Movimento 5 Stelle Jesi

Movimento 5 Stelle Jesi Pagina ufficiale di Movimento Cinque Stelle Media ed Alta Vallesina.

CHI VOLETE CRISTO O BARABBASi avvicinano le prossime elezioni politiche. Dato che le primarie sono molto probabili Il PD...
07/06/2026

CHI VOLETE CRISTO O BARABBA

Si avvicinano le prossime elezioni politiche. Dato che le primarie sono molto probabili Il PD non vorrà rinunciare ad un suo candidato che però dovrà competere con il leader dei 5Stelle Giuseppe Conte. Io non avrei il minimo dubbio su chi scegliere perché credo che il paese necessiti di una politica più incisiva di quella che in questi anni la Schlein non ha saputo fare. In gioco c’è anche l’elezione del capo dello STATO che, mai come ora, dovrebbe garantire l’interesse del paese, quell’interesse che PURTROPPO Sergio Mattarella non ha saputo garantire. Temo che vinceranno le logiche interne al PD che, seguendo i numerosi renziani ancora nascosti nel partito, cercheranno una figura rassicurante anche se la Schlein vorrà certamente tentare la sorte. Se decidesse di presentarsi brucerebbe tutti gli altri candidati perché il PD non può permettersi di frammentare l’elettorato contro l”odiato” nemico grillino. Il Movimento ha già avuto troppi successi con la Todde alla guida della Sardegna e Fico a quella della Campania. Per fortuna non sarà semplice superare la grande attrazione che Conte esercita sulla sinistra dato che in questi anni, lui ed il Movimento sono stati gli unici ad aver proposto e fatto cose di sinistra.

“ANYTHING BUT CONTE” (TUTTI ECCETTO CONTE!!!) DESTRA PD CON ELLY PER GAZEBO ANTI-5S

WANDA MARRA – IL FATTO – 07.06.2026

“AbC ”. L’acronimo – che gira nella destra dem – non sta a indicare le prime lettere dell’alfabeto, ma una locuzione precisa. Anything but Conte, che significa “Tutto tranne Conte”. Ed è per questo che esiste un’alleanza sotterranea tra Elly Schlein e la minoranza del Pd per fare le primarie. Nella convinzione che la segretaria ai gazebo vincerà e che questo è il modo migliore per sbarrare definitivamente la strada all’ex premier. D’altra parte, l’asse che maggiormente tiene nel Pd è quello tra Schlein e Lorenzo Guerini, il presidente del Copasir, che le indica le linee rosse da non superare in politica estera. Il drappello, poi, è sufficientemente poco nutrito ormai da lavorare per mantenere un’agibilità politica dentro al Pd (e un posto in lista). La strategia è direttamente figlia del fatto che a questo punto tra i dem sono tutti convinti che la legge elettorale si farà, e che dunque bisognerà indicare il candidato premier prima del voto. E allo stesso modo il Melonellum allontana pareggi, governi con Forza Italia dentro, federatori post-elettorali. Uno scenario sul quale stavano lavorando già in molti, anche dentro al partito. Forse quasi tutti, secondo le analisi che si fanno in questi giorni di giugno. Ora però, lo scenario è diverso. E così un momento dopo l’approvazione della riforma del voto c’è da scommettere che partiranno i pressing su Schlein per farle convocare un “tavolo ” per il programma. Un modo per cercare di imbrigliarla, per provare a vedere se è così che si arriva a un altro candidato premier, che non sia lei, senza passare per una sconfitta ai gazebo, troppo pericolosa. Rosy Bindi aveva lanciato Pier Luigi Bersani federatore per il programma, l’ultimo a evocare un “papa straniero”è stato Romano Prodi, nella corrente di Montepulciano (quella di Andrea Orlando, Dario Franceschini e Roberto Speranza), i più sono convinti che la segretaria non è proprio la candidata ideale. I nomi si sono sprecati in questi mesi, a partire da chi avrebbe scelto direttamente Conte, al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, a quello di Napoli, Gaetano Manfredi, per arrivare a Silvia Salis, prima cittadina di Genova. Difficile immaginare un passo indietro di Schlein (come di Conte), ma i gazebo restano per lei la strada più facile per provare a consolidare la sua leadership. Ed ecco l’asse con la minoranza. La partita, comunque, resta lunga e niente affatto scontata, anche se dovesse vincere il centrosinistra. Perché all’orizzonte c’è il voto per il Quirinale. E dunque, in caso di un qualsiasi inciampo del leader designato dalle urne, i governisti del Pd sarebbero pronti a un esecutivo con dentro Forza Italia o comunque in grado di portarli fino all’elezione del presidente della Repubblica, la vera partita. D’altronde, i padri nobili del Pd sono tutti quirinabili: Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Bersani, Bindi. Persino Massimo D’Alema non ha del tutto deposto le ambizioni. Sergio Mattarella darà le carte: e anche se non sarà mai interventista come Giorgio Napolitano, lavorerà per tenere l’Italia nella sua collocazione saldamente atlantista e vigilerà – a suo modo – sul proprio successore al Colle.

