04/03/2020
GALLO-ITALICO e ZUPPA di CICERCHIE
Vi state chiedendo il motivo della strana associazione, vero? Dunque, partiamo dall’idioma.
Il gallo-italico sostituisce il dialetto siciliano in diversi paesi delle province di Messina, Catania, Siracusa ed Enna, la cosiddetta “Lombardia siciliana”. Questa lingua, che è improprio definire lombarda, ma ligure/piemontese, deriva da una mescolanza etnica tra le genti locali e quelle settentrionali chiamate dalla regina Adelasia, terza moglie di Ruggero I di Sicilia e madre di Ruggero II, nel XII secolo.
Molto probabilmente a questa mescolanza di popoli e culture si deve l’arrivo massiccio della cicerchia in Sicilia e il suo utilizzo gastronomico.
A metà fra ceci e piselli, oggi la cicerchia in Italia è divenuta ormai sempre più rara.
A Nicosia, Aidone, Piazza Armerina, San Fratello, così come a Sperlinga, Acquedolci e nella nostra Novara di Sicilia*, non mancano gli estimatori di cicerchia, spesso mista ad altri legumi, per farne, come mille anni fa, una gustosa zuppa o la base della polenta.
Difatti questi territori, che costituiscono un’enclave linguistico del gallo-italico, sono anche tra le zone della Sicilia in cui non è raro mangiare un piatto di questo delicato legume.
E voi, sapete come si chiama la cicerchia nel dialetto novarese?
*La parlata gallo-italica di Novara di Sicilia è iscritta al Registro delle Eredità Immateriali della Regione Sicilia dal 2017.