmann nel 2024: non è ancora una strada verso l'Eliseo, ma dimostra che ricostruire è possibile.
E forse è una lezione che vale anche oltre i confini francesi.

Enzo Cresta.

(immagine: Raphaël Glucksmann)

🔴 PRIMARIE NEL CENTROSINISTRA: IL DIBATTITO È APERTO! Nel Partito Democratico torna al centro il tema delle primarie in ...
28/08/2026

🔴 PRIMARIE NEL CENTROSINISTRA: IL DIBATTITO È APERTO!

Nel Partito Democratico torna al centro il tema delle primarie in vista delle elezioni politiche del 2027.
Secondo quanto riportato dalla stampa, Elly Schlein ritiene prematuro aprire ora la discussione: prima occorre capire quale sarà la legge elettorale e costruire un’alternativa credibile al governo Meloni.
Ma dentro il PD le posizioni non sono tutte uguali.
Una parte del partito propone il principio “un iscritto, un voto”, affidando quindi la scelta principalmente agli iscritti. Altri, soprattutto nell’area riformista, chiedono invece primarie aperte anche agli elettori e ai simpatizzanti, per coinvolgere una platea più ampia.
Ed è proprio questo il punto politico più interessante.
Le primarie non dovrebbero essere soltanto uno strumento per decidere chi sarà il candidato, ma anche un'occasione per discutere quale centrosinistra, quale coalizione e soprattutto quale programma presentare al Paese.
Perché scegliere prima il nome e discutere dopo il progetto rischia di capovolgere le priorità.
Prima vengono le idee: sanità pubblica, lavoro e salari, casa, scuola, pensioni, ambiente, diritti, sicurezza sociale e politica industriale.
Poi vengono le alleanze.
E infine viene il candidato o la candidata capace di rappresentarle.
Primarie sì, dunque. Ma aperte, partecipate e soprattutto fondate su un confronto vero sui programmi.
Per ba***re la destra non basta scegliere chi corre.
Bisogna prima sapere dove vogliamo andare.

Enzo Cresta.

(immagine: Elly Schlein)

28/08/2026

Primarie: Emanuele Felice!

PRIMARIE SÌ O PRIMARIE NO? IL VERO NODO È COME SI COSTRUISCE L’ALTERNATIVA! Su Domani, Emanuele Felice sostiene una tesi...
28/08/2026

PRIMARIE SÌ O PRIMARIE NO? IL VERO NODO È COME SI COSTRUISCE L’ALTERNATIVA!

Su Domani, Emanuele Felice sostiene una tesi netta: le primarie del centrosinistra sarebbero un errore, perché rischierebbero di dividere la coalizione ancora prima della sfida elettorale.
Il ragionamento è interessante e merita un confronto.
Secondo Felice, una competizione tra Elly Schlein, Giuseppe Conte e un eventuale candidato centrista potrebbe lasciare inevitabilmente degli sconfitti e rendere più difficile, il giorno dopo, ricomporre tutto l’elettorato.
C’è poi un secondo argomento: in una coalizione composta da più partiti, potrebbero essere direttamente le elezioni a stabilire i rapporti di forza. Ogni partito si presenta con la propria identità e il proprio programma; dopo il voto, numeri e seggi determinano gli equilibri della coalizione.
Infine, Felice propone di spostare l’attenzione dal “chi sarà il candidato?” al “che cosa vogliamo fare?”: beni e servizi pubblici, lotta alle disuguaglianze, ambiente, sviluppo economico, diritti, demografia e un’Europa più forte e unita.
È un’impostazione che pone una domanda più generale.
Le primarie dividono davvero oppure, se organizzate bene, possono dare partecipazione, legittimazione e forza a una candidatura comune?
Perché esiste anche l’argomento opposto: scegliere il candidato senza un confronto aperto potrebbe trasformare la decisione in un accordo tra gruppi dirigenti, lasciando agli elettori soltanto il compito di ratificarla.
Forse il problema, allora, non è semplicemente primarie sì o primarie no.
Il punto è l’ordine delle cose.
Prima costruire un progetto comune, indicare poche priorità chiare e spiegare quale alternativa di governo si vuole offrire al Paese. Poi scegliere il metodo migliore per individuare chi dovrà rappresentarla.
Altrimenti si rischiano due errori uguali e contrari: discutere per mesi soltanto dei nomi oppure decidere il nome senza coinvolgere chi poi dovrebbe sostenerlo.
Prima il progetto o prima il candidato?
Il dibattito è aperto.

Enzo Cresta.

