Movimento Patria Nostra

Movimento Patria Nostra noi amiamo l'italia Movimento Politico nato nel 2010

𝗖𝗢𝗟𝗢𝗡𝗜𝗘 𝗘𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗢‌𝗡 𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲Ci siamo, siamo quasi pronte...le colonie estive stanno  per iniziare per il 9° anno con...
10/07/2026

𝗖𝗢𝗟𝗢𝗡𝗜𝗘 𝗘𝗩𝗜𝗧𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗢‌𝗡 𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲

Ci siamo, siamo quasi pronte...le colonie estive stanno per iniziare per il 9° anno consecutivo.

Dal 12 al 19 luglio sempre sulle colline romagnole, una settimana totalmente gratuita per bambini dai 6 ai 14 anni provenienti da famiglie italiane temporaneamente in difficoltà.

8 giorni alla scoperta di storie lontane, di valori oramai perduti, di senso comunitario e responsabilità, di rispetto e aiuto reciproco.

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗶𝘃𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗰’𝗲‌ 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘃𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗼: ogni singola donazione può fare la differenza per sostenere il vitto e l'alloggio dei bambini.

𝙋𝙪𝙤𝙞 𝙨𝙤𝙨𝙩𝙚𝙣𝙚𝙧𝙚 𝙡𝙚 𝘾𝙤𝙡𝙤𝙣𝙞𝙚 𝙀𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙋𝙚𝙧𝙤‌𝙣 𝙞𝙣 𝙙𝙞𝙫𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙢𝙤𝙙𝙞:

• 𝐩𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐏𝐚𝐲𝐏𝐚𝐥 𝐚𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐥𝐢𝐧𝐤:

https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=QXZ9RURSA9ECN

• 𝐛𝐨𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚𝐩𝐚𝐲 𝐄𝐯𝐨𝐥𝐮𝐭𝐢𝐨𝐧, 𝐢𝐛𝐚𝐧 intestato a Desideria Raggi:

IT86Y3608105138271375471382

Evita Perón in Rete

REMIGRAZIONE, IL COMITATO CHIEDE UN SEGNALE AI PARLAMENTARI E AI PARTITI CHE SI DICONO CONTRO L'IMMIGRAZIONE: VOTATE LA ...
09/07/2026

REMIGRAZIONE, IL COMITATO CHIEDE UN SEGNALE AI PARLAMENTARI E AI PARTITI CHE SI DICONO CONTRO L'IMMIGRAZIONE: VOTATE LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE CHE HA RACCOLTO 150MILA FIRME

Roma, 8 luglio - Il Comitato Remigrazione e Riconquista ha raccolto per mesi le firme necessarie perché la Remigrazione potesse diventare realtà in Italia, e ora è arrivato il momento della verità: ora tocca ai parlamentari italiani calendarizzare e discutere la legge di iniziativa popolare sulla Remigrazione, oppure spiegare agli oltre 150mila sottoscrittori della legge per quale ragione questo non avverrà.
"Sappiamo di aver colto nel segno la scorsa settimana - recita la nota del Comitato - quando abbiamo presentato le decine di migliaia di firme certificate di italiani che vogliono la Remigrazione. Abbiamo visto chi ha provato a sminuire la proposta, che è invece la prima legge concreta e completa sulla Remigrazione ad arrivare nelle aule parlamentari di uno Stato europeo. Abbiamo visto chi la ha demonizzata (quasi sempre senza nemmeno averla letta), delirando di deportazioni di massa e di rimpatri forzati che, invece, sono rivolti solamente agli irregolari e ai criminali che purtroppo hanno invaso le nostre strade. E abbiamo visto i tanti, tantissimi italiani che, nonostante la censura mediatica totale, hanno continuato a esprimere appoggio alla nostra proposta e a chiedere, insieme a noi, che il Parlamento ora dia delle risposte."
"Ora tocca ai parlamentari - continua la nota - calendarizzare e far discutere la legge prima nella Commissione apposita, e poi di fronte a tutto l'emiciclo. In particolare, le aspettative ricadono inevitabilmente su quei partiti che sulla lotta all'immigrazione clandestina, sulla necessità di ripristinare la sicurezza delle nostre città e sulla difesa dell'identità italiana, hanno orientato il proprio programma politico, costruito carriere politiche, e sono stati eletti con un forte mandato popolare su queste tematiche nel 2022."
"Ci rivolgiamo quindi - prosegue il Comitato - ai parlamentari esponenti della maggioranza di governo di Fratelli d'Italia, della Lega e di Forza Italia e anche a quelli di Futuro Nazionale, oggi all'opposizione ma tutti eletti nel 2022 con lo stesso mandato popolare: in questi ultimi mesi di legislatura, avete l'ultima possibilità per dare un segnale forte a chi vi ha votato e a tutti i cittadini italiani, votando una legge sulla Remigrazione che rappresenterebbe una rivoluzione copernicana nella gestione dei flussi migratori nel nostro paese, e allo stesso tempo il mantenimento di molte delle promesse contenute nel vostro stesso programma elettorale."
"Recenti sondaggi - continua la nota - hanno confermato che il 73% degli italiani ritiene che i migranti irregolari debbano essere rimpatriati e il 57% valuta prevalentemente negativo l'impatto degli sbarchi di immigrati che arrivano in Italia: basterebbe quindi la volontà politica di governo e parlamento perché una legge radicale contro l'immigrazione di massa diventasse realtà. La nostra legge è a disposizione di tutti i parlamentari e non esiteremo a dare pieno merito a chi vorrà impegnarsi a renderla realtà."
"Se così non sarà - conclude la nota del Comitato - se si penserà di prendere in giro i cittadini italiani mostrando i risultati del tutto risibili ottenuti in termini di aumento dei rimpatri (che restano purtroppo una frazione minimale rispetto agli arrivi), o rimandando l'attuazione della Remigrazione a data da destinarsi per perdere tempo dietro alla legge elettorale e al teatrino delle diatribe tra partiti, ne prenderemo atto insieme a tutti i cittadini che ci hanno sostenuto e ne trarremo le necessarie conseguenze. Non faremo sconti a nessuno e non ci fermeremo: la battaglia per la Riconquista è appena cominciata!"

