17/06/2026
Isole minori: il governo vuole fare le nozze con i fichi secchi
Dopo anni di annunci e la riforma costituzionale del 2022 che ha finalmente riconosciuto lo svantaggio dell’insularità, arriva in discussione il DDL 1837 sulle isole minori. Peccato che sia un provvedimento tutto fumo e poco arrosto.
Quali sono le criticità principali:
Risorse ridicole: Solo 7 milioni nel 2027 e 10 nel 2028 per il fondo in conto capitale. Per 57 isole marine e circa 200.000 abitanti: un totale di 85 euro per abitante in 2 anni, quindi 35 euro il primo anno e 50 euro il secondo.
Una goccia nel mare per affrontare trasporti, sanità, rifiuti, dissesto idrogeologico e spopolamento.
Burocrazia a palate: PIST, DUPIM, Comitato istituzionale, ricognizioni obbligatorie su tutto (patrimonio, produzioni locali, infrastrutture…). I piccoli comuni, già in difficoltà, rischiano di essere sommersi dalla carta invece di ricevere aiuti concreti.
Fiscalità inesistente: Una delega generica al Governo con obbligo di invarianza finanziaria. Zero incentivi veri su IRPEF, IMU, contributi o tariffe energetiche e carburanti. Senza sgravi fiscali strutturali non si ferma lo spopolamento.
Trasporti dimenticati: Il problema numero uno delle isole (collegamenti marittimi cari e incerti) è liquidato con un po’ di monitoraggio regionale.
Approccio timido sul demanio: Le Regioni “possono” trasferire qualche competenza. Senza un passaggio reale di poteri ai Comuni, le concessioni demaniali resteranno lente e centralizzate.
Insomma, un disegno di legge programmatico e simbolico, che rimarrà solo sulla carta.
Le isole minori meritano molto di più: risorse adeguate, semplificazioni reali, incentivi fiscali forti e autonomia concreta.