Rione San Giovanniello Napoli

Rione San Giovanniello Napoli Storia e cultura popolare del rione San Giovanniello e dei dintorni del quartiere San Carlo all'Arena

Vico Fornelle. Foto ricolorata.Siamo probabilmente negli anni 50. La foto ritrae gli ormai scomparsi vico Fornelle I e I...
25/04/2026

Vico Fornelle. Foto ricolorata.

Siamo probabilmente negli anni 50. La foto ritrae gli ormai scomparsi vico Fornelle I e II. I Vicoletti furono abbattuti dopo il terremoto dell'ottanta. Ci troviamo davanti ad una foto molto caratteristica.

In primo piano, sulla sinistra, una bancarella di frutta e verdura domina la scena. Le cassette sono disposte con attenzione: cavolfiori pomodori, agrumi, mentre dietro si intravedono altre ceste ed un carretto.

Poco dietro un bambino con una scopa in mano, e nel vicoletto in fondo un gruppo di "scugnizzielli". Al civico 28 si vede un uomo che porta della merce tra le mani, e delle donne che conversano. In basso a destra altre donne con bambini ed un uomo particolarmente elegante.

Una bellissima foto di San Giovanniello antica che mostra una scena spontanea di vita quotidiana. Chi ha dettagli da aggiungere scriva nei commenti, dove troverete la foto originale.

Mmiezo ò Corallo, ò palazzo senza porte, ò vico Furnelle.A Napoli le strade ed i luoghi spesso hanno due nomi, un nome u...
20/04/2026

Mmiezo ò Corallo, ò palazzo senza porte, ò vico Furnelle.
A Napoli le strade ed i luoghi spesso hanno due nomi, un nome ufficiale che compare nelle carte, ed uno popolare dato dagli abitanti. Questi nomi popolari dimostrano l'appartenenza al luogo di chi li conosce. Conoscerli vuol dire dare prova di essere di quella zona. Chi li conosce afferma Napoletanamente “Song e ccà”.

Vediamo un po’ i nomi popolari del rione San Giovanniello e dintorni.

Cominciamo dal cuore del rione, dove c'è lo storico mercato. Via Zurlo, la strada del mercato rionale che fa angolo con via Santi Giovanni e Paolo è chiamata “a scesa e Buttazz”, per via di una vecchia attività che portava questo nome (così dicono). Piazza Gian Battista Vico è “Mmiezo ò Corallo”, nome dato dal vecchio cinema. Alle spalle della piazza c'è “a cuparella” cupa Eterno Padre.

Anche i palazzi hanno nomi propri che vanno al di là della semplice via di riferimento. In piazza G. B. Vico c'è “ò palazzo da Maronna e Pompei". Su via Santi Giovanni e Paolo il palazzo del comune di Napoli è detto “ò palazzo e fra Diavolo”.

Sempre in via Santi Giovanni e Paolo c'era “ò Palazzo senza porte”, simbolo del rione e famoso in tutta Napoli nel passato, abbattuto dopo il terremoto. Da questo palazzo hanno origine molte famiglie del quartiere.

Vicino al palazzo senza porte vi era “o vico Furnelle” abbattuto anch'esso dopo il terremoto. Di fronte dove oggi ci sono le case popolari, c'era “o vico Ambra”.

La scalinata che si vede da piazza Ottocalli, sovrastata dalla Tangenziale, con tutte quelle belle ville e case in stile Liberty è detta “n'gopp ò scalone”, nome popolare che eclissa totalmente il toponimo ufficiale di via privata Antonio Vitale.

Il primo tratto di via Filippo Maria Briganti è chiamato “a sagliuta do Gloria” per via dell’ex cinema. La prima traversa privata F. M. Briganti dove c'èra l'istituto tecnico, è detta “aret a terra”. La stessa via Briganti era detta una volta “Cupa Pozzelle”.

La piazzetta semicircolare dell’emiciclo dell’Arenaccia, detta dei pompieri, è chiamata “for ò tiro a segno”, specialmente dalle persone anziane, perché nello stabile anticamente c'era un poligono di tiro, che fu inaugurato dal re Vittorio Emanuele in persona.

Poco più avanti su via Arenaccia, la strada che porta al corso Malta detta via Piazzolla al Trivio, è chiamata “aret ò Tridice”, nome antico di epoca Borbonica sopravvissuto oralmente fino ai giorni nostri. Questo nome nulla ha a che vedere con il numero 13 ma bensì con la parola “tridice”, ovvero 3 vie che si incontrano.

