Paolo Quercia

Paolo Quercia Pagina di Paolo Quercia, Assistente Sociale Specialista
Mediatore esperto in Giustizia Riparativa Assistente Sociale Specialista e Mediatore Penale. Montecchi.

Responsabile dell'U.O. Emergenze Sociali del Comune di Palermo. Referente funzione 9 "assistenza alla popolazione" del Piano di Protezione Civile. Referente cittadino interventi di emergenza sociale per il Covid 19. Allievo, quale mediatore penale, del Criminologo Prof. Adolfo Ceretti Università degli Studi di Milano e della Prof.ssa Claudia Mazzucato, Diritto Penale dell’Università Cattolica Mila

no. Formazione in Criminologia presso l’Università degli Studi di Enna “Kore” Facoltà di Giurisprudenza con il Prof. Nicola Malizia e in precedenza presso l’Università di Palermo, Dipartimento di Scienze Penalistiche e Criminologiche – Cattedra di Antropologia Criminale approfondendo gli aspetti atropo – criminologici e medico legali legati alla violenza sessuale. Formazione sul maltrattamento e abusi sui minori condotta presso il Centro per il Bambino Maltrattato di Milano, il Centro Hansel & Gretel di Torino e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma – Divisione di Neuropsichiatria del Prof. Ha frequentato la Scuola di Analisi Transazionale della Prof.ssa M.T. Romanini per l’approfondimento della famiglia nella analisi transazionale. Ha rivestito ruolo di Componente privato del Tribunale per i Minorenni di Roma e Consigliere dell’Ordine Professionale degli Assistenti Sociali della Regione Lazio.

Nel greco antico i termini utilizzati per definire i vari sensi con cui attualmente si usa la parola “amore” sono in mag...
05/09/2026

Nel greco antico i termini utilizzati per definire i vari sensi con cui attualmente si usa la parola “amore” sono in maggior numero e perciò più precisi, rispetto alle molte lingue moderne.
• Agape (αγάπη) è amore di ragione, incondizionato, anche non ricambiato, spesso con riferimenti religiosi: è la parola usata nei vangeli.
• Philia (φιλία) è l’amore di affetto e piacere, di cui ci si aspetta un ritorno, ad esempio tra amici.
• Eros (έρως) definisce l’amore sessuale.
• Anteros (αντέρως) è l’amore corrisposto.
• Himeros è la passione del momento, il desiderio fisico presente e immediato che chiede di essere soddisfatto.
• Pothos è il desiderio verso cui tendiamo, ciò che sogniamo.
• Stοrge (στοργή) è l’amore d’appartenenza, ad esempio tra parenti e consanguinei.
• Thelema (θέλημα) è il piacere di fare qualcosa, il desiderio voler fare.

Devi fermarti ogni tanto.E se proprio non ce la faiperché non è sempre facileanzi forse non è facile maiconcedersi una p...
03/09/2026

Devi fermarti ogni tanto.
E se proprio non ce la fai
perché non è sempre facile
anzi forse non è facile mai
concedersi una pausa
allora rallenta.
Chiudi gli occhi.
Prendi fiato dal vento.
Guardati indietro
non per rimpiangere
ma solo per accorgerti
di tutta la strada che hai fatto.

Devi fermarti ogni tanto.
Dimenticarti di tutto e di tutti.
Senza paura di fare del male.
Chi ti sa leggere sa
che le pagine bianche
sono solo un passaggio.
Per gli altri devi avere pazienza.
Non tutte le persone che ci voglio bene
sono pronte a capire
che allontanarsi
non vuol dire per forza
andarsene via.
Ma cercare uno spazio
che dove ti trovi non c’è.

Devi fermarti ogni tanto
e riprendere il sogno
da dove lo avevi lasciato.
O forse abbandonato.
Perso.
Ricomincia da lì.
Vattene in giro con l’anima spettinata.
Prenditi tutto il tempo che serve
e già che ci sei
prendi anche un po’ di felicità
e mettila davanti agli occhi.
E dopo guarda
guarda che cosa ti stavi perdendo.
Sii certo di esistere
e di saperti ascoltare
amandoti sottovoce.
Passeggiati dentro
dove gli altri non sanno arrivare.
Tieniti stretto.
Non c’è nessuno capace di insegnartelo.
Non c’è nessuno più bravo di te
a saperlo fare.

