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Associazione Memoria della Benedicta BENEDICTA 7 APRILE 1944:
LA PIÙ GRANDE STRAGE DI PARTIGIANI DELLA STORIA DELLA RESISTENZA ITALIANA

Inaugurata, all' interno della nuova Piazza della Resistenza a Bassignana, la stele " Undici Preie" a cura di Setsuko e ...
10/06/2026

Inaugurata, all' interno della nuova Piazza della Resistenza a Bassignana, la stele " Undici Preie" a cura di Setsuko e Michele Dellaria.

Undici pietre della Benedicta, richiamano l' art. 11 della Costituzione,
" l'Italia ripudia la guerra".

La stele si deve intendere come " un cantiere della memoria", le pietre in equilibrio precario,trattenute da un prisma triangolare di sostegno, fatto di rete arrugginita, richiamano l'idea di una democrazia e una pace instabili, che hanno bisogno di essere sostenuti da una rete di cittadini consapevoli. Da soli siamo frammenti di roccia isolati, insieme una forza che punta al cielo.

CAMMINATA BIANCA SILENZIOSA In tanti abbiamo ricordato Filippo Castelli "Il Gigante”, il partigiano di Mazara del Vallo,...
03/06/2026

CAMMINATA BIANCA SILENZIOSA

In tanti abbiamo ricordato Filippo Castelli "Il Gigante”, il partigiano di Mazara del Vallo, barbaramente ucciso dai fascisti alla Cascina Fuia, nell'ambito del rastrellamento della Benedicta.

Tra i partecipanti anche Tiziana Giacalone, presidente dell’ANPI Mazara "Comandante Petralia", venuta apposta alla Benedicta e particolarmente emozionata e commossa dall’iniziativa.

A Tiziana e all’Anpi di Mazara è stato consegnato il cordone intrecciato dai partecipanti con le strisce di lenzuola: lo porterà in Sicilia, in dono alla comunità di Mazara del Vallo in ricordo di Filippo Castelli.

2 Giugno: Festa della Repubblica 🇮🇹Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere, attraverso un referendum, ...
02/06/2026

2 Giugno: Festa della Repubblica 🇮🇹

Il 2 giugno 1946 gli italiani furono chiamati a scegliere, attraverso un referendum, il futuro del Paese: Monarchia o Repubblica. Da quella storica consultazione nacque la Repubblica Italiana.

Quella data rappresenta però un doppio traguardo per la nostra democrazia: per la prima volta, a livello nazionale, votarono anche le donne, esercitando pienamente un diritto fondamentale e contribuendo in modo decisivo alla costruzione dell'Italia democratica.

Ricordare il 2 giugno significa custodire la memoria di una scelta collettiva che ha segnato la nostra storia e celebrare i valori di partecipazione, libertà e uguaglianza su cui si fonda la Repubblica.

“La storia di un inno di libertà nato al confine tra Liguria e Piemonte, sul territorio che oggi è quello delle Aree pro...
27/05/2026

“La storia di un inno di libertà nato al confine tra Liguria e Piemonte, sul territorio che oggi è quello delle Aree protette dell'Appennino piemontese, che restituisce il senso di sofferenza, stenti e patimenti della Resistenza al nazifascismo.”

La storia di un inno di libertà nato al confine tra Liguria e Piemonte, sul territorio che oggi è quello delle Aree protette dell'Appennino piemontese, che restituisce il senso di sofferenza, stenti e patimenti della Resistenza al nazifascismo. Nel 1944 non c'erano spartiti alla ...

Ezio BalestrazziNato a Sala Bolognese (BO) il 21 aprile 1923, Carabiniere nel distaccamento di Mignanego (GE).Di Alfredo...
26/05/2026

Ezio Balestrazzi
Nato a Sala Bolognese (BO) il 21 aprile 1923, Carabiniere nel distaccamento di Mignanego (GE).
Di Alfredo e di Pasqualina Longhi.
Residente a Sala Bolognese (BO).
Morto a Passo Mezzano l’8 aprile 1944.

Medaglia di Bronzo al Valor Militare
“Pur trovandosi in servizio partecipava, con grave rischio personale, all'attività del fronte clandestino della Resistenza. Allontanatosi, armato, dal reparto per arruolarsi nelle formazioni partigiane, veniva, dopo strenua difesa, catturato dal nemico. Affrontava con cosciente ed indomita fierezza il plotone d'esecuzione, suggellando con la vita l'amore per la Patria.”

