Partito Comunista Italiano Pesaro-Urbino

Partito Comunista Italiano Pesaro-Urbino Pagina del Partito Comunista Italiano - Federazione di Pesaro_Urbino

29/08/2026

𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔̀’ 𝗔𝗗 𝗔𝗟𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗗𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔

Il Partito Comunista Italiano esprime la propria vicinanza e solidarietà ad Alessandro Di Battista, colpito da un grave malore mentre si trovava in visita a Cuba.

Alessandro Di Battista è un interlocutore con il quale non mancano, e non sono mai mancate, differenze di natura politica e di impostazione che rivendichiamo con chiarezza e rispetto ma su molte questioni ci ritroviamo dalla stessa parte.

Abbiamo condiviso e condividiamo la difesa della Rivoluzione cubana e del diritto del popolo cubano a decidere liberamente del proprio futuro, opponendoci al criminale bloqueo e alle politiche di ingerenza e di aggressione degli Stati Uniti.

Così come condividiamo la necessità di continuare a stare dalla parte del popolo palestinese, del suo diritto all’autodeterminazione e alla libertà, contro l’occupazione, la guerra e il genocidio.

Su molti temi di politica internazionale, inoltre, abbiamo trovato punti di convergenza nell’analisi di un mondo attraversato da guerre, riarmo, imperialismo e crescente contrapposizione tra potenze, nel quale l’Italia e l’Europa continuano a perseguire politiche che riteniamo profondamente sbagliate e pericolose.

In questo momento difficile, il Partito Comunista Italiano è vicino ad Alessandro Di Battista, alla sua famiglia e alle persone che gli vogliono bene, con l’auspicio sincero che possa superare presto questo grave momento e tornare alla sua attività.

Forza Alessandro.

Partito Comunista Italiano

DA PESARO-URBINO PARTE L’AFFONDAMENTO DEL COSIDDETTO CAMPO LARGOLa candidatura del sindaco di centrodestra di Urbino a p...
21/08/2026

DA PESARO-URBINO PARTE L’AFFONDAMENTO DEL COSIDDETTO CAMPO LARGO

La candidatura del sindaco di centrodestra di Urbino a presidente della Provincia di Pesaro Urbino, proposta ed incentivata dal gruppo dirigente del PD locale, potrebbe sembrare una delle tante
battute estive da fare sotto l’ombrellone nell’estate 2026. Si è trattato di decisioni sorprendenti, ma non per chi, come il PCI, da anni denuncia ai settori popolari e sinceramente democratici la
totale deriva a destra del PD, tanto che c’è qualcuno all’interno di quel partito che si scandalizza (e questa è comunque una buona cosa) e non vuole accettare tale corsa a destra. Il problema più
evidente, che costoro non riescono a risolvere, è quello dell’impossibilità di opporsi a queste scelte all’interno dello stesso PD. In altre parole, una sorta di gruppo dirigente, in pochi e sempre gli stessi, che nei meccanismi decisionali, senza consultazioni popolari dal basso, fa e disfa a suo piacimento, e a seconda di interessi non popolari.
Le continue sconfitte elettorali nella Provincia di Pesaro-Urbino e nelle Marche, a partire dalle elezioni regionali, fino a quelle nei piccoli comuni, non hanno insegnato niente a costoro e, come
suol dirsi, non ritengono neppure di iniziare a studiare. Basta leggere le incredibili giustificazioni per la proposta di Maurizio Gambini per comprendere la nullità ideologica e culturale che
caratterizza il Partito Democratico. Cosa possano c’entrare tali scelte, nella logica della Sinistra maiuscola, è del tutto evidente: assolutamente nulla. Non serve che ora il PD voglia spiegarci la
strategia per non far vincere la destra, quando loro stessi praticano e diffondono la pratica della destra. Non più gli interessi popolari reali, ma il rincorrere strategie che possano legittimare interessi economici ed altro, per pochi gruppi e persone.
Vogliamo dirlo con estrema chiarezza: riteniamo che in questa deriva ideologica e culturale, oltre All’oggettivo disprezzo verso coloro che ancora li votano, ci sia un sottile filo nero che li unisce, che riguarda torbidi interessi economici, come la gestione dei servizi pubblici locali.
La successiva vittoria, e la conseguente elezione a presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, da parte del sindaco di Cagli Alberto Alessandri, esponente ufficiale del centro destra, avvenuta il 12
luglio, oltre a galvanizzare la destra provinciale e la sua ansia revanscista, spiega quindi molto bene il caos esistente nel cosiddetto Campo Largo a livello nazionale e locale e, nello specifico, nel PD.
Si perde perché la destra è più forte, o perché si è incapaci, politicamente, di fare politica? Avere consegnato la Provincia, oltre ai tanti comuni del pesarese e della Regione, alla destra, non
dimostra che costoro abbiano una ragione in più, ma dimostra piuttosto che non si hanno ragioni da contrapporre. Quale differenza ideologica, culturale, sociale, differenzia il PD dalla destra? Solo briciole e sottili distinguo, e non una politica antagonista e sociale nella discesa in campo per i diritti dei lavoratori, dei giovani, degli anziani, per la Sanità Pubblica, la Scuola Pubblica, per le esigenze del lavoro e per la progettualità del futuro dei giovani.
Il Caso di Maurizio Gambini candidato dal PD (non dalla sinistra) rende giustizia a chi, come il PCI, parlava di connubi ed interessi che non riguardavano diritti ed interessi popolari, ma piuttosto
oscuri progetti economici.
A questa deriva il PCI non si rassegna, e chiama tutti alla più grande vigilanza ed attenzione.
Sappiamo bene che ampi settori del PD ripugnano queste pratiche e, noi vogliamo parlare con costoro. Non basta più la seppur doverosa autocritica per 20 anni di errori devastanti compiuti dal
PD, perché ormai sarebbe tardiva. Occorre mandare a casa questi gruppi dirigenti e la loro politica antipopolare.
Il PCI rinnova pertanto l’appello a tutte le forze comuniste e socialiste di questo territorio, a respingere queste pratiche vergognose, e per una reale alternativa a questo falso bipolarismo, che sta da tempo affossando la nostra Provincia, la nostra Regione e la nostra Nazione.

