Patriots for Italy

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Patriots for Italy is a right-wing to far-right sovereigntist, nationalits, conservatives political group, formed as the third-largest group ahead of the 10th Italian political parties.

IL MISTERO DELLA FIAMMA......E’ dunque avviso del Collegio che i due contrassegni non sianoidonei a creare, in un eletto...
05/08/2024

IL MISTERO DELLA FIAMMA......E’ dunque avviso del Collegio che i due contrassegni non siano
idonei a creare, in un elettore di normale diligenza e cultura,
confusione circa i due Partiti di che trattasi e sulle differenze
ideologiche di cui essi intendono farsi portatori: tanto si ritiene di dover
fare presente dal momento che il verbale della Commissione, oggetto di
gravame, non é assolutamente esplicito nell’affermare che l’esclusione
della lista è stata determinata dalla confondibilità tra i due contrassegni.
Venendo al problema afferente la presenza della fiamma tricolore nel
simbolo che rappresenta a livello parlamentare il Partito “Fratelli d’Italia”,
va precisato che agli atti del giudizio non è stato acquisito detto simbolo,
e quindi allo stato non v’è certezza assoluta in ordine alla presenza
o meno della fiamma tricolore nel simbolo utilizzato da “Fratelli
d’Italia” alle ultime elezioni politiche.
Anche volendo concedere che detto simbolo sia simile o uguale a quello
(di “Fratellid’Italia”) riprodotto nel ricorso si deve comunque dire che:
1) detta fiamma è presente nel simbolo quale elemento fra i tanti e
pertanto ai sensi degli artt. 14 L. 361/57 e 33 D.p.R. 570/60, essa
sarebbe suscettibile di cagionare l’esclusione del simbolo e della lista
del Partito ricorrente solo ove si potesse affermare che essa fiamma
tricolore costituisce un elemento usato tradizionalmente da “Fratelli
d’Italia” in Parlamento per distinguersi: una tale affermazione, tuttavia,

non può essere fatta dal momento che “Fratelli d’Italia” è un partito
di assai recente costituzione e quindi non può vantare, in quanto
tale, un utilizzo della fiamma ripetuto costantemente per un tempo
abbastanza lungo da costituire, nell’immaginario dell’elettore di
normale diligenza e cultura, un segno distintivo (semmai la fiamma
tricolore continua ad essere un segno distintivo del Movimento Sociale
Italiano – Destra Nazionale);
2) ai sensi dell’art. 2 del D.p.R. 132/1993 è vietato l’uso non di singoli
elementi di simboli utilizzati da altri partiti o gruppi politici, che abbiano
avuto dei rappresentanti eletti al Parlamento italiano od europeo,
sibbene dell’intero contrassegno: che la parola “simbolo” debba essere
intesa nella accezione di contrassegno in tutte le sue componenti risulta
evidente anche dall’art. 33 del D.p.R. 570/60, in cui il legislatore vieta
l’utilizzazione di “simboli o elementi caratterizzanti di simboli che, per
essere usati tradizionalmente da partiti presenti in Parlamento possono
trarre in inganno l’elettore”; orbene, la descrizione dei due contrassegni
che sopra è stata data dimostra che essi sono assai differenti e che
pertanto nel caso di specie si esula completamente dalle fattispecie
contemplate dall’art. 2 del D.p.R. 132/1993.
Il ricorso va conclusivamente accolto, non potendosi condividere
l’opinione espressa dalla Commissione Elettorale.

05/08/2024

La politica di ALDO MORO , era pregiudizievole per la SICUREZZA NAZIONALE & ATLANTICA. PUNTO..........

https://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Moro
05/08/2024

https://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Moro

Il cosiddetto «lodo Moro» fu un supposto patto segreto di non belligeranza tra lo Stato italiano e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), movimento a sua volta membro dell'OLP; escludeva invece quello di Abu Nidal, acerrimo nemico di Arafat.

“Così il generale Screpanti ‘insabbiò’ l’inchiesta Mafia-Appalti”, l’accusa della procura di Caltanissetta: Il prossimo ...
02/08/2024

