Collettivo 26x1

Collettivo 26x1 Antifascismo, antimperialismo, lotta di classe e pluralismo. Organizziamo resistenza e pensiero critico.

01/09/2026
SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI E LAVORATRICI STERILTOM, WORKIT E ECOS COL SINDACATO USB: IL DIRITTO DI SCIOPERO NON ...
13/08/2026

SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI E LAVORATRICI STERILTOM, WORKIT E ECOS COL SINDACATO USB: IL DIRITTO DI SCIOPERO NON SI METTE IN DISCUSSIONE.

A Gragnano, dove l’“oro rosso” del pomodoro vale più dei diritti di chi lo lavora, la sindaca Patrizia Calza, che si dichiara di sinistra, ha trovato il tempo di spiegare alla cittadinanza che lo sciopero dei lavoratori USB alla Steriltom è “intollerabile”, perché blocca i camion, crea code a Casaliggio e danneggia agricoltori e autotrasportatori. Non ha invece trovato le motivazioni democratiche per dire che è intollerabile un’offensiva disciplinare fatta di lettere di contestazione, sospensioni e minacce di licenziamento contro chi ha scelto di organizzarsi nell’USB e chiedere il contratto alimentare, buoni pasto dignitosi e un premio risultato vero.

Questa è la falsa sinistra, quella che, in modo perbenista, preferisce schifare i lavoratori e salvaguardare il rapporto con gli imprenditori: mentre i vertici aziendali vengono accolti a braccia aperte per celebrare l’eccellenza della filiera del pomodoro, che si regge sullo sfruttamento degli ultimi e su condizioni di lavoro inaccettabili, i lavoratori che scioperano e bloccano l’ingresso allo stabilimento vengono descritti come un problema di ordine pubblico, tanto da spingere la sindaca a chiedere l’intervento repressivo di fronte all’esercizio di un diritto, come quello di sciopero, sancito addirittura dalla nostra Costituzione.
Per la sindaca del centro-sinistra il vero scandalo non è trattare le persone come numeri da spremere, ma il fatto che quelle persone abbiano osato fermare i cancelli per dire “basta”. La sindaca scrive che la legittimità di un licenziamento si fa valere in tribunale, non in strada, dimenticando che è proprio in strada, con la mobilitazione necessaria dell’USB, che si è ottenuta una soluzione per il lavoratore coinvolto e la calendarizzazione di un tavolo di confronto sulla piattaforma rivendicativa, dimostrando ancora una volta che i diritti non si regalano, si strappano; non si elencano, si esercitano.

Questo è vero tanto più oggi quando il governo, con la revisione del decreto legislativo 231/2001, cerca di avallare lo sfruttamento che avviene negli stabilimenti industriali deresponsabilizzando il committente dall'operato delle ditte in appalto. Significa che nel caso in oggetto Steriltom potrebbe legittimamente non occuparsi delle condizioni in cui lavora chi è assunto da Workit e Ecos, ditte a cui appalta parte dell'operato e di cui sono dipendenti i lavoratori reintegrati grazie al picchetto. Steriltom, come la maggior parte delle grandi aziende che si basano su sistemi di appalto, avrebbe così un escamotage legale per sfruttare senza problemi chi di fatto però svolge il lavoro da cui dipende il suo fatturato.

Quando il sindaco difende l’ordine pubblico e la scorrevolezza del traffico più che la dignità di chi lavora, dimostra di fare l’avvocato d’ufficio delle aziende e di trasformare il diritto di sciopero in un disturbo da tollerare solo se non crea attenzione, cioè solo se non serve a nulla.
Esattamente il contrario di quello che dovrebbe fare chi viene eletto in un territorio per garantire i diritti e il benessere di chi ci vive e lavora, soprattutto se anche i diritti basilari dei cittadini, scritti nella Costituzione antifascista, sono messi in discussione dallo stesso governo.

La partecipazione attiva dei lavoratori per condizioni di lavoro dignitose è la base di ogni democrazia sana e degna di questo nome.
I lavoratori di Steriltom e dell’USB hanno dato un esempio di ciò con la loro azione di sciopero.
Il sindaco di Gragnano ha invece dimostrato di tenere molto poco ai concetti democratici e al rispetto dei lavoratori.