Remigrazione e riconquista Rete dei patrioti

🐾 ABBANDONARLO NON È UMANO. È UN REATO.Ogni anno migliaia di cani e gatti vengono abbandonati, soprattutto durante il pe...
08/07/2026

🐾 ABBANDONARLO NON È UMANO. È UN REATO.

Ogni anno migliaia di cani e gatti vengono abbandonati, soprattutto durante il periodo estivo. Per loro significa paura, fame, sofferenza e, troppo spesso, la morte.

Un animale non è un oggetto da usare quando fa comodo e da lasciare quando diventa un "problema". È un essere vivente che prova affetto, fiducia e dolore.

Ricordiamo che abbandonare un animale costituisce un reato, punito dalla legge, oltre a rappresentare un gesto di grave inciviltà.

Se non puoi più prenderti cura del tuo animale, esistono alternative responsabili: rivolgiti ai servizi veterinari, alle associazioni animaliste o ai rifugi del territorio. C'è sempre una soluzione diversa dall'abbandono.

👉 Rispettiamo la vita.
👉 Combattiamo ogni forma di maltrattamento.
👉 Difendiamo chi non ha voce.

L'amore e il rispetto si dimostrano con i fatti, non si abbandonano sul ciglio di una strada.

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐅𝐚𝐥𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚!Ci sono storie che si leggono sui libri e altre che, senza averle vissute dirett...
06/07/2026

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐅𝐚𝐥𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐦𝐨𝐫𝐢𝐚!

Ci sono storie che si leggono sui libri e altre che, senza averle vissute direttamente, finiscono per entrare nella propria vita attraverso le persone che si incontrano lungo il cammino. Per me, Carlo Falvella è una di queste.

Quando avevo appena ventiquattro anni, la morte di mio padre cambiò radicalmente il mio destino. Rilevai il suo centro servizi, dove si svolgevano pratiche di Patronato e CAF, trasformandolo nella sede zonale dell'UGL. Da quel momento iniziò il mio percorso sindacale: dapprima referente zonale di tutte le categorie UGL, poi responsabile provinciale della categoria dei Lavoratori Socialmente Utili e dei Lavoratori Atipici e, successivamente, dei BAIF, i Braccianti Agricoli e Idraulico-Forestali.

Fu proprio grazie a quell'esperienza che ebbi il privilegio di conoscere la famiglia Falvella.

