SÌ Toscana a Sinistra - Siena

SÌ Toscana a Sinistra - Siena Comitato elettorale senese della lista "Sì Toscana a Sinistra" con Tommaso Fattori Candidato Presidente. Chi è Tommaso Fattori?

Tommaso Fattori coniuga studio e impegno sociale fin dai tempi del movimento studentesco. È stato rappresentante degli studenti nel consiglio d’istituto del Liceo Classico Michelangiolo di Firenze, poi nel consiglio di Corso di laurea in Filosofia, infine alla Facoltà di Lettere e Filosofia e nel Consiglio d’Amministrazione dell’Università di Firenze, guidando la lista unitaria degli Studenti di S

inistra nel 1995, quando, per la prima volta, la lista ottenne la maggioranza assoluta dei voti. Dalla fine degli anni ’90 si dedica alla costruzione di “spazi pubblici”, reti e campagne transnazionali. È stato portavoce del Social Forum di Firenze e organizzatore del primo Forum Sociale Europeo, tenutosi proprio nel capoluogo toscano nel 2002. Figura inoltre fra i principali organizzatori delle diverse edizioni del Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua, del Klimaforum, di Altersummit, di Firenze 10+10 e di altri appuntamenti internazionali del movimento altermondialista. Membro fondatore del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (dove è stato, fino a marzo 2014, uno dei coordinatori del gruppo internazionale) e della Rete Europea dell’Acqua (European Water Movement), Tommaso è tra i primi promotori dei referendum d’iniziativa popolare del giugno 2011 che hanno portato alle urne 27 milioni di cittadini e riportato una vittoria senza precedenti: il 96% dei votanti si è espresso contro la privatizzazione del servizio idrico e di altri servizi pubblici locali. Grazie all’infaticabile impegno in campagne sociali di respiro internazionale, è nominato ambasciatore europeo per l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Water is a Human Right” (http://www.right2water.eu/), presentata nel 2014 alla Commissione Europea con 1.884.000 firme raccolte in 23 paesi UE. Nel 2014 ha collaborato all’Iniziativa dei Cittadini Europei sulla libertà di stampa e il pluralismo dei media in Europa (http://www.mediainitiative.eu/it), come coordinatore della campagna italiana. E’ direttore di Transform!Italia e membro del comitato direttivo dell’European Network of Political Foundations a Bruxelles. Dal 2011 al 2014 ha collaborato come consulente con il Consiglio d’Europa di Strasburgo (Social Cohesion Research and Early Warning Division) per lo sviluppo di progetti riguardanti la lotta contro la povertà, l’accesso universale a servizi pubblici e beni comuni, le forme di mutuo soccorso e soluzione cooperativa dei problemi. È autore di numerosi articoli e saggi pubblicati su giornali e riviste italiani ed internazionali.

A 15 anni dalla vittoria referendaria per l’acqua bene comune, a Trieste — dove l’acqua è oggi gestita da una controllat...
10/06/2026

A 15 anni dalla vittoria referendaria per l’acqua bene comune, a Trieste — dove l’acqua è oggi gestita da una controllata della multiutility Hera con bollette stellari e dirigenti pagati milioni di euro — si apre la possibilità di ripubblicizzare il servizio idrico, eliminando i profitti dei soci privati e avviando una gestione virtuosa pubblica, come quella di Udine o Pordenone. Nel 2027 scade la concessione a Hera: è il momento di buttare fuori chi fa profitti parassitari sull’acqua, è il momento di attuare finalmente il referendum del 2011.

A 15 anni dalla vittoria referendaria per l’acqua bene comune, a Trieste — dove l’acqua è oggi gestita da una controllata della multiutility Hera con bollette stellari e dirigenti pagati milioni di euro — si apre la possibilità di ripubblicizzare il servizio idrico, eliminando i profitti dei soci privati e avviando una gestione virtuosa pubblica, come quella di Udine. Nel 2027 scade la concessione a Hera: è il momento di buttare fuori chi fa profitti parassitari sull’acqua, è il momento di attuare finalmente il referendum del 2011.

Se siete in zona, ci vediamo stasera!

Sono felice e onorato di partecipare alla tavola rotonda conclusiva dello straordinario convegno internazionale di tre g...
05/06/2026

Sono felice e onorato di partecipare alla tavola rotonda conclusiva dello straordinario convegno internazionale di tre giorni che si sta tenendo alla Normale, con duecentocinquanta studiose e studiosi venuti da tutto il mondo per festeggiare Donatella della Porta.