“Così il generale Screpanti ‘insabbiò’ l’inchiesta Mafia-Appalti”, l’accusa della procura di Caltanissetta: Il prossimo comandante della guardia di finanza, il generale Stefano Screpanti, avrebbe aiutato da capitano i boss mafiosi Francesco Bonura e Antonino Buscemi, quest’ultimo ex braccio destro di Totò Riina, ad eludere nel 1992 le indagini nei loro confronti. In particolare, Screpanti non avrebbe trascritto diverse intercettazioni telefoniche che dimostravano il coinvolgimento dei due boss corleonesi in un filone dell’inchiesta “Mafia e appalti” condotta dai carabinieri del Ros comandati all’epoca dal colonnello Mario Mori. Screpanti, scrivono i pm di Caltanissetta, per “occultare” ogni rilevante esito dell’inchiesta avrebbe poi provveduto anche alla completa smagnetizzazione delle bobine, su indicazione dell’allora pm palermitano Gioacchino Natoli. Il coinvolgimento di Screpanti emerge dalla lettura del capo d’imputazione a carico di Natoli firmato la settimana scorsa dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.
Quando la notizia dell’indagine è diventata di pubblico dominio lo scorso mercoledì, nessuno, ad iniziare dall’Unità, ha dato importanza al nome di Screpanti, pensando che nel frattempo fosse andato in pensione. Invece Screpanti ha fatto in questi anni una carriera mirabolante, raggiungendo il massimo grado, quello di generale di corpo d’armata, e quindi ora in pole per diventare il numero uno delle fiamme gialle dopo Andrea De Gennaro.Al momento Screpanti ricopre comunque un incarico di primissima importanza. L’alto ufficiale, infatti, è il più stretto collaboratore del ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, in procinto quest’ultimo di essere nominato Commissario europeo su proposta della premier Giorgia Meloni.Come si legge sul sito del Ministero degli affari regionali, a Screpanti è affidato il compito di reprimere le frodi nei confronti dell’Ue e verificare la corretta gestione dei fondi del Pnrr. Ad egli spetta anche il coordinamento, su input della Commissione europea, di tutte le attività di contrasto riguardo le truffe ai fondi strutturali. Nel rispetto della presunzione di non colpevolezza del generale Screpanti, è utile ricordare i contorni di questa vicenda, iniziata nel 1990 a seguito di una informativa del pm di Massa Carrara Augusto Lama.

Il magistrato aveva scoperto che due aziende, la Sam (Società apuana marmi) e la Imeg (Industria marmi e graniti) erano legate alla Calcestruzzi Ravenna Spa del gruppo Ferruzzi-Gardini, di cui amministratore unico era il geometra Girolamo Cimino, cognato di Antonino e Salvatore Buscemi, fedelissimi di Riina. Lama inviò una nota alla Procura di Palermo affinchè approfondisse la circostanza, chiedendo anche di effettuare intercettazioni telefoniche ad iniziare proprio dai Buscemi. Le intercettazioni “per indisponibilità di linee” furono però attivate tardivamente e, a giugno del 1992, la Procura di Palermo chiese l’archiviazione del fascicolo, disponendo nel contempo la smagnetizzazione dei nastri, l’eliminazione degli ascolti e la distruzione dei brogliacci. L’avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia di Paolo Borsellino e marito della figlia Fiammetta, audito lo scorso anno in Commissione parlamentare antimafia aveva collegato l’indagine sui Buscemi a quella dei carabinieri del Ros, indicandole come il movente della strage di via D’Amelio.

Natoli sul punto si è sempre giustificato affermando che il provvedimento di distruzione delle bobine gli venne portato dall’Ufficio intercettazioni: “Di mio c’è solo la firma. Il resto non è la mia calligrafia. Inoltre eravamo in epoca di forte deficit per lo Stato: le bobine erano costose e il Ministero chiedeva di smagnetizzarle e riutilizzarle e la Procura aveva un grave problema di spazi”. Proprio per tale motivo i pm nisseni gli hanno adesso contestato una “indagine apparente”, “richiedendo, tra l’altro, l’autorizzazione a disporre attività di intercettazione telefonica per un brevissimo lasso temporale (inferiore ai 40 giorni per la quasi totalità dei target) e solo per una parte delle utenze da sottoporre, per assicurare un sufficiente livello di efficienza delle indagini”, e di aver disposto, “d’intesa con l’ufficiale della guardia di finanza Screpanti che provvedeva in tal senso, che non venissero trascritte conversazioni particolarmente rilevanti, da considerarsi vere e proprie autonome notizie di reato”. Oltre, prosegue l’imputazione a carico di Natoli, ad aver archiviato l’inchiesta “senza curarsi di effettuare ulteriori approfondimenti che venivano dal pm Lama”.Oggi, comunque, Natoli dovrebbe presentarsi a Caltanissetta per essere interrogato dai suoi ex colleghi. Da ciò che dirà dipenderà sicuramente il futuro di Screpanti. 5.7.2024 Paolo Comi L’Unità

מבצע זעם האל, Mivtza Za'am Ha'elQuesto capiterà a tutti i nostri nemici.
31/07/2024

מבצע זעם האל, Mivtza Za'am Ha'el

Questo capiterà a tutti i nostri nemici.

https://partitopatrioti.it/programma/
22/07/2024

https://partitopatrioti.it/programma/

PARTITO PATRIOTI Sovranisti – Nazionalisti – Conservatori Organizzazione Politica Culturale Religiosa IN NOI SOLTANTO PRESIEDE IL FUTURO DELLA NAZIONE Programma...

22/07/2024

Quello che è successo, ha chiosato la liberale francese, «è la prova che bisogna difendere il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza in tutta Europa». Ecco perché siamo convinti che non bisogna candidarsi al Parlamento Europeo, se tu disconosci un qualcosa non ti vai a farne parte , soprattutto percependo uno stipendio. Non ti riconosco.PUNTO.....