Un altro lavoratore migrante è morto, questa volta nei campi del Cremonese.  Mentre il Paese parla di emergenze astratte...
03/08/2026

Un altro lavoratore migrante è morto, questa volta nei campi del Cremonese.
Mentre il Paese parla di emergenze astratte, i corpi degli ultimi continuano a cadere nel silenzio generale.
Non è una tragedia, è un sistema.
È il capitalismo agricolo dello sfruttamento, è il ricatto del bisogno, è la catena di comando che scarica il rischio sempre sugli stessi: migranti, precari, braccianti, poveri.
A morire di lavoro non sono mai i padroni.
Non muoiono gli amministratori delegati.
Non muoiono i dirigenti.
Non muoiono quelli che decidono da uffici climatizzati o che si riposano sugli yacht.
Muoiono invece quelli costretti a spezzarsi la schiena sotto il sole, senza tutele, senza protezione, senza dignità.
Muoiono gli invisibili su cui si regge l’abbondanza di chi comanda.
Questa è una strage di classe.
E finché si continuerà a chiamarla “fatalità”, si continuerà a coprire la responsabilità politica, economica e morale di chi sfrutta e di chi lascia fare.

Basta morti sul lavoro.
Basta braccianti sacrificabili.
Basta ipocrisia.
Se il lavoro uccide, non è un incidente: è violenza sociale

ANCHE DA PIACENZA, CHIEDIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA PER FAKIR!Dopo l'orrendo omicidio di Abderrahim Fakir, ammanettato ed uc...
24/07/2026

ANCHE DA PIACENZA, CHIEDIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA PER FAKIR!

Dopo l'orrendo omicidio di Abderrahim Fakir, ammanettato ed ucciso da due agenti della polizia in pieno stile ICE statunitense mentre chiedeva aiuto per un malore, centinaia di persone si sono mobilitate, a Bologna come in altre città, per chiedere verità per questo delitto che le istituzioni, sia la destra che il centro-sinistra, vorrebbero banalizzare.
Pensiamo infatti che questo episodio non sia un caso isolato ma frutto di politiche classiste portate avanti dall'intero arco parlamentare: dalla giunta Lepore, colpevole di aver reso Bologna un laboratorio di repressione e stratificazione sociale e classista a discapito dei più deboli, una giunta quella di Lepore che voleva una piazza silenziosa alla destra governativa che persegue una narrazione razzista che vuole dividere italiani dai migranti, volta a coprire la vera guerra dei ricchi verso chi i soldi non ne ha o ne ha sempre meno.
La risposta alle mobilitazioni di piazza che dimostravano solidarietà alla famiglia di Fakir e condannavano l'operato della polizia è stata ancora una volta una risposta violenta fatta di lacrimogeni e manganelli, figlia di una militarizzazione crescente che vorrebbe spegnere qualsiasi conflitto sociale: i nuovi decreti sicurezza ne sono una riprova.
Di fronte a questo scenario, anche noi a Piacenza abbiamo voluto portare la nostra vicinanza e solidarietà alla famiglia di Abderrahim Fakir e, allo stesso tempo, chiediamo che sia fatta luce su questo vero e proprio omicidio di stato.

REVOCA IMMEDIATA DELLO SCUDO PENALE AI POLIZIOTTI COINVOLTI!
VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR!

𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐄 𝐃𝐈 𝐀𝐁𝐃𝐄𝐑𝐑𝐀𝐇𝐈𝐌 𝐅𝐀𝐊𝐈𝐑Un uomo muore per strada sotto gli scarponi e le ginocchia di due poliziotti; un corpo ab...
21/07/2026

𝐒𝐔𝐋𝐋𝐀 𝐌𝐎𝐑𝐓𝐄 𝐃𝐈 𝐀𝐁𝐃𝐄𝐑𝐑𝐀𝐇𝐈𝐌 𝐅𝐀𝐊𝐈𝐑

Un uomo muore per strada sotto gli scarponi e le ginocchia di due poliziotti; un corpo abbandonato di fronte a delle forze dell'ordine ordine gestite a seconda del patto Lepore - Piantedosi e già coperte dallo scudo penale incluso nell' ultimo decreto sicurezza.
A noi sembra che questo episodio non sia un fatto isolato ma un istantanea tristemente perfetta delle responsabilità politiche bipartisan oltreché un indicatore, l'ennesimo: quali vite contano, quali no, e quali vengono sistematicamente rese invisibili.
Siamo in un paese dove il bipolarismo politico è stato imposto artificialmente, dove la politica ufficiale non cambia le condizioni materiali della maggioranza e dove la critica sociale viene dissolta in soluzioni consolatorie.
Ci ha provato la giunta PD di Lepore a smorzare l'indignazione, ieri, chiamando ad un presidio che si voleva silenzioso.
Ci ha provato contemporaneamente la destra governativa, puntando il dito contro un morto per perpetuare la divisione criminale fra italiani e migranti per coprire la guerra che chi ha i soldi conduce ogni giorno verso chi ne ha sempre meno.

