ANPI Rocca di Papa

ANPI Rocca di Papa La Sez.ANPI di Rocca di Papa si propone l'obiettivo di perseguire le idee e i valori della resistenza

14/06/2026
14/06/2026

Si fottano il fascismo, il razzismo, il sessismo, l'omofobia, l'odio, la politica criminale che li fomenta. Roma medaglia d'oro al valore militare per i fatti della Resistenza e della guerra di Liberazione ha risposto: antifascismo, Costituzione, umanità

12/06/2026

Marina Pierlorenzi, presidente dell’ANPI provinciale di Roma, spiega la partecipazione al corteo del 13 giugno contro la manifestazione per la remigrazione

12/06/2026

Abbiamo ricevuto la richiesta di aiuto da parte di alcuni docenti della scuola media di Ardea Tor San Lorenzo per una situazione di grave disagio scolastico. Alcuni (molti in realtà) studenti, che dovrebbero frequentare la scuola dell’obbligo, non hanno i mezzi né per il basilare materiale scolastico, né per le eventuali uscite didattiche; tutto ciò che dovrebbe essere un diritto, sancito dalla Costituzione, è negato dallo stato di necessità di queste famiglie.

Abbandonati dalle istituzioni, abbandonati dai servizi sociali, nonostante le numerose denunce e segnalazioni, alcuni insegnanti premurosi si fanno carico da anni, con grandi difficoltà, di aiutare questi ragazzi e ragazze, a proprie spese.

Noi, oltre a denunciare questo stato di cose, possiamo supportarli praticamente con una raccolta di MATERIALE DIDATTICO (penne, colori, quaderni, zaini, astucci etc) che potrebbe aiutare ad iniziare l’anno scolastico a settembre con un po più di serenità.

Serve anche una raccolta fondi economica per sostenere quei ragazzi che non possono partecipare alle (fondamentali) uscite didattiche, e che si ritrovano sempre emarginati.

Abbiamo pensato di raccogliere questo materiale in questo periodo perchè le scuole sono appena terminate e sicuramente in tutte le famiglie qualcosa è avanzato. Anche un quaderno fa la differenza.

Intanto vi chiediamo di controllare se avete delle cose da donare e a breve vi diremo quando portarci il materiale.

La raccolta la faremo insieme all’AR CIrcolo Alessandro Casponi, Pomezia - Circolo ARCI - una domenica pomeriggio (ci stiamo organizzando) e chiediamo aiuto e passaparola a tutte le realtà che vogliano aiutarci.
Grazie anticipatamente!
A BREVE LA DATA!

07/06/2026

● L’intervento dell’attrice e regista Paola Cortellesi, ieri sul palco della festa per gli 80 anni della Repubblica.
***
Ottant’anni fa nasceva la Repubblica Italiana.

Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della Resistenza.

Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, da un gesto semplice e insieme rivoluzionario; dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto.

E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.

Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all’elezione dell’Assemblea Costituente.

Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro.

Prima di quel momento, la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un’idea precisa di subordinazione e obbedienza.

Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica, ma furono progressivamente ricondotte, anche per legge, a un unico ruolo considerato “naturale”: moglie, madre, custode del focolare. La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione.

Ma dietro quella retorica c’era un progetto preciso di limitazione dell’autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo come filosofia e storia nei licei. L’istruzione di bambine e ragazze fu orientata verso “lavori donneschi” ovvero, mansioni domestiche.

Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l’arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.

Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile.

In questi passaggi del volume “Politica della famiglia” del 1938, scritto dall’economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: «La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia». E ancora: «Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l’aumento della disoccupazione maschile».

In sintesi: vengono a rubarci il lavoro.

Detto ciò, con tali presupposti era facile che molte di loro si percepissero come delle nullità. Non potevano scegliere liberamente del proprio futuro, spesso non osavano nemmeno immaginarlo.

Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.

Adottarono un nome di battaglia come misura di sicurezza per sé e per i compagni e si unirono alle circa 300 mila persone impegnate nella Resistenza contro il nazifascismo.