Secret Service degli Stati UnitiÈ incaricato di proteggere presidenti ed ex presidenti, ma non è parente di Cia e Fbi. E...
21/07/2024

Secret Service degli Stati Uniti
È incaricato di proteggere presidenti ed ex presidenti, ma non è parente di Cia e Fbi. E dopo l'attentato a Trump, i media americani parlano di addestramenti inadeguati e attrezzature vecchie
Itre moschettieri erano quattro spadaccini; il Secret Service non è uno dei 18 servizi segreti statunitensi. La puntualizzazione su quella specie di Guardia di finanza a cui a un certo punto fu dato pure l’incarico di provvedere alla sicurezza di inquilini ed ex inquilini della Casa Bianca diventa di stringente attualità, nel momento in cui con la cronaca dell’attentato a Donald Trump un bel po’ di giornali si sono messi a definire i suoi agenti come “007”. Certamente, la definizione di cosa sia o non sia un servizio segreto può variare. Ma nel caso degli Usa c’è un’importante interpretazione autentica, rappresentata da una United States Intelligence Community che fu costituita all’epoca di Reagan, il 4 dicembre 1981, e a cui direzione Biden ha per la prima volta nominato una donna: Avril Haines, giurista già vicedirettore della Cia.
A definire cosa sia un servizio segreto in America c’è la United States Intelligence Community. Direttrice Avril Haines, nominata da Biden
La Central Intelligence Agency, creata nel 1947, è la più nota tra le 18 agenzie della Community, e l’unica dipendente direttamente dall’Ufficio esecutivo del presidente. Ma ve ne sono ben tre più antiche: l’Office of Naval Intelligence della Marina, dipendente dal dipartimento della Difesa e creato nel 1882; la Coast Guard Intelligence della Guardia costiera, dipendente dal dipartimento della Homeland Security e istituita nel 1915; il Bureau of Intelligence and Research del dipartimento di stato, risalente al 1945. Oltre a Marina e Guardia costiera anche le altre quattro forze armate hanno ognuna un proprio servizio, ciascuno dipendente dalla Difesa: la Sixteenth Air Force dell’Aeronautica, del 1948; il Military Intelligence Corps dell’Esercito, del 1977; il Marine Corps Intelligence del 1978; il National Space Intelligence Center della United States Space Force, del 2020. Direttamente dalla Difesa nel suo complesso dipende la National Security Agency, creata nel 1952, e specializzata nella cosiddetta sigint: la raccolta di informazione mediante l’intercettazione di segnali. Nel 1972 è stata integrata dal Central Security Service, che agisce a livello tattico. Sempre la Difesa nel 1961 si è dotata di un National Reconnaissance Office incaricato dei satelliti e di una Defense Intelligence Agency che è il Servizio di tutto il Dipartimento. E nel 1996 ci ha aggiunto una National Geospatial-Intelligence Agency.
Era una volta considerata un’agenzia di intelligence nel suo complesso anche il Federal Bureau of Investigation. Ma dal 2005 ha specializzato una sua Intelligence Branch, che dipende come tutto l’Ufficio dal dipartimento alla Giustizia. Pure dalla Giustizia dipende la Dea: Drug Enforcement Administration, antidroga che fu istituita nel 1973, e che dal 2006 ha a sua volta un Office of National Security Intelligence. E ci sono anche un Office of Intelligence and Counterintelligence di cui il Dipartimento all’Energia si è dotato nel 1977, un Office of Intelligence and Analysis creato dal Dipartimento al Tesoro nel 2004 e un Office of Intelligence and Analysis istituito dal Department of Homeland Security nel 2007. Insomma, di tutto e di più, all’insegna di una frammentazione estrema in cui probabilmente molte sigle si pestano i piedi l’una con l’altra. Ma il Secret Service, appunto, non vi è contemplato.
Sta invece in un’altra lista: quella delle Federal Law Enforcement Agencies, dette per brevità Feds. Un elenco in effetti anche ben più nutrito, visto che oltrepassa le 200 sigle. Non servizi, ma polizie: e solo quelle dipendenti dal governo federale, perché vi sono poi anche quelle delle tribù indiane, degli stati, delle contee, locali e militari. I 137.000 agenti federali autorizzati a portare armi e a fare arresti sono anzi una minoranza, sugli oltre 900.000 law enforcement agent che ci sono negli Usa. Il Secret Service ne ha 8.300, con un budget per il 2025 da 3,2 miliardi. Ma secondo i Padri fondatori degli States non avrebbero dovuto esserci neanche loro, nell’idea che la polizia dovesse essere materia dei governi locali, lasciando al governo federale solo forze armate e servizio diplomatico. Ma i Padri fondatori non volevano in realtà neanche servizi segreti. Roba immorale e da autocrazie, secondo la loro mentalità puritana. Quando ce n’era stato bisogno, durante la Guerra civile, i nordisti avevano appaltato l’intelligence all’investigatore privato Allan Pinkerton, per smobilitarlo subito a fine conflitto.
Il Secret Service nasce nel 1865 e, a dispetto del nome, dipende dal Tesoro con l’incarico di combattere la circolazione di valuta falsa