PCI - Partito Comunista Italiano
Federazione di Pesaro Urbino

DA PESARO-URBINO PARTE L’AFFONDAMENTO DEL COSIDDETTO CAMPO LARGO

La candidatura del sindaco di centrodestra di Urbino a presidente della Provincia di Pesaro Urbino, proposta ed incentivata dal gruppo dirigente del PD locale, potrebbe sembrare una delle tante
battute estive da fare sotto l’ombrellone nell’estate 2026. Si è trattato di decisioni sorprendenti, ma non per chi, come il PCI, da anni denuncia ai settori popolari e sinceramente democratici la
totale deriva a destra del PD, tanto che c’è qualcuno all’interno di quel partito che si scandalizza (e questa è comunque una buona cosa) e non vuole accettare tale corsa a destra. Il problema più
evidente, che costoro non riescono a risolvere, è quello dell’impossibilità di opporsi a queste scelte all’interno dello stesso PD. In altre parole, una sorta di gruppo dirigente, in pochi e sempre gli stessi, che nei meccanismi decisionali, senza consultazioni popolari dal basso, fa e disfa a suo piacimento, e a seconda di interessi non popolari.
Le continue sconfitte elettorali nella Provincia di Pesaro-Urbino e nelle Marche, a partire dalle elezioni regionali, fino a quelle nei piccoli comuni, non hanno insegnato niente a costoro e, come
suol dirsi, non ritengono neppure di iniziare a studiare. Basta leggere le incredibili giustificazioni per la proposta di Maurizio Gambini per comprendere la nullità ideologica e culturale che
caratterizza il Partito Democratico. Cosa possano c’entrare tali scelte, nella logica della Sinistra maiuscola, è del tutto evidente: assolutamente nulla. Non serve che ora il PD voglia spiegarci la
strategia per non far vincere la destra, quando loro stessi praticano e diffondono la pratica della destra. Non più gli interessi popolari reali, ma il rincorrere strategie che possano legittimare interessi economici ed altro, per pochi gruppi e persone.
Vogliamo dirlo con estrema chiarezza: riteniamo che in questa deriva ideologica e culturale, oltre All’oggettivo disprezzo verso coloro che ancora li votano, ci sia un sottile filo nero che li unisce, che riguarda torbidi interessi economici, come la gestione dei servizi pubblici locali.
La successiva vittoria, e la conseguente elezione a presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, da parte del sindaco di Cagli Alberto Alessandri, esponente ufficiale del centro destra, avvenuta il 12
luglio, oltre a galvanizzare la destra provinciale e la sua ansia revanscista, spiega quindi molto bene il caos esistente nel cosiddetto Campo Largo a livello nazionale e locale e, nello specifico, nel PD.

