09/03/2026
Ignazio Benito La Russa, diciamocelo, è un uomo baciato dalla fortuna. Senza che nessuno ne rammenti particolari qualità, il nostro è stato capace di galleggiare per quasi 40 anni nel Parlamento di una Repubblica antifascista pur senza mai nascondere di essere un “nostalgico” del fascismo (“siamo tutti eredi del Duce”, ipse dixit). Ma noi siamo notoriamente un Paese dalle mille opportunità, niente da dire.
La cosa che mi ha sempre colpito è il suo animo fanciullesco - un po’ alla Franti, s’intende - per cui lo si ricorda più per le sue “provocazioni” e il suo temperamento irascibile che per il contenuto dei suoi interventi. Fra gli atteggiamenti un po’ bambineschi del nostro Ignazio Benito c’è quello di far finta di non conoscere l’avversario, di fingere di non sapere chi sia, come a volerne sminuire l’importanza. Che poi non è altro che una delle infinite varianti della spacconata alla Marchese del Grillo “Io so’ io, e voi non siete un c…”. Ricordo bene un episodio: nei giorni successivi al G8 di Genova, Luca Casarini, in quelle settimane una delle figure più in vista, era intervenuto in una trasmissione TV, credo Porta a Porta, e con il suo ragionamento aveva messo in difficoltà La Russa e allora Ignazio, spiazzato, teatralmente si mise a dire con tono sprezzante “ma chi è questo Canarini, Caparini, Calarini...”, storpiandone insistentemente il nome (tra parentesi, fu magistrale l’ironica risposta di Casarini, non appena gli venne ridata la parola: “ma chi è questo La Rutta?”, suscitando una sonora risata in studio).
L’episodio mi è tornato in mente nelle ultime ore, quando ho letto la dichiarazione nella quale Ignazio Benito La Russa minaccia di querela Tomaso Montanari, uno degli intellettuali pubblici più noti in Italia, plurieditorialista, spesso ospite di varie trasmissioni TV di approfondimento in prima serata. Anche i gatti sanno chi sia Tomaso eppure, mosso dal suo mai sopito istinto puerile, Ignazio La Russa non teme il ridicolo: “non ho mai considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università”. Proprio così, “tal” Montanari che “mi dicono insegni”. Ecco, in questo incipit c’è tutto La Russa: c’è quel fanciullino a cui era stata messa la camicia nera e che in fondo non è davvero mai cresciuto, che chiama i suoi figli con il nome degli indiani, che in casa si balocca con i cimeli e il busto del Duce e che il Parlamento ha cullato per 40 anni.
Anch’io, come Tomaso Montanari - a cui va tutta la mia solidarietà, come avrete inteso - continuo a preferire come padri e madri costituenti Lelio Basso, Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Nilde Iotti a Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Ignazio La Russa e per questo, con buona pace, voterò NO, senza farmi intimidire.
Ignazio Benito La Russa, diciamocelo, è un uomo baciato dalla fortuna. Senza che nessuno ne rammenti particolari qualità, il nostro è stato capace di galleggiare per quasi 40 anni nel Parlamento di una Repubblica antifascista pur senza mai nascondere di essere un “nostalgico” del fascismo (“siamo tutti eredi del Duce”, ipse dixit). Ma noi siamo notoriamente un Paese dalle mille opportunità, niente da dire.
La cosa che mi ha sempre colpito è il suo animo fanciullesco - un po’ alla Franti, s’intende - per cui lo si ricorda più per le sue “provocazioni” e il suo temperamento irascibile che per il contenuto dei suoi interventi. Fra gli atteggiamenti un po’ bambineschi del nostro Ignazio Benito c’è quello di far finta di non conoscere l’avversario, di fingere di non sapere chi sia, come a volerne sminuire l’importanza. Che poi non è altro che una delle infinite varianti della spacconata alla Marchese del Grillo “Io so’ io, e voi non siete un c…”. Ricordo bene un episodio: nei giorni successivi al G8 di Genova, Luca Casarini, in quelle settimane una delle figure più in vista, era intervenuto in una trasmissione TV, credo Porta a Porta, e con il suo ragionamento aveva messo in difficoltà La Russa e allora Ignazio, spiazzato, teatralmente si mise a dire con tono sprezzante “ma chi è questo Canarini, Caparini, Calarini...”, storpiandone insistentemente il nome (tra parentesi, fu magistrale l’ironica risposta di Casarini, non appena gli venne ridata la parola: “ma chi è questo La Rutta?”, suscitando una sonora risata in studio).
L’episodio mi è tornato in mente nelle ultime ore, quando ho letto la dichiarazione nella quale Ignazio Benito La Russa minaccia di querela Tomaso Montanari, uno degli intellettuali pubblici più noti in Italia, plurieditorialista, spesso ospite di varie trasmissioni TV di approfondimento in prima serata. Anche i gatti sanno chi sia Tomaso eppure, mosso dal suo mai sopito istinto puerile, Ignazio La Russa non teme il ridicolo: “non ho mai considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università”. Proprio così, “tal” Montanari che “mi dicono insegni”. Ecco, in questo incipit c’è tutto La Russa: c’è quel fanciullino a cui era stata messa la camicia nera e che in fondo non è davvero mai cresciuto, che chiama i suoi figli con il nome degli indiani, che in casa si balocca con i cimeli e il busto del Duce e che il Parlamento ha cullato per 40 anni.
Anch’io, come Tomaso Montanari - a cui va tutta la mia solidarietà, come avrete inteso - continuo a preferire come padri e madri costituenti Lelio Basso, Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti a Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Ignazio La Russa e per questo, con buona pace, voterò NO, senza farmi intimidire.