07/08/2026
Di Michele Rignanese Segretario Cittadino PSI Parma
Vi è un indicatore più di ogni altro capace di misurare il grado di giustizia sociale di una comunità: la possibilità, per chi lavora, studia o costruisce una famiglia, di accedere a un'abitazione dignitosa senza sacrificare il proprio futuro. Quando questo equilibrio viene meno, non siamo di fronte a una semplice distorsione del mercato, ma a una questione politica che investe direttamente la qualità della nostra democrazia.
Parma è una città ricca, dinamica e attrattiva. È sede di un'importante Università, di un polo ospedaliero di eccellenza e di un sistema produttivo che continua ad attirare lavoratori qualificati. Tuttavia, proprio questa attrattività, in assenza di adeguate politiche pubbliche, sta determinando una crescente pressione sul mercato immobiliare.
I dati sono eloquenti. Secondo gli osservatori del mercato immobiliare, il canone medio degli affitti in città si attesta oggi intorno ai 12 euro al metro quadrato, mentre nelle zone centrali supera i 13 euro al metro quadrato. Il massimo storico è stato raggiunto nel 2025 con 12,7 euro al metro quadrato. Ciò significa che un appartamento di 80 metri quadrati può raggiungere facilmente i 950-1.000 euro mensili, senza considerare spese condominiali e utenze.
Per un lavoratore con uno stipendio netto di 1.500-1.700 euro, l'affitto arriva così ad assorbire oltre la metà del reddito disponibile, ben oltre la soglia del 30-35% che gli economisti considerano sostenibile. Quando il costo dell'abitazione supera questi livelli, la casa non è più un diritto garantito dal lavoro, ma diventa un fattore di esclusione sociale.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. I giovani rinviano l'autonomia, le coppie posticipano la scelta di avere figli, gli studenti faticano a trovare una sistemazione e molte figure professionali indispensabili – infermieri, operatori sociosanitari, insegnanti, appartenenti alle forze dell'ordine, dipendenti del commercio e dei servizi – incontrano crescenti difficoltà nel vivere nella città in cui prestano servizio.
Questa situazione non nasce per caso. È il risultato di un progressivo squilibrio tra domanda e offerta, della crescita delle locazioni brevi, della presenza di immobili inutilizzati e della cronica insufficienza di edilizia residenziale pubblica e sociale. La casa è stata progressivamente trattata come un semplice bene finanziario, mentre ha perso la sua funzione primaria di bene sociale.
Il Comune di Parma ha recuperato, tra il 2023 e il 2025, 532 alloggi di edilizia residenziale pubblica precedentemente sfitti, avviando inoltre programmi che prevedono la realizzazione di circa 300 nuovi alloggi a costi sostenibili attraverso partenariati pubblico-privati. Si tratta di iniziative positive, che dimostrano come l'intervento pubblico possa produrre risultati concreti, ma che devono essere rafforzate e accelerate per rispondere a una domanda abitativa in costante crescita.
Il Partito Socialista Italiano ritiene che sia giunto il momento di una vera politica dell'abitare:
È necessario approvare un Piano Straordinario Comunale per la Casa, con obiettivi misurabili e tempi certi.
Occorre incentivare fiscalmente i proprietari che scelgono contratti a canone concordato, prevedendo riduzioni dell'IMU e agevolazioni comunali, contrastando al tempo stesso la progressiva sottrazione di abitazioni al mercato residenziale.
È indispensabile costituire un Fondo comunale di garanzia, che tuteli i proprietari dal rischio di morosità incolpevole e favorisca l'incontro tra domanda e offerta, superando diffidenze che oggi lasciano numerosi alloggi inutilizzati.
Serve un grande piano di recupero degli immobili pubblici e privati inutilizzati, destinandoli all'edilizia sociale, all'housing universitario e agli alloggi per lavoratori essenziali. Ogni edificio abbandonato rappresenta una sconfitta della politica e un costo per l'intera collettività.
Occorre inoltre rafforzare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica, perché negli ultimi decenni gli investimenti sono stati insufficienti rispetto all'evoluzione della domanda abitativa. Una città moderna non può affidare integralmente il diritto alla casa alle sole logiche del mercato.
Infine proponiamo l'istituzione di un Osservatorio permanente sull'abitare, composto da Comune, Università, ACER, organizzazioni sindacali, associazioni degli inquilini e rappresentanze dei proprietari, affinché ogni scelta urbanistica e abitativa sia supportata da dati trasparenti e verificabili.
Questa è una battaglia profondamente socialista. Perché il socialismo non si misura dalla quantità di slogan pronunciati, ma dalla capacità di rendere effettivi i diritti fondamentali. Dopo il lavoro, la casa rappresenta il principale strumento di emancipazione della persona. Senza una casa accessibile non esiste uguaglianza delle opportunità, non esiste mobilità sociale, non existe libertà sostanziale.
Il mercato è uno strumento utile, ma non può sostituire il ruolo della politica quando vengono compromessi i diritti fondamentali. La Costituzione affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano l'uguaglianza dei cittadini: il diritto all'abitare rientra pienamente in questa missione.
Parma deve scegliere quale città vuole essere: una città in cui vivere diventa un privilegio riservato a pochi oppure una comunità capace di garantire opportunità, inclusione e dignità a chi lavora, studia e contribuisce ogni giorno al suo sviluppo.
Il Partito Socialista Italiano continuerà a battersi affinché prevalga la seconda visione, perché una città più giusta è anche una città più forte"
Rignanese (Psi): “La casa è un diritto, non un privilegio” https://www.parmadaily.it/rignanese-psi-la-casa-e-un-diritto-non-un-privilegio/