MA COSA PROCURA UN PROCURATRICE ? Dopo l’evidente figuraccia fatta dal Presidente Mattarella che ha concesso la grazia a...
05/06/2026

MA COSA PROCURA UN PROCURATRICE ?

Dopo l’evidente figuraccia fatta dal Presidente Mattarella che ha concesso la grazia a Nicole Minetti ci si sarebbe aspettato una analisi seria e rigorosa in grado di dare la scusa per ritirare questa concessione che evidentemente rappresenta una chiara discriminazione tra poveri cristi e protette dei potenti. Ma l’analisi fatta dalla procuratrice evidentemente in fretta e furia non ha cambiato nulla. Ha dimostrato in questo modo la strategia messa in campo per difendere la scelta originale. In definitiva non ci sono stati errori e la grazia poteva essere concessa. Sono curioso di vedere come si comporterà il prode Mattarella di fronte alle centinaia di richieste di grazia che dopo questa vicenda si vedrà recapitare. Ma dato che la grazia è a discrezione del Presidente verranno tutte o quasi rigettate. Monicelli nel suo capolavoro “il Marchese del Grillo” ha evidenziato come la regola d’oro sia: ” io sono io e voi non siete un cazzo”!!

LETTERA ALLA PROCURATRICE

MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO – 05.06.2026

Egregia procuratrice generale Francesca Nanni, lei è liberissima di credere a Santa Nicole Minetti, di passare un colpo di spugna sulle sue condanne per reati gravissimi senza che abbia scontato un minuto di pena; di cancellare le pesanti accuse lanciate da una testimone oculare senza neppure ascoltarla, anzi facendola “smentire” dai testimoni della difesa, cioè affidando alla Minetti le indagini sulla Minetti; di rinunciare alla rogatoria in Uruguay perché si tratta di un procedimento amministrativo e poi di prendere per oro colato le “indagini difensive” della coppia (quindi nei procedimenti amministrativi indaga solo la difesa?), anche se basta googlare i nomi giusti o andare a Ibiza e Punta del Este e tendere l’orecchio per conoscere la verità. Tutto questo lei lo può fare perché è nel suo potere insindacabile (nel procedimento amministrativo non esistono gradi di giudizio ed è lei a giudicare se stessa). Ciò che lei non può fare, perché non è nei suoi poteri, è infangare e diffamare con accuse di falso il lavoro giornalistico di un quotidiano, il Fatto che ho l’onore di dirigere, in un comunicato che non ammette contraddittorio, ma permette alla peggior feccia di darci dei falsari come se l’avesse accertato una sentenza definitiva (la famosa presunzione d’innocenza). Dopo i nostri scoop, delle 23 righe del suo parere pro grazia non resta in piedi una virgola sui due punti- cardine: la nuova vita di Santa Nicole (ha continuato quella di prima) e l’esigenza di evitare i servizi sociali per far curare il bimbo negli Usa (poteva farlo in 9 ospedali italiani). Abbiamo intervistato Graciela, ex massaggiatrice di casa Cipriani, riportando fedelmente ciò che ci ha detto e ha poi ripetuto terrorizzata dalle possibili conseguenze, a una tv uruguayana, sui festini nel ranch di Cipriani con es**rt d’importazione selezionate dalla Minetti. In tv ha aggiunto di avere altre cose da riferire per non passare da “complice” di ciò che ha visto e subìto, ma che l’avrebbe fatto solo “alla Procura italiana che presumibilmente mi convocherà”. Cioè a lei, dottoressa Nanni, che invece ha scelto di non ascoltarla. Se l’avesse fatto, avrebbe potuto sapere le “altre cose” e sottoporle alle doverose verifiche. Magari sentire le due ex colleghe che le hanno scritto lodandone il “coraggio”(quindi escludono che stia mentendo). O trovare altri testimoni che i nostri cronisti sul campo continuano a incontrare registrando sempre nuove conferme su quei festini che presto il Fatto racconterà e che la Procura generale ha omesso di cercare, esponendo la Presidenza della Repubblica a nuove figuracce involontarie. Le auguro di lavorare un giorno con la passione, lo scrupolo e il culto della verità che contraddistingue i giornalisti del Fatto. Intanto attendo le sue scuse.