Conobbi Stefano Falvella, operatore del Patronato ENAS UGL, con il quale mi confrontavo quotidianamente per le pratiche di patronato, ma soprattutto ebbi l'onore di collaborare con l'avvocato Filippo Falvella (detto Pippo), consulente della CISNAL prima e dell'UGL poi, uomo di straordinaria preparazione e profonda umanità, scomparso prematuramente il 19 novembre 2014.

Con Pippo ho condiviso tante battaglie sindacali. Mi aiutò concretamente nella costruzione della categoria dei lavoratori atipici insieme al Segretario Generale Provinciale Franco Bisogno. Ma i ricordi più intensi non riguardano il sindacato. Riguardano suo fratello Carlo.

Pippo parlava spesso di Carlo. Lo faceva con il dolore composto di un fratello che non aveva mai smesso di convivere con una ferita aperta. Attraverso i suoi racconti ho avuto quasi l'impressione di conoscerlo personalmente. Da allora rendere omaggio a Carlo Falvella ogni anno è diventato per me un dovere morale, prima ancora che politico.

Successivamente ebbi modo di conoscere anche Marco Falvella, presidente dell'Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo e portavoce dei familiari delle vittime della violenza politica, che continua con dignità a difendere la memoria di tutte le vittime degli anni di piombo.

Carlo Falvella aveva soltanto diciannove anni quando, il 7 luglio 1972, fu ucciso a Salerno da una coltellata inferta da Giovanni Marini. I processi che seguirono riconobbero la responsabilità di Marini, condannato in via definitiva per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa.

Eppure, mentre la magistratura pronunciava le proprie sentenze, sul piano politico prendeva forma una narrazione completamente diversa.

Per anni si è tentato di trasformare la vittima in aggressore. Le campagne politiche e culturali sorte attorno a Giovanni Marini costruirono il racconto di una presunta spedizione fascista e di una legittima difesa. Quella ricostruzione, però, non venne fatta propria dai giudici, in quanto palesemente fasulla, e riconobbero la responsabilità di Marini per la morte di Carlo Falvella.

Vi è poi un particolare che raramente viene ricordato. Carlo soffriva di un grave problema alla vista, una condizione ben nota a chi lo frequentava e che rende ancora più difficile riconoscere in lui l'immagine del capo di una presunta spedizione punitiva che certa propaganda cercò di accreditare. Non è un elemento che, da solo, ricostruisce la dinamica dei fatti, ma rappresenta un tassello importante per comprendere quanto sia stato spesso piegato il racconto di quella tragedia alle esigenze dello scontro ideologico.

La morte di Carlo non segnò soltanto la fine della vita di un ragazzo. Segnò l'inizio del calvario di un'intera famiglia, costretta per decenni non solo a convivere con un dolore incolmabile, ma anche ad assistere al tentativo di riscrivere la storia, relegando la vittima sullo sfondo e trasformando il suo assassino, per una parte del mondo politico e culturale, in un simbolo da difendere.

È questo, forse, l'aspetto più doloroso dell'intera vicenda.

Perché una società che dimentica le proprie vittime o che arriva perfino a metterne in discussione la memoria è una società che non ha ancora fatto pienamente i conti con il proprio passato.

Da salernitano, da ex dirigente sindacale dell'UGL e da uomo che si riconosce nei valori della Patria, Carlo Falvella ha rappresentato per me una figura di riferimento. Un ragazzo a cui la violenza antifascista dell'epoca strappò via la vita.

Per questo provo profonda indignazione nell'apprendere che ancora oggi ci sia chi tenta di impedire perfino il suo ricordo. L'aggressione ai ragazzi di CasaPound, da parte dei cosiddetti "antifascisti" salernitani, mentre affiggevano manifesti commemorativi e le contestazioni organizzate contro la presentazione di un libro dedicato a Carlo dimostrano che, a oltre cinquant'anni di distanza, qualcuno continua ad avere paura della memoria.

E invece ricordare Carlo Falvella dovrebbe essere un dovere di tutti, indifferentemente dall'appartenenza politica.

Non si tratta di condividere le sue idee politiche. Si tratta di riconoscere il valore della vita umana.

