17/08/2026
Messina, la notte di Ferragosto
Mentre la Vara concludeva il suo percorso e la città si raccoglieva nel suo rito più identitario, al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, MuMe, venivano sottratte alcune tra le opere più preziose custodite in Sicilia: tavole del Polittico di San Gregorio, firmato e datato 1473, e la piccola tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e il Cristo in pietà, prelevata da una teca blindata. Alcune tavole sono state fortunatamente recuperate poche ore dopo, abbandonate all’esterno del museo. Delle altre, al momento, nessuna traccia.
Non si tratta di un furto qualsiasi. Antonello da Messina non è soltanto un nome importante nella storia dell’arte europea: è un pezzo dell’identità di questa città e di questa terra. Un pezzo sopravvissuto allo smembramento, ai restauri sbagliati dell’Ottocento, al terremoto del 1908. Ogni generazione di messinesi lo ha riavuto indietro perché qualcuno, prima, si era preso la responsabilità di custodirlo.
Come Coordinamento Regionale di Più Uno esprimiamo profondo dispiacere e ferma preoccupazione. Attendiamo con fiducia il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, cui va il nostro pieno sostegno, e ci auguriamo che le opere tornino presto dove devono stare: nelle sale di un museo pubblico, accessibili a tutti.
Ma a proposito di custodia, una domanda resta, e va posta senza polemica e senza sconti: la tutela del patrimonio culturale non può essere una voce residuale del bilancio.
Richiede investimenti reali in sicurezza, personale, tecnologie, manutenzione ordinaria. Anche questa è una scelta politica. Non già un dettaglio amministrativo.
Un bene comune si difende prima che venga portato via.