(Andrew Faber)

Una preghiera per tutti loro…
02/09/2026

Una preghiera per tutti loro…

La scoperta della disabilità della bambina, poi quella di non poter fare altri figli. E la rovina per avere cercato una cura fino all’ultimo

01/09/2026
MARIATi chiamavi Maria. Maria Montessori, e sei nata il 31 agosto 1870 con un obiettivo dichiarato.Farci sentire perenne...
31/08/2026

MARIA

Ti chiamavi Maria. Maria Montessori, e sei nata il 31 agosto 1870 con un obiettivo dichiarato.

Farci sentire perennemente imperfette.

Perché prima di te una madre poteva tranquillamente dare al figlio un mestolo e dirgli «vai a giocare».

Dopo di te il mestolo doveva possibilmente essere di legno naturale, proporzionato alla mano del bambino, disposto su un vassoio insieme ad altri oggetti selezionati e finalizzato allo sviluppo dell’autonomia.

E soprattutto non bisognava dire «bravo».

Che noi lo diciamo ancora.

E subito dopo ci sentiamo in colpa.

Ma sarebbe profondamente ingiusto ridurti a questo.

Perché prima di diventare il nome scritto sugli asili, sui libri e su una quantità impressionante di giocattoli di legno venduti a prezzi che probabilmente ti avrebbero fatto perdere la pazienza, sei stata una donna che fece qualcosa di enormemente più difficile.

Entrasti dove le donne non dovevano entrare.

Ti laureasti in medicina nel 1896, tra le primissime donne italiane a farlo, e cominciasti a lavorare con bambini che allora venivano definiti deficienti, anormali, irrecuperabili.

Tu facesti una cosa rivoluzionaria.

Li guardasti.

Non come casi clinici.

Come bambini.

Capisti che molti di loro non avevano bisogno soltanto di essere custoditi, ma stimolati. Che l’intelligenza non si riempie come un bicchiere. Che un bambino impara facendo, toccando, provando, sbagliando.

E soprattutto che l’adulto non deve continuamente invadere il suo spazio.

Nel 1907 apristi a San Lorenzo, uno dei quartieri più poveri di Roma, la prima Casa dei Bambini.

E da lì partì tutto.

I mobili bassi.

Gli oggetti alla loro altezza.

Le attività pratiche.

La libertà dentro regole precise.

Il rispetto dei tempi individuali.

Il bambino che versa l’acqua da solo anche se noi adulti, dopo sette secondi, abbiamo già una mano sullo straccio e un principio di esaurimento nervoso.

Il tuo metodo attraversò il mondo.

Scuole Montessori nacquero in Europa, negli Stati Uniti, in India.

Ti conobbero presidenti, scienziati, intellettuali.

Fosti candidata più volte al Nobel per la pace.

E diventasti una delle italiane più conosciute del Novecento.

Ma la tua vita privata fu molto meno ordinata delle mensole delle tue scuole.

Avesti un figlio, Mario, da Giuseppe Montesano, collega medico con cui non eri sposata.

Nell’Italia di fine Ottocento una maternità fuori dal matrimonio poteva distruggere la carriera di una donna.

Mario venne quindi affidato ad altri e per anni il vostro rapporto dovette restare nascosto.

Più tardi tornò accanto a te e divenne il tuo collaboratore più importante.

Una contraddizione dolorosa, enorme, umanissima.

Perché non eri affatto la santa laica che una certa pedagogia da Instagram ha finito per costruire.

Avevi carattere. Ambizione. Rigidità.

Una fiducia formidabile nelle tue idee.

E attraversasti anche rapporti politicamente complicati, compreso quello iniziale con il fascismo, che vide nel tuo metodo uno strumento utile per l’educazione nazionale. Il rapporto però si spezzò e nel 1934 lasciasti l’Italia; le scuole Montessori vennero poi chiuse dal regime.