In compenso, pure a Pinkerton pensarono allora di affidare l’emergenza della gran quantità di denaro falso: quasi un terzo del circolante, con la secessione che aveva esasperato il problema di ben 1.600 tra banche e altre istituzioni finanziarie autorizzate a emettere valuta. Ma Pinkerton spiegò che per lo meno in questo campo doveva istituita una forma di polizia federale. Il 5 luglio 1865 nasce il Secret Service, dipendente dal dipartimento al Tesoro; competenze che in Italia fanno parte di quelle della Guardia di finanza; un nome dovuto al fatto che, siccome di servizi segreti negli Usa non ce ne erano ma avrebbero potuto essere una competenza federale, allora dare quel nome alla prima polizia federale istituita in qualche modo rassicurava che non si sarebbero usurpati diritti di stati ed enti locali. Oltre a creare una struttura che avrebbe potuto essere impiegata in caso di nuove emergenze belliche.
In effetti, quella allergia culturale ad avere servizi di intelligence veri e propri era talmente anacronistica che nel 1882 nacque appunto l’Office of Naval Intelligence, e nel 1885 anche una Military Information Division dell’esercito. Ma già nel 1903 questa era stata liquidata e i suoi compiti assegnati allo stato maggiore: sia pure in un ufficio speciale noto come G-2, la “Seconda Divisione”. Divenuta ormai insostenibile anche la assenza di una polizia federale, con i delinquenti che andavano da uno stato all’altro per sottrarsi alla giustizia come se fosse l’estero, nel 1908 nasce poi l’Fbi: con funzioni di coordinamento tra le polizie dei vari Stati, ma anche di controspionaggio. G-2 e Fbi erano però talmente disorganizzati che le informazioni di allarme arrivate nel dicembre 1941 su quanto stava per accedere a Pearl Harbor vennero trascurate. Per rispondere alla grande sfida del “giorno dell’infamia” nacquero allora il Corps of Intelligence Police (Cic) e soprattutto l’Office of Strategic Service: quell’Oss che svolgerà un ruolo di primo piano nell’appoggio alle Resistenze europee. Ma dopo la resa di Germania e Giappone l’Oss fu sciolta, anche se ne restarono provvisoriamente in vita la sezione incaricata della raccolta di informazioni segrete e quella che le vagliava per trarne deduzioni e conclusioni.
Anche queste erano però in pericolo: alla tradizionale ostilità della mentalità puritana Usa per le “spie” si aggiungeva infatti la pressione dell’Fbi di Edgar Hoover, che aveva già approfittato dell’assenza di strutture apposite per riciclare la sua organizzazione nel difficile compito dell’intelligence in America Latina. E lo scontro tra Hoover e il generale Bill Donovan, il padre dell’Oss, fu infatti al coltello. Il secondo inviò nel novembre 1944 un memorandum a Roosevelt in cui lo esortava a mantenere in vita l’Oss in vista del futuro confronto, a suo dire “inevitabile”, con l’Urss. Hoover rispose facendo trafugare il documento e passandolo al Chicago Tribune, che denunciò a caratteri di scatola la “Gestapo americana”. Lo scandalo fu tale che Roosevelt lasciò perdere, mentre Truman preferì ignorare il problema fino a quando l’ormai evidente sovietizzazione dell’Europa orientale non lo costrinse a dar retta a Donovan. Ma poiché lo scandalo non era passato invano, il nome della nuova organizzazione non fu Oss ma quello nuovo di Cia, anche se erano quasi tutti di provenienza Oss i suoi quadri.
Lincoln, Garfield e McKinley, tre presidenti assassinati in 36 anni. L’efficacia del Secret Service dura 55 anni, poi lo sparo a Kennedy
Come ricordato, a quel punto i servizi di intelligence Usa hanno iniziato a moltiplicarsi. Ma al Secret Service intanto era stato dato un secondo compito, dopo che il 14 settembre 1901 il neo-eletto presidente William McKinley era morto per i colpi che l’anarchico polacco Leon Czolgosz gli aveva sparato otto giorni prima. Era il terzo presidente assassinato in appena 36 anni, dopo Abraham Lincoln nel 1865 e James Garfield nel 1881. A quel punto il Congresso decise che bisognava fornire ai titolari della Casa Bianca un servizio di protezione adeguato, e siccome l’unica struttura federale in quel momento disponibile era il Secret Service gli diedero l’incarico, pur lasciandogli anche il mandato anti-falsari e la dipendenza dal Tesoro. Solo al 2003 è passato sotto il Department of Homeland Security Ma conserva l’originale competenza sulla moneta e ve ne ha aggiunta anche una nuova sui crimini informatici, anche se ormai da tempo la sua funzione principale è “condurre indagini penali e proteggere i leader politici degli Stati Uniti, le loro famiglie e i capi di stato o di governo in visita”.
Celebrava nell’ottobre del 1956 un articolo a firma Don Wharton apparso nella Selezione del Reader’s Digest italiana: “Come il Servizio Segreto protegge il Presidente degli Stati Uniti. Nessun presidente americano protetto da questi abilissimi specialisti è stato mai colpito da un attentato”. Dal 1901, spiegava, “nei 36 anni precedenti, tre presidenti su nove erano stati assassinati. Nei 55 anni successivi ci sono stati nove presidenti: nessuno è stato assassinato e nessun attentatore ha mai sparato contro la persona d’un presidente in carica”. Attenzione, però. Come puntualizzava subito una nota, “l’attentato contro Theodore Roosevelt a Milwaukee avvenne quando egli non era più presidente. Allorché Franklin Roosevelt fu preso a revolverate a Miami era presidente eletto, ma non ancora in carica. Il presidente Truman era nella Blair House quando due nazionalisti portoricani cercarono d’entrarvi; ma non riuscirono a sparare sul presidente: furono abbattuti prima”.