Si perde perché la destra è più forte, o perché si è incapaci, politicamente, di fare politica? Avere consegnato la Provincia, oltre ai tanti comuni del pesarese e della Regione, alla destra, non
dimostra che costoro abbiano una ragione in più, ma dimostra piuttosto che non si hanno ragioni da contrapporre. Quale differenza ideologica, culturale, sociale, differenzia il PD dalla destra? Solo briciole e sottili distinguo, e non una politica antagonista e sociale nella discesa in campo per i diritti dei lavoratori, dei giovani, degli anziani, per la Sanità Pubblica, la Scuola Pubblica, per le esigenze del lavoro e per la progettualità del futuro dei giovani.
Il Caso di Maurizio Gambini candidato dal PD (non dalla sinistra) rende giustizia a chi, come il PCI, parlava di connubi ed interessi che non riguardavano diritti ed interessi popolari, ma piuttosto
oscuri progetti economici.
A questa deriva il PCI non si rassegna, e chiama tutti alla più grande vigilanza ed attenzione.
Sappiamo bene che ampi settori del PD ripugnano queste pratiche e, noi vogliamo parlare con costoro. Non basta più la seppur doverosa autocritica per 20 anni di errori devastanti compiuti dal
PD, perché ormai sarebbe tardiva. Occorre mandare a casa questi gruppi dirigenti e la loro politica antipopolare.
Il PCI rinnova pertanto l’appello a tutte le forze comuniste e socialiste di questo territorio, a respingere queste pratiche vergognose, e per una reale alternativa a questo falso bipolarismo, che sta da tempo affossando la nostra Provincia, la nostra Regione e la nostra Nazione.

PCI - Partito Comunista Italiano
Federazione di Pesaro Urbino

PCI: "VERTICI MARCHE MULTUSERVIZI SI DIMETTANO"CENTROPAGINA - Dal PCI di Pesaro arriva la stoccata: «Tre rotture in due ...
19/08/2026

PCI: "VERTICI MARCHE MULTUSERVIZI SI DIMETTANO"

CENTROPAGINA - Dal PCI di Pesaro arriva la stoccata: «Tre rotture in due giorni? Si tratta dell’esempio lampante, visibile e concreto dell’incapacità di direzione, progettualità ed amministrazione tecnica di MMS.
Costoro, ormai dediti ai “grandi progetti finanziari”, cioè a fare soldi, dimenticano, come detto, i bisogni e le necessità della popolazione pesarese, specie la più debole e meno garantita, accampando giustificazioni che non riescono a reggere un secondo. Certamente è doveroso fare qualcosa, in particolare per i danni subiti dalla popolazione, dal turismo, dalle attività commerciali, e chiedere ed ottenere l’annullamento della bolletta estiva. Una class-action. Sono necessarie le dimissioni immediate di tutto il gruppo dirigente di MMS, oggettivamente incapaci di gestire, prevedere e organizzare tutta la parte tecnica e non solo della società».

Dall'assessore regionale Baldelli alla Sinistra, ecco i commenti e le reazioni politiche alle due giornate senz'acqua

Il PCI: «UNA VERGOGNA, ANNULLARE LA BOLLETTA ESTIVA»Tra le posizioni più dure c’è quella del Partito Comunista Italiano,...
18/08/2026

Il PCI: «UNA VERGOGNA, ANNULLARE LA BOLLETTA ESTIVA»

Tra le posizioni più dure c’è quella del Partito Comunista Italiano, che definisce «vergognosa» la situazione venutasi a creare dopo le rotture delle tubazioni.

Secondo il PCI, ridurre l’emergenza alla siccità o alla sfortuna sarebbe insufficiente. Il partito punta il dito contro la gestione tecnica di Marche Multiservizi e chiede provvedimenti immediati.

Tra le richieste avanzate figurano l’annullamento della bolletta estiva, una possibile class action per ottenere il rimborso delle spese sostenute da famiglie e attività economiche, oltre alle dimissioni del gruppo dirigente di Marche Multiservizi.