La giustizia degli uomini ha pronunciato le sue sentenze. Giovanni Marini fu riconosciuto responsabile dell'uccisione di Carlo Falvella e condannato in via definitiva a nove anni di reclusione per omicidio preterintenzionale aggravato e concorso in rissa. Tuttavia, quella pena non venne scontata per intero: dopo circa sette anni di carcere, Marini tornò in libertà beneficiando degli istituti previsti dall'ordinamento penitenziario. È proprio questo uno degli aspetti che, ancora oggi, continua a lasciare un profondo senso di amarezza. Nessuna sentenza avrebbe potuto restituire Carlo alla sua famiglia, ma il fatto che l'autore della sua uccisione non abbia nemmeno scontato integralmente la pena inflitta alimenta, in molti, la convinzione che quella giustizia sia rimasta incompleta. Il giudizio giuridico appartiene ai tribunali; quello morale appartiene alla coscienza di ciascuno.

Io continuerò a ricordare Carlo Falvella. Lo farò perché ho conosciuto chi lo ha amato. Lo farò perché ho visto negli occhi dei suoi fratelli un dolore che il tempo non è riuscito a cancellare. Lo farò perché la memoria è il primo argine contro la menzogna.

Carlo vive.

Vive nel ricordo della sua famiglia, che da oltre mezzo secolo porta con dignità il peso di una tragedia mai superata. Vive nella memoria di quanti lo hanno conosciuto e di chi, come me, ne ha raccolto il testimone attraverso i racconti di Filippo. Vive in ogni giovane che continua a credere che gli ideali possano essere difesi con il confronto e mai con la violenza. Vive nella coscienza di chi rifiuta ogni tentativo di riscrivere la storia o di trasformare una vittima in un colpevole.

Perché Carlo Falvella non è soltanto una vittima degli anni di piombo. È un figlio di Salerno, un giovane italiano al quale è stato negato il futuro. E finché ci sarà qualcuno disposto a pronunciarne il nome, a raccontarne la storia con onestà e a deporre un fiore sulla sua tomba, Carlo vivrà.

Oggi la vita mi ha portato a vivere a Roma e gli impegni di lavoro non mi consentono sempre di essere presente, ogni 7 luglio, alla commemorazione di Carlo. È un'assenza che mi pesa profondamente, perché quella non è una semplice cerimonia: è un appuntamento con la memoria, con la storia della mia città e con il ricordo di un ragazzo che, pur non avendo mai conosciuto personalmente, sento vicino grazie ai racconti dei suoi fratelli e di quanti lo conobbero.

Ma la distanza non può cancellare il ricordo. Ogni 7 luglio, ovunque io sia, il mio cuore torna inevitabilmente a Carlo. E, anche se lontano da Salerno, c'è una parola che nasce spontanea, quasi fosse un riflesso dell'anima, una parola che racchiude il senso più profondo della memoria e dell'appartenenza. È una parola che non ha bisogno di spiegazioni, perché parla direttamente al cuore di chi non dimentica.

𝐏𝐑𝐄𝐒𝐄𝐍𝐓𝐄!

Perché gli uomini muoiono soltanto quando vengono dimenticati. E Carlo Falvella, per me e per tanti altri, non sarà dimenticato mai.

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐨 𝐅𝐚𝐥𝐯𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞.

Valerio Arenare

13 Giugno, corteo per la Remigrazione: Un Fiume di Tricolori, un mare di emozioni.Il 13 giugno ero lì.In mezzo a loro.In...
30/06/2026

13 Giugno, corteo per la Remigrazione: Un Fiume di Tricolori, un mare di emozioni.

Il 13 giugno ero lì.

In mezzo a loro.

In mezzo a migliaia di italiani arrivati da ogni parte della Nazione per partecipare a una giornata che porterò nel cuore per tutta la vita.

Ci sono momenti che nessuna fotografia riesce a raccontare davvero. Momenti che bisogna vivere per comprenderne l'intensità. Il 13 giugno è stato uno di quelli.

Guardavo davanti a me e vedevo una distesa infinita di Tricolori.

Mi voltavo indietro e vedevo ancora Tricolori.

Ai lati della strada, sopra le nostre teste, tra le mani degli uomini, delle donne, dei ragazzi.

Ovunque.

Un fiume verde, bianco e rosso che attraversava Roma.

Non vedevo una manifestazione.

Vedevo un popolo.

Migliaia di persone diverse per età, provenienza ed esperienza, unite però da qualcosa di più forte di qualsiasi differenza.

Un'unica bandiera.

Un'unica appartenenza.

Un unico amore.

L'Italia.

E mentre avanzavo insieme a quel mare umano, sentivo crescere dentro di me un'emozione difficile da descrivere.

Perché non era soltanto una manifestazione.

Era qualcosa di più profondo.