In teoria, dunque, anche Trump starebbe fuori. In pratica, però, da allora il mandato è stato esteso anche a non ancora insediati ed ex: anzi, deve oggi proteggere anche le missioni diplomatiche del governo statunitense all’estero e assicurare la sicurezza di grandi eventi a livello nazionale come il Super Bowl, la finale annuale del campionato professionistico di football. E poi nel 1963 ci fu il delitto Kennedy, che per le dinamiche ricorda molto l’ultimo episodio, e che infranse questo mito di infallibilità ostentato sette anni prima. Tra tanti complottismi sofisticati che girano attorno a questa vicenda, c’è da ricordare quanto scritto nel 2021 dal libro “Zero Fail” della giornalista del Washington Post Carol Leonnig, secondo cui in quel fatidico 22 novembre 1963 parte degli uomini del Secret Service sarebbe stata alle prese con i postumi di una serata alcolica.
Molte le critiche: gli agenti che hanno circondato Trump per proteggerlo hanno anche atteso che si rimettesse la scarpa che si era sfilata
Fu poi ferito Ronald Reagan, il 30 marzo 1981. Ci furono anche un tentativo di dirottare un aereo per gettarlo sulla Casa Bianca di Nixon nel 1973, e due falliti attentati a Ford nel 1975. Potremmo dunque concludere che dopo il periodo di successi 1901-1963 e quello di turbolenze 1963-1981 era iniziato un nuovo periodo di calma, che però si chiude ora su una tempesta di critiche e un’indagine. In effetti, la rete di cecchini del Secret Service che deve intervenire contro gli attentatori è scattata subito, freddando Thomas Matthew Crooks subito dopo che aveva iniziato a sparare. Intanto aveva però potuto appostarsi indisturbato a 130 metri dall’ex presidente e appunto aprire il fuoco otto volte, provocando un morto e quattro feriti. Tra questi lo stesso Trump: all’orecchio perché proprio in quel momento si era voltato a leggere un grafico sull’immigrazione clandestina, altrimenti avrebbe preso la pallottola nel cervello. Il Secret Service è poi criticato anche per i tempi piuttosto lunghi che sono stati necessari per evacuare lo stesso Trump: gli agenti che lo hanno circondato per proteggerlo hanno atteso infatti che si rimettesse la scarpa che si era sfilata mentre si riparava, e poi che mostrasse ripetutamente il pugno alla folla per rassicurare sulle sue condizioni.
Aumento esponenziale dei compiti a parte, i media americani parlano ormai di addestramenti inadeguati e attrezzature vecchie. Ma c’è pure una lista di episodi imbarazzanti ormai dettagliata. Novembre 2011: il 21enne Oscar Ortega-Hernandez spara sette volte contro la Casa Bianca, e per tre giorni il Secret Service nega che i colpi siano stati diretti verso la residenza della famiglia di Obama, fino a quando la dipendente di un’impresa di pulizie non trova vetri rotti e polvere di mattoni al secondo piano. Aprile 2012: dieci agenti di scorta di Obama durante una visita in Colombia sono licenziati dopo che hanno chiamato nelle loro stanze d’albergo una decina di pr******te, e una non pagata ha scatenato un putiferio. Agosto 2012: un agente viene sospeso per aver guidato in stato di ebbrezza nello stato dell’Iowa, mentre è in missione per organizzare la sicurezza di un viaggio di Obama. Novembre 2012: un agente rimosso con l’accusa di omicidio per aver ucciso un uomo durante una rissa davanti a un McDonald’s, mentre è in missione a Honolulu. Settembre 2014: una guardia giurata dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie di Atlanta è fatta salire in ascensore con Obama nonostante sia armata; un uomo con un cappello da Pikachu scavalca la cancellata della Casa Bianca ed è fermato solo all’ingresso dell’ala nord; il veterano di guerra Omar Gonzalez entra in ciabatte e con un coltello nel giardino della Casa Bianca, sempre scavalcando un cancello, e poi dentro l’edificio, muovendosi in tre diverse sale e avvicinandosi agli appartamenti della famiglia di Obama prima di essere fermato.
2015: due agenti del Secret Service ubriachi rompono con l’auto i nastri che la polizia ha messo su un pacco sospetto abbandonato da una donna davanti a uno degli ingressi della Casa Bianca e passano molto vicino all’oggetto misterioso che per fortuna si rivelerà essere un libro e non una bomba.
5 e 6 gennaio 2021: i messaggi scambiati dal Secret Service durante l’assalto al Congresso quando vengono richiesti da una commissione di inchiesta risultano scomparsi. Dopo questo scandalo il 17 settembre 2022 Biden nomina direttrice Kimberly Cheatle, che ha lavorato nei tre anni precedenti per la Pepsi-Cola, anche se prima era stata nel Secret Service fin dal 1995.
2022: due agenti ingannati per mesi da due truffatori che facendosi passare per gente dell’Fbi hanno occupato alcuni appartamenti di lusso fingendo di doverli utilizzare per operazioni speciali. 2023: un uomo ubriaco entra nella casa di Jack Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale di Biden. Domenica comunque la Cheatle ha inviato una lettera interna ai dipendenti all’agenzia; lodando l’intervento, e difendendo le decisioni prese dagli agenti.