L’individualismo si fa sempre più crudo, sia nelle sue declinazioni autoritarie che in quelle “libertarie”. L’americanizzazione della società procede a ritmo accelerato: chi non ha denaro perde status umano e dignità. Questo messaggio emerge non solo dalle cronache quotidiane, ma dalle politiche strutturali che si impongono nel nome della sicurezza e dell’ordine.
La trasformazione securitaria che osserviamo non è neutra né casuale, ma ha una chiara impronta di classe.
Più armi in circolazione (ricordiamoci: l’Italia è grande produttrice), una progressiva privatizzazione dei servizi di sicurezza, l’uso esteso di intelligenza artificiale e videosorveglianza, progressiva giustificazione di ogni atto repressivo, tutto concorre a creare una società in cui il controllo sostituisce la democrazia.

Questa non è mera retorica: è il disegno politico ed economico che accompagna l’impoverimento sociale plenario con misure repressive.
Lo hanno sperimentato prima nel mondo del lavoro dove la repressione (e le morti rimaste senza colpevoli) la fa da padrone da decenni, ora lo impongono in tutte le parti della società.

Occorre quindi prendere posizione in maniera chiara come atto di responsabilità civile e intellettuale.
Il che significa leggere le connessioni tra violenza istituzionale, precarietà economica e perdita di diritti, è chiamare le cose col loro nome ricordando le responsabilità politiche di chi ci ha portato in questa situazione.

Dalla chiarezza di un posizionamento devono scaturire analisi rigorose e proposte sensate; non tatticismi vuoti né attese passivamente rassegnate.
Questo intreccio tra politica interna securitaria e politica estera aggressiva non è un incidente; è parte dello stesso panorama che rende sacrificabili vite e territori. Non possiamo accettare che la brutalità diventi abitudine, né che le morti di chi è in una posizione generalmente più debole vengano normalizzate o ignorate.
Il nostro posizionamento è chiaro: non si tratta di un appello elettorale né di una chiamata all’azione di breve respiro. È una presa di posizione riflessiva e ferma: denunciamo il processo di disumanizzazione che avanza, riconosciamo le responsabilità politiche sociali bipartisan che lo alimentano, e manteniamo la bussola etica dritta. Non ammettiamo che la crisi sociale diventi pretesto per misure repressive; non accettiamo che la dignità divenga merce; non permettiamo che il razzismo della povertà e la divisione criminale in base alla fede o all' etnia detti quali vite valgono e quali no.

Rimanere saldi, riflettere con chiarezza e non abbassare la guardia è oggi una responsabilità. Lo sosteniamo non come una bandiera propagandistica, e nemmeno come una dichiarazione meramente umanitaria, spesso solo un alibi per non affrontare le divisioni sociali, il fulcro dalle quali scaturisce questo clima montante nel paese. Lo sosteniamo come posizione etica e politica: la solidarietà resta il criterio, la difesa della dignità umana e delle classi subalterne il contenuto, la verità delle connessioni il metodo. Di fronte a una società che sembra preferire il controllo alla democrazia, il profitto alla giustizia sociale non possiamo rassegnarci. Manteniamo alta l'attenzione, teniamo insieme analisi e pratiche di mutuo sostegno, e difendiamo ciò che rende una società ancora umana.

29/06/2026

IL PARTITO COMUNISTA LIBANESE RESPINGE L'ACCORDO TRA IL GOVERNO E L'ENTITÀ SIONISTA

Nei giorni scorsi Israele, Libano e Stati Uniti hanno firmato un "accordo trilaterale" che di fatto sancisce una resa all'entità sionista. Mentre Israele non prende nessun impegno concreto ad interrompere le ostilità e afferma che continuerà ad occupare i territori nel Libano meridionale, il governo libanese dovrebbe impegnarsi nel disarmare Hezbollah e la Resistenza.

Nel silenzio dei nostri media migliaia di libanesi si sono mobilitati nelle piazze contro questo vergognoso tradimento e si sta delineando un vasto schieramento politico che respinge la capitolazione del governo libanese. Oltre ai partiti sciiti Hezbollah e Amal, il Partito Socialista Progressista del druso Walid Jumblatt e i sunniti del Gruppo Islamico, si sono espressi nettamente contro l'accordo. Anche i cristiano-sociali del Movimento Patriottico Libero, hanno manifestato perplessità e critiche.

Tra le voci più autorevoli e ferme nel condannare la resa del governo libanese segnaliamo quella del Segretario Generale del Partito Comunista Libanese, Hanna Gharib che tramite la piattaforma "X" ha dichiarato tra l'altro: "Come possiamo sottometterci a un accordo di sottomissione e resa nei confronti del nemico israeliano?
Non ci può essere pace con un'entità che pratica l'apartheid e il genocidio. Uniamo i nostri sforzi per far cadere questo vergognoso accordo."

CON LA RESISTENZA, CONTRO SIONISMO E IMPERIALISMO, FINO ALLA LIBERAZIONE!