Moristi nel 1952 nei Paesi Bassi.

Avevi ottantun anni.

Ma noi italiani riuscimmo a fare con te una cosa molto italiana.

Ti mettemmo sulle mille lire.

Dal 1990 al 1998 milioni di persone andarono in giro con il tuo ritratto nel portafoglio.

Maria Montessori davanti.

Un bambino intento nello studio dietro.

Erano le mille lire Montessori.

Con cui compravamo gelati, figurine, caramelle e probabilmente una discreta quantità di altre cose che non avrebbero superato una rigorosa valutazione pedagogica.

Poi arrivò l’euro e sparisti anche tu.

Ma per un’intera generazione, prima ancora di sapere cosa fosse il metodo Montessori, eri semplicemente Maria delle mille lire.

Eppure dietro quella banconota c’era una donna che aveva trascorso una vita intera sostenendo un’idea apparentemente semplicissima e in realtà sovversiva: che i bambini fossero persone.

Non adulti incompleti.

Non recipienti da riempire.

Non soldatini da mettere in fila.

Persone.

Con tempi, capacità, curiosità e dignità proprie.

E avevi ragione, Maria.

Su moltissime cose.

Però una piccola osservazione, a nome di generazioni di madri venute dopo di te, permetticela.

Ogni tanto gli mettiamo Peppa Pig mentre prepariamo la cena.

E sopravvivono lo stesso.

(Beati quelli di Houston, che hanno solo un problema)

Soprusi, incesti, prostituzione, violenza familiare, avidità, ingordigia (e chi più ne ha più ne metta) in una tragicomm...
22/08/2026

Soprusi, incesti, prostituzione, violenza familiare, avidità, ingordigia (e chi più ne ha più ne metta) in una tragicommedia grottesca che racconta uno spaccato di vita nelle baraccopoli della periferia romana degli anni '70.

Questo è "Brutti sporchi e cattivi" (E. Scola, 1976), un film indimenticabile che dovrebbe far riflettere su noi, sulla nostra storia e sul come l'ambiente e le condizioni economiche influiscano sui comportamenti delle persone.

Questo film è una buona scuola per il
disagio sociale che si sente a pelle…

Mentre se ne stava davanti alla sua classe di quinta elementare, il primo giorno di scuola, la maestra disse ai bambini ...
18/08/2026