Il fondo Austin di BlackRock che aveva scommesso contro Trump: Wall Street sapeva del piano per uccidere il presidente?...
19/07/2024

Il fondo Austin di BlackRock che aveva scommesso contro Trump: Wall Street sapeva del piano per uccidere il presidente?



Se fossimo stati ai tempi dell’Antica Roma, avremmo detto a Donald Trump di guardarsi non dalle Idi di marzo che furono fatali a Giulio Cesare, ma piuttosto da quelle di luglio in quanto è nel corso di questa estate che ha avuto luogo un complotto persino più esteso di quello che si consumò a Roma contro Cesare nel 44 a.C.

Cesare si apprestava a diventare imperatore e un manipolo di senatori che erano ancora fedeli all’idea della corrotta repubblica romana del tempo non volevano che ciò si avverasse e iniziarono a tramare contro il dictator romano.

Se a dare le prime pugnalate tra i congiurati romani furono i famigerati Bruto e Cassio passati alla storia anche per il celebre dramma shakespeariano sull’assassinio di Cesare, in questo caso invece le trame dell’eversione moderna negli Stati Uniti sembrano essere persino più estese e profonde di quelle che portarono all’assassinio del presidente Kennedy del quale abbiamo recentemente parlato.

Abbiamo potuto vedere come il percorso del presidente Trump sia molto simile a quello dell’allora presidente democratico, in quanto John Fitzgerald Kennedy era alquanto determinato a non lasciare le chiavi della politica estera americana allo stato di Israele, vero arbitro di Washington dall’inizio del secolo scorso sino agli anni più recenti precedenti l’amministrazione Trump.

Kennedy aveva intorno a sé dei nemici che lo tradirono a Dallas e lo lasciarono giustiziare pubblicamente in modo da voler mandare un messaggio a tutti i successori che si insediarono alla Casa Bianca negli anni successivi che mai osarono discostarsi dalla volontà del movimento sionista, con l’unica eccezione di Richard Nixon negli anni’70, il quale parlò della infedeltà del mondo ebraico nei suoi confronti per poi essere travolto dalla montatura del Watergate allestita dal suo segretario di Stato, Henry Kissinger.

In questa occasione i segnali della cospirazione sembrano essere ancora più evidenti se si dà uno sguardo a quanto accaduto prima del tentato assassinio a Donald Trump.

Quei fondi vicini a BlackRock che scommettevano contro Trump prima del tentato omicidio

E se si guarda a tali segnali si vede che diversi soggetti sapevano che il 13 luglio qualcosa di estremamente grave sarebbe potuto accadere a Donald Trump, e questi uomini si sono adoperati anche per speculare sui crimini da essi stessi perpetrati.

Alcuni profili di X molto attenti al mondo dell’economia e della finanza hanno fatto notare come nelle due settimane precedenti l’attentato a Trump, c’erano degli strani e irrituali movimenti speculativi contro il titolo del gruppo mediatico di Trump, il Trump Media & Technology group.

Erano partite delle massicce vendite al ribasso contro il titolo del presidente in una enorme movimentazione di quelle note nel gergo borsistico come “put options” che altro non sono che appunto delle scommesse sulla perdita di un valore di un titolo in borsa.

Ai tempi dell’11 settembre, si mise in moto un meccanismo pressoché identico. Sui mercati in quell’epoca diversi speculatori, la cui identità non fu mai cercata dall’amministrazione Bush né dall’FBI, iniziarono a scommettere al ribasso contro i titoli delle compagnie aeree coinvolte negli attentati di quel tragico giorno settimane prima che gli attacchi alle Torri avessero luogo.

Qualcuno evidentemente sapeva, e questo qualcuno era molto introdotto nel mondo di Wall Street dominato notoriamente dai “grandi” nomi della finanza askenazita quali Goldman Sachs, JP Morgan, Bank of America, Warburg e diverse altre banche sempre legate alla onnipresente famiglia Rothschild che si serve di frequente di agenti e di intermediari, spesso noti come le classiche teste di legno o prestanome, per non figurare direttamente tra i proprietari di tutte le grosse banche che contano e osservare la massima che lasciò il capostipite della famiglia Amschel Mayer ai suoi figli.

Mai rivelare al mondo esterno la vera natura e proporzione della ricchezza della famiglia. Mai far sapere che questa famiglia in un modo o nell’altro attraverso i suoi fondi riesce ad arrivare ovunque e costituisce un potere economico e finanziario di gran lunga superiore a quello di una moderna nazione avanzata.