25/05/2026

Condividiamo con piacere questo comunicato del Comitato novese per la difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione:

Il Comitato novese per la difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione ricorda che quest’anno la ricorrenza riveste un significato particolare perché ricorre l’ottantesimo anniversario del referendum che ha dato vita alla Repubblica, insieme a quello del voto per l’elezione dell’Assemblea costituente.
Di particolare rilievo è stato, in quel 2 giugno di ottant’anni fa, la prima volta in cui le donne italiane hanno potuto esercitare il loro diritto di voto, esprimendosi per la scelta fra monarchia e repubblica, designando i propri rappresentanti nella
Assemblea costituente ed entrando a far parte dell‘Assemblea stessa, contribuendo in tal modo, attraverso l’elaborazione del testo costituzionale, a gettare le fondamenta del nuovo Stato repubblicano. Proprio il ruolo delle
ventuno “madri costituenti” sarà valorizzato a Novi il 2 giugno, con l’apposizione di una targa nell’androne del Palazzo Municipale e con un intervento della Consulta comunale per le pari opportunità.
Il Comitato, nell’invitare tutti i cittadini a partecipare alle cerimonie programmate insieme con l’amministrazione comunale per la festa della Repubblica nella nostra città, informa anche che si sta attivando, d’intesa con il Comune, per altre iniziative che si svolgeranno nel corso dell’anno per approfondire, dando loro il giusto rilievo, gli eventi che hanno portato alla nascita della Repubblica e all’approvazione della Costituzione che è tuttora,
dopo 80 anni, il caposaldo della nostra convivenza democratica.

CAVALLIERI PRIMO LUIGINato a San Quirico (GE) il 27 aprile 1925, meccanico, celibe. Di Giuseppe (manovale) e di Rosa Cel...
22/05/2026

CAVALLIERI PRIMO LUIGI
Nato a San Quirico (GE) il 27 aprile 1925, meccanico, celibe. Di Giuseppe (manovale) e di Rosa Celeste Amellotti (casalinga). Residente a Campomorone (GE). Partigiano nella III°Brigata Garibaldi Liguria dal febbraio 1944, nome di battaglia Primo o Pastiglia. Morto a Passo Mezzano il 6 aprile 1944.

A Primo Cavallieri è intitolata la via che sale da Campomorone verso il passo della Bocchetta. Primo di tre fratelli, rivelò ben presto un carattere deciso e indipendente, molto più maturo della sua età. Frequentò le scuole a Campomorone e, ancora giovanissimo, venne assunto presso i Cantieri Navali Ansaldo. Dopo l'8 settembre decise di andare in montagna e divenne partigiano. I familiari raccontano che l'ultima volta che Primo tornò a casa a riabbracciare i familiari fu in occasione della festa di San Giuseppe, nel marzo 1944. Il fratello Pietro ricorda che aveva gli scarponi rotti, e il papà li portò al calzolaio per ripararli. Primo ripartì con gli scarponi riparati e i familiari non lo rividero mai più. Il 6 aprile, a seguito del rastrellamento della Benedicta, insieme a un gruppo di partigiani riuscì a raggiungere Passo Mezzano, dove venne ucciso. Pare che la loro fuga fosse rallentata da un compagno ferito ad una gamba. Il padre Giuseppe partì per recuperarne il corpo, e grazie all'interessamento di Antonio Gavino riuscì a trasportarlo insieme ad altri partigiani uccisi fino ai laghi del Gorzente e successivamente, con i vagoni della teleferica, fino a Gallaneto, dove venne sepolto provvisoriamente fino al termine della guerra. Il suo nome è presente nella lapide di via G. Soliman a Sestri Ponente presso lo stabilimento Fincantieri ex Ansaldo Navale (piazzale della Coop) Oggi riposa nella Ca****la del Cimitero di Campomorone.

Il 21 maggio 1925 nasceva a Ovada Ezio Tulipano, nome di battaglia Orfeo, oggi avrebbe compiuto 101 anni. Il caro Ezio è...
21/05/2026

Il 21 maggio 1925 nasceva a Ovada Ezio Tulipano, nome di battaglia Orfeo, oggi avrebbe compiuto 101 anni.
Il caro Ezio è ricordato come il 1° morto, in ordine cronologico del Rastrellamento della Benedicta, era di pattuglia e cadde sotto il fuoco nemico.
Di seguito la testimonianza di Guido, suo fratello, anch'esso partigiano, nome di battaglia Tino.

