ANPI RETE Flaminia Tiberina

ANPI RETE Flaminia Tiberina La rete degli antifascisti della Flaminia Tiberina

28/07/2025

"Fermiamoci, riflettiamo, prendiamo coscienza. Facciamo ognuno qualcosa... Nessun altro può farlo per noi!"

Così ci incoraggiava Tiziano Terzani, tra le righe del suo libro “Lettere contro la guerra”.

Uno stimolo a darci da fare che nasceva dal suo sguardo, umano e diretto, sulla realtà quotidiana della guerra. Era lo sguardo di un cittadino, di un giornalista, di uno scrittore, di un uomo di pace.

Tiziano è stato un grande amico di EMERGENCY: “Io ci sono nella lotta per la pace. Ci sono! E ci sarò sempre!”, aveva ribadito a Gino all’inizio degli anni duemila, quando aveva partecipato alla campagna “Fuori l’Italia dalla guerra”.

Nelle sue parole di pace c’è un’idea concreta: il futuro che costruiremo dipende dall’impegno di ognuno di noi.

Durante uno dei suoi viaggi in Afghanistan, volle conoscere direttamente i nostri pazienti e i nostri medici. Ascoltare la loro voce, le loro storie, per testimoniare la realtà di ogni conflitto: le vittime.

A Tiziano è dedicato il nostro Centro chirurgico a Lashkar-gah.

28/07/2025

@ Castelnuovo Post
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Tomaso Montanari


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Groviglio
Gli Artenauti APS
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27/07/2025

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e quando poi un fatto viene rilanciato sui social continua a far rumore anzi lo amplifica

27/07/2025

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CASTELNUOVO POST - il mondo attorno a noi post

27/07/2025

RESILIENZA MILITARE

"Che i fondi del Pnrr vadano verso le armi non so dove l’avete tirato fuori, perché il regolamento del Pnrr non si può violare, e per parlare del fatto di costruire missili al posto di ospedali con il termine del 30 giugno 2026 devo supporre che si abbia scarsa conoscenza dei tempi che servono sia per costruire i missili, sia per costruire gli ospedali. Io non mi sento un ladro di speranza, magari qualcuno deve chiedersi se non è uno spacciatore di fake news".
(Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, Sud, politiche di coesione e Pnrr, il 21 maggio 2025).

Trascorrono appena due mesi da questa dichiarazione e... Il governo dà il via libera all'uso dei fondi non spesi del PNRR per comprare e produrre armi.

Adesso è ufficiale visto che in Parlamento sono arrivate le proposte del governo per aderire al ReArm Europe. Ciascuno si arma come e dove vuole.

La lista prevede: gare per forniture digitali riservate ai paesi Nato, aumento dei fondi per le infrastrutture dual use civili e militari (i famosi corridoi europei ora rinominati Rete Ten-t e magari anche il Ponte sullo Stretto) e poi appunto “allocare le risorse non utilizzate del Pnrr come contributi nazionali volontari agli strumenti industriali europei per la Difesa” incluso il "fondo per l'approvvigionamento militare" con cui l’Italia compra tutti i sistemi d’arma.

Il ministro Foti aveva smentito l’intenzione in Parlamento qualche settimana fa, come prima di lui aveva fatto il suo predecessore Fitto. Hanno cambiato idea.

Diranno che si tratta di pochi soldi visto che il governo per bocca di Giorgia Meloni giusto il primo luglio rivendicava: "l primato europeo nell’avanzamento del piano, con oltre 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione complessiva". Ma non è proprio così.

Secondo il database della Commissione europea il completamento del piano italiano è intorno al 54% e siamo almeno terzi dopo Danimarca e Francia. E in realtà siamo più indietro perché un conto sono i soldi che sono dati dall’Unione e un altro quelli che abbiamo speso: un terzo. E cosa è rimasto indietro?

Gran parte delle infrastrutture per sanare il dissesto idrogeologico, la stragrande maggioranza dei fondi per l’integrazione e la coesione sociale, e pure le opere ferroviarie.

L’integrazione e la coesione sociale nel PNRR valgono 30 miliardi, divisi tra mercato del lavoro, territorio e infrastrutture sociali con tanto di edilizia pubblica, case di comunità, asili e studentati, e ancora fondi per famiglie, comunità e terzo settore.