Le chiavi del potere dopo la rivoluzione francese sono passate dalle monarchie alla finanza, e i lettori potranno avere modo di riflettere su chi, a distanza di due secoli e mezzo, siano stati i veri vincitori del processo rivoluzionario francese.

Oggi si fa i conti con una rivisitazione di quanto accaduto 23 anni prima, a poche settimane dal crollo delle Torri Gemelli.

Gli stessi invisibili soggetti si sono mossi per speculare e guadagnare enormi cifre da un evento del quale non solo avevano contezza in anticipo, ma che con ogni probabilità è stato da loro stessi propiziato.

Stavolta lo speculatore ha assunto le forme di un fondo del Texas, l’Austin Private Wealth, che ha piazzato un altissimo numero di scommesse contro il titolo di Trump, ben 120mila opzioni put in quella che è stata indubbiamente una enorme puntata per beneficiare di un eventuale crollo delle azioni della società mediatica del presidente americano.

I fondi che hanno scommesso contro il titolo di Trump. Da notare come Bloomberg abbia nelle ore successive rimosso il nome del fondo Austin

Se si dà uno sguardo all’Austin Private Wealth si apprendono alcune interessanti informazioni. Questo fondo è di fatto un’altra delle infinite scatoli cinesi nelle quali è riposta la ricchezza dell’accoppiata BlackRock e Vanguard nei quali, come ricorderanno i lettori, ci siamo imbattuti in non poche occasioni.

Se volessimo cercare di risalire ai veri proprietari di questi due fondi dovremo cercare di risalire al filo di Arianna della liquidità messa in essi, ed è una operazione che dobbiamo fare da soli poiché i proprietari ufficialmente non sono resi noti dai due gruppi a dimostrazione di quanto sia “trasparente” e “libero” il mercato partorito dalla dottrina neoliberale, vero e proprio vestito su misura per la oligarchia finanziaria che domina l’epoca moderna.

Una volta fatta questa operazione e scomposta la partecipazione dei fondi, si vedono sempre, e ancora una volta, i nomi di quei finanzieri che abbiamo citato sopra e che sono stati i veri padroni della politica americana ed europea e che hanno lasciato dietro di sé un fiume di innumerevoli guerre pur di raggiungere i loro scopi.

Questi signori hanno bisogno di guerre e di sangue per poter giungere al loro scopo e soprattutto hanno bisogno di crisi artificiali, si ricordi la massima montiana al riguardo, per poter vedere manifestato quello che costoro chiamano Nuovo Ordine Mondiale, una espressione partorita nel chiuso delle logge già ai tempi dell’illuminismo francese, a dimostrazione di quanto sia antica tale visione.

Stavolta a costoro serviva rimuovere un ostacolo insormontabile come quello rappresentato da Donald Trump che ha tolto loro il controllo della Casa Bianca e che ha reso impossibile l’ultimarsi di tale disegno che senza la superpotenza americana diventa semplicemente irrealizzabile.

Il mondialismo si ritrova stritolato tra gli Stati Uniti post-impero e l’avanzata del mondo multipolare guidato dalla Russia e l’ultima chance che avevano questi poteri era di cercare di mettere di nuovo dentro l’ufficio Ovale qualcuno che ricostruisse gli “equilibri” del passato e fermasse il processo storico che si è messo in moto soprattutto dopo il fallimento della farsa pandemica, che avrebbe dovuto essere l’evento catalizzatore finale, una sorta di 11 settembre mondiale, per portare il mondo verso la dittatura mondiale o la governance globale come amano chiamarla i tecnocrati.

Se ci soffermiamo a guardare più attentamente il fondo Austin poi non solo troviamo la presenza dei citati BlackRock e Vanguard, ma anche una alquanto stretta vicinanza con alcune note associazioni del mondo ebraico quali la Congregation Beth Israel guidata dal rabbino Philip Kaplan, la American Civil Liberty Union, nella quale la presenza degli americani ebrei è molto radicata da sempre ed è stata dominata da figure come l’avvocato Steven Shapiro e Nadine Strassen, il campo estivo Young Judea, giovane Giudea, dove ogni estate si insegna ai giovani adolescenti americani di origine ebraica l’amore per Israele, la Shalom Austin, uno dei luoghi più importanti per la comunità ebraica di Austin, in Texas, alle quali si aggiungono la Austin Jewish Academy, una scuola ebraica e la Anti-defamation League, fondata nel 1913 dall’ebreo Sigmund G. Livingston per combattere il fenomeno del cosiddetto “antisemitismo”, e questa associazione ha reputazione di essere un vero e proprio censore nella vita pubblica americana, sempre pronta a definire come “antisemita” chiunque esprima critiche nei confronti dello stato ebraico.

Le varie lobby ebraiche e israeliane sostenute dal fondo Austin

Il milieu nel quale si trova l’Austin Private Wealth sembra essere chiaramente quello vicino ad Israele e al mondo del sionismo con le sue “accademie” che iniziano i giovani ebrei americani alle idee del sionismo e di altre sette quali Chabad per inculcare poi l’odio verso tutti coloro che non appartengono al mondo ebraico e al sionista.