04/06/2026
Oggi troppi sono esclusi dal lavoro, bloccati in percorsi precari o costretti a lasciare l’Italia per costruirsi un futu...
03/06/2026

Oggi troppi sono esclusi dal lavoro, bloccati in percorsi precari o costretti a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro altrove. È una perdita enorme di energie e competenze. Una scelta politica mancata.
Noi diciamo con chiarezza che questo deve cambiare.

I giovani non possono più essere la promessa rimandata di questo Paese. Devono diventare la sua priorità concreta.

Oggi troppi sono esclusi dal lavoro, bloccati in percorsi precari o costretti a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro altrove. È una perdita enorme di energie e competenze. Una scelta politica mancata.

Noi diciamo con chiarezza che questo deve cambiare.

Le nostre proposte hanno una rotta chiara:
👉 Salario minimo per contrastare il lavoro povero e garantire retribuzioni dignitose.
👉 Stop agli stage gratuiti, perché la formazione non può coincidere con lavoro non retribuito.
👉 Incentivi fiscali pluriennali per le imprese che assumono giovani, per rendere stabile l’occupazione.
👉 Un piano strutturato per il rientro dei talenti che hanno lasciato l’Italia, creando condizioni reali per tornare.
👉 Un welfare più moderno, con congedi paritari e strumenti concreti di conciliazione tra vita e lavoro.
👉 Politiche per l’abitare, con misure su affitti e mutui per favorire l’autonomia abitativa.
👉 Un sistema di tutele che accompagni le nuove generazioni nei passaggi decisivi della vita.

Non è una lista di buone intenzioni. È una direzione politica precisa!

Perché una comunità che non investe sui giovani ha già deciso di rinunciare al proprio futuro.

MA QUANTO SI PUÒ ESSERE IPOCRITI ?Avrei scritto della profonda ipocrisia che ha caratterizzato la giornata del 2 giugno ...
03/06/2026

MA QUANTO SI PUÒ ESSERE IPOCRITI ?

Avrei scritto della profonda ipocrisia che ha caratterizzato la giornata del 2 giugno di questo anno. Poi ho letto l’editoriale di Travaglio, scritto sicuramente meglio di come l’avrei scritto io, ed ho deciso di postarlo. Ero stato colpito dalle parole del Presidente Mattarella che “…. anche nelle relazioni fra gli Stati, a prevalere debba essere la forza della legge e non la prepotenza della forza delle armi.” Peccato che Mattarella è prontissimo a richiamare continuamente le violenze dei russi ma dimentica le violenze degli “amici“ americani”. La estrema violazione del diritto internazionale nell’operazione di cattura e deportazione del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro in barba ad ogni diritto internazionale. Ed ha taciuto sulla violazione dei diritti dei palestinesi a Gaza ed in Cisgiordania per non menzionare la deliberata violazione dei confini del Libano e della Siria da parte dell’esercito israeliano. E cosa dire degli omicidi operati con missili e droni di personalità politiche e militari in territorio iraniano. E’ un periodo oscuro quello in cui l’ipocrisia si impossessa anche del Presidente della Repubblica che vede solo quello che gli fa comodo.