Teresa Vergalli - nome di battaglia Annuska - staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce, e una piccola rivoltella nel reggipetto, per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei nazisti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra, girò per le campagne con il fac-simile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.

Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all’impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla Resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.

Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata, uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente, perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.

Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Non avevano ancora il diritto di voto, ma stavano già scegliendo il futuro dell’Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale: il carcere, la tortura, la morte.

Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell’Assemblea Costituente.

Nilde Iotti, che aveva partecipato alla Resistenza nei Gruppi di Difesa della Donna, divenne una delle ventuno donne costituenti, e anni dopo, la prima presidente della Camera.

Teresa Mattei, partigiana a vent’anni, contribuì alla scrittura dell’articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Ma accanto a queste figure straordinarie c’era la moltitudine silenziosa delle donne comuni. Quelle piegate dal lavoro fin dall’infanzia, indottrinate alla sottomissione; destinate, nei casi migliori, a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame e sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane, e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.

Insomma, quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate.

Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine: non più soltanto madri o mogli ma persone titolari di una volontà politica e di diritti. Essere convocate, attraverso il voto, a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo: si saranno percepite come una goccia nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande?

Con quale emozione avranno vissuto quel momento?

La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: «Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane».

«Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d’esame, ripassiamo mentalmente la lezione: quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d’amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari?».

Da pari.

Con quel gesto nasceva la promessa di una Repubblica fondata sulla dignità e sull’uguaglianza.

La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, dissentire, scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.

Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall’obbedienza imposta.

L’effettiva parità salariale - la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità?

Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute. Dobbiamo lavorarci. Dico “dobbiamo” perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve partecipare.

Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare e quel diritto conquistato ottant’anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato, e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.

Oggi festeggiare gli ottant’anni della Repubblica serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia; che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci, ogni giorno, a meritarla.

Irma Bandiera prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: «Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l’ho tanto voluto io stessa».

Quelli «dopo di lei», siamo noi.
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Paola Cortellesi
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Ps. Ha parlato davanti a Mattarella, a Meloni e a La Russa. Facendo nomi e cognomi che nessuno di questo "governo" ha mai pronunciato e probabilmente mai pronuncerà.

Ci voleva un'attrice, spesso una meravigliosa attrice comica, autrice e ora regista a ricordare chi eravamo. E cosa siamo ora, grazie a loro.

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Nella foto da sinistra:
Tina Anselmi, Irma Bandiera,
Nilde Iotti, Teresa Mattei

Questa mattina una delegazione della Sezione ANPI “Giorgio Amendola” di Rocca di Papa ha partecipato, insieme all’Ammini...
02/06/2026

Questa mattina una delegazione della Sezione ANPI “Giorgio Amendola” di Rocca di Papa ha partecipato, insieme all’Amministrazione Comunale, alle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza e dall’antifascismo, e per gli 80 anni dal primo voto delle donne in Italia.
Per l’occasione è stata allestita, presso l’Aula Consiliare del Comune di Rocca di Papa, una mostra dedicata alle Madri Costituenti.
Il 2 giugno 1946 le italiane e gli italiani furono chiamati a scegliere la forma istituzionale del nuovo Stato. Quasi 13 milioni di donne si presentarono ai seggi per esercitare il diritto di voto: era la prima volta nella storia del nostro Paese. Con quel voto nacque la Repubblica Italiana.
Ventuno donne furono elette all’Assemblea Costituente: poche nel numero, ma decisive nel contributo. Grazie al loro impegno, lasciarono un’impronta profonda e duratura nella stesura della nostra Costituzione, contribuendo ad affermare i principi di uguaglianza, libertà e democrazia che ancora oggi ne costituiscono il fondamento.



02/06/2026
02/06/2026

𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟔 - 𝟐 𝐠𝐢𝐮𝐠𝐧𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔: 𝐨𝐭𝐭𝐚𝐧𝐭'𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚, 𝐮𝐧𝐚, 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚!