Il PCI esprime invece solidarietà agli operai e ai tecnici impegnati per giorni nelle riparazioni e rilancia una battaglia politica più ampia: «Basta con le privatizzazioni». La richiesta è quella di riportare Marche Multiservizi e la gestione dell’acqua e dei rifiuti sotto un controllo completamente pubblico.

Dopo le tre rotture dell’acquedotto che hanno lasciato per ore senza acqua una parte consistente della città nel pieno del Ferragosto, il dibattito politico si accende. Dalle opposizioni e da diverse forze politiche arrivano critiche durissime alla gestione dell’emergenza, alla manutenzione del...

BASTA CON L'ACQUA PRIVATIZZATA: I VERTICI DI MARCHE MULTISERVIZI SI DIMETTANO. Definire vergognosa la situazione venutas...
17/08/2026

BASTA CON L'ACQUA PRIVATIZZATA:
I VERTICI DI MARCHE MULTISERVIZI SI DIMETTANO.

Definire vergognosa la situazione venutasi a creare in seguito alla rottura delle tubazioni dell'acquedotto comunale pesarese e non solo, è un eufemismo gentile. Quasi 3 giorni di interruzione del servizio da parte di Marche Multi Servizi, che hanno colpito duramente le condizioni elementari di vita della maggior parte della popolazione non può ridursi alla meschina scusa della siccità o alla sfortuna. Si tratta dell'esempio lampante, visibile e concreto dell’incapacità di direzione, progettualita' ed amministrazione tecnica di MMS. Costoro, ormai dediti ai " grandi progetti finanziari", cioè a fare soldi, dimenticano, come detto, i bisogni e le necessità della popolazione pesarese, specie la più debole e meno garantita, accampando giustificazioni che non riescono a reggere un secondo. A noi del PCI interessa piuttosto la vita della gente, e non siamo interessati ai voli pindarici per giustificare e tentare di spiegare l’ingiustificabile. Vedere anziani, famiglie in fila innanzi le autobotti ha un solo nome: vergogna! Certamente è doveroso fare qualcosa, in particolare per i danni subiti dalla popolazione, dal turismo, dalle attività commerciali, e chiedere ed ottenere l'annullamento della bolletta estiva. Una class-action per ottenere il rimborso delle spese di questi giorni per le famiglie e le attività economiche legate al turismo e non solo ma, e soprattutto, sono necessarie le dimissioni immediate di tutto il gruppo dirigente di MMS, oggettivamente incapaci di gestire, prevedere e organizzare tutta la parte tecnica e non solo della Societa'. Lascino subito gli incapaci, mentre il PCI è al fianco degli operai che hanno lavorato e continueranno a lavorare duramente per giorni, al fine di rimediare agli errori ed alle incapacità della politica.
Il PCI dice BASTA con le privatizzazioni, che hanno ampiamente fallito a Pesaro come nel resto d’Italia: Marche Multi Servizi torni ad essere una Società pubblica. Il Sindaco Biancani in primis si impegni fin da subito per ripubblicizzare la gestione dell’acqua e dei rifiuti nella Città di Pesaro.

PCI - Partito Comunista Italiano
Federazione di Pesaro Urbino

PERCHE' TANTA PARTE DELLA SINISTRA LIBERALE OCCIDENTALE ODIA I BRICS?di TIM ANDERSONI liberali di sinistra occidentali s...
11/08/2026

PERCHE' TANTA PARTE DELLA SINISTRA LIBERALE OCCIDENTALE ODIA I BRICS?
di TIM ANDERSON

I liberali di sinistra occidentali si portano dietro un bagaglio culturale imperialista molto più importante di quanto si curino di comprendere. Il problema è che, in questa epoca di guerre di propaganda, la prospettiva è tutto in politica. Se si sbaglia quella, non c’è slogan che possa salvarvi.

Questo autistico errore di prospettiva della sinistra liberale non è dovuto a una malattia neurologica, ma a una incapacità di analisi sociale che ha cause diverse e profonde, e che trasforma i liberali di sinistra in involontari alleati degli stati imperialisti a cui appartengono (a prescindere da quanto siano avversi a tale statuto giuridico) e in oppositori della principale alternativa emergente, i BRICS, in particolare dei suoi capifila più fortemente demonizzati: Cina, Russia e Iran.

