Bibbiano omissione di soccorso

Bibbiano omissione di soccorso A seguito della gogna mediatica sui servizi della Val d’Enza informiamo in modo corretto ciò che è successo e l'andamento del processo

27/08/2026

Carmela Cirella aveva le cuffiette alle orecchie e la musica in testa. Amava le cose malconce perché, diceva, si possono sempre ricucire. Scriveva sul diario, sui muri della sua stanza, sul suo stesso corpo. Aveva quasi tredici anni e viveva a Taranto con la madre, il padre Alfonso e il fratellino. Frequentava la scuola, usciva con le amiche, si scopriva innamorata per la prima volta. Era, come tante ragazzine, in bilico tra l’infanzia che stava lasciando e qualcosa che ancora non sapeva nominare.

Poi arriva il novembre 2005 e quella vita ordinaria viene spezzata.

Un uomo del quartiere, già noto come pedofilo, comincia a molestarla. Carmela fa la cosa più difficile e coraggiosa che esista: ne parla. La sua famiglia la crede, la sostiene, presenta una denuncia. L’uomo confessa al padre della ragazzina e a un’insegnante, poi nega tutto davanti agli agenti. L’insegnante non conferma. Si arriva a una diffida che nessuno fa rispettare. La famiglia segnala, insiste, chiede. Invano.

Da quel momento la vita di Carmela cambia forma. Niente più uscite al mare con le amiche, niente più libertà appena conquistate. Solo mura, colloqui con una psicologa, il peso di qualcosa che non avrebbe mai dovuto portare. A scuola la sua rabbia, comprensibile e sacrosanta, viene letta come un problema: le insegnanti consigliano un allontanamento. Per il suo bene, dicono.

Il 9 novembre 2006 Carmela infrange il divieto dei suoi e scappa di casa. Nei quattro giorni successivi viene stuprata cinque volte da cinque uomini diversi. Quattro sono sconosciuti incontrati per caso: Emanuele C., minorenne, Massimo Carnevale, Filippo Landro e Salvatore Costanzo. Il quinto è Cristian, diciassette anni, il ragazzo di cui è innamorata, al quale si era rivolta cercando conforto dopo le prime violenze. Lui usa quell’amore disperato per accartocciarlo e buttarlo via.

Quando viene ricondotta a casa, è in stato di shock profondo. Gli abusi sessuali vengono accertati ma il referto medico li descrive in modo ambiguo. I vestiti insanguinati che indossa le sono restituiti senza perizia. In questura, durante gli interrogatori, qualcosa cambia registro: le domande cominciano a insinuare che forse lei, in qualche modo, c’entri con quello che le è successo. Sfinita, fornisce nomi e indirizzi. Le indagini ristagnano inspiegabilmente.

I genitori, convinti di aiutarla, si rivolgono attraverso il tribunale dei minori ai servizi sanitari. Carmela viene rinchiusa nel Centro Aurora di Lecce, specializzato in violenze familiari. Può vedere i suoi una volta al mese. Le vengono somministrati psicofarmaci senza che la famiglia ne sappia nulla. Tenta di scappare due volte. Il padre, vedendo le condizioni in cui è ridotta, chiede un avvocato per riportarla a casa. Il tribunale dei minori la trasferisce in un altro centro, a Gravina, senza avvertire nessuno.

Nel frattempo i suoi stupratori vivono indisturbati.

Carmela comincia a tornare a casa nei weekend. Sembra un passo verso qualcosa. Ma troppi sono stati gli strappi, troppo profonde le ferite. Il 15 aprile 2007 si lancia dal settimo piano di un palazzo nel quartiere Paolo VI di Taranto. Ha tredici anni.

Sul diario ritrovato dopo la sua morte aveva scritto: “Questa è la storia più br**ta della mia vita”. Sulle pareti della sua stanza e sul corpo aveva scritto: “Io so’ Carmela”. Era un grido di sopravvivenza, il tentativo ostinato di restare qualcuno in un mondo che la stava cancellando pezzo per pezzo, prima con la violenza, poi con l’indifferenza, poi con il giudizio, poi con la reclusione.

Alfonso Frassanito, il padre che l’ha amata come figlia propria avendola adottata nel cuore dopo che lei aveva perso il genitore biologico da piccolissima, non si ferma alla sua morte. Combatte nelle aule dei tribunali, scrive un libro, incontra rappresentanti delle istituzioni, fonda l’associazione “Io so’ Carmela” per tutelare le vittime di stupro e i minori dagli abusi del sistema giudiziario. “Non voglio che mia figlia sia ricordata come una vittima”, dice. “Spero possa diventare il simbolo della ribellione contro questi abusi indegni di una umanità che si definisce civile.”