Era il sentimento di appartenenza ad una comunità, ad una storia, ad una Nazione che esiste da secoli e che vive attraverso le generazioni.

La scena che più mi ha colpito è stata quella dei giovani.

Ragazzi e ragazze, alcuni appena adolescenti.

Li vedevo cantare l'Inno di Mameli con una passione autentica.

Li vedevo sventolare il Tricolore con orgoglio.

Li vedevo sorridere, emozionarsi, sentirsi parte di qualcosa di importante.

E in quei volti vedevo una speranza.

Perché troppo spesso ci raccontano una gioventù senza valori, senza radici, senza ideali.

Quel giorno ho visto esattamente il contrario.

Ho visto giovani fieri di essere italiani.

Ho visto ragazzi che non avevano paura di amare la propria Patria.

Ho visto negli occhi di molti di loro la stessa scintilla che animava noi quando eravamo adolescenti.

Ed è stato impossibile non emozionarsi.

A un certo punto, osservando quel fiume di Tricolori, ho avuto una sensazione che non dimenticherò mai.

Mi sembrava che insieme a noi stessero camminando anche gli italiani che ci hanno preceduto.

Come se quelle strade fossero percorse non soltanto dai presenti, ma anche dalle ombre nobili della nostra storia.

Mi sembrava di vedere i fanti del Carso.

I ragazzi mandati al fronte che hanno sacrificato la loro giovinezza per l'Italia.

Gli uomini che hanno combattuto e sofferto nelle guerre che hanno attraversato la nostra storia.

I briganti che difesero la loro terra.

Tutti coloro che, in epoche diverse, hanno affrontato sacrifici, privazioni e dolore per ciò che consideravano la propria casa.

Naturalmente erano soltanto immagini della mente.

Eppure erano così vive da sembrare reali.

Perché una Nazione non è fatta soltanto da chi vive oggi.

Una Nazione è fatta anche da chi è venuto prima di noi.

Da chi ha costruito, difeso, amato questa terra.

Da chi ci ha consegnato una storia, una lingua, una cultura e una bandiera.

Quel giorno avevo la sensazione che tutte quelle generazioni fossero idealmente presenti.

Come se migliaia di italiani del passato stessero osservando quel corteo.

Come se guardassero quei ragazzi cantare l'Inno nazionale e sorridessero.

Come se vedessero il Tricolore sventolare sopra Roma e sapessero che il filo della storia non si è spezzato.

E forse è stata proprio questa la cosa più emozionante.

Capire che il Tricolore non è soltanto un pezzo di stoffa.

È la sintesi di secoli di sacrifici, di speranze, di vittorie e di sconfitte.

È la bandiera sotto la quale hanno vissuto milioni di italiani.

È la bandiera che abbiamo ricevuto in eredità e che abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni future.

Quando il corteo è terminato, sono rimasto per qualche istante ad osservare quelle migliaia di persone.

Non volevo che quel momento finisse.

Perché sapevo di aver assistito a qualcosa di raro.

Qualcosa che va oltre la politica.

Qualcosa che appartiene al cuore.

Se chiudo gli occhi, ancora oggi rivedo quella scena.

Rivedo Roma colorata di verde, bianco e rosso.

Riascolto le voci dei ragazzi che cantano l'Inno d'Italia.

Rivedo migliaia di bandiere che si muovono insieme nel vento.

E sento ancora i brividi che ho provato quel giorno.

Perché il 13 giugno non ho visto soltanto una manifestazione.

Ho visto un popolo.

Ho visto una Nazione.

Ho visto un fiume di Tricolori.

(ed oggi sono state consegnate 150.000 firme a sostegno della proposta di legge...fatti, non chiacchiere!)

QUESTA E' L'EUROPA CHE VOLETE? NOI NO!GIUSTIZIA PER LOUIS! NESSUNA MINIMIZZAZIONE, NESSUNA CONTESTUALIZZAZIONE, NESSUNA ...
26/06/2026

QUESTA E' L'EUROPA CHE VOLETE?
NOI NO!
GIUSTIZIA PER LOUIS!
NESSUNA MINIMIZZAZIONE, NESSUNA CONTESTUALIZZAZIONE, NESSUNA GIUSTIFICAZIONE...NESSUN PERDONO!