Uno dei problemi generali che affliggono la sinistra liberale occidentale è l’incapacità di vedere che la solidarietà va ai popoli e presuppone che siano i singoli popoli a determinare il proprio futuro, e non che debbano seguire un percorso immaginato dagli occidentali. È, questo, un classico esempio di orientalismo che aiuta a comprendere l’ostilità della sinistra liberale verso la Repubblica Islamica dell’Iran, dal 1979 il più potente stato indipendente dell’Asia Occidentale, principale sostenitore della Resistenza palestinese e, per questo motivo, principale bersaglio dell’ostilità sionista e imperialista.

Un altro problema è che la sinistra liberale occidentale tende a parteggiare per i separatismi sponsorizzati dall’imperialismo, volti a disgregare gli stati indipendenti del sud del mondo che rifiutano di sottomettersi. L’adesione a questi progetti di falsa autodeterminazione spiega perché gran parte della sinistra occidentale abbia appoggiato i sionisti negli anni ‘60 e ‘70 e perché abbia appoggiato, in questo secolo, i separatisti curdi, che hanno contribuito a demolire l’Iraq e la Siria e che si sono schierati contro l’Iran. In quanto all’Iran, soggetto a un’aggressione permanente da parte di Stati Uniti e “Israele”, alla “sinistra imperialista” sfugge il dato cruciale che la rivoluzione del 1979 e il suo fondamento islamico sono stati scelti dalla grande massa del popolo iraniano, e non dalla sinistra liberale occidentale. Eppure, non c’è quasi pretesto per demolire e smembrare l’Iran che non venga abbracciato da questi liberali di sinistra, che sarebbero felicissimi di vederlo indebolito e diviso come l’Iraq, la Libia e la Siria. Con il beneplacito della dittatura globale.

Un ultimo problema diffuso è che sulle potenze antagoniste emergenti vengono poste le domande sbagliate. Per esempio: “Perché la Cina non salva la Palestina?” oppure: “Perché la Russia non ha salvato la Siria?”. L’idea che una nazione possa salvarne un’altra è un ulteriore esempio di orientalismo, che riflette il “complesso del salvatore” radicato nella cultura imperialista occidentale, e che ignora la norma fondamentale che condizione essenziale per l’emancipazione è l’esistenza di una lotta indigena unitaria. Solo in presenza di questa, altri possono dare il loro contributo.

Un pensiero collegato al precedente è che le grandi potenze antagoniste siano tutte corrotte e inutili perché perseguono soltanto i propri interessi. Questo ragionamento dimentica il principio che ogni stato responsabile ha il dovere di perseguire i propri interessi nazionali e rendere conto al proprio popolo. Ciò detto, è compito delle forze indigene e degli internazionalisti onesti sostenere l’opportunità di costruire ponti sulla base di interessi comuni. Questo è esattamente ciò che ha fatto l’eroe nazionale iraniano Qassem Soleimani quando nel 2015 persuase la Russia a intervenire in Siria, su richiesta ufficiale, per aiutarla a combattere gli eserciti terroristici per procura e a difendere il governo indipendente guidato da Bashar al-Assad. Tuttavia la Russia non ha potuto “salvare” la Siria dopo che gran parte dei comandanti dell’Esercito Arabo Siriano erano stati comprati dal nemico e l’esercito è collassato. Il crollo dell’esercito siriano è stato una tragedia, ma nessuno può salvare chi non vuole salvare se stesso.

Quali sono le principali motivazioni in base alle quali l’autistica sinistra liberale occidentale denigra i BRICS e i suoi “controversi” stati leader, e ne critica il ruolo? Si registra in questo una differenza netta ed evidente rispetto all’opinione condivisa da una parte crescente del Sud del mondo (gran parte dell’Africa, dell’America latina e del Sud-est asiatico) che ritiene desiderabile la nascita di un mondo multipolare, non più governato da una dittatura anglo-americana, e la considera la strada verso un futuro più tollerabile. Un punto di vista, questo, che presuppone un rafforzamento del ruolo dei BRICS e dei suoi promotori più pesantemente stigmatizzati: Russia, Cina e Iran.

