23/05/2026
✳️ L’ossessione delle multe, la percezione di una città poco sicura e controllata e l’incubo delle cartelle esattoriali.
Ci sono scelte amministrative che dovrebbero aiutare a costruire il senso civico, educare al rispetto delle regole e favorire una convivenza più ordinata e serena. Quando però molti cittadini percepiscono che il linguaggio prevalente sia quello della sanzione, nasce inevitabilmente un senso di amarezza, di distanza e, talvolta, di esasperazione.
Negli ultimi tempi, tante persone manifestano disagio davanti a modalità di controllo che sembrano privilegiare soprattutto l’aspetto repressivo: auto civili che percorrono le strade fotografando mezzi in sosta irregolare, verbali elevati senza alcun richiamo preventivo, nessuna possibilità di correggere immediatamente un errore o una distrazione. Tutto questo alimenta la sensazione che non ci sia più spazio per quella dimensione educativa che dovrebbe accompagnare il rispetto delle regole.
Naturalmente nessuno mette in discussione la necessità dei controlli e del rispetto del codice della strada. Le regole sono indispensabili per garantire ordine, sicurezza e tutela di tutti. Ma proprio perché le regole sono importanti, dovrebbero essere percepite come strumenti al servizio della comunità e non come elementi vissuti soltanto in chiave punitiva.
Accanto a questo emerge anche un’altra sensazione diffusa, forse ancora più delicata: quella di vivere in una città nella quale molti cittadini faticano a sentirsi pienamente sereni e sicuri nella quotidianità. E qui nasce spontanea una domanda che tante persone si pongono: possibile che il controllo appaia così presente e rigoroso su alcuni aspetti, mentre su altri si avverte invece un senso di fragilità, di disordine o di insufficiente vigilanza?
Quando accadono episodi che colpiscono profondamente l’opinione pubblica — come le recenti rapine avvenute in pieno centro storico ai danni di alcune ragazze in orario serale — è naturale che si aprano discussioni, prese di posizione e confronti politici. Ma proprio questi fatti fanno emergere, in tanti cittadini, la percezione di una sproporzione tra l’attenzione quotidiana rivolta alle infrazioni stradali e quella che invece dovrebbe essere garantita, soprattutto nelle ore serali, alla sicurezza urbana e alla serenità delle persone.
Se, come è stato riferito pubblicamente, nelle ore notturne il servizio sul territorio può contare su risorse molto limitate, allora diventa comprensibile il disagio di chi si domanda se non sia opportuno trovare un equilibrio diverso tra attività sanzionatoria, prevenzione e presenza concreta nei luoghi della vita quotidiana.
A tutto questo si aggiunge il forte malessere causato, nell’ultimo anno, dall’invio di numerose cartelle esattoriali e richieste di pagamento che, secondo quanto lamentano molti cittadini, avrebbero raggiunto indistintamente anche persone convinte di essere in regola con i versamenti effettuati. Al di là degli aspetti tecnici e amministrativi, ciò che colpisce è il senso di stress e smarrimento che si genera quando il cittadino, pur avendo conservato ricevute e cedolini, si trova costretto ad affrontare verifiche, uffici, attese e procedure spesso vissute come un tunnel burocratico logorante.
È evidente che ogni amministrazione abbia il dovere di recuperare quanto dovuto e di garantire correttezza nella gestione delle risorse pubbliche. Ma è altrettanto importante che tutto ciò avvenga con modalità capaci di trasmettere fiducia, chiarezza e serenità, evitando che le persone si sentano travolte da meccanismi percepiti come impersonali.
In fondo, anche nella vita sociale e amministrativa dovrebbe valere quel principio evangelico tanto semplice quanto profondo pronunciato da Gesù: “Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”. Le norme, le strutture e gli strumenti dell’organizzazione civile devono avere sempre al centro la persona, la sua dignità, il suo bene concreto, la qualità della sua vita.
Il desiderio della gente non è vivere in una città “militarizzata” dalle multe, ma in una comunità nella quale ci si senta custoditi, ascoltati e accompagnati. Una città davvero vivibile non è soltanto quella dove si sanziona chi sbaglia, ma quella dove le famiglie camminano tranquille, gli anziani si sentono protetti, i giovani trovano spazi sani di aggregazione e il cittadino percepisce un clima generale di equilibrio e serenità sociale.
Un’amministrazione vicina alla gente non rinuncia ai controlli, ma cerca anche modalità capaci di prevenire, richiamare, spiegare. In tante situazioni basterebbe un segnale, un avviso, persino un semplice richiamo sonoro per permettere a chi ha commesso una leggerezza di rimediare immediatamente. Il cittadino non deve sentirsi “braccato”, ma accompagnato verso comportamenti più responsabili.
Educare è sempre più difficile che punire. Punire è immediato; educare richiede presenza, pazienza, dialogo e senso umano delle situazioni. Ma è proprio questa la sfida più alta di chi amministra una comunità.
Questa riflessione non vuole essere un attacco a nessuno, né una polemica politica. Vuole semplicemente dare voce a un disagio diffuso che tanti cittadini confidano quotidianamente anche a noi sacerdoti, chiamati ad ascoltare le fatiche, le paure e le preoccupazioni della gente.
Forse la vera sfida, oggi, è ritrovare insieme un clima di fiducia reciproca, nel quale il rispetto delle regole si accompagni alla costruzione di una città più umana, più serena e più attenta ai bisogni reali delle persone.
Don Antonino Favata
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- Direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della Salute di Mazara del Vallo
- Cappellano del Presidio Ospedaliero “Abele Ajello” di Mazara del Vallo
- Parroco di San Giuseppe, Borgata Costiera di Mazara del Vallo