FECCE TRICOLORI

MARCO TRAVAGLIO – IL FATTO - 03.06.2026

Mai come quest’anno, l’80° della Repubblica, la parata del 2 Giugno è suonata così vuota, retorica e ipocrita. Persino i cavalli deportati per la baracconata prendono a pretesto due petardi per darsi alla fuga. Il presidente Mattarella, circondato da star e starlet, intona la consueta omelia sulla Costituzione che ripudia la guerra e contro i cattivoni che la fanno, dimenticando il vicepremier suo omonimo che in barba all’Onu bombardò la Serbia, poi avallò la secessione del Kosovo e ora benedice un riarmo da decine di miliardi in un Paese senza più neppure gli occhi per piangere. Intanto ai Fori Imperiali sfila il campionario delle armi leali che esportiamo in tutto il mondo, anche a paesi in guerra tipo Israele e Ucraina. E le migliori gazzette guerrapiattiste, col petto gonfio d’orgoglio patriottico, magnificano il “volto più moderno delle nostre forze armate: i droni, protagonisti dei conflitti contemporanei, con cui cerchiamo di fare tesoro delle lezioni dall’Ucraina e dal Golfo” (Rep). Gli aerei senza pilota, teleguidati a distanza, seminano morte tra i nemici ma non fra i tuoi, quindi non hai remore a lanciarli. Sono le armi più vili, perché deresponsabilizzano chi le usa. E le più micidiali per i civili: leggere come sono, sono facilmente deviabili dove capita. Così ogni attacco intenzionale su obiettivi civili – quelli israeliani su gazawi e libanesi, quello ucraino che ha sterminato 21 ragazzi in una scuola del Lugansk occupato, scatenando feroci rappresaglie russe – può essere spacciato per un incidente. E ogni drone finito oltre confine (come quello russo dirottato dagli ucraini in Romania) gabellato per un attacco di Putin all’Europa. L’ideale per l’escalation permanente che ingrassa Big Arma: sempre più droni per abbattere sempre più droni.
L’altro fiore all’occhiello è “Cesare, il cane robot made in Italy che apre la strada ai reparti d’assalto nelle irruzioni”: il simpatico “quadrupede meccanico” e “gli altri automi dell’Esercito sono tutti di progettazione nazionale”, come pure i droni, “costruiti in provincia di Pisa e Terni: pesano meno di 25 kg” e alcuni possono essere “trasportati in uno zaino”. Non è meraviglioso? “Da noi non ci sono ancora i mezzi kamikaze che seminano granate”, ma arriveranno presto. Intanto consoliamoci col “fuoristrada Lince” (fiore all’occhiello dell’Iveco appena ceduta dall’ex editore Elkann a Leonardo) che “bombarda di impulsi le frequenze ostili” e col “cannone Skynex con una torretta futuristica che evoca Guerre Stellari” e “crea un muro di schegge nel cielo” (mai più senza). Volti pagina e, sempre su Rep, trovi il titolo “Mattarella condanna le bombe: ‘Basta prepotenza delle armi’”. Quando il 2 Giugno sfileranno anche le ambulanze della neurodeliri sarà sempre troppo tardi.

02/06/2026

Il 2 giugno del 1946 è il giorno in cui l’Italia, un Paese ferito, uscito dalla dittatura, dalla guerra e dalla miseria, trovò la forza di scegliere tutta un’altra strada, la Repubblica.

Nacque uno Stato fondato sulla sovranità popolare e su una Costituzione antifascista.

Oggi quella scelta parla ancora a noi. E parla con ancora più forza, mentre intorno si allargano guerre, massacri, militarizzazione del linguaggio pubblico, assuefazione alla violenza, compressione del dissenso. In un mondo che sembra tornare a considerare la guerra come orizzonte inevitabile, il 2 giugno ci ricorda invece che la democrazia nasce sempre da un rifiuto: il rifiuto della sopraffazione, della paura, del dominio.

Oggi, e ogni giorno, domandiamoci se siamo ancora all’altezza di quella promessa di pace e democrazia. Se sappiamo ancora difendere la giustizia sociale, la libertà, l’uguaglianza, il diritto di dissentire, il primato della persona su ogni logica di forza.

Il 2 giugno ci ricorda che la libertà non è un’eredità garantita per sempre: è una scelta da rinnovare e una responsabilità da custodire.

Buona
Che sia, davvero, una festa di memoria, di coscienza e di futuro.

01/06/2026

✍️ Leggi l’intervista del nostro Stefano Patuanelli a Il Corriere della Sera. Ecco il testo integrale👇

«Sì. Tocca dare ragione a Crosetto, per una volta: è difficile che l’Ucraina entri nell’UE. Non ci sono le condizioni e, nell’immediato, un ingresso causerebbe gravi problemi».