Dal punto di vista del Sud globale, il mondo multipolare sta per rimpiazzare il secolare dominio anglo-americano sul pianeta, e rappresenta la migliore possibilità di sottrarsi a quell’egemonia e alla dittatura del dollaro, che danneggia direttamente le economie in via di sviluppo e consente a Washington di brandire il sistema finanziario globalizzato come un’arma contro le nazioni indipendenti. L’uso esteso di “sanzioni” unilaterali (in realtà “misure coercitive unilaterali”) da parte di Stati Uniti e Unione Europea continua a paralizzare intere popolazioni imponendo assedi totali o parziali per costringerle alla resa. Le “sanzioni” sono un’arma violenta di cui gran parte della sinistra liberale non arriva a comprendere la portata. I BRICS offrono la speranza di una prima vera alternativa a questa dittatura globale.

La criminalizzazione dell’operazione bellica della Russia in Ucraina, condotta allo scopo di scongiurare la minaccia della NATO e di porre fine alla sanguinaria guerra scatenata nel 2014 contro la popolazione russa del Donbass, non ha minimamente scoraggiato i paesi in via di sviluppo dall’aderire in massa ai BRICS. Al contrario, molti di questi paesi (come il blocco rivoluzionario del Sahel) hanno visto nella fermezza della Russia nel tenere testa agli stati più prepotenti del mondo il segno che esiste una significativa volontà politica all’interno dei BRICS.

Ciò nonostante, la maggior parte della sinistra liberale occidentale rimane ostile verso la Russia, così come verso la Cina e l’Iran. Anche se molti professano di “sostenere” le lotte dei popoli – come quelle in Palestina, nello Yemen e negli stati rivoluzionari dell’Africa occidentale – le loro posizioni continuano a differire in modo significativo da quelle del Sud del mondo, così come da quella del presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha dedicato tutta la vita a costruire un’organizzazione forte di paesi dell’America latina e del Sud globale per resistere all’egemonia imperiale.

A mio avviso, esistono tre correnti di pensiero, parzialmente sovrapponibili, che motivano questo odio verso i BRICS e verso gli stati contro-egemonici emergenti: 1) gli orientalisti romantici, 2) gli anarco-trotzkisti e 3) gli pseudo marxisti astorici.

Orientalisti romantici
Questa corrente nutre una certa simpatia per le lotte dei popoli oppressi, quali i palestinesi e forse i cubani e altri, tuttavia guarda con disprezzo qualunque forma di sostegno proveniente dai Paesi guida dei BRICS, spesso adottando gli stessi cliché della demonizzazione imperialista.

Appartengono a questa corrente i liberali (compresi i sionisti liberali) che “sostengono” i palestinesi in quanto vittime, ma ignorano o condannano la Resistenza palestinese e i suoi principali alleati nella regione, cioè l’Asse della Resistenza guidato dall’Iran. Vi appartengono i sostenitori dell’obsoleta soluzione dei due stati, che ingenuamente pensano che un debole ghetto palestinese possa coesistere con un regime di apartheid vorace e pesantemente armato.

Questa pretesa di sostenere una lotta popolare senza “sporcarsi le mani” con le politiche degli stati è condivisa anche da quegli occidentali che hanno idealizzato il movimento zapatista nel Messico meridionale, mentre al contempo prendevano le distanze dagli stati progressisti ma “dittatoriali” (secondo il vocabolario imperialista) dell’America Latina, come Cuba e il Venezuela. Qualsiasi stato indipendente che si armi per sopravvivere alla pressione dei paesi egemonici viene bollato come “dittatura” dalla vera dittatura globale.

Tale presa di distanza sia dalla resistenza sia dagli stati indipendenti permette a questi liberali di sinistra di conservare un senso di superiorità morale, sottraendosi al contempo alla valanga di critiche che piovono sulla testa di chi la resistenza la sostiene davvero. Questi “salvatori” occidentali diventano quindi gli eroi della propria immaginazione.

Anarco-trotzkisti
In una corrente parallela troviamo i trotzkisti occidentali e gli anarchici (spesso indistinguibili tra loro) che solitamente osteggiano gli stati progressisti in quanto “traditori” del popolo, a prescindere dalle loro conquiste. Questo modello di pensiero attinge a una tradizione di cinismo radicata in Occidente, a cui non sfugge nessuno stato e secondo cui non esiste processo di emancipazione possibile. Nella pratica, questi gruppi spesso ricadono nello statalismo per conservare una certa rilevanza e attrarre nuovi membri, propugnando cause come la sanità pubblica, la previdenza sociale e i diritti dei rifugiati, rivendicazioni che presuppongono tutte l’intervento dello stato.