Con Donatella e un parterre di grande livello (Paola Caridi, Ornella De Zordo e Cristiano Lucchi) e coordinati da Daniela Chironi e Chiara Milan, discuteremo oggi pomeriggio di come i movimenti sociali costruiscono democrazia e proposte per un’alternativa, spesso realizzando pezzi di "un altro mondo possibile”.

Vi abbraccio e vi aspetto per discuterne con noi. Tommaso Fattori

Sono felice e onorato di partecipare alla tavola rotonda conclusiva dello straordinario convegno internazionale di tre giorni che si sta tenendo alla Normale, con duecentocinquanta studiose e studiosi venuti da tutto il mondo per festeggiare Donatella della Porta.

Con Donatella e un parterre di ospiti di grande livello (Paola Caridi, Ornella De Zordo e Cristiano Lucchi) coordinati da Daniela Chironi e Chiara Milan, discuteremo oggi pomeriggio di come i movimenti sociali costruiscono democrazia e proposte per un’alternativa, spesso realizzando pezzi di "un altro mondo possibile”.

Vi abbraccio e vi aspetto per discuterne con noi.

Ma davvero, come semplici cittadine e cittadini, non possiamo fare nulla? Impotenti davanti a governi balbettanti, spess...
12/04/2026

Ma davvero, come semplici cittadine e cittadini, non possiamo fare nulla? Impotenti davanti a governi balbettanti, spesso complici?

L'UE resta il principale partner commerciale di Israele, con circa 45 miliardi d’interscambio: Israele compra dalla UE il 40% dei beni che importa, noi compriamo il 30% delle merci che Israele produce. Stiamo persino continuando a vendere armi a Netanyahu, grazie alle quali ha potuto compiere un genocidio, trasformando Gaza in un gigantesco “cimitero per bambini”, per citare le parole del segretario generale dell’ONU. A Gaza vige formalmente una tregua ma i raid non si sono mai fermati e Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari, cioè continua a usare la fame come arma di guerra.

Insomma, tutto sta andando avanti come se nulla fosse, in barba all’ Accordo bilaterale UE-Israele che prevederebbe come precondizione per il suo mantenimento il “rispetto dei diritti umani” (art.2).

Quando alcuni Paesi UE hanno proposto la sospensione dell’Accordo bilaterale, il governo Meloni - assieme ad altri governi fra cui quelli di Germania e Ungheria - si è opposto. Nel frattempo, lo sappiamo, Israele si è messo a bombardare anche Iran e Libano.

E allora, tornando alla domanda iniziale, sì, qualcosa in realtà possiamo fare. È stata lanciata un’importante Iniziativa dei Cittadini europei, uno strumento di democrazia diretta previsto dal Trattato di Lisbona che permette ai cittadini dell’Unione, raccogliendo un milione di firme in almeno sette Paesi, di chiedere ufficialmente alla Commissione europea di proporre nuove misure o prendere determinati provvedimenti, in questo caso la sospensione dell’accordo bilaterale con Israele. Questo è il link al sito ufficiale dell’UE dove potete aggiungere la vostra firma: https://shorturl.at/GUHlh

Firmiamo, facciamo firmare e - se vi va - condividete questo post per far circolare l’informazione.

24/03/2026

"Non so voi ma io oggi mi sono svegliato così"

Tommaso Fattori

In Italia toccare la Costituzione è un azzardo assai pericoloso: la maggioranza delle cittadine e dei cittadini, anche i...
23/03/2026

In Italia toccare la Costituzione è un azzardo assai pericoloso: la maggioranza delle cittadine e dei cittadini, anche i più giovani (il no stravince con oltre il 61% tra i 18-34enni), si sente più tutelata dalla Carta fondamentale che dalle maggioranze parlamentari e di governo che si sono susseguite nei decenni. Ormai è un dato acquisito.

Questo non è stato di certo un voto di tipo tecnico su questioni giuridiche ma non è stato neppure un voto politico dal quale ricavare la sicura riscossa elettorale di un centro-sinistra ancora senza progetto, diviso sull’invio delle armi e le guerre, le politiche economiche, la privatizzazione dei servizi. È stato essenzialmente un voto antiautoritario e in difesa di alcuni basilari principi liberaldemocratici, a partire dall’indipendenza della magistratura e della separazione dei poteri.

Meloni ha cercato di trasformarlo in una consacrazione plebiscitaria e ha avuto indietro un bel boomerang. Per il momento una cosa è certa: da oggi la riforma del così detto premierato è morta e sepolta.