“Salii in montagna ai primi di gennaio 1944, una settimana dopo che era andato in montagna mio fratello TULIPANO Ezio, nome di battaglia "ORFEO", che era della classe del 1925. Per andare in zona, mio fratello era passato da Ronco ed aveva raggiunto la cascina "NUOVA", mentre quando venne a prendermi dopo una settimana passammo dalle parti di Mornese e scendemmo alla cascina "NUOVA", dove c'era solo una banda di pochi partigiani, tra cui Balilla (Prasio), Macchi, Boro, Ettore, Leo, Lungo, Giorgio, gli inglesi Phill e Tom, Mitta, Sergio ed altri... Mio fratello si mise il nome di battaglia "ORFEO" perchè suonava la fisarmonica a bocca e lo trasse dal nome del famoso poeta e musico dell'antica Grecia, sposo infelice di Euridice...Mio fratello, in un primo tempo, era con me al Comando, ma un giorno decise di dividersi perchè, disse, non era bello che due fratelli rimanessero assieme, potendo morire entrambi; era invece più opportuno che ci dividessimo, disse, almeno uno si sarebbe comunque salvato. Allora, lui andò con "MAGGI" al secondo distaccamento. Circa la sua morte, per quel che io ne so, mi venne riferito che la mattina del giovedi santo era stato comandato di pattuglia con altri due compagni e vennero attaccati dai tedeschi: i suoi compagni si salvarono e lui fu colpito e cadde a terra ferito: probabilmente i tedeschi lo presero per morto. Però io non seppi più niente, lo seppi dopo il rastrellamento, quando era già al cimitero di Casáleggio. Adesso è sepolto a Novi Ligure. Dopo la Liberazione, mi portai in quella zona per sapere com'era morto e un contadino mi raccontò che, passando di lì, era stato informato da qualcuno che era già passato dal posto ov'era stato ferito, che c'era un ragazzo colpito e non ancora morto Era già una settimana dopo e, allora, l'indomani lui andò sul posto portando un pò di latte caldo: lo vide che muoveva appena le braccia, era ormai stremato e non c'era più niente da fare. Era ferito alla bocca e alla pancia, al ventre, ma dopo una settimana era ancora vivo. Infatti, dove fu trovato vennero rinvenuti i pantaloni strappati e la cintura da una parte...”
Testimonianza di Tulipano Guido del 20 ottobre 1977, fondo De Menech.
Il documento proviene dal fondo Ricompart, Commissione del Piemonte

San Martino in Paravanico, anche noto come Cà Rossi, è una località del comune di Ceranesi (GE) inerpicata sulla strada ...
19/05/2026

San Martino in Paravanico, anche noto come Cà Rossi, è una località del comune di Ceranesi (GE) inerpicata sulla strada che conduce ai Piani di Praglia.
Il nome deriva da quello della famiglia che da secoli la abita. Le prime notizie di questo complesso risalgono al XIII secolo, pressapoco a quando i Rossi s’insediarono nella zona.

Nell'aprile del 1944, San Martino in Paravanico, ha pagato uno dei tributi più grandi in seguito al Rastrellamento della Benedicta: ben 33 furono infatti i ragazzi deportati a Mauthausen. Di questi solo 3 fecero ritorno a casa. Se aggiungiamo alcuni ragazzi nati in altri luoghi ma sfollati a San Martino saliamo a 37 deportazioni.

Vogliamo ricordare i loro nomi e alcune loro foto, auspicando che il loro sacrificio possa essere ricordato:

Conte Francesco;
Conte Luigi;
Curletto Angiolino;
Montaldo Albino;
Montaldo Carlo;
Parodi Angelo;
Parodi Edilio Nicola;
Parodi Francesco;
Parodi Gerolamo Giacomo;
Parodi Giacomo;
Parodi Giacomo;
Parodi Giacomo Mario;
Parodi Guido;
Parodi Luigi;
Parodi Mario;
Parodi Martino Egisto;
Parodi Silvio;
Risso Adalgiso Tarcisio;
Rossi Angelo Luigi Teresio;
Rossi Attilio;
Rossi Eliseo;
Rossi Emilio;
Rossi Francesco;
Rossi Giacomo;
Rossi Gianbattista Felice;
Rossi Giobatta;
Rossi Giuseppe;
Rossi Luigi;
Rossi Pietro;
Rossi Pietro;
Rossi Stefano Innocente;
Rossi Teresio Gerolamo;
Rossi Tomaso Abramo.

Il 19 maggio 1944, alle prime ore del mattino, vennero trucidati 59 civili italiani in quello che è tristemente ricordat...
16/05/2026

Il 19 maggio 1944, alle prime ore del mattino, vennero trucidati 59 civili italiani in quello che è tristemente ricordato come l’eccidio del Turchino.

La strage seguì di qualche giorno l'attentato al cinema Odeon di Genova, che era stato requisito per essere destinato ad uso esclusivo delle truppe tedesche.

Prelevate di notte dal carcere di Marassi a Genova, 59 vittime, molte non ancora ventenni, furono trasportate a bordo di camion e di lì, dopo un percorso di un paio di chilometri, condotte fino ai prati del versante meridionale del Bric Busa. In questa località, a gruppi di sei, furono fatti salire sopra delle tavole, disposte su una grande fossa che il giorno precedente un gruppo di ebrei era stato costretto a scavare, in modo che ognuno, prima di cadervi dentro dopo la scarica di mitra, potesse vedere i cadaveri dei suoi compagni.

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