Tuttavia il pensiero anarco-trotzkista affonda le sue radici in una storia di attacchi permanenti contro i governi di sinistra e i gruppi scissionisti concorrenti. Per questo motivo i suoi aderenti si ritrovano spesso cooptati a sostegno delle “rivoluzioni colorate” di stampo imperialista e della demolizione degli stati indipendenti. La facile scappatoia è che, quando quelle rivoluzioni colorate si trasformano in disastri umanitari (vedi la distruzione della Libia e della Siria), gli anarco-trotzkisti affermano che “la rivoluzione è stata tradita”. In molti passano tutta la vita a ripetere questo ritornello.

Ovviamente gli anarco-trotzkisti odiano la Russia, in quanto stato succeduto all’odiata Unione Sovietica, e negano che ci sia mai stata una rivoluzione socialista (né in Russia né in Cina né a Cuba), in quanto nessuna soddisfa i loro criteri esoterici. Per la maggior parte sono settari estremisti che non si sono mai guadagnati la fiducia di alcuna parte della classe operaia organizzata, di cui sostengono di rappresentare l'”avanguardia”.

Molti di quelli che ora levano la propria voce per denunciare la sofferenza dei palestinesi hanno un comprovato curriculum – perfettamente allineato alle politiche di Israele – di attacchi contro chiunque abbia fornito armi alla resistenza palestinese, come Hezbollah, la Siria di Assad, e l’Iran. Alcuni di loro curano affermate rubriche d’opinione su media israeliani.

Pseudo-marxisti astorici
Un’altra corrente è quella degli pseudo-marxisti astorici, quelli che citano i testi canonici del XIX e del primo XX secolo per decretare che tutte le forme di capitalismo e di imperialismo sono uguali e che la Cina e la Russia sono solo gli ultimi stati acquisiti alla logica capitalistica globale. Il capitalismo globale, dunque, non è visto come un processo storico con specifiche strutture di potere, ma come una matrice amorfa all’interno della quale siamo tutti intrappolati senza possibilità di salvezza.

Ora, è vero che Karl Marx non comprese correttamente il mondo coloniale e i suoi aneliti di emancipazione. Lo si riscontra nella biografia che scrisse di Simon Bolivar, il grande liberatore dell’America Latina, che Marx etichettò come l’ennesimo dittatore populista alla Napoleone. Marx non colse l’esigenza di un solido processo di decolonizzazione, che passasse anche attraverso l’abolizione della schiavitù e la costruzione di stati in grado di resistere a ulteriori incursioni imperialiste e al saccheggio delle risorse. Ciò nonostante, riconobbe l’importanza delle storie particolari nel plasmare il futuro dei popoli. Ed è questo che gli pseudo-marxisti astorici non capiscono.

Per tale motivo, la fine della secolare egemonia anglo-americana è giudicata irrilevante da queste persone. La rimozione della dittatura angloamericana a favore di un ordine multipolare è considerata come priva di valore effettivo per la gente comune e per i lavoratori. Similmente, l’ascesa della Cina non viene apprezzata perché accompagnata dall’introduzione di una forma controllata di capitalismo. Gli straordinari risultati raggiunti dalla Cina nel sollevare dalla povertà centinaia di milioni di persone e nell’investire il surplus economico in infrastrutture pubbliche, invece che in guerre di dominio, vengono liquidati come insignificanti e come una nuova fase dell’integrazione del “capitalismo globale”.

Altri marxisti astorici vorrebbero che tale “capitalismo” amorfo distruggesse tutte le strutture sociali tradizionali e indigene, in modo che la “modernizzazione” capitalista potesse “inevitabilmente” condurre a una sorta di socialismo immaginario. Questa visione autistica rinuncia a qualunque idea di lotta sociale e di resistenza, per non parlare dell’empatia per i comuni esseri umani.

I cliché orientalisti (“libertà dai regimi autoritari”) sui grandi Paesi-contrappeso dei BRICS sono presentati come “prove” di un futuro distopico che non prevede speranza di cambiamento. Questo è poco più che vuoto cinismo, privo di un vero senso della storia.

