09/05/2026
Quello che sta succedendo nelle Marche con FdI è la fotografia perfetta di come la politica italiana si è ridotta a tifoseria.
Non si discute più di idee, di progetti per i 29 comuni montani che rischiano di sparire, di bandi, scuole, servizi. Si discute di chi sta con chi, di chi “si mette contro il Governo”, di lealtà al partito prima che ai cittadini.
Fioravanti solleva un problema reale? Non importa. Conta solo che ha toccato la linea di Roma. Acquaroli e la segreteria nazionale rispondono come ultras allo stadio: “Ti metti contro di noi?”.
Nessuno che si fermi a dire: “Forse ha ragione, vediamo i numeri”.
FdI, come gli altri, ha trasformato la politica in tifo da curva. E in tutto questo sguazzano le bandierine.
Se sei dentro, devi applaudire anche quando è sbagliato. Se non condividi alcune scelte, sei il nemico.
Così i problemi restano, i comuni muoiono, e la gente smette di votare non per disaffezione, ma perché ha capito che non cambia nulla: cambia solo la maglietta.
La politica dovrebbe essere scontro di idee, non guerra di fazioni. Finché sarà così, a governare saranno sempre gli stessi, con le stesse teste, a prescindere dal nome del partito.