18/08/2026
L’altro ieri a ISPICA è stata imbrattata la stele che ricorda i due martiri di mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Un atto che riteniamo oggettivamente grave, in particolare perchè conseguenza di un evidente processo di normalizzazione delle mafie e della criminalità in genere, che abbraccia diversi livelli a partire da quello politico. Occorre riprendere in modo deciso e concreto la lotta contro le mafie sul campo dell’educazione; occorre riattivare i percorsi di memoria nelle scuole e non solo; occorre promuovere una cultura alternativa a quella mafiogena, humus vitale per mafie e criminalità. Dobbiamo ritornare a raccontare le vicende di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e riconoscerli nuovamente come esempi da imitare e non più come eroi da venerare. Di questi due servitori dello stato oggi molti cercano di farsi interpreti, pochi sono quelli che cercando di seguirne le orme.
Abbiamo perso il contatto con le loro storie, con le loro esperienze e li abbiamo messi sopra un piedistallo. Abbiamo inaugurato lapidi e steli davanti alle quali ogni anno assistiamo alla consueta passerella di chi in questo modo vorrebbe ottenere una sorta "attestato di legalità". Si tratta di una memoria "morta" perchè priva dell'impegno da declinare nell'oggi della storia.
La stele è diventata una pietra qualsiasi, senza significato, una pietra anonima che può essere trattata al pari di ogni altra pietra. Pertanto noi oggi non dobbiamo semplicemente denunciare il gesto di chi ha imbrattato la stele, dobbiamo anche chiederci, come istituzioni e come comunità, cosa abbiamo fatto e cosa facciamo per comunicare, specie alle nuove generazioni, la grande importanza di questo piccolo monumento alla memoria dei giudizi Falcone e Borsellino.