(immagine: Emanuele Felice)

COSA DIREBBERO OGGI DE GASPERI E TOGLIATTIdi GIANSTEFANO BUZZIIl 19 e il 21 agosto sono giorni in cui ricorre la scompar...
18/08/2026

COSA DIREBBERO OGGI DE GASPERI E TOGLIATTI
di GIANSTEFANO BUZZI
Il 19 e il 21 agosto sono giorni in cui ricorre la scomparsa di Alcide De Gasperi e di Palmiro Togliatti. Rispettivamente 72 anni per il primo e 62 per il secondo.
Entrambi hanno rappresentato due punti di riferimento opposti, ma complementari, su cui si è fondata l’Italia democratica e repubblicana nata dalla Resistenza. La loro azione, pur muovendo da premesse ideologiche radicalmente antitetiche, ha evitato una guerra civile strisciante e ha canalizzato lo scontro politico dentro le regole della democrazia parlamentare.
In sintesi, pur essendo avversari irriducibili, furono i co-architetti dell’Italia contemporanea: il primo ne assicurò la collocazione internazionale e lo sviluppo economico, il secondo contribuì a far sì che le masse popolari costituissero stabilmente le basi sociali dello Stato democratico.
Se proiettassimo De Gasperi e Togliatti nel disordine politico del 2026 – un’epoca segnata dal tramonto, forse definitivo, di Westfalia, caratterizzata dall’ingordigia di chi si arricchisce e alimenta ingiustizie senza limiti e di chi promuove guerre senza senso strategico, dando vita sia a una frammentazione sia all’assenza di un nuovo assetto globale – l’effetto primario sarebbe quello di vedere due giganti del pensiero strategico all’opera con categorie mentali profondamente diverse da quelle odierne, ma fedeli alle loro matrici culturali.
Ovvero De Gasperi oggi: l’ancoraggio etico e l’ossessione per l’unità europea. Di fronte alla crisi dello Stato-nazione, pilastro di Westfalia, e all’emergere di blocchi continentali e attori transnazionali come le Big Tech, De Gasperi non cercherebbe rifugio nel sovranismo. Al contrario, vedrebbe in questa transizione la conferma che lo Stato, da solo, è ormai anacronistico e inconcludente. Indicherebbe il superamento di Westfalia come una missione. Per lui, di formazione asburgica e cattolico-universalista, la sovranità assoluta degli Stati non è mai stata un dogma sacro, ma spesso una fonte di conflitti.
Oggi spingerebbe per una drammatica accelerazione dell’integrazione politica europea. Di fronte a un mondo in cui il centro rappresentato dalla funzione americana appare oggi in ritirata con le politiche di Trump, la sua risposta sarebbe: «Più Europa, ma una Europa dei popoli e dei valori, non solo dei mercati».
Nei confronti delle trasformazioni in corso, energetica e ambientale, e della deindustrializzazione generatrice di precarietà, applicherebbe i principi della dottrina sociale della Chiesa. Cercherebbe di coniugare l’innovazione tecnologica con la stabilità sociale, vedendo nella coesione comunitaria e nella solidarietà internazionale l’unico argine al nichilismo e alla solitudine dell’uomo contemporaneo.
Sul piano internazionale, considerato il sistema policentrico e caotico, manterrebbe fermo il principio dei valori condivisi, rappresentato dal legame transatlantico, rifiutando la logica dello scontro di civiltà e della forzata esportazione della democrazia liberale. Cercherebbe di fare dell’Europa un mediatore morale universale, un “ponte” in grado di tessere dialoghi anche nel caos della frammentazione globale.
Palmiro Togliatti oggi confermerebbe l’assunto che l’analisi dei dati e dei fattori reali rappresenta la fonte di orientamento per ogni scelta. Egli, con la sua profonda cultura storicista e la sua abilità nella lettura dei rapporti di forza reali, si troverebbe perfettamente a suo agio nell’analizzare la fine dell’ordine westfaliano, che interpreterebbe attraverso la lente delle trasformazioni strutturali del capitalismo globale.
Togliatti non cercherebbe di resuscitare la classe operaia del Novecento. Identificherebbe il nuovo “popolo” da organizzare nei lavoratori della gig economy, nei precari cognitivi e negli esclusi dalle transizioni digitali, ambientali ed energetiche. Sfrutterebbe la crisi di Westfalia per denunciare come i veri decisori globali non siano più i governi, ma i consigli d’amministrazione delle multinazionali tecnologiche e finanziarie.
Riorganizzerebbe il “Partito Nuovo” nell’era degli algoritmi, combattendo il populismo digitale e la politica diseducativa e incivile dei social. Utilizzerebbe la tecnologia non per rinchiudersi nelle echo chamber, cioè nei circoli chiusi di persone che ricevono soltanto conferme delle proprie opinioni, ma per strutturare un nuovo partito di massa moderno: una rete capillare, formativa e culturale, capace di dare coscienza politica e digitale a nuove solitudini della società liquida.
Applicherebbe le categorie del materialismo storico: l’AI e i dati, l’odierno petrolio, non sono elementi neutri, ma i nuovi “mezzi di produzione” concentrati nelle mani di pochissimi capitalisti transnazionali.
Sosterrebbe che i dati generati dai cittadini siano un bene comune e, in quanto tali, proporrebbe forme di controllo pubblico sulle grandi infrastrutture di calcolo e sui modelli di intelligenza artificiale. Sosterrebbe inoltre che lo sviluppo tecnologico debba essere deciso democraticamente dal Parlamento e dai lavoratori, non dagli algoritmi predittivi ottimizzati per il profitto. Direbbe che l’aumento di produttività generato dall’AI dovrebbe scongiurare il rischio della disoccupazione tecnologica di massa e finanziare la riduzione dell’orario di lavoro e il welfare, non soltanto i profitti dei miliardari dell’AI-Tech.
Sulla posizione dell’Italia nel quadro internazionale, Togliatti, davanti a un mondo senza un approdo chiaro, rifiuterebbe sia l’allineamento acritico all’Occidente sia il terzomondismo ingenuo. Applicherebbe la categoria della “coesistenza pacifica” in chiave moderna. Sosterrebbe che, in assenza di un ordine globale condiviso, l’unica via per evitare l’autodistruzione atomica o climatica sia il riconoscimento reciproco tra i grandi blocchi (USA, Cina e Sud globale), rifiutando le crociate ideologiche e promuovendo un pragmatismo antimilitarista.
Se De Gasperi e Togliatti sedessero nuovamente l’uno di fronte all’altro, il loro scontro non avverrebbe sulle nostalgie del passato, ma sulla direzione da dare al caos presente.
In questo scenario di crisi, illuminato dalla celebre formula di Antonio Gramsci, secondo cui «il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati», la grande lezione che entrambi ci lascerebbero sarebbe il rifiuto della rassegnazione.
Non vedrebbero il presente come un destino subito, ma come un terreno di lotta e di costruzione politica, convinti che anche il caos più deleterio possa essere governato quando si possiedono una solida cultura e una profonda moralità d’intenti.

