15/05/2026
Pistoia e la violenza normalizzata contro le donne che prendono parola.
Queste elezioni amministrative sono un’ulteriore occasione per osservare di cosa è fatta la nostra comunità. Quando le persone candidate sono donne, lo spettro delle critiche non si ferma alla proposta politica, ma si sente autorizzato a invadere con violenza lo spazio del corpo e del genere. Se sei una candidata donna è lecito giudicare il tuo aspetto, sminuire il tuo valore politico con insulti sessisti: il tuo rimane sempre un corpo di donna che, da che mondo è mondo, può essere oggetto di scherno. Perché in questa società quel corpo arriva prima di qualunque messaggio politico. Questo non accade ai candidati uomini.
Quindi fai tu: puoi scegliere di renderlo invisibile, coprirlo in modo istituzionale, invecchiarlo per essere presa sul serio, ringiovanirlo per essere più apprezzata. In ogni caso ti viene chiesto di essere abbastanza qualcosa che non sei, pur di incontrare il favore di quello sguardo giudicante.
Qualche volta però non basta giudicare una candidata per il suo aspetto. Ci sentiamo persino giustificati a insegnarle con violenza quale sarebbe il suo “vero posto”: toglierle il ruolo di chi desidera offrire tempo ed energie alla rappresentanza della comunità pistoiese e rispedirla in uno spazio ben preciso, quello del lavoro domestico o, a seconda di quanto venga considerata sessualmente desiderabile secondo stereotipi patriarcali, in quello della disponibilità sessuale non consensuale.
Ci sentiamo autorizzati a evocare violenze che “potremmo sempre esercitare, se solo volessimo”.
Qual è il limite alla normalizzazione di questa sopraffazione quotidiana?
Quella pistoiese è una comunità che troppo spesso trasuda violenza di genere e che non perde occasione di esibirsi in contenuti discriminatori, soprattutto verso le donne che prendono parola e dimostrano il proprio valore come menti pensanti nella società.
E il problema culturale che rende visibile questa violenza lo vediamo anche in altri episodi della città.
Lo dimostra il fatto che ogni mese i pañuelos appesi in Piazza della Sala, simbolo della lotta contro la violenza patriarcale, vengano tagliati e strappati.
È successo ancora anche questo mese.
Lo dimostra il fatto che il consigliere di destra Bojola arrivò persino a vantarsi pubblicamente di averli rimossi.
C’è un problema culturale profondo, e anche queste elezioni ne stanno dando una prova evidente. Qualunque sarà il nuovo governo della città, non potrà evitare di fare i conti con questi umori, tutt’altro che nascosti.