"Il nostro movimento legionario ha soprattutto il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende ad accendere fed...
25/06/2026

"Il nostro movimento legionario ha soprattutto il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende ad accendere fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall'anima. L'anima è il punto cardinale sopra il quale si deve operare nel momento attuale. L'anima dell'individuo e l'anima del popolo. Sono una menzogna tutti i programmi nuovi e i sistemi sociali fastosamente ostentati al popolo, se alla loro ombra ghigna la medesima anima malvagia, la medesima mancanza di coscienza verso l'adempimento del dovere, il medesimo spirito di tradimento verso tutto ciò che è romeno, la medesima dissolutezza, il medesimo spreco e il medesimo lusso. Chiamate l'anima della stirpe a una vita nuova."
(Corneliu Zelea )
Il 24 giugno 1927, giorno di San Giovanni Battista, nacque la "Legione dell'Arcangelo Michele (Legiunea Arhanghelului Mihail)".

 Circolo Indipendente Storico Politico Culturale Francesco Maria Barracu Militia Christi Rete dei patrioti Etruria 14 Va...
23/06/2026

Circolo Indipendente Storico Politico Culturale Francesco Maria Barracu Militia Christi Rete dei patrioti Etruria 14 Valerio Arenare

CAGLIARI, SUCCESSO PER LA QUARTA EDIZIONE DI “PRIMAVERA DI BELLEZZA”

Si è svolta sabato 20 giugno, a Cagliari, la quarta edizione di “Primavera di Bellezza”, appuntamento organizzato dal Circolo Indipendente Storico Politico Culturale Francesco Maria Barracu, che anche quest'anno ha richiamato nella città sarda numerose realtà identitarie provenienti da diverse parti d'Italia.

All'evento hanno preso parte delegazioni e rappresentanti di numerose comunità e associazioni, tra cui CPI Sardegna, Blocco Studentesco, Etruria Prato, Movimento Patria Nostra, Militia Christi e Cagliari Skinheads.

La manifestazione si è aperta con un momento di raccoglimento per i quattro storici militanti scomparsi, nonché componenti della Rete dei Patrioti: Giuseppe Rocca, Antonio Cerbone, Gian Paolo Marroccu e Salvatore Scano. A ricordarne il percorso umano e militante è stato Alessio Cerbone, che con parole sentite ha voluto rendere omaggio al loro impegno ed al contributo offerto nel corso degli anni alla vita della comunità identitaria sarda.

Successivamente si è entrati nel vivo dell'iniziativa con la presentazione del libro “Anche i fascisti hanno i diritti” dell'avvocato Francesco Minutillo, opera dedicata all'analisi di numerose vicende giudiziarie che hanno coinvolto militanti ed attivisti dell'area identitaria, affrontando temi legati ai vari procedimenti per questioni riguardanti la libertà di espressione e di associazione.

Durante la seconda parte dell'evento, invece, c'è stata la presentazione del libro “Brigante se more!” di Valerio Arenare, che affronta il tema del brigantaggio dopo l'Unità d'Italia, attraverso una rilettura storica dei fatti che hanno interessato particolarmente le terre del Sud d'Italia, soffermandosi sulle vicende umane, sociali e storiche che caratterizzarono quel fenomeno.

La quarta edizione di “Primavera di Bellezza” conferma così il proprio ruolo di appuntamento culturale e comunitario capace di riunire, nel nome della memoria, dell'identità e della cultura, militanti e simpatizzanti provenienti da diverse regioni d'Italia, mantenendo vivo il ricordo di chi ha dedicato parte della propria vita alla costruzione e alla crescita della propria comunità.

“Non è solo la paura ad essere contagiosa, ma anche il coraggio lo è altrettanto”. (Giuseppe Mazzola)Onore a Giuseppe Ma...
17/06/2026

“Non è solo la paura ad essere contagiosa, ma anche il coraggio lo è altrettanto”.
(Giuseppe Mazzola)
Onore a Giuseppe Mazzola e Graziano Girallucci vittime dell'infame mano rossa mossa dall'odio antifascista.

🏴Il tempo cambia troppe storie,sabbia versata dentro al mareMenzogna sparsa senza pudore,vera giustizia non può fermareQ...
16/06/2026

🏴Il tempo cambia troppe storie,
sabbia versata dentro al mare
Menzogna sparsa senza pudore,
vera giustizia non può fermare
Quel vento antico risuona ogni sera,
di una rosa e una bandiera
La rosa sanguina a terra recisa,
ma la bandiera è alta ancora!

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Roma
84100

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