12/07/2026
A sostegno dei Comitato per l’acqua pubblica.
“ABC S.p.A.:
Perché per i comitati è l'inizio della fine dell'acqua pubblica a Napoli
Dopo aver analizzato la procedura che sta portando avanti il comune per trasformare ABC in una spa , analizziamo ora il punto di vista dei comitati
Il nostro stile è sempre stato quello di dare voce a tutti, anche se a qualcuno questa cosa fa storcere il naso.
Dal punto di vista dei comitati civici, dei movimenti per l'acqua e di figure storiche come padre Alex Zanotelli, questa svolta non è un'evoluzione tecnica, ma un arretramento ideologico e giuridico inaccettabile.
Ecco i punti chiave che spiegano la totale contrarietà dei comitati alla nascita di ABC S.p.A.:
𝟏 𝐋𝐚 𝐒.𝐩.𝐀. 𝐜𝐚𝐧𝐜𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐮𝐝𝐨 𝐠𝐢𝐮𝐫𝐢𝐝𝐢𝐜𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢
L'argomentazione del Comune è rassicurante: La società rimarrà al 100% pubblica.
Per i comitati, questa è una mezza verità che nasconde un pericolo enorme a lungo termine.
L'Azienda Speciale (il modello attuale): È un ente di diritto pubblico. Non ha quote, non ha azioni, non può fallire nello stesso modo di un'impresa e non può essere venduta. È blindata.
La S.p.A. (il nuovo modello): È un soggetto di diritto privato regolato dal Codice Civile. Il suo capitale viene diviso in azioni.
Anche se oggi le azioni sono tutte del Comune, la struttura diventa "scalabile".
Se in futuro il Comune di Napoli dovesse affrontare una nuova crisi finanziaria o un commissariamento, per vendere il 20% o il 49% delle quote a una multinazionale dell'acqua basterebbe un semplice voto in Consiglio Comunale. La S.p.A. toglie il lucchetto.
𝟐. 𝐋𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐮𝐜𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐁𝐞𝐧𝐞 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞
Per legge, una Società per Azioni ha come obiettivo nativo lo scopo di lucro e l'equilibrio finanziario secondo criteri commerciali.
Anche l'introduzione della dicitura "Società Benefit" (che impegna l'azienda a scopi sociali e ambientali) viene vista dai comitati come una concessione puramente di facciata.
In una S.p.A., se si deve scegliere tra la tutela delle fasce più povere (es. stop ai distacchi idrici per morosità incolpevole) e i requisiti di bilancio imposti dalle banche creditrici, la legge civile darà sempre la priorità ai conti.
L'Azienda Speciale, invece, mette al centro il diritto umano all'acqua.
𝟑. 𝐋'𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐟𝐢𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐦𝐨𝐜𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚
La nascita di ABC S.p.A. cammina di pari passo con la modifica dello statuto aziendale, che di fatto azzera la "governance partecipativa" che aveva reso Napoli un esempio europeo. I comitati denunciano:
- L'estromissione dei rappresentanti dei movimenti civici e ambientali dal Consiglio di Amministrazione.
- Il depotenziamento del Comitato di Sorveglianza Civica.
- La cancellazione del bilancio partecipato.
Il controllo dell'acqua passa così da un modello condiviso con la cittadinanza a una gestione puramente verticistica, in mano a manager nominati dalla politica.
𝟒. 𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐛𝐢𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐥'𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐭𝐚𝐫𝐢𝐟𝐟𝐞
Per fare i grandi investimenti necessari a riparare la rete idrica di Napoli, una S.p.A. farà ricorso al mercato finanziario e ai prestiti bancari molto più facilmente di un'azienda speciale.
Ma i comitati avvertono: le banche non regalano denaro.
Gli interessi su questi debiti commerciali e i costi di gestione della S.p.A. si scaricheranno inevitabilmente sulle bollette dei cittadini, trasformando un diritto fondamentale in una spesa sempre più insostenibile per le famiglie.
Per i comitati, apporre la sigla "S.p.A.sul nome di ABC significa arrendersi alle logiche neoliberiste che il referendum del 2011 aveva rigettato.
La richiesta è una sola: mantenere lo status di Azienda Speciale e rinnovare immediatamente la concessione per i prossimi trent'anni, respingendo qualsiasi tentativo di mercatizzazione dell'acqua a Napoli.”