23/06/2024
🗞️La mia intervista di oggi a La Repubblica contro l’autonomia differenziata del Governo Meloni
🎙️Stefano Bonaccini, sull’Autonomia differenziata la destra le rinfaccia di aver aderito inizialmente al progetto come governatore dell’Emilia-Romagna, ha cambiato idea?
«La destra si ritrova spaccata al suo interno di fronte a una legge, a firma di Roberto Calderoli, sbagliata e divisiva, e adesso si arrampica sugli specchi. Basta leggere i documenti per capire che rispetto al nostro progetto si tratta di due proposte diametralmente opposte».
🎙️Cosa c’era di diverso nella sua proposta?
«La richiesta dell’Emilia-Romagna, condivisa con tutte le parti sociali e senza mai un voto contrario in consiglio regionale, riguardava solo alcune delle 23 materie potenzialmente previste, soprattutto limitate e specifiche funzioni all’interno di queste. Lo scopo era semplificare e sburocratizzare, dare risposte efficaci e rapide a cittadini e imprese. Qui invece si prepara la spaccatura dell’istruzione nazionale e dei principi basilari del diritto alla salute. In molte materie si pensa addirittura di procedere senza alcun criterio perequativo e senza aver stabilito i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Noi puntavamo all’efficienza dei servizi, qui invece ci si prepara a dividere i destini delle aree del Paese, come se l’Italia non fosse già profondamente divisa. Prima di procedere, avevamo chiesto che fossero stabiliti e garantiti i Lep in tutto il territorio nazionale e che fosse assicurato il coinvolgimento del Parlamento. La legge approvata fa esattamente il contrario. Per questo diciamo no e ci opporremo».
🎙️Pensava che i governatori del partito di Roberto Calderoli e del centrodestra avrebbero comunque potuto appoggiare una via emiliana più “soft” all’autonomia?
«Fatta eccezione per il presidente della Calabria, Roberto Occhiuto, che ha parlato di un errore, mi stupisce il silenzio degli altri presidenti, amministratori e parlamentari del centrodestra del Sud. Tanti di loro sono ben consapevoli che questa autonomia è dannosa e inattuabile, perché vuota e senza risorse. Probabilmente per ragioni di appartenenza politica, non se la sentono di criticare pubblicamente una riforma appoggiata dal loro governo. Non comprendo come i governatori del Sud possano appoggiare una riforma che spacca il Paese a metà e li penalizza in modo così pesante: giudicheranno i cittadini. La nostra proposta indicava una via solidale all’autonomia».
🎙️Secondo lei è importante un referendum tra i cittadini?
«Assolutamente sì».
🎙️Si raccoglieranno le firme o lo promuoverete come Regione?
«Se i tempi lo consentissero chiederei al consiglio regionale dell’Emilia-Romagna di attivare il referendum con altre quattro Regioni, come prevede la Costituzione. Ma tra pochi giorni, dopo la mia elezione al Parlamento europeo, entreremo nella fase di affievolimento dei poteri prevista dalla legge, per cui i tempi sono strettissimi. Stiamo valutando. Sono certo che tutto il Pd si mobiliterà e vedrete che, come sempre, dall’Emilia-Romagna verrà un contributo molto forte a tutela della Costituzione e dell’unità del Paese. Nel Dna della mia terra c’è il valore dell’autonomia e del buon governo locale, ma prima c’è l’appartenenza alla comunità nazionale nello spirito della Costituzione».
🎙️L’autonomia così concepita è un danno anche per le regioni che, come l’Emilia-Romagna, hanno più servizi? I cittadini potrebbero pensare il contrario...
«Se uno non si fida del parere di giuristi ed esperti di diritto amministrativo, invito ad ascoltare associazioni economiche, sindacati, Terzo settore. Qualcuno pensa che frammentare norme, procedure e diritti aiuti ad attrarre investimenti e talenti? L’Emilia-Romagna vive di export ed è oggi tra i territori più attrattivi, ma tutti ci chiedono di semplificare, snellire e programmare sempre meglio, non certo di isolarci rispetto al quadro giuridico nazionale. Noi abbiamo bisogno di una Regione forte in uno Stato forte. Se l’Italia è debole e divisa ci rimettiamo tutti, chi abita al Nord e chi abita al Sud».
🎙️Pensa che ci sia stato uno scambio politico tra autonomia e premierato?
«È evidente, uno scambio giocato sulla pelle dei cittadini. In cambio del via libera al premierato, per concentrare nelle proprie mani tutti i poteri, Giorgia Meloni ha concesso l’autonomia selvaggia a Matteo Salvini, che è in un’oggettiva crisi di consenso. A giudicare dalle ultime Europee, non mi pare che nemmeno questo abbia convinto i suoi elettori a votarlo. Il risultato finale è surreale: la Lega ha votato il premierato, cui era contraria, e Fratelli d’Italia ha votato la legge Calderoli, quando erano contrari all’autonomia».
🎙️Questa battaglia, come quella per sanità e scuola pubbliche, può costituire una base di mobilitazione comune per quel programma di alternativa alla destra che la segretaria del Pd, Elly Schlein, in piazza Maggiore a Bologna si è detta pronta a scrivere?
«Sì, il Pd è il partito che difende la sanità e la scuola pubbliche, affinché tutti, un povero come un ricco, chi abita al Nord come chi abita al Sud, abbiano lo stesso diritto di curarsi e di far studiare i propri figli. Siamo il partito del lavoro e delle imprese che lo creano: chiediamo di alzare gli stipendi e combattiamo la precarietà. Siamo il partito dell’ambiente, per la transizione ecologica, affinché le imprese siano sostenute nel cambiamento con investimenti e politiche industriali. E siamo il partito che vuole togliere l’Italia dall’isolamento in cui il governo ci sta portando in Europa. Io credo che, a partire da questa piattaforma, si possano unire tutte le forze di opposizione per far nascere l’alternativa che serve agli italiani: non solo i nostri no, ma anche le controproposte con cui sfidare la destra. Oggi nella battaglia di opposizione e domani per vincere le elezioni politiche e tornare a governare il Paese».