E voi che nomi ricordate? Come si chiamano le vostre strade o palazzi? Chi si ricorda dove si trova “ò palazzo da funtana”?

(C. L.)

L'evoluzione dei murales "n'gopp ó Scalone".Secondo scudetto 1989/90. Coppa Italia 2020. Terzo scudetto 2022/23.Quarto s...
15/04/2026

L'evoluzione dei murales "n'gopp ó Scalone".
Secondo scudetto 1989/90. Coppa Italia 2020. Terzo scudetto 2022/23.Quarto scudetto 2024/25. Scalone piazza Ottocalli.

La Ferrovia Alifana in piazza Carlo IIINegli ultimi tempi si parla spesso della costruzione della nuova metropolitana di...
14/04/2026

La Ferrovia Alifana in piazza Carlo III

Negli ultimi tempi si parla spesso della costruzione della nuova metropolitana di Napoli, la linea 10, che collegherà Napoli da piazza Cavour alla stazione AV di Afragola. Le fermate che rientrano nel comune di Napoli saranno: Carlo III, Ottocalli, Leonardo Bianchi (Calata Capodichino), Secondigliano/San Pietro a Patierno.
Nel passato immaginare una stazione della metropolitana in piazza Ottocalli sembrava davvero fantascienza. Questa parte di Napoli(San Giovanniello/Ponti Rossi/Capodichino) che sempre fu considerata confine tra il centro e la periferia, oggi è una zona ad altissimo potenziale, basti vedere i prezzi degli immobili. Il futuro della mobilità napoletana va in quella direzione, ma vale la pena ricordare che un progetto simile già esisteva: La ferrovia Alifana.

L’Alifana aveva il capolinea in piazza Carlo III. Il palazzo c'è ancora, la dicitura “Ferrovia Napoli Piedimonte Matese” è stata sostituita pochi anni fa dal nome di un albergo. Da Carlo III il treno saliva per la Doganella, dove si trovava la prima stazione e deposito merci. Dopodiché continuava il suo tragitto, prima di passare un tunnel sotto via Don Bosco, costeggiando Filippo Maria Briganti, dove ancora c'è “abbandonato” il ponte in mattoni. Una seconda fermata facoltativa era chiamata “Cupa Pozzelle”, che è il nome originario di Via F.M.Briganti. Una casa cantoniera dovrebbe trovarsi nascosta o inglobata tra i palazzi di via F.M.Briganti.

Il tragitto seguitava costeggiando l'attuale rione Amicizia. Il muro di cinta che divideva i binari dalla strada esiste ancora. Parte del percorso dell’Alifana è stato asfaltato. Il treno poi girava in viale Umberto Maddalena, ed anche qui si vede ancora l’inferriata divisoria, un piccolo tratto di binari ed il palo dell’elettrificazione. Presso piazza Di Vittorio vi era la fermata con stazione di Capodichino. Il ponte in calata Capodichino, abbattuto qualche anno fa, era parte del percorso prima di raggiungere la fermata successiva: Secondigliano.

Rione San Giovanniello Napoli nel 1920. Veduta aerea scattata da un dirigibile. Cliccate sulla foto per vederne i partic...
12/04/2026

Rione San Giovanniello Napoli nel 1920. Veduta aerea scattata da un dirigibile. Cliccate sulla foto per vederne i particolari. In basso a Sinistra si riconosce subito il Rione, con l'emiciclo dell'Arenaccia. Sempre sulla sinistra ma più in alto c'è piazza Ottocalli, con un terreno libero dove fu poi costruita la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Verso i ponti Rossi si nota lo Jutificio, antico stabilimento dove oggi sorgono le cosiddette "torri". Sulla destra della foto in posizione semi centrale si inerpica un insolita via F.M.Briganti, con ancora poche case sparse. La strada che sale verso nord è Calata Capodichino, si intravede il palazzo dei Francesi ed un terreno dove fu poi costruita la chiesa di "Padre Cuomo" nostra Signora di Lourdes. Ancora più a nord l'ex manicomio Bianchi ed una veduta su Secondigliano, San Pietro a Patierno, e l'aeroporto. La strada larga che sale verso destra al centro della foto è la doganella. E voi cosa altro ci vedete?