❓ Stefano Patuanelli, braccio destro di Conte e mediatore del M5S, dopo l’intervista del ministro della Difesa al Corriere parla a tutto campo: dalla linea sugli armamenti al rapporto con il Pd. Lei è stato ministro dell’Agricoltura: che ripercussioni avrebbe l’ingresso di Kyiv?

«L’Ucraina è il granaio d’Europa. Ha una produzione enorme e assorbirebbe una quantità eccessiva di risorse della Politica agricola comune (Pac), il piano che sostiene e finanzia il settore, mettendo a rischio le produzioni degli altri Paesi dell’Unione. L’economia agricola si regge su questo equilibrio: senza un fortissimo incremento dei fondi Pac, lo sbarco di Kyiv nell’UE sarebbe insostenibile».

❓Quindi, almeno su un tema così centrale, concordate con il governo.

«Siamo d’accordo con il ministro. Vedremo cosa farà il governo, perché mi pare che né Tajani né Salvini condividano la linea di Crosetto».

❓Crede che il Pd sia disposto a obiettare, con la sua stessa chiarezza, all’ingresso di Kyiv?

«Come noto, il Pd ha diverse componenti, con posizioni non sempre allineate. Questa non è una tesi ideologica, ma una valutazione supportata da dati oggettivi e concreti. Però la domanda andrebbe fatta a loro».

❓Crosetto dice che c’è una parte di opposizione demagogica che non riconosce quanto sia vitale costruire una difesa forte e autonoma per garantire la pace.

«Siamo totalmente d’accordo sulla necessità di costruire una difesa comune europea, tanto più in una fase di disimpegno pressoché totale degli Usa. Il problema è che l’Europa non si è mossa con un progetto politico collettivo, ma ha solo spinto sull’aumento abnorme della spesa militare di ciascun Paese. Così incrementa la spesa, non la sicurezza, mentre bisogna razionalizzare per costruire davvero un esercito comune europeo».

❓Intanto i droni russi hanno colpito la Romania, l’Europa. E ora?

«Non si ceda a reazioni militari, ma si intensifichino gli sforzi per una pace a oggi perseguita con poca convinzione. Bisogna poi raccontare le cose per come stanno. I droni russi sono stati intercettati dalla difesa ucraina e due di questi, deviati, hanno causato feriti. Continuo però a rilevare un doppio standard tra chi condanna ciò che accade per responsabilità di Putin rispetto a ciò che sta facendo Netanyahu, che continua a uccidere a Gaza e in Libano, mettendo a repentaglio le possibilità di pace anche con l’Iran».

❓Il governo chiede all’UE flessibilità per affrontare la crisi energetica, con costi che, soprattutto per gli italiani, sono molto elevati. Siete d’accordo?

«Non possiamo non esserlo. Ma se siamo in questa emergenza è per responsabilità di questo governo, che non è stato in grado di gestire la crisi. Se oggi non ci sono risorse è perché Meloni ha firmato il ReArm Europe e tutte le norme che ci ingessano, a partire dal Patto di Stabilità».

❓Dopo i risultati delle amministrative, l’urgenza di un campo largo solido è pressante. Ma si può costruire un’alternativa di governo senza una linea comune su Europa, Ucraina e spesa militare?

«Sorridendo, dico che al governo ci sono tre forze che su questi temi hanno differenze notevoli, eppure si avviano a essere l’esecutivo più duraturo della Repubblica. M5S e Pd saranno uniti da un principio fondamentale: il rispetto del diritto internazionale. E ci sono tutte le condizioni per una gestione comune. Nell’ultimo anno l’asse tra i due partiti si è consolidato in Parlamento e abbiamo presentato insieme molte iniziative».

01/06/2026

Domani si festeggiano ottant'anni dalla nascita della Repubblica e del voto alle donne.