Insomma: invece di combattere la povertà o sostenere gli enti che lo fanno si comprano carri armati.

27/07/2025
27/07/2025

Sono nove ragazze e ragazzi che hanno vinto borse di studio, ma che non riescono a lasciare Gaza. E il governatore Giani: “Netanyahu e il suo governo so…

27/07/2025

Il comitato provinciale di Roma invita tutt*, iscritt* e simpatizzanti a partecipare anche a questa meritevole iniziativa, per non rimanere in silenzio e far sentire ben chiaro che non rimaniamo né rimarremo mai in silenzio

27/07/2025

LA SCARPETTA INSANGUINATA.
In questi giorni di fine luglio del 1937 sulla collina dell’Ettersberg, a pochi chilometri da Weimar, nella regione della Turingia, il regime di Hi**er rese operativo il lager di Buchenwald.
Quando l'11 aprile 1945 le truppe della US 89th Infantry Division del generale George Smith Patton lo liberarono, tra i pochi sopravvissuti, vi trovarono anche 904 bambini o poco più. E fu un’eccezione perché in base ai comandamenti del nazismo quelle erano ‘vite inutili da vivere’ in quanto solo un costo e senza alcuna redditività per il Terzo Reich, per la razza superiore.
Quasi tutti quei bambini (anche bambini fra i 6 e i 12 anni e persino due di solo 4 anni) si trovavano nel blocco 66, nel blocco 8 e alcune decine nel blocco 49. Documenti provano che quei block erano nelle zone 'off limits', poco frequentate anche dalle stesse guardie naziste perché si diceva che fossero infestate dal tifo. Molti sopravvissuti hanno sostenuto che quella ‘diceria’ – falsa in gran parte, ma fortemente utile – era stata ingigantita volutamente da alcuni prigionieri russi, che in tal modo riuscirono a far sì che quei bambini non venissero trasferiti in altri lager, magari Auschwitz e destinati subito alle camere a gas.
Se a Buchenwald e nei sotto-lager strettamente collegati vi morirono, tra chissà quali sofferenze, oltre 56 mila innocenti e non di più lo si deve anche a quel piccolo inganno.
Si documenta che, dopo la liberazione del lager due cappellani militari USA (Rabbi Herschel Schacter e Rabbi Robert Marcus) cercarono subito di interve**re e contattarono gli uffici della OSE di Ginevra (l’organizzazione di soccorso dei bambini ebrei nei lager). E così 427 di quei bambini (la maggior parte dei quali erano rimasti orfani) furono accolti in Francia, 280 in Svizzera e 250 in Inghilterra.
Ma per molti soldati USA quanto visto in quell’11 aprile fu sconvolgente e per molti di loro mai più dimenticabile.
Si racconta, ad esempio, di una foto di un giovane soldato che trovò quel giorno nella zona verso il crematorio una scarpetta di un piccolo bambino, sporca di sangue. Ancora quasi fresco. Recente. Quel militare si inginocchiò per raccoglierla e rimase così con quella scarpetta in mano, immobile, fermo. Divenne una statua di marmo. Solo dopo, i suoi commilitoni lo videro piangere senza freni, senza limiti, senza pause. Anche quelle sue mani incominciarono, poi, a tremare ma, come le lacrime, non riuscivano più a bloccarsi.
A casa aveva lasciato suo figlio, di quell’età e quella scarpetta era probabilmente della stessa misura del suo cucciolo.
Mesi dopo, quel soldato ritornò a casa e rivide il suo bambino. Ma non parlò mai con nessuno della guerra, di Buchenwald, di quella scarpetta insanguinata.
Solo dopo la sua morte, quel figlio ora diventato uomo e anch’egli padre, un giorno sistemando le cose personali del padre defunto, trovò nascosta in un cassetto dell’armadio quella scarpetta. Non l’aveva mai abbandonata ed era diventata – così direbbe Primo Levi – 'il segnalibro' della sua esistenza.
Anni dopo il nipote, figlio di quel figlio, lo spiegherà meglio: "Non ha mai parlato della guerra. Ma quella scarpa... quello era il suo silenzio.”
Il suo silenzio, la sua eredità, il suo testamento ai figli, la sua lezione al mondo.
29 luglio 2025 – 88 anni dopo – Rinaldo Battaglia

27/07/2025

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