Non è stata principalmente una vittoria politica, dicevo, e tantomeno è stata una vittoria del “campo largo”, ancora una volta sabotato dal suo interno. Renzi, Calenda e persino la corrente così detta riformista (meglio: controriformista) del PD si sono schierati attivamente per il Sì. Felici di legittimare Meloni, Nordio e Delmastro come nuove madri e padri Costituenti, in un gioco rischiosissimo, proprio per le sue ricadute politiche generali. Semmai è stata la sinistra in senso stretto, compresa la vituperata sinistra così detta “radicale” e quell’ampio pezzo di sinistra che ha accresciuto negli anni le fila dell’astensionismo, ad essere stata decisiva, non il pezzo centrista del così detto “campo largo”.

Oggi possiamo solo festeggiare e, per quanto mi riguarda, rimpiangere un progetto politico che sarebbe decisamente rivoluzionario: un progetto per la piena attuazione della nostra Costituzione, a partire dall’articolo 3 e dall’articolo 11.

La risposta all’attacco indiscriminato alla magistratura da parte di Meloni & Nordio, svolto secondo la più classica tra...
21/03/2026

La risposta all’attacco indiscriminato alla magistratura da parte di Meloni & Nordio, svolto secondo la più classica tradizione berlusconiana, non consiste nella santificazione della magistratura. Né nell’adorazione acritica del sistema della giustizia italiano, che necessiterebbe di serie riforme (oltre che di un finanziamento adeguato). Accanto a tante e tanti magistrati ottimi e dediti al proprio lavoro, ci sono magistrati che il loro lavoro lo fanno meno bene. Insomma, non me la sentirei di glorificare l’intera categoria, anche se tanta strada è stata fatta dal dopoguerra a oggi.

Il sistema della giustizia italiana produce anche ingiustizie, purtroppo, e siccome mi ritengo di sinistra, mi piacerebbe che a sinistra ci si ponesse il tema di una riforma progressiva e organica della giustizia, in piena attuazione del dettato costituzionale, anziché ogni volta doverci limitare a contrastare le pessime controriforme volute da una classe politica che ha a cuore la preservazione del proprio potere e l’impunità per i potenti invece della tutela dei diritti dei “normali” cittadini.

Questa campagna referendaria è stata piena di paradossi. Il primo paradosso è che la compagine governativa meloniana, per convincere la gente a votare, ha intonato una cantilena ipergiustizialista del tutto contraddittoria rispetto all’obiettivo sbandierato della riforma. Ci hanno elencato ogni giorno, con la bava alla bocca, casi di cronaca con (presunti) colpevoli non condannati, mettendo alla gogna i giudici che hanno assolto Tizio, Caio o Sempronio (preferibilmente un Sempronio immigrato). Peccato che la “separazione delle carriere” sia sempre stata sostenuta da coloro che vorrebbero che si condannasse meno, non di più. La netta separazione giudice-PM, è sempre stato sostenuto, è un modo per assolvere più imputati, non per condannarne un numero maggiore. In altre parole, è un modo per aumentare il numero delle decisioni in cui i giudici danno ragione alla difesa e danno torto ai PM. Non a caso la categoria degli avvocati - cioè coloro che difendono gli imputati - è schierata largamente per il sì. Un interessante cortocircuito logico.

La verità, lo sappiamo bene, è che la separazione ormai esiste già di fatto e quindi non è certo questo l’obiettivo reale della riforma costituzionale Meloni Nordio: oggi i passaggi di carriera riguardano ogni anno un miserissimo 0,4% dei magistrati. Lo specchietto per le allodole della separazione delle carriere è solo un pretesto per fare a pezzetti il CSM e indebolire le garanzie di indipendenza della magistratura. E ridurre l’autonomia della magistratura incrina la separazione dei poteri, un fatto assai pericoloso, chiunque sia al governo (ma lo sapete, Nordio ha sostenuto che la riforma converrebbe anche a Elly Schlein, qualora dovesse governare). Una cosa è certa, mettere al guinzaglio la magistratura conviene a chi ha il potere, non conviene ai cittadini.