VIVA IL PACIFISMOL’obiezione di coscienza, che scelsi di fare al posto del servizio militare, era stata appena introdott...
31/05/2026

VIVA IL PACIFISMO

L’obiezione di coscienza, che scelsi di fare al posto del servizio militare, era stata appena introdotta il 15 dicembre del 1972. Prima di allora chi rifiutava di indossare la divisa e imbracciare un’arma veniva incarcerato a Gaeta senza possibilità di scampo. E’ stata introdotta l’obiezione di coscienza ed il servizio civile ma si continuano a spendere centinaia di miliardi per il riarmo europeo contro una possibile invasione russa che è naturalmente IMPOSSIBILE. E non abbiamo denaro da investire nel benessere dei cittadini, nella sicurezza delle infrastrutture, nella scuola e nell’università e soprattutto nella sanità pubblica che sta diventando sempre più privata alla faccia di un servizio di base universale che rendeva il nostro paese leader mondiale di “umanità”, una misura di puro buon senso dato che nel 2026 tutti dovrebbero ricevere cure mediche adeguate e nessuno dovrebbe rischiare di morire o di ammalarsi gravemente perché non si ha il denaro per curarsi. Ma sono concetti troppo elevati, che sebbene enunciati perfettamente da Papa Leone XIV, non sono recepiti da tantissimi italiani che non sanno vedere oltre il proprio naso!! Ma quei giovani ucraini e russi che muoiono sui campi di battaglia lo sanno che stanno morendo per arricchire i signori della guerra ??

LA PARATA MILITARE UMILIA IL 2 GIUGNO. E PURE I CAVALLI

TOMASO MONTANARI – IL FATTO – 31.05.2026

“Chissà che discorsi geniali/sanno fare i cavalli ”. Affiorano alle labbra questi versi di Gianni Rodari leggendo che la notte di venerdì un gruppo di cavalli, quasi sperando di tornare branco libero, è scappato dai preparativi della parata militare del 2 giugno, galoppando via in mezzo al caos romano. Erano stati spaventati, pare, dai botti sparati da un vigile urbano: cioè, con rispetto parlando, da una versione caricaturale dei soldati che tirano le bombe. Così, spaventati dalla finzione della guerra hanno provato a fuggire dalla pomposa celebrazione della guerra in cui sarebbero stati mute comparse. Chissà che discorsi davvero geniali saprebbero farci, quei cavalli pacifisti – o almeno pacifici. Certo più geniali di quelli della classe politica italiana, che in ottant’anni di Repubblica non è riuscita a trovare un modo di onorare il 2 giugno che non tradisse clamorosamente lo spirito della Costituzione. La parata del 2 giugno, questa “mala parata”, è di fatto un’esibizione di armi. Tanto pervasa da spirito militarista che i volontari del servizio civile, che vi prendono parte, hanno dovuto scrivere una lettera ai vertici dello Stato per chiedere di non essere obbligati a marciare inquadrati e a passo cadenzato come se fossero militari: pratica alla quale venivano formati nelle caserme! La parte del Paese che ha a cuore la pace, e la Costituzione, guarda con sgomento a questa esibizione, che traduce in liturgia armata le infelici parole dell’inno nazionale (un altro pezzo di storia che andava serenamente pensionato dopo la Costituzione) per cui saremmo pronti non già alla vita, ma “alla morte”. Nello scorso aprile, su Avvenire , Luigino Bruni, Elena Granata e Tommaso Greco (insieme ad altre e altri) hanno proposto di “sostituire la parata militare del 2 giugno, con le sue liturgie che rimandano a un passato da ripudiare, con una sfilata civile, come gesto politico concreto per dare spazio a una riflessione comune sulle ragioni che ci tengono assieme davanti a sconvolgimenti epocali”. E in questo 2 giugno la Rete italiana Pace e Disarmo e “Sbilancimoci!” promuovono in numerose città diverse iniziative popolari per festeggiare una Repubblica che “ripudia la guerra ”: biciclettate, flash-mob per la pace, letture della Costituzione e presìdi nei territori. E invece a Roma – sulla via fascista e colonialista dei Fori imperiali, e sotto lo sguardo annuente del garante supremo della Carta – sarà drammaticamente visibile, e pubblicamente onorata “la stretta connessione tra interessi economici, apparati militari e decisioni politiche (che) genera una ‘nazione armata’, in cui la guerra appare quasi come prosecuzione naturale della politica e il mercato delle armi diventa motore autonomo di scelte belliche” (sono parole, profetiche, della prima enciclica di Leone XIV). La “nazione armata” al posto della “Repubblica che ripudia la guerra”: che colossale atto di diseducazione collettiva. Come si fa a celebrare il ripudio della guerra, questo principio rivoluzionario che spacca in due la nostra storia, continuando stancamente a sfilare in una parata militare che si pratica sostanzialmente identica dai tempi del militarismo imperiale dei romani antichi, e probabilmente anche da prima? L’articolo 11 della Costituzione è una rivoluzione culturale sconvolgente, come capì don Milani: “È un invito a buttar tutto all’aria: all’aria buona. La storia come la insegnavano a noi e il concetto di obbedienza militare assoluta come la insegnano ancora”. Buttare tutto all’aria significa – ancora con don Milani – capire che “allora l’esercito non ha mai o quasi mai rappresentato la Patria nella sua totalità e nella sua eguaglianza”. Quell’articolo obbligava a rileggere la storia italiana, per costruire un futuro completamente diverso. Don Lorenzo l’aveva fatto, con i suoi ragazzi: “Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (utili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati a cento anni di storia italiana in cerca d’una ‘guerra giusta’. D’un a guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata”. Ecco perché oggi, invece della “nazione armata”, vorremmo vedere sfilare la Repubblica disarmata, e disarmante. Vedere sfilare donne e uomini che lavorano negli ospedali e nelle scuole, nei tribunali e nelle procure, nella cooperazione e nel terzo settore, nelle università e nei musei: e anche nelle caserme, sì, ma non in divisa e con le armi. Una parata buona, aperta dalla Flotilla per Gaza e da Emergency, e chiusa dai nostri diplomatici e da chi studia e insegna Diritto internazionale. Di questo abbiamo bisogno, in questo 2 giugno in tempo di guerra e genocidio. Bisogno di cittadine e cittadini pronti a disertare la guerra: a disertarla come quei cavalli in fuga, animali geniali.