Mentre se ne stava davanti alla sua classe di quinta elementare, il primo giorno di scuola, la maestra disse ai bambini una falsità. Come la maggior parte degli insegnanti, guardò i suoi studenti e disse che lei li amava tutti allo stesso modo.
Tuttavia, ciò era impossibile perché lì in prima fila, accasciato sulla sedia, c’era un ragazzino di nome Teddy Stoddard. La signora Thompson aveva osservato Teddy l’anno precedente e aveva notato che non giocava serenamente con gli altri bambini…
I suoi vestiti erano disordinati e spesso avrebbe avuto bisogno di farsi un bagno. Inoltre, Teddy era scontroso e solitario.
Arrivò il momento in cui la signora Thompson avrebbe dovuto evidenziare in negativo il rendimento scolastico di Teddy; prima però volle consultare i risultati che ogni bambino aveva raggiunto negli anni precedenti; per ultima, esaminò la situazione di Teddy.
Tuttavia, quando vide il suo fascicolo, rimase sorpresa.
In prima elementare il maestro di Teddy aveva scritto: “Teddy è un bambino brillante con una risata pronta. Fa il suo lavoro in modo ordinato e ha buone maniere”.
Il suo insegnante, in seconda elementare, aveva scritto: “Teddy è uno studente eccellente, ben voluto dai suoi compagni di classe, ma è tormentato perché sua madre ha una malattia terminale e la vita in casa deve essere una lotta”.
Il suo insegnante di terza elementare aveva scritto: “La morte di sua madre è stata dura per lui e tenta di fare del suo meglio, ma suo padre non mostra molto interesse e, se non verranno presi i giusti provvedimenti, il suo contesto famigliare presto lo influenzerà”.
Infine l’insegnante del quarto anno aveva scritto: “Teddy si è rinchiuso in se stesso e non mostra più interesse per la scuola. Non ha amici e qualche volta dorme in classe”.
A questo punto, la signora Thompson si rese conto del problema e si vergognò di se stessa. Si sentì anche peggio quando i suoi studenti le portarono i regali di Natale, avvolti in bellissimi nastri e carta brillante, fatta eccezione per Teddy. Il suo dono era stato maldestramente avvolto nella pesante carta marrone di un sacchetto di generi alimentari.
La signora Thompson però aprì il regalo prima degli altri. Alcuni bambini cominciarono a ridere quando videro un braccialetto di strass con alcune pietre mancanti e una bottiglietta di profumo piena per un quarto, ma lei soffocò le risate dei bambini esclamando quanto fosse grazioso il braccialetto e mettendo un po’ di profumo sul polso.
Quel giorno Teddy Stoddard rimase dopo la scuola, giusto il tempo di dire: “Signora Thompson, oggi profumava come la mia mamma quando usava proprio quel profumo”.
Dopo che i bambini se ne furono andati, la signora Thompson pianse per almeno un’ora; da quel giorno si dedicò veramente ai bambini e non solo per insegnare loro le sue materie. Prestò particolare attenzione a Teddy e, con la sua vicinanza, la mente del piccolo iniziò a rianimarsi. Più lei lo incoraggiava, più velocemente Teddy rispondeva. Alla fine dell’anno, Teddy era diventato uno dei bambini più intelligenti della classe e, nonostante la sua bugia che avrebbe amato tutti i bambini in ugual modo, la maestra si accorse che Teddy divenne uno dei suoi “preferiti”.
Un anno dopo la fine della scuola, la signora Thompson trovò un biglietto sotto la porta: era da parte di Teddy; la lettera diceva che era stata la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua. Passarono sei anni prima che ricevesse un altro messaggio da Teddy. Terminato il liceo, terzo nella sua classe, riferiva che la signora Thompson era ancora la migliore insegnante che avesse mai avuto in vita sua.
Quattro anni dopo, ricevette un’altra lettera, dicendo che quando le cose erano difficili, a volte, era rimasto a scuola, si era impegnato al massimo e ora si sarebbe presto laureato al college con il massimo degli onori. Confermava che la signora Thompson era sempre la migliore insegnante che avesse mai conosciuto in tutta la sua vita, la sua preferita.

Passarono altri anni e arrivò ancora un’altra lettera. Questa volta spiegava che dopo aver ottenuto la laurea, aveva deciso di andare avanti. La lettera spiegava che lei era ancora la migliore e preferita insegnante che avesse mai avuto, ma ora la sua firma era un po’ più lunga. La lettera riportava, in bella grafia, Dr. Theodore F. Stoddard.
Ma la storia non finisce qui. Arrivò ancora un’altra lettera quella primavera. Teddy scrisse che aveva incontrato una ragazza e stava per sposarsi. Spiegò che suo padre era morto un paio di anni prima e chiese alla signora Thompson di accompagnarlo al matrimonio facendo le veci della madre dello sposo.
Naturalmente, la signora Thompson accettò. E indovinate un po’ che fece?
Indossò proprio quel braccialetto, quello con gli strass mancanti, quello che Teddy le aveva regalato; fece anche in modo di mettere il profumo che la madre di Teddy indossava l’ultimo Natale che passarono insieme.
Si abbracciarono e il Dr. Stoddard sussurrò all’orecchio della signora Thompson:
“Grazie signora Thompson per aver creduto in me. Grazie mille per avermi fatto sentire importante e per avermi mostrato che avrei potuto fare la differenza.”
La signora Thompson, con le lacrime agli occhi, sussurrò: “Teddy, ti stai sbagliando. Sei tu quello che mi ha insegnato che potevo fare la differenza: non sapevo come insegnare fino a quando ti ho incontrato.”

Home Life, Elizabeth Silance Ballard, 1976.

Din Don Down
09/08/2026

Din Don Down

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Via Garibaldi 26
Palermo
90100

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