Nel frattempo decine di nazioni del sud del mondo affluiscono verso i BRICS, a dispetto delle stigmatizzazioni dell’Occidente, perché i BRICS sembrano offrire la prospettiva di un ordine mondiale in grado di concedere un po’ di sollievo dalla dittatura del dollaro, e la possibilità per la gente comune e per le nazioni indipendenti di sopravvivere in un mondo selvaggio.

Ovviamente, le correnti qui analizzate non spiegano appieno la reale motivazione dietro tanta stupidità. Per quella dovremmo rivolgerci alle interpretazioni psicologiche. Personalmente, propendo per l’idea del “complesso del salvatore”, che consiste nel rivendicare una superiorità morale senza però mostrare alcuna volontà di sostenere e difendere le conquiste reali delle lotte sociali indigene.

Ma, come disse Malcolm X, “Se non credi in qualcosa, finirai per abboccare a tutto.”

di Tim Anderson da https://english.almayadeen.net I liberali di sinistra occidentali si portano dietro un bagaglio culturale imperialista molto più importante di quanto si curino di comprendere. Il problema è che, in questa epoca di guerre di propaganda, la prospettiva è tutto in politica. Se si...

Riattivare subito la Ferrovia Fano-Urbino e collegarla con Roma. Le ferrovie sono opere strategiche per il futuro. Quell...
03/08/2026

Riattivare subito la Ferrovia Fano-Urbino e collegarla con Roma. Le ferrovie sono opere strategiche per il futuro. Quelle costruite 150 anni fa sono tutte in funzione .Chi non le vuole, è contro i cittadini, contro il territorio, contro il trasporto pubblico e contro l'ambiente.

PCI: IL CAMPO LARGO E' LA MIGLIOR AUTOSTRADA PER LE DESTRE La vittoria e la conseguente elezione a presidente della Prov...
15/07/2026

PCI: IL CAMPO LARGO E' LA MIGLIOR AUTOSTRADA PER LE DESTRE

La vittoria e la conseguente elezione a presidente della Provincia di Pesaro-Urbino da parte del sindaco di Cagli Alberto Alessandri, esponente del centro destra, oltre a galvanizzare la destra provinciale e la sua ansia revanscista, spiega molto bene il caos esistente nel cosiddetto Campo Largo a livello nazionale e locale e, nello specifico, nel PD.

Si perde perchè la destra è più forte, o perche' si è incapaci, politicamente, di fare politica? Avere consegnato la Provincia, oltre ai tanti comuni del pesarese e della Regione, alla destra, non dimostra che costoro abbiano una ragione in più, ma dimostra piuttosto che non si hanno ragioni. Quale differenza ideologica, culturale, sociale, differenzia il PD dalla destra? Solo briciole e sottili distinguo, e non una politica antagonista e sociale nella discesa in campo per i diritti dei lavoratori, dei giovani, degli anziani, per la Sanità Pubblica, la Scuola Pubblica, per le esigenze del lavoro e per la progettualità del futuro dei giovani.

Il Caso di Maurizio Gambini candidato dal PD (non dalla sinistra) rende giustizia a chi parlava di connubi ed interessi che non riguardavano diritti ed interessi popolari, ma piuttosto altri progetti economici. Cosa accadrà ad esempio per Riceci, fatto uscire dalla porta? Rientrerà dalla finestra, magari travestito?

A questa deriva il PCI non si rassegna, e chiama tutti alla più grande vigilanza ed attenzione. Sappiamo bene che ampi settori del PD ripugnano queste pratiche e, noi vogliamo parlare con costoro. Non basta più la seppur doverosa autocritica per 20 anni di errori devastanti compiuti dal PD, perché ormai sarebbe tardiva. C’è persino da augurarsi un "golpe" interno, che mandi a casa questi gruppi dirigenti e la loro politica antipopolare.

Il PCI rinnova pertanto l’appello a tutte le forze comuniste e socialiste di questo territorio, per una reale alternativa a questo falso bipolarismo, che sta da tempo affossando la nostra Provincia e la nostra Nazione.

La vittoria e la conseguente elezione a presidente della Provincia di Pesaro-Urbino da parte del sindaco di Cagli Alberto Alessandri, esponente del centro destra, oltre a galvanizzare la destra provinciale e la sua ansia revanscista, spiega molto bene il caos esistente nel cosiddetto Campo Largo a l...

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