L’UCRAINA NELL’UNIONE EUROPEA?  CE LO IMPONE GLI STATI UNITI?Ci dovrebbero essere dei criteri molto seri e rigorosi per ...
30/05/2026

L’UCRAINA NELL’UNIONE EUROPEA? CE LO IMPONE GLI STATI UNITI?

Ci dovrebbero essere dei criteri molto seri e rigorosi per entrare nell’Unione Europea ed in effetti ci sono, anzi ci sarebbero. Solo che se ci sono di mezzo interessi sopranazionali , cioè gli interessi degli amerikani, si passa sopra a tutto. Alla faccia del sovranismo e dei sovranisti ovviamente a parole. Falsi come un moneta da 5 euro che, per ora, non esiste. Come evidenzia Viesti, e come capirebbe chiunque abbia un minimo di cervello, l’entrata dell’Ucraina nell’UE sarebbe una iattura. Vediamo se la PROPAGANDA riuscirà a convincere gli ignari italiani e europei a bere anche questa PORCATA. Ma hanno creduto che la guerra in Ucraina sia stata voluta dai russi, che il massacro di centinaia di migliaia di persone a Gaza, in Cisgiordania ed ora in Libano sia una conseguenza naturale dei crimini di Hamas. PURTROPPO berranno anche questo. Digeriscono anche i sassi i nostri compatrioti !!! Hanno creduto che Ruby era nipote di Mubarak e che solo ora la Meloni si è accorta che si spende troppo per gli armamenti!!

L’UCRAINA NELL’UE PORTA SOLO GUERRA E POVERTÀ

GIANFRANCO VIESTI – IL FATTO – 30.05.2026

L’accelerazione dell’adesione dell’Ucraina all’Unione europea solleva profondi interrogativi sul presente e sul futuro dell’Europa e di tutti i suoi cittadini. 1) L’Ucraina è in guerra, mentre l’Europa è nata proprio per evitare il ripetersi di conflitti armati. Un elemento fondante che purtroppo molti leader sembrano aver dimenticato negli ultimi tempi. Un ingresso nella Ue prima della fine degli eventi bellici creerebbe una situazione originale e pericolosa: la guerra verrebbe “importata” nel nostro comune territorio. Con parte dell’Ucraina occupata dalle forze russe si verrebbe a creare una grande incertezza sui confini orientali comuni, sulla loro sicurezza e controllo, con conseguenze difficilmente prevedibili. 2) La Ue associa solo paesi democratici. Una questione irrinunciabile, specie in questi tempi di crescita degli autoritarismi. Una circostanza fondamentale negli anni Ottanta, che ha favorito la caduta delle sanguinarie dittature fasciste mediterranee, con una transizione indolore. E che è stata messa duramente alla prova negli ultimi anni in Polonia e in Ungheria: bisogna rispettare principi comuni per poter entrare, ma se poi si chiudono le università o si infrange l’indipendenza dei giudici non ci sono strumenti di intervento. Stando a una pregevole analisi dell’Ispi, l’Ucraina presenta un livello molto basso, e inferiore agli altri candidati, tanto nei livelli di democrazia (Freedom House) quanto nel contrasto alla corruzione (Transparency International). 3) L’Unione è da tempo impegnata nel garantire l’ingresso dei paesi balcanici. Il processo di avvicinamento è stato, anche doverosamente, lunghissimo. Pur con vicende differenziate, questa possibilità è però da anni un punto di riferimento per le classi dirigenti e l’opinione pubblica. Un ingresso accelerato dell’Ucraina potrebbe avere delle conseguenze gravi negli assetti politici di questi paesi, a noi vicinissimi. Non dimentichiamo che cosa erano le coste montenegrine negli anni Novanta. 4) Chiunque entri, non può essere rinviata una profonda riforma delle istituzioni europee, già sotto stress per l’aumento degli Stati membri. Accrescere ulteriormente il numero dei partner conservando gli attuali assetti ne accrescerebbe le difficoltà, specie decisionali. Al di là delle forme, il tema è assai spinoso nella sostanza: si pensi al diritto di veto nelle decisioni all’unanimità. Ma ignorarlo significa correre un rischio elevato di implosione. 5) L’Ucraina è un paese grande e povero, che necessita e necessiterà di prolungati e doverosi interventi. Questo pare incompatibile tanto con l’attuale dimensione del bilancio comunitario quanto con l’atteggiamento prevalente dei paesi cosiddetti frugali, a partire dalla Svezia, che puntano a una sua ulteriore riduzione dal 2028. Diversi partner europei vogliono l’allargamento senza assumersi la responsabilità di assicurare un’adeguata capacità di intervento comunitario: una posizione gretta, miope. 6) Nuove adesioni a bilancio costante sarebbero devastanti per gli europei più deboli. Alle necessità degli ucraini e degli altri “nuovi europei” si farebbe fronte riducendo le politiche, specie per la coesione sociale e territoriale, che sono indispensabili per far sì che tutti i cittadini beneficino dell’Unione. È già avvenuto con il grande allargamento del 2004-2006, con pesanti conseguenze. Avviene oggi con il Commissario Fitto che destina alle più disparate esigenze le risorse della coesione. Una posizione suicida, dato che in molte regioni dell’attuale Europa, le difficoltà economico-sociali e la percezione di distanza e di disinteresse di Bruxelles già si traduce in voti per formazioni sovraniste, antieuropee, sovente di destra estrema. Un vero assist ai nazionalismi. 7) L’ingresso dell’Ucraina – anche se controbilanciato dai molto più piccoli Balcanici –sposterebbe ancora più a Est il baricentro politico ed economico dell’Unione. Questo conta, e molto. È, ancora, ciò che è accaduto con il grande allargamento del 2004-2006; che ha determinato, molto più di quanto fosse prevedibile, una profonda riorganizzazione dell’economia europea, anche per il modello sociale assai diverso dal nostro che si è realizzato in quei paesi. La nascita di un ampio “cuore manifatturiero” a cavallo della vecchia cortina di ferro; di cui ha fatto le spese l’Europa del Sud-Ovest: in modo particolare l’Italia, ma anche la Francia e gli iberici. Si pensi all’industria dell’auto o a quella degli elettrodomestici. Questo implica la necessità di politiche (per la tecnologia, le infrastrutture, l’industria, la coesione sociale) ben più intense di quelle di oggi nelle parti deboli o a rischio della vecchia Europa. Tutto ciò configura rilevanti interessi italiani, che vanno difesi e contemperati con quelli dell’intera Europa. La questione è serissima; merita una discussione attenta; le decisioni possono avere profonde implicazioni a lungo termine.

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