15/05/2026
LA FRAGILITA' E LE MANI NELLE TASCHE DEI GAETANI
A Gaeta la continua perdita di residenti, soprattutto nelle fasce giovanili, denota un disagio a cui non si è stati capaci di dare risposte. Il lavoro legato al turismo pendolare è di tipo precario e non qualificato. I giovani cittadini, diplomati e laureati, mal si adattano ad esso e se ne vanno. In città rimane la popolazione anziana pensionata. L’indice d’invecchiamento nel 2025 è arrivato a 314: cioè ci sono 314 persone oltre i 64 anni per ogni 100 giovani sotto i 14 anni, Lo stesso indice era 138 nel 2002 e 225 nel 2015. Tra le città della provincia con popolazione superiore a cinquemila abitanti, è la città più vecchia.
Il buon dato reddituale della popolazione di Gaeta, secondo in provincia solo a Latina, non deve trarre in inganno, perché esso non riguarda tutti i cittadini. L’apparente benessere nasconde ampie sacche di povertà, testimoniate dai dati reddituali suddivisi per fasce di appartenenza pubblicati dal Ministero Economia e Finanza (MEF). Secondo essi, dalle dichiarazioni rese nel 2025, relative all’anno d’imposta 2024, ben 3.780 contribuenti hanno dichiarato redditi compresi tra zero e diecimila euro l’anno, con una media di circa 435 euro al mese. Con tale somma è difficile sfuggire alla povertà, anche se le reali condizioni vengono spesso temperate dall’aiuto della rete famigliare e dalla diffusa arte d’arrangiarsi, sconosciuta alle statistiche e al fisco. Occorre anche dire che la povertà non è mai solo una questione economica, ma è piuttosto frutto di una serie di cause interconnesse. Tra di esse le principali sono:
• il reddito insufficiente: salari e pensioni bassi non tengono il passo con il costo della vita, specialmente in presenza di spese sanitarie, energetiche o abitative elevate;
• la fragilità fisica e la non autosufficienza: l’aumento delle spese per l’assistenza domiciliare o strutturata può indebolire ulteriormente la situazione economica di chi ha risparmi limitati o nessun sostegno familiare;
• l’isolamento sociale e l’accesso ai servizi: la mancanza di reti di supporto sociale e servizi territoriali adeguati amplifica il rischio di esclusione e di povertà.
Può il comune aiutare le fasce più deboli? La risposta e sì e, per esempio, può
1. creare le condizioni per far funzionare correttamente il Consorzio Intercomunale per i Servizi Sociali (COISES). Il Consorzio, di recente costituzione, offre presa in carico, accompagnamento sociale e orientamento ai servizi socio-sanitari per chi vive in stato di forte privazione. Le difficoltà legate al passaggio di tesoreria dal comune di Gaeta verso il nuovo organismo, stanno determinando una situazione di colpevole ritardo nell’utilizzo dei fondi disponibili;
2. promuovere maggiormente il welfare municipale e le collaborazioni con il terzo settore, per cercare d’intervenire sulle emergenze abitative, di freddo e di fame.
C’è un altro aspetto sul quale può intervenire il comune: diminuire il peso della tassazione locale. Gli atti posti in essere tuttavia vanno nella direzione opposta. Una serie di delibere assunte negli ultimi anni hanno aumentato tutto l’aumentabile e quello che non aumentato è perché la tassazione è già ai livelli massimi di legge (es. IMU e addizionale Irpef). Così sono aumentate le tariffe per i servizi a domanda e, soprattutto, è aumentata la TARI, la tassa sui rifiuti.
Per far quadrare i bilanci non si esita a perseguire la via più semplice: aumentare le tasse. Se si sceglie di alleggerire le tasche dei cittadini per alimentare le casse comunali a copertura di probabili sprechi e per fornire servizi di dubbia efficienza, la città impoverisce. Se aumentano le tasse ci saranno meno soldi da spendere, gli acquisti saranno scoraggiati ed il tessuto economico impoverisce.
Per risanare i bilanci, tagliando la spesa e le inefficienze, ci vogliono competenze, studio e riflessione. Per questo gli amministratori, che ne sono privi, preferiscono aumentare le tasse.
Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine
Associazione Incontri & Confronti