Il nuovo CSM ridotto a spezzatino, l’assurdità del sorteggio che affida alla dea bendata la selezione dei componenti togati del CSM (un unicum nel panorama internazionale) sono parte di un progetto complessivo per indebolire e in ultima istanza per sottoporre la magistratura al controllo della politica. Il ministro Nordio ha tranquillamente fatto sapere che a suo parere bisognerebbe che la politica definisse i criteri di priorità dell’azione penale, da non lasciare alla discrezionalità della magistratura. È evidente che il loro sogno proibito è il modello statunitense, per intenderci quello dove Jeffrey Epstein potè negoziare un accordo extragiudiziale con il Procuratore federale della Florida nominato dall’amministrazione Bush, accordo che evitò al miliardario l’incriminazione federale per reati gravissimi e gli garantì una pena estremamente ridotta a livello statale.

C’è anche un altro paradosso. È stato rivendicato dal governo che l’obiettivo dello spezzettamento del CSM è il depotenziamento delle “correnti”. Ma nella magistratura dovrebbero preoccupare le reti di potere informali, magari capaci di influenzare o controllare chi viene selezionato tramite il sorteggio, piuttosto che un confronto aperto e trasparente tra diverse sensibilità. Le correnti sono un elemento di democratizzazione della magistratura e rappresentano una forma di pluralismo alla luce del sole.

Domenica voterò NO, con convinzione. E mi tengo ben stretta la nostra Costituzione che fino ad oggi ha tutelato le italiane e gli italiani più di ogni governo e maggioranza parlamentare.

Ignazio Benito La Russa, diciamocelo, è un uomo baciato dalla fortuna. Senza che nessuno ne rammenti particolari qualità...
09/03/2026

Ignazio Benito La Russa, diciamocelo, è un uomo baciato dalla fortuna. Senza che nessuno ne rammenti particolari qualità, il nostro è stato capace di galleggiare per quasi 40 anni nel Parlamento di una Repubblica antifascista pur senza mai nascondere di essere un “nostalgico” del fascismo (“siamo tutti eredi del Duce”, ipse dixit). Ma noi siamo notoriamente un Paese dalle mille opportunità, niente da dire.

La cosa che mi ha sempre colpito è il suo animo fanciullesco - un po’ alla Franti, s’intende - per cui lo si ricorda più per le sue “provocazioni” e il suo temperamento irascibile che per il contenuto dei suoi interventi. Fra gli atteggiamenti un po’ bambineschi del nostro Ignazio Benito c’è quello di far finta di non conoscere l’avversario, di fingere di non sapere chi sia, come a volerne sminuire l’importanza. Che poi non è altro che una delle infinite varianti della spacconata alla Marchese del Grillo “Io so’ io, e voi non siete un c…”. Ricordo bene un episodio: nei giorni successivi al G8 di Genova, Luca Casarini, in quelle settimane una delle figure più in vista, era intervenuto in una trasmissione TV, credo Porta a Porta, e con il suo ragionamento aveva messo in difficoltà La Russa e allora Ignazio, spiazzato, teatralmente si mise a dire con tono sprezzante “ma chi è questo Canarini, Caparini, Calarini...”, storpiandone insistentemente il nome (tra parentesi, fu magistrale l’ironica risposta di Casarini, non appena gli venne ridata la parola: “ma chi è questo La Rutta?”, suscitando una sonora risata in studio).

L’episodio mi è tornato in mente nelle ultime ore, quando ho letto la dichiarazione nella quale Ignazio Benito La Russa minaccia di querela Tomaso Montanari, uno degli intellettuali pubblici più noti in Italia, plurieditorialista, spesso ospite di varie trasmissioni TV di approfondimento in prima serata. Anche i gatti sanno chi sia Tomaso eppure, mosso dal suo mai sopito istinto puerile, Ignazio La Russa non teme il ridicolo: “non ho mai considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università”. Proprio così, “tal” Montanari che “mi dicono insegni”. Ecco, in questo incipit c’è tutto La Russa: c’è quel fanciullino a cui era stata messa la camicia nera e che in fondo non è davvero mai cresciuto, che chiama i suoi figli con il nome degli indiani, che in casa si balocca con i cimeli e il busto del Duce e che il Parlamento ha cullato per 40 anni.

Anch’io, come Tomaso Montanari - a cui va tutta la mia solidarietà, come avrete inteso - continuo a preferire come padri e madri costituenti Lelio Basso, Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti, Nilde Iotti a Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Ignazio La Russa e per questo, con buona pace, voterò NO, senza farmi intimidire.