Chiesa della Madonna del Rosario a San Giovanniello. Fine anni 70. L'uscita dei 3 Santi.
07/04/2026

Chiesa della Madonna del Rosario a San Giovanniello. Fine anni 70. L'uscita dei 3 Santi.

Piazza Ottocalli sotto la neve nel 2018. Presa dal gruppo "noi che siamo di San Giovanniello". Foto di Rossella Sarnacch...
06/04/2026

Piazza Ottocalli sotto la neve nel 2018. Presa dal gruppo "noi che siamo di San Giovanniello". Foto di Rossella Sarnacchiaro.

Padre Frezzetti nella chiesa antica di San Giovanniello (anni 60). Buona Pasqua a tutti del rione. ✝️🌿
05/04/2026

Padre Frezzetti nella chiesa antica di San Giovanniello (anni 60). Buona Pasqua a tutti del rione. ✝️🌿

In una delle tante ricerche sul nostro quartiere trovai per caso un romanzo di Francesco Mastriani intitolato "il Caprai...
07/02/2026

In una delle tante ricerche sul nostro quartiere trovai per caso un romanzo di Francesco Mastriani intitolato "il Capraio di Ottocalli". Ambientato nella Napoli di fine ottocento fu pubblicato a puntate nel 1880 sul giornale "Il Roma" ed è rimasto inedito fino ad oggi. Il romanzo si trova fisicamente alla biblioteca nazionale di Napoli e nel 2020 sono riuscito a digitalizzare una parte. Nel sito www.Rionesangiovanniello.com ho pubblicato il primo capitolo. In seguito il link al primo capitolo:

https://www.rionesangiovanniello.com/il-capraio-di-ottocalli-di-francesco-mastriani/

Convinto di fare cosa gradita agli amanti della storia di Napoli e del nostro quartiere. Buona lettura.

Il Capraio di Ottocalli, di Francesco Mastriani. Anno 1880. Primo Capitolo

Una delle più sconce costumanze della nostra amenissima Napoli la quale
questa non sappiamo se sia tollerata in altra civile città d'Italia, cioè che uno sterminato esercito di capre, diviso in numerosi drappelli, inondi la città ogni giorno dalle ventidue alle ventiquattro in ogni stagione dell'anno.
Non crediate che queste famiglie di lanuti
mammiferi che si riversano su per la città dai vicini maggesi intercettino il libero transito solo nei quartieri meno puliti e nelle strade meno nobili. Nossignori, l'esercito barbicornipede dal pie fesso inonda eziandio le sezioni più aristocratiche e le strade più nobili e popolose, come Chiaia, Toledo, Foria ad altre simili.

E dalle ore ventidue alle ventiquattro non senti altro in tutte le vie di Napoli che un perpetuo tintinnio di campanello con cui si guidano le vacche e le capre ; la libera circolazione non è affatto impedita agli animali cornuti di ogni sorta; e mentre a te dinanzi tu cerchi di scansare le corna d'un bufalo, a tergo una capra ti si ficca tra le gambe. E non voglia il cielo e tu non sii sollecito a ritirarti dall'un de' canti della via. Il barbuto conduttore della lanuta squadriglia ti guarderà, in cagnesco come a colui che abbia la suprema tracotanza di non lasciare andare liberamente i suoi ruminanti.

E chi può dire dei profumi che lasciano
dappertutto le squacchere e le pillaccole
quando queste non restano attaccate a peli delle natiche delle lanute bestie?
Insomma, è spettacolo indecente e indegno di altra città civile questo che noi denunziamo, e che vorremmo vedere abolito per decoro della nostra Napoli.
Che questa sconcia costumanza si fosse deplorata ne' passati tempi e sotto la cessata signoria borbonica non era da fare meraviglia , atteso la negligenza di que' magistrati civili. Ma il vederla perpetuata di presente e quando per la progrediente civiltà dei tempi la bella Napoli si avrebbe a porre a livello delle altre colte città d'Italia, è cosa che non fa troppo onore all'aulico Consiglio del Palazzo San Giacomo.

Chi nelle ore del pomeriggio si trovi
a transitare per la strada Nuova di Capodi-
monte (sempre polverosa nella estate e vero pantano nello inverno), o pel rione della Sanità, per l'ampia via di Foria, e via più per le strade anguste e per i vicoletti, si vede avviluppato ad ogni pie sospinto di falangi di capra che vengono in città per la vendita del latte, la quale potrebbe farsi molto più convenevolmente in appositi luoghi confinanti in ciascuna sezione della citta, senza cagionare si gravi molestie ai passanti.