Carmela Cirella è morta perché qualcuno l’ha violata. Ma è morta anche perché è stata tradita dagli adulti, schiacciata dal sistema, lasciata sola fino all’ultimo salto. È morta per una catena di omissioni, di silenzi, di scelte sbagliate compiute da persone e istituzioni che avevano il dovere di proteggerla.
https://ilgiornalepopolare.it/lultimo-volo-di-carmela-cirella/

07/08/2026

Non c'è espressione più attraente di quella che dice: "C'era una volta…" Alle fiabe non si resiste, se poi queste fiabe raccontano storie vere allora ci lasciamo trasportare leggeri verso verità nascoste che altrimenti non vorremmo vedere perché possono far male e lo sappiamo, il dolore chiude...

Simona Musco e Umberto Baccolo ci offrono questa ultima puntata prima della pausa estiva. Ma torneranno presto per l'app...
24/07/2026

Simona Musco e Umberto Baccolo ci offrono questa ultima puntata prima della pausa estiva. Ma torneranno presto per l'appello.
Bion ascolto a tutti.
https://open.spreaker.com/A4NZ/amndm7kb

GIANNI GARENA: L’ANALISI ORGANIZZATIVA DEI SERVZI SOCIALI DELLA VAL D’ENZAPubblichiamo l’intervento del sociologo Gianni...
16/07/2026

GIANNI GARENA: L’ANALISI ORGANIZZATIVA DEI SERVZI SOCIALI DELLA VAL D’ENZA

Pubblichiamo l’intervento del sociologo Gianni Garena alla maratona web organizzata da Minori diritti a fine marzo.
https://www.youtube.com/watch?v=_vYQJ0QjZfE

Il dott. Garena parla parla del proprio impegno come consulente di parte chiamato a compiere l’analisi organizzativa dei servizi della val d’Enza affidati alla responsabile di questi servizi, dott.ssa Federica Anghinolfi. Egli ha esaminato una documentazione vastissima (gli sono state consegnate valigie di documenti), ha valutato come è stata applicata la normativa regionale nazionale ed internazionale di protezione dei minori, ha sostenuto il fuoco di fila delle domande del collegio e del PM nel corso della sua deposizione nell’intera giornata del 9 gennaio 25.

Con quali conclusioni? I servizi sociali della Val d’Enza non solo non hanno programmato né agito la presunta illecita gestione degli affidi, ma hanno realizzato sulla base di ampie verifiche fattuali un modello di efficienza e di eccellenza notevole. Gianni Garena ha dato un contributo a far crollare il teorema accusatorio.

I contraccolpi negativi del processo di Bibbiano sono stati devastanti non solo per i servizi territoriali, ma per l’intera comunità professionale degli operatori sociali e sanitari del nostro paese.

Gli operatori sociali oggi sono chiamati a muoversi in un contesto dove si registra una crisi di futuro, il delinearsi di una distopia, cioè non tanto una prospettiva sociale futura, positiva e desiderabile, come nel caso dell’utopia, bensì un orizzonte chiuso e negativo. Sono chiamati a stare nel duplice mandato di sostenere concretamente i genitori e nel contempo di sviluppare una capacità di vigilanza e di intervento di fronte al rischio di gravi menomazioni psico-fisiche e comportamentali per i figli in un contesto familiare disfunzionale dove si sviluppano povertà educative.

Gianni Garena è autore di un libro (”Processo ai servizi sociali”, Behope, Milano) che riporta molte delle analisi della propria esperienza e molte delle riflessioni accennate nel suo intervento:, un libro che contiene anche un contributo dell’avvocato Rossella Ognibene.

Bellissima è la citazione di Hanna Arendt con cui Garena conclude il proprio intervento alla maratona:
“Anche nei tempi più bui abbiamo diritto di attenderci una qualche illuminazione la quale potrebbe giungere non tanto da teorie o nozioni astratte quando dall’incerta tremolante e spesso flebile luce che alcuni uomini e donne nella loro vita e con il loro operato accenderanno pressoché in qualsiasi circostanza e diffonderanno durante il tempo che è stato loro concesso in terra”.

Indirizzo

Piazza Della Libertà
Reggio Nell Emilia

Sito Web

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