23/04/2025
L’eredità di Bergoglio di Roberto PECCHIOLI.
Dai frutti li riconoscerete, rispose Gesù ai discepoli che gli chiedevano come riconoscere i
buoni dai cattivi profeti. Se il criterio di giudizio è questo, il pontificato di Jorge Mario
Bergoglio lascia soprattutto macerie, portando a compimento in Occidente un processo di
arretramento della fede e della proposta cristiana di lungo periodo, accelerato dal concilio
Vaticano II, al termine del quale il papa di allora, Paolo VI, gridò sconsolato e inascoltato
che il fumo di Satana era penetrato nella Chiesa. Gli incauti avevano aperto cuori, porte e
finestre; il regno di Francesco ha significato un crollo ulteriore delle vocazioni religiose,
della partecipazione popolare ai riti – sempre più privati di significato spirituale- della
presa cristiana nella società. Un bilancio che atterrisce, unito all’ateismo pratico di massa e
all’islamizzazione del nostro continente, di cui il cattolicesimo sembra essere un semplice
osservatore, talvolta un fiancheggiatore.
Nel Vangelo di Luca un’altra affermazione di Gesù dovrebbe far tremare le mura leonine:
guai a voi quando tutti parleranno bene di voi. Il baccanale mediatico che accompagna la
morte di Bergoglio – predisposto accuratamente da tempo- è un coro quasi unanime di
lodi al papa venuto, come affermò egli stesso, dalla fine del mondo. Encomi, celebrazioni,
melassa a fiumi, applausi scroscianti da un coro mediatico, culturale, politico in cui non si
ascoltano che isolate obiezioni. Intendiamoci: la sofferenza e la malattia dell’uomo
meritano ogni rispetto. Ma dinanzi alla storia – e alla missione papale - i quasi dodici anni
bergogliani sono una corona di spine. Non è un caso che gli elogi più sperticati provengano
da non cattolici, non credenti, laici e irreligiosi. Il lutto ufficiale è immenso: già questo
dovrebbe insospettire i fedeli. Mai, a nostra memoria, quando l’Italia era ancora cattolica,
la morte del papa era stata accompagnata dall’interruzione degli spettacoli- anche sportivi-
e dalla programmazione radiotelevisiva, trasformata in coro collettivo di celebrazione del
defunto a reti unificate.
Nulla di strano: è morto “uno di loro”, ovvero una personalità di riferimento del pensiero
dominante. Curioso cortocircuito, giacché il mainstream d’occidente è radicalmente
anticristiano, materialista, ateo. Ancora più strano è piacere soprattutto agli avversari della
chiesa. Dai frutti li riconoscerete. Non uno dei componenti dell’orchestra unica filo papale
è stato convertito . Non uno si è unito alla chiesa di Gesù, ribattezzata dal 2013 “chiesa di
Francesco”. C’è del vero in codesto spurio secondo battesimo: il papa argentino ha
picconato la nave di Pietro come pochi in passato. Rivoluzionario lo è stato, anche se i suoi
sostenitori preferiscono parlare di profezia. Una profezia che ha messo da parte la dottrina,
il rito, i simboli, l’escatologia – cioè il destino dell’uomo - preferendo la dimensione
pastorale. Pastori di un gregge sempre più scarno, a cui è stata sottratta la dimensione del
sacro e del mistero. Un gregge senza traguardo, poiché quasi mai questo papa ha parlato
dell’eternità e del progetto di Dio sulla creatura fatta, secondo la vecchia dottrina, a sua
immagine e somiglianza.
Una chiesa ospedale da campo, amava dire Bergoglio. Giusto, ma le ferite dello spirito si
sono aggravate. Se “dai frutti li riconoscerete”, le lodi sperticate di oggi non tengono conto
della realtà, benché si debba ammettere che decenni di confusione avevano predisposto la
chiesa agli scossoni argentini. Qualcuno aveva già scosso l’albero, ma i frutti non sono
quelli sperati dagli stessi novatori. La profezia al passo con i tempi è diventata un’impresa
di demolizioni in crisi di fede. Secondo uno dei fogli più radicalmente anticattolici,
Repubblica, Bergoglio fu “ il papa degli ultimi”. Voce dal sen fuggita. I lettori del
quotidiano sono postborghesi ben pasciuti, altro che ultimi; applaudono felici di constatare
la progressiva ritirata della cristianità. Peraltro Eugenio Scalfari, papa laico della pseudo
religione progressista, fu confidente e interlocutore di Bergoglio, con annessi sfondoni
dottrinari mai smentiti dalla Santa Sede.
Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei: l’argentino fu sodale di Marco Pannella e Emma Bonino,
punte di lancia del laicismo più estremo e dell’abortismo. La dama con il turbante si è
profusa in elogi di Francesco, lodando il suo impegno a favore degli immigrati, dei detenuti
e dell’ambiente. Pare che il papa le abbia chiesto di portare avanti “le nostre idee” ( Il Fatto
Quotidiano). Bizzarre convergenze. A costo di inimicarsi qualche lettore, osiamo dire di
essere stufi dell’insopportabile litania sugli “ultimi”. E noi, i penultimi, i terzultimi, quelli
che hanno passato la vita onestamente, cercando di attenersi alla morale e alla dottrina
cristiana, chi siamo ? Non c’è posto per noi nell’ospedale da campo: troppo normali, troppo
fedeli. Il figliol prodigo venne accolto con grande trasporto dal padre, suscitando le giuste
rimostranze del fratello, ma stava comunque tornando a casa. Nella teologia bergogliana,
la misericordia giunge gratuitamente, senza chiederla. La giustizia divina è equipollenza
tra bene e male?
Del resto, chi sono io per giudicare, fu la sconcertante risposta a un quesito sulla liceità
morale degli atti omosessuali. Eri Pietro, su cui qualcuno edificò la sua chiesa! Che non era
green, come dopo la Amoris laetitia, ma si riteneva “la” via, non una fede tra le altre, come
si legge nell’improvvida dichiarazione ecumenica di Abu Dhabi. Un relativismo contro cui
lottò invano Benedetto XVI, diventato emblema dell’ ospedale da campo in cui medici e
infermieri non portano neppure il camice bianco. Bergoglio con il poncho nei suoi ultimi
giorni è l’immagine che più stride, agli occhi di chi sa l’importanza dei simboli. Ha
descralizzato non se stesso – uomo tra gli uomini- ma la funzione di vicario di Cristo, il cui
segni visibile è l’abito papale.
Poca cosa, in fondo, a paragone dell’idolo amazzonico portato in processione, delle
sbandate filo LGBT ( più dei seguaci, invero) delle strane immagini animali in San Pietro,
della banalizzazione dei riti e della liturgia, della chiusura dei luoghi di culto in pandemia,
con incluso vaccinismo scatenato . L’ospedale da campo cura (forse) i corpi, ma sembra
indifferente alle anime. Ma senza una dottrina finalistica, si diventa un’associazione di
mutuo soccorso, nobile, utile, senza vocazione alla verità. E a chi serve, oltre che a se stessa
( la persistenza degli aggregati di Vilfredo Pareto) una chiesa “ in uscita” ? Da che cosa,
poi? Alcuni, nell’orchestra dei coccodrilli, parlano di papa “progressista”. Che cosa significa
progresso, rispetto all’eterno e all’immutabile ? Secondo Ezra Pound il tempio è sacro
perché non è in vendita. Lo seppe per primo Gesù, che scacciò i mercanti, ma vi sarà
ancora un tempio, se continua la demolizione?
Parole di “indietrista”, l’ epiteto bergogliano rivolto a chi non era d’accordo con lui. Ci
sfugge, in temi di fede, il significato di avverbi come avanti e indietro, ma è colpa nostra,
educati alla chiarezza. Il vostro parlare sia sì sì, no no. Il di più viene dal Maligno. Invece
hanno osato modificare il Padre Nostro, la preghiera dettata da Gesù. Ora chiediamo di
non essere abbandonati nella tentazione, ma il testo latino – tradotto dai Padri della
Chiesa- dice “ne nos inducas”, non ci indurre. Dalla liturgia della parola è sparito il
riferimento agli “uomini di buona volontà”, sostituiti dagli “uomini amati dal Signore”. La
buona volontà, cioè il desiderio di agire rettamente, non conta più.
Pure, la ricerca della fede, la sete di trascendenza sono inestirpabili. Aumentano i battesimi
in età adulta e il desiderio di vivere una spiritualità forte, tesa alla verità. Serve un
messaggio netto, non il balbettio di scuse per le posizioni sgradite allo spirito del tempo.
Qual è la risposta al bisogno di assoluto, in assenza di una riflessione sul senso
dell’esistenza e sul kèrigma, il nocciolo della fede, la morte e resurrezione di Cristo ? La
domanda terribile è: la chiesa crede ancora nel nucleo del suo messaggio, nella
resurrezione senza la quale , ammette San Paolo, i cristiani sarebbero i più disgraziati tra
gli uomini? Sono domande che mai avremmo pensato di porre. Forse siamo confusi, forse
non abbiamo capito, ma non ci siamo mai sentiti tanto estranei. Il chiasso di questi giorni,
la sincera commozione di molti, non illudano la sedicente chiesa di Francesco. Chiuso il
sepolcro di Francesco, esaurita l’emozione della notizia, il circo mediatico passerà ad altro.
Morto un papa, se ne farà un altro; continuerà l’inimicizia, riprenderà il pregiudizio
antireligioso momentaneamente interrotto.