Il 2 giugno 1946, dopo circa venticinque anni dalle ultimi libere elezioni tenutesi prima del fascismo, dove però avevano diritto di voto solo gli uomini, le italiane e gli italiani furono chiamati a decidere sulla forma istituzionale della nuova Italia e a scegliere i propri rappresentanti in seno all'Assemblea Costituente, incaricata di dare al Paese una nuova Costituzione.

Il 54,3% dell'elettorato scelse la Repubblica, segnando definitivamente il rifiuto e la condanna di una monarchia collusa con il fascismo e complice delle sue nefandezze: le aggressioni, le uccisioni, gli assalti alle sedi politiche e sindacali, la cancellazione di tutte le libertà che nello Statuto erano concesse dal sovrano. La monarchia fu complice e beneficiaria delle aggressioni colonialiste e imperialiste, con tutte le stragi che vi furono perpetrate, anche da personaggi più fedeli al re che al fascismo come Badoglio e Roatta; la monarchia fu complice firmataria delle leggi razziali.

Il 2 giugno e il 25 aprile rappresentano le date fondanti del calendario democratico prima ancora che antifascista: senza il grande moto di popolo che fu la Resistenza non avremmo avuto né la Repubblica né la Costituzione.

In questo ottantesimo ricordiamo il protagonismo delle donne italiane, relegate al ruolo di custodi del focolare domestico e ad essere spose e madri esemplari dal fascismo. La loro fondamentale attività nella Resistenza gettò le basi per le rivendicazioni politiche del dopoguerra, come la conquista del diritto all'elettorato attivo e passivo e la possibilità di esercitarlo a partire da quel 2 giugno di ottanta anni fa. Le donne votarono e furono elette all'Assemblea Costituente, dove diedero un contributo importantissimo.

Gli 80 anni della Repubblica hanno visto, fin da subito, il costante tentativo delle forze reazionarie orfane del fascismo di mettere in discussione i principi su cui la Repubblica stessa si fonda; ogni mezzo è stato usato: le stragi, gli omicidi politici, gli accordi tra poteri economici nazionali ed internazionali con le organizzazioni mafiose, le massonerie deviate, apparati dello Stato infedeli, il tentativo costante di un revisionismo storico volto ad alleggerire le responsabilità e i crimini commessi e a legittimare ciò che la Storia ha condannato.

Per questo la festa del 2 giugno è per noi memoria viva e partecipazione popolare, riproposizione e condivisione dei valori che furono alla base di quella svolta e che da più parti anche oggi si vorrebbero rimettere in discussione.

Invitiamo i cittadini e le cittadine a partecipare alle celebrazioni istituzionali che si celebreranno in tutti i paesi, borghi e città, e qualora le Istituzioni non ritenessero colpevolmente di celebrare la Festa, di organizzarsi per portare un fiore alle lapidi e ai monumenti ai caduti per la Libertà di tutti e di tutte noi.

https://www.anpiroma.org/2026/06/2-giugno-2026-festa-della-repubblica.html?m=1



30/05/2026

🌹🏳️‍🌈 IL DEPUTATO SOCIALISTA GIACOMO MATTEOTTI PRONUNCIA ALLA CAMERA IL SUO STORICO DISCORSO DI DENUNCIA CONTRO IL FASCISMO 🏳️‍🌈🌹

Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti pronunciò alla Camera un duro discorso contro il governo, accusandolo direttamente di essere il responsabile dei soprusi che avevano accompagnato tutto il periodo elettorale finanche il giorno delle elezioni.

Un discorso che animò il Parlamento e che si concluse con una diretta e inequivocabile richiesta:

"Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni”.

Qualche giorno dopo, il 10 giugno 1924, l’onorevole Matteotti fu picchiato e rapito dai fascisti all’uscita della sua abitazione di Roma e poi ucciso.

🌹 Ora e sempre Resistenza!

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