Dinanzi al silenzio di una classe politica che si ