18/05/2025
Fu d’inverno. Un inverno duro, segnato dal fango, dal freddo, dalla paura.
Le nostre campagne erano attraversate dai cingoli dei carri armati, i muretti a secco sbriciolati dal rombo delle artiglierie.
Si combatté casa per casa, metro per metro. Le famiglie si rifugiavano nelle cantine, nei fossi, nei pochi luoghi rimasti in piedi.
La guerra, quella vera, si accanì su Tremensuoli e su tutto il nostro territorio come una bestia cieca: strappò figli, incendiò case, lasciò dietro di sé il vuoto e lutti, un silenzio carico di assenza.
Ma poi, per fortuna, arrivò la primavera. E con essa, la Liberazione. Un respiro lungo dopo mesi senza fiato.
Questa sera alle ore 18, con una messa e una commemorazione, renderemo onore ai caduti di Tremensuoli.
Saranno deposte corone ai monumenti della memoria, per non lasciare che il silenzio cada nell’oblio.
Sarò presente, insieme al delegato alla Memoria Storica Mario Mirco Mendico, per riaffermare che il ricordo è un dovere civile, prima ancora che politico.
La libertà di cui godiamo ha un prezzo che non possiamo permetterci di dimenticare.