01/05/2026
Nell'ultimo mese il nostro territorio è stato colpito dalle ennesime tragedie sul lavoro: un operaio metalmeccanico di 49 anni è rimasto ucciso nell'azienda presso cui lavorava a Bellizzi, un altro operaio, questa volta edile di 38 anni, ha subito la stessa sorte presso un cantiere a Sicignano degli Alburni, ed è solo di qualche giorno fa la notizia della tragica fine del bracciante di 36 anni Paul Neeraj, morto in seguito ad un atroce avvelenamento da fitofarmaci avvenuto nell'azienda agricola della piana del Sele presso cui veniva terribilmente sfruttato, una sorte d'altronde simile a quella di tante altre migliaia di persone migranti, invisibili e senza tutele, che col loro durissimo lavoro mandano avanti il redditizio settore agricolo locale.
Si tratta purtroppo solo delle ultime di una lunga serie di tragedie che, in numero sempre crescente, colpiscono chi lavora nel nostro paese in generale e nella nostra regione in particolare.
In occasione della ricorrenza del Primo maggio, lungi dall'usare toni pomposi ed ipocriti, vogliamo ribadire che ogni morte sul lavoro rappresenta per noi, oltre che una tragedia imperdonabile, la negazione di tutto ciò che il lavoro dovrebbe essere: un'attività che dovrebbe dare dignità e senso alla vita non si dovrebbe mai trasformare in un rischio ed in un pericolo per la vita, specialmente poi se questi rischi vengono fatti correre sotto il ricatto dello sfruttamento, della precarietà e di salari da fame. Tutto questo è possibile in una società che reputa i lavoratori solamente una fonte di profitto da sfruttare. Sappiamo che in una di queste aziende hanno imposto agli operai di continuare a lavorare come se niente fosse nonostante la morte di un loro compagno, ciò indica un livello di rispetto inesistente da parte di chi trae profitto dal lavoro altrui.
Se questa è la considerazione che nel nostro territorio e nella nostra società si ha per i lavoratori, noi vogliamo rinnovare in maniera sempre più decisa il nostro impegno a cambiare questa realtà, e nel fare ciò ci stringiamo con affetto e pieni di dolore ai cari ed ai familiari delle vittime dello sfruttamento, augurandoci che la nostra azione cosciente di militanti comunisti possa incidere sempre di più al mutamento di questo inaccettabile stato di cose.
Un primo maggio a pugno chiuso assieme a tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che non vogliono più essere sfruttati.