Queste cose abbiamo voluto dire a guisa di prefazione nel porre mano a narrare un fatto atrocissimo che funestó la città di Napoli in un'epoca non molto da noi lontana, ed il cui protagonista fa per appunto uno di questi conduttori di capre, ch'ebbe per nome Carmine Sabino, nativo di quella contrada che si domanda Ottocalli.

L'abbruttimento dallo Infima classe della
nostra popolazione ci da materia a questa dolorosa istoria che andiamo svolgendo, inteso a richiamare l'attenzione dei nostri legislatori sulle tre piaghe terribili che rodono la nostra società napolitana, la miseria, l'ignoranza e la camorra.
Ma per mala ventura, ne la religione, ne
l'educazione, ne l'istruzione varranno
giammai ad attenuare lo cifra dei delitti e
dei crimini, se non si guardi a migliorare
fisicamente la razza umana, come si fa dall'equina. Il delitto e l'eredità dal delitto sono nella individuale conformazione delle ossa, la quale noi diciamo il "fato organico", come più comunemente altri qualifica forza irresistibile.

Tra la classi più rozze e ignoranti che
Porgono il maggior contingente a processi criminali è certamente quella dei caprai: hanno per lo più aspetto feroce e selvaggio. La natura del loro mestiere li obbliga a vivere, per così dire,
segregati del civile consorzio; onde crescono in loro selvatichezza o amor capo e misantropico.
Hanno pressoché tutti guardatura bieca e
istinti sanguinari; sono scorpioni ed orsi di città, i quali hanno il capo connesso al torace, testa bassa e capelluta.
Vestono rozzi panni e cappelli di ruvida
paglia gittati per vezzo di gradasseria su la coppa del capo: portano nelle mani una lunga mazza a guidare le capre, e nella tasca della giacca non manca mai il "martino", ovvero il coltello omicida, il coltello pugnale, l'arma del camorrista e dell'assassino.

Le contese tra i caprai e i coloni dei maggesi finiscono sempre con spargimento di sangue. Le carceri e gli ergastoli sono pieni di questi capitani di lanute carovane.
A questa categoria di pericolosi e bassi industrianti apparteneva il protagonista di
questa storia, Carmine Sabino.
Noi lo vedemmo su lo sgabello dei rei nella gran corte criminale di Napoli, e non ci si è potuta più cancellare dalla mente la sua
br**ta e feroce figura.
Era accusato di parricidio.
Aveva ucciso la propria madre…
Delitto che fa fremere la natura e pone l'uomo al di sotto delle belve più orride per ferocia.

Ci ingegneremo di ritrarre la figura di questo mostro, per quanto possiamo fare a fiducia dalla immagine che ci è rimasta fotografata nella memoria.
In generale, avea figura più di orso che di uomo questo capraio degli ottocalli: testa
grossa senza fronte, orecchi rotondi, ottuse labbra e mani lerce pelose.
Quando entrava nell'aula di giustizia, pareva che andasse ancalando, sorreggendosi più su l'una che su l'altra anca.
Faceva ribrezzo a guardarlo.
Muoveva lentamente il capo attorno a sé con aria stupida e feroce.
Spesso grattavasi l'occipide, organo del
delitto, e rodevasi le unghie.
Nessuna luce era in quegli occhi, se non
quella che la pupilla della iena tramanda
nelle tenebre.

Sarebbe stato difficile assegnare una età a questo mostro di natura. Andate un poco a indovinare quanti anni possa avere una tigre di Giava o un orso nero dei bruti monti.
Questi mostri non ebbero fanciullezza, come non hanno vecchiezza.
La loro età è segnata dai natali che scontano nelle galere. Per nondimeno, per quanto si poté rilevare dal processo criminale, Carmine Sabino poteva contare un trentacinque o trentasei anni quando si lordó del sangue della propria genitrice;
(continua)

Lo scalone, Piazza Ottocalli, via Astore Ludovico Antonio. La tangenziale di Napoli in costruzione. Anni 70
27/12/2025

Lo scalone, Piazza Ottocalli, via Astore Ludovico Antonio. La tangenziale di Napoli in costruzione. Anni 70

Piccola raccolta di foto storiche e moderne di Piazza Gian Battista vico (Miezo ó Corallo)
20/08/2025

Piccola raccolta di foto storiche e moderne di Piazza Gian Battista vico (Miezo ó Corallo)

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Naples
80100

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