Ciò appare ancora più interessante alla luce del fatto che i media mainstream stiano cercando di depistare il pubblico attraverso una fantomatica pista iraniana che avrebbe voluto la morte di Trump, quando ogni elemento sembra invece ricondurre allo stato di Israele.

Lo stesso Crooks era di origini ebraiche ed era un frequentatore della locale sinagoga di Butler nonostante questa si sia affrettata a far sparire le sue foto dalla sua pagina Facebook, non prima però che qualcuno riuscisse a prendere queste immagini, e qui sotto se ne può vedere un’altra che i media si guardano bene dal mostrare ai loro lettori, ammesso che ne abbiano ancora.

Thomas Crooks, al centro in piedi sulla sinistra, in una foto di gruppo nella sinagoga di Butler, in Pennsylvania.

Appare ancora più singolare il fatto che non solo un fondo legato a BlackRock scommetteva contro il titolo di Trump sperando di lucrare sulla sua morte, ma anche che l’assassino, il citato Crooks, lavorava proprio per il fondo di investimenti in questione che è noto per avere una sua milizia privata che viene utilizzata in varie parti del mondo per le cosiddette black-ops, quelle operazioni nere che prevedono anche l’omicidio di personaggi scomodi per gli interessi del potente mondo della finanza e delle corporation globali.

E’ un sistema radicato e criminale che agisce da molto tempo per eliminare dalla scena gli attori scomodi come rivelò già a suo tempo John Perkins nel suo libro “Confessioni di un sicario dell’economia” anche se l’autore ha rivelato solo alcune verità per tacerne altre in quella che probabilmente è stata un’operazione di disvelamento parziale e controllata, concordata con determinati ambienti.

La congiura dunque non poteva non essere estesa e raggiungere i livelli più alti dell’establishment americano che si muovevano già giorni prima sui mercati nella speranza di accumulare grossi profitti dall’operazione che invece ha portato loro enormi perdite finanziarie oltre che politiche.

A Butler forse c’era un secondo cecchino

Crooks non può aver agito da solo. Non può essere salito indisturbato su quel tetto senza che gli agenti del servizio segreto glielo permettessero così come non poteva preparare da solo l’esplosivo con il quale ha imbottito la sua macchina, che probabilmente pianificava di far saltare in aria, come dimostra il telecomando da remoto che è stato trovato vicino al suo corpo.

A Butler sono stati sparati almeno 11 colpi da tre armi diverse e di questi 11 colpi è probabile che almeno una parte di essi siano stati sparati da un altro cecchino presente nella cittadina della Pennsylvania.

I testimoni riferiscono di aver visto partire i colpi contro Trump almeno da un altro punto diverso da quello di Crooks, e per la precisione dalla torre dell’acqua che era distante almeno 200 metri, e dalla quale ha sparato un cecchino probabilmente più esperto di Crooks.

E’ la classica triangolazione di fuoco incrociato che non può avere luogo senza che il servizio segreto si faccia da parte e permetta agli attentatori di sparare contro la persona che questo deve proteggere, in questo caso Donald Trump.

Esistono dei protocolli standard molto severi di sicurezza che se vengono rispettati rendono praticamente impossibile che un cecchino possa sparare da quelle distanze contro un politico, soprattutto contro il presidente degli Stati Uniti.

A rendere ancora più probabile una cospirazione ai massimi livelli è il fatto che i media si sono precipitati a Butler per riprendere il raduno politico di Trump, quando fino ad ora avevano dimostrato scarso interesse per gli altri eventi del presidente, ed è anche singolare la vicinanza di questo evento alla convention repubblicana.

All’ultimo momento è infatti stata invitata Nikki Haley che apparentemente non avrebbe dovuto partecipare, e questo a posteriori ha suscitato diverse riflessioni.

Non è un segreto che la Haley sia una sorta di tirapiedi del movimento sionista vista la sua vicinanza, o meglio obbedienza, verso il mondo israeliano considerati i suoi numerosi incontri con lobby quali la potente e pericolosa Chabad.

A Milwaukee forse i cospiratori speravano che il re fosse stato già ucciso a Butler e di poter incoronare la loro marionetta e ritornare così a sedersi sul trono degli Stati Uniti.

Non hanno però fatto i conti con qualcosa di molto più in alto di loro come la Provvidenza che sembra aver davvero vegliato su Trump il giorno dell’attentato e salvato miracolosamente la sua vita.

Le Idi di luglio non sono state dunque fatali a Donald Trump. Sono state fatali ai suoi cospiratori che ora si trovano persino in una situazione peggiore di quella precedente perché il tempo ormai da qui a novembre è agli sgoccioli e un’occasione come quella di Butler non si ripresenterà probabilmente più perché ora il presidente è già probabilmente all’opera per scoprire i nomi di tutti coloro che lo hanno tradito il 13 luglio.

E’ rimasta davvero poca sabbia nella clessidra del Nuovo Ordine Mondiale

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