21/05/2026
Il 21 maggio 1925 nasceva a Ovada Ezio Tulipano, nome di battaglia Orfeo, oggi avrebbe compiuto 101 anni.
Il caro Ezio è ricordato come il 1° morto, in ordine cronologico del Rastrellamento della Benedicta, era di pattuglia e cadde sotto il fuoco nemico.
Di seguito la testimonianza di Guido, suo fratello, anch'esso partigiano, nome di battaglia Tino.
“Salii in montagna ai primi di gennaio 1944, una settimana dopo che era andato in montagna mio fratello TULIPANO Ezio, nome di battaglia "ORFEO", che era della classe del 1925. Per andare in zona, mio fratello era passato da Ronco ed aveva raggiunto la cascina "NUOVA", mentre quando venne a prendermi dopo una settimana passammo dalle parti di Mornese e scendemmo alla cascina "NUOVA", dove c'era solo una banda di pochi partigiani, tra cui Balilla (Prasio), Macchi, Boro, Ettore, Leo, Lungo, Giorgio, gli inglesi Phill e Tom, Mitta, Sergio ed altri... Mio fratello si mise il nome di battaglia "ORFEO" perchè suonava la fisarmonica a bocca e lo trasse dal nome del famoso poeta e musico dell'antica Grecia, sposo infelice di Euridice...Mio fratello, in un primo tempo, era con me al Comando, ma un giorno decise di dividersi perchè, disse, non era bello che due fratelli rimanessero assieme, potendo morire entrambi; era invece più opportuno che ci dividessimo, disse, almeno uno si sarebbe comunque salvato. Allora, lui andò con "MAGGI" al secondo distaccamento. Circa la sua morte, per quel che io ne so, mi venne riferito che la mattina del giovedi santo era stato comandato di pattuglia con altri due compagni e vennero attaccati dai tedeschi: i suoi compagni si salvarono e lui fu colpito e cadde a terra ferito: probabilmente i tedeschi lo presero per morto. Però io non seppi più niente, lo seppi dopo il rastrellamento, quando era già al cimitero di Casáleggio. Adesso è sepolto a Novi Ligure. Dopo la Liberazione, mi portai in quella zona per sapere com'era morto e un contadino mi raccontò che, passando di lì, era stato informato da qualcuno che era già passato dal posto ov'era stato ferito, che c'era un ragazzo colpito e non ancora morto Era già una settimana dopo e, allora, l'indomani lui andò sul posto portando un pò di latte caldo: lo vide che muoveva appena le braccia, era ormai stremato e non c'era più niente da fare. Era ferito alla bocca e alla pancia, al ventre, ma dopo una settimana era ancora vivo. Infatti, dove fu trovato vennero rinvenuti i pantaloni strappati e la cintura da una parte...”
Testimonianza di Tulipano Guido del 20 ottobre 1977, fondo De Menech.
Il documento proviene dal fondo Ricompart, Commissione del Piemonte