23/06/2026
19/06/2026

CONTINUA LA REPRESSIONE DEI PALESTINESI IN ITALIA

Questa mattina, incurante degli importanti rilievi mossi dalla Corte di Cassazione, il tribunale del Riesame di Genova ha confermato con una nuova ordinanza la custodia cautelare in carcere per Mohammad Hannoun, Riyad Albustanji, Yaser Elasaly e Raed Dawoud, esponenti dell'API, l'Associazione dei Palestinesi in Italia, arrestati lo scorso 27 dicembre su indicazione dei servizi segreti israeliani. E' la seconda volta che il collegio genovese, nuovamente presieduto da Marina Orsini si pronuncia a favore degli arresti, dimostrando una preoccupante sintonia con gli apparati repressivi di Tel Aviv.

In questo clima si inscrive anche l'arresto che i ROS dei Carabinieri hanno effettuato ieri in provincia di Brindisi di un 30enne palestinese originario di Gaza, perfettamente integrato e residente da tempo in Puglia, accusato di "terrorismo" per aver pubblicato dei post sui social a favore della Resistenza palestinese. Mentre i sionisti italiani, con doppia cittadinanza italo-israeliana possono fare liberamente il servizio militare nell'Idf, divenendo parte attiva nel genocidio per poi tornare serenamente a vivere indisturbati nel nostro paese, ai palestinesi non è consentito nemmeno fare beneficenza (come facevano i membri dell'API), o esprimere il proprio sgomento e la propria rabbia per quel che accade al loro popolo pubblicando post sui social.

Davvero un doppio standard inaccettabile.

03/06/2026

L’invasione del Libano comincia a presentare un alto costo per Israele

L'invasione israeliana del Libano non sarà un pasto gratis. L'esercito israeliano ha infatti confermato che altri due soldati sono stati uccisi in combattimento nel sud del Libano, aggiungendosi ad un bilancio in aumento. Altri quattro erano stati uccisi domenica.
Le morti arrivano mentre Washington ha avanzato alcune proposte per fermare gli attacchi israeliani su Beirut e ridurre il volume di fuoco di Hezbollah contro Israele. L’agenzia Reuters riporta che i combattimenti nel sud del Libano sono continuati anche mentre si discutevano le ipotesi di de-escalation parziale.

La Difesa Civile libanese ha dichiarato che sei persone sono state uccise in due attacchi con droni israeliani nell'area di Al-Hawsh nel distretto di Tiro.
Il Ministero della Salute riferisce che cinque persone sono morte e 48 ferite, tra cui un medico e operatori sanitari presso l'ospedale Tebnine, dopo quasi 24 ore di attacchi israeliani nell'area di Bint Jbeil.
Ulteriori attacchi e bombardamenti sono stati segnalati a Siddqin, Arzoun, Blat, Dibbine e Deir Qanoun-Ras al-Ain, mentre le operazioni militari israeliane continuavano nel sud del Libano.

Hezbollah dal canto suo ha dichiarato di aver compiuto 13 attacchi contro le forze israeliane nel sud del Libano, prendendo di mira concentrazioni di truppe, veicoli militari e postazioni di comando con razzi, artiglieria, missili guidati e droni d'attacco.
Secondo il gruppo, alcuni dei combattimenti più intensi si sono svolti a Haddatha e nell'area di al-Balou', dove Hezbollah ha affermato di aver colpito diversi carri armati Merkava e di aver fatto esplodere un ordigno esplosivo contro un veicolo militare, costringendo le truppe israeliane a fermare l'avanzata e a ritirarsi sotto copertura aerea israeliana.
Hezbollah ha inoltre segnalato attacchi contro posizioni israeliane vicino al Castello di Beaufort e a Biyyada, affermando che salve di razzi e missili guidati hanno preso di mira i quartieri generali del comando e le unità corazzate.

Questo divario tra diplomazia e realtà sul campo è diventato uno degli elementi chiave della crisi attuale. Pubblicamente, i leader parlano di moderazione e calma graduale. Sul terreno invece continuano i combattimenti.

Reuters ha riferito che Israele ha già subito vittime militari e civili nel nuovo scontro, e ogni nuova morte aumenta i dubbi su quanto la campagna stia producendo veri vantaggi strategici.
La stessa agenzia riferisce che la proposta americana di tregua puntava prima di tutto a fermare gli attacchi contro Beirut e i suoi sobborghi meridionali in cambio della fine degli attacchi di Hezbollah contro Israele.

In un intervento durante una riunione governativa, Netanyahu ha affermato che le misure di fortificazione che si estendono fino a 7 km dal confine libanese sono "un'aggiunta alla sicurezza" israeliana.

Il portavoce del Dipartimento di Stato USA, Tommy Pigott, ha dichiarato che le delegazioni israeliane e libanese hanno concluso un altro ciclo di negoziati diretti a Washington, DC, focalizzati sul raggiungimento di un accordo politico e di sicurezza globale, aggiungendo che un altro ciclo di colloqui è previsto per oggi, mercoledì.

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