🔴 L’UNITÀ TORNI AL SUO POPOLO! Non è nostalgia. È memoria che diventa futuro.Il Partito Democratico ha dichiarato di ess...
11/08/2026

🔴 L’UNITÀ TORNI AL SUO POPOLO!

Non è nostalgia.

È memoria che diventa futuro.

Il Partito Democratico ha dichiarato di essere pronto ad acquistare e rilanciare l’Unità, senza investitori esterni e senza compartecipazioni societarie.
Una scelta resa possibile anche dal risanamento dei conti del PD: oltre 3,6 milioni di utile nel 2025, più di 5,5 milioni di patrimonio netto e 524.840 cittadini che, già a luglio, hanno scelto il PD con il 2x1000.
Ma il punto non è soltanto economico.
L’Unità, fondata da Antonio Gramsci nel 1924, rappresenta un patrimonio storico della sinistra italiana.
Le Feste dell’Unità sono tornate a crescere: da circa 200 a più di 500 in tre anni. È il segnale di una comunità che vuole ancora incontrarsi, discutere e partecipare.
Ora quella comunità può riavere anche il suo giornale.
Non un bollettino di partito, ma una voce libera e autorevole della sinistra, aperta alla società, al lavoro, ai giovani, ai territori, alla cultura e alle battaglie per sanità e scuola pubblica, giustizia sociale, diritti e ambiente.
Sarebbe bello rivedere la nuova Unità già a settembre alla Festa nazionale di Reggio Emilia.
✊ L’Unità torni al suo popolo.
Torni nelle Feste.
Torni nelle case.
Torni nelle piazze.
Torni a far discutere.
Perché una comunità politica senza luoghi dove elaborare idee rischia di vivere soltanto nel presente.
E la sinistra, per costruire il futuro, ha bisogno anche di una voce.

Festa Nazionale dell'Unità!
10/08/2026

Festa Nazionale dell'Unità!

Indirizzo

Via Varesina, 1
Como
22100

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