29/08/2020
Dalla recente intervista a Bonomi, presidente di Confindustria, emerge un dato inequivocabile: la strategia dei padroni è chiara. La crisi derivante dalla diffusione del Covid19 rappresenta una ghiotta occasione per colpire in maniera spietata i lavoratori e i loro diritti e aumentare i margini di profitto.
Gli industriali parlano di nuovi “contratti rivoluzionari”, proponendo una contrattazione che sleghi il salario dall’orario di lavoro e cercando di reintrodurre, nei fatti, il cottimo, riportando i diritti dei lavoratori all’800. Oltre a ciò i padroni pretendono lo sblocco dei licenziamenti, il rifiuto di aumenti in busta paga e che tutte le risorse vadano alle imprese, nonostante finanziamenti e prestiti a fondo perduto per centinaia di miliardi di euro incassati negli ultimi mesi, mentre la disoccupazione e la povertà continuavano ad aumentare.
Come se non bastasse, il patron di Confindustria arriva a negare responsabilità nella diffusione del contagio. Solo pochi giorni fa allo stabilimento Aia di Treviso, tutt’ora operativo, su 560 operai ne sono risultati positivi 182, circa uno su tre. Nei mesi del lockdown abbiamo visto il governo posticipare di settimane, le parziali chiusure per garantire i profitti degli industriali, che, mentre migliaia di persone affollavano le corsie degli ospedali o, peggio, morivano, continuavano a cercare di accumulare profitti, arrivando a produrre spot vergognosi come quello che recitava “Bergamo is running”, riferito alla provincia più colpita dal Covid in tutta Europa.
I padroni hanno ben chiari i loro obiettivi, si sono già organizzati per raggiungerli e la loro offensiva sarà spietata, con la complicità del governo e dell’opposizione.
Non c’è un minuto da perdere. Per respingere l’attacco padronale e sferrare il contrattacco non c’è altra strada rispetto all’organizzazione e alla lotta delle classi popolari. I padroni, determinati a garantire i loro interessi e i loro profitti sulla pelle dei lavoratori, sono già organizzati in un fronte unico dei capitalisti. Contrapporvi un grande fronte unico di classe che unisca e organizzi i lavoratori e le loro lotte è una necessità inderogabile.