Ignazio Benito La Russa, diciamocelo, è un uomo baciato dalla fortuna. Senza che nessuno ne rammenti particolari qualità, il nostro è stato capace di galleggiare per quasi 40 anni nel Parlamento di una Repubblica antifascista pur senza mai nascondere di essere un “nostalgico” del fascismo (“siamo tutti eredi del Duce”, ipse dixit). Ma noi siamo notoriamente un Paese dalle mille opportunità, niente da dire.

La cosa che mi ha sempre colpito è il suo animo fanciullesco - un po’ alla Franti, s’intende - per cui lo si ricorda più per le sue “provocazioni” e il suo temperamento irascibile che per il contenuto dei suoi interventi. Fra gli atteggiamenti un po’ bambineschi del nostro Ignazio Benito c’è quello di far finta di non conoscere l’avversario, di fingere di non sapere chi sia, come a volerne sminuire l’importanza. Che poi non è altro che una delle infinite varianti della spacconata alla Marchese del Grillo “Io so’ io, e voi non siete un c…”. Ricordo bene un episodio: nei giorni successivi al G8 di Genova, Luca Casarini, in quelle settimane una delle figure più in vista, era intervenuto in una trasmissione TV, credo Porta a Porta, e con il suo ragionamento aveva messo in difficoltà La Russa e allora Ignazio, spiazzato, teatralmente si mise a dire con tono sprezzante “ma chi è questo Canarini, Caparini, Calarini...”, storpiandone insistentemente il nome (tra parentesi, fu magistrale l’ironica risposta di Casarini, non appena gli venne ridata la parola: “ma chi è questo La Rutta?”, suscitando una sonora risata in studio).

L’episodio mi è tornato in mente nelle ultime ore, quando ho letto la dichiarazione nella quale Ignazio Benito La Russa minaccia di querela Tomaso Montanari, uno degli intellettuali pubblici più noti in Italia, plurieditorialista, spesso ospite di varie trasmissioni TV di approfondimento in prima serata. Anche i gatti sanno chi sia Tomaso eppure, mosso dal suo mai sopito istinto puerile, Ignazio La Russa non teme il ridicolo: “non ho mai considerato degno della minima considerazione ciò che diceva o scriveva tal Tomaso Montanari che, mi dicono, insegni a sfortunati studenti di non so quale Università”. Proprio così, “tal” Montanari che “mi dicono insegni”. Ecco, in questo incipit c’è tutto La Russa: c’è quel fanciullino a cui era stata messa la camicia nera e che in fondo non è davvero mai cresciuto, che chiama i suoi figli con il nome degli indiani, che in casa si balocca con i cimeli e il busto del Duce e che il Parlamento ha cullato per 40 anni.

Anch’io, come Tomaso Montanari - a cui va tutta la mia solidarietà, come avrete inteso - continuo a preferire come padri e madri costituenti Lelio Basso, Teresa Mattei, Piero Calamandrei, Giuseppe Dossetti e Nilde Iotti a Giorgia Meloni, Carlo Nordio e Ignazio La Russa e per questo, con buona pace, voterò NO, senza farmi intimidire.

07/03/2026

Mentre Trump si ingegna di far scoppiare la terza guerra mondiale e chiudere definitivamente la breve storia dell’umanità, ecco che i trumpiani di casa nostra, assieme a CasaPound, al Veneto Fronte Skinheads e altre sigle neofasciste che sarebbero folkloristiche se non avessero nel governo Meloni un governo amico, propongono una legge per la “remigrazione” di chi non abbia il nostro “sangue”, cioè abbia la pelle scura.

Questa è gente che sostiene che “è in atto un piano per sostituire i bianchi con individui di altre razze”, che quando guarda un film sulle piantagioni di cotone parteggia per i bianchi del Ku Klux Klan che sparano sugli schiavi neri, che vaneggia di rimandarli a “casa loro” mentre “casa loro” la bombardano, la colonizzano, la depredano, la saccheggiano di ogni risorsa, la sfruttano fino all’ultimo acro in superficie e fino all’ultima risorsa mineraria sottoterra.

Questi simpatizzanti del Ku Klux Klan avrebbero voluto essere oggi 7 marzo in piazza qui a Prato. Una data che è stata scelta non a caso, perché il 7 marzo del 1944 a Prato avvenne una delle più grandi deportazioni di operai italiani nei campi di concentramento nazisti. Fu una rappresaglia nazifascista contro uno sciopero in cui gli operai chiedevano cibo, la fine della guerra, la libertà politica.

Allora come oggi siamo dalla parte giusta della storia.

Indirizzo

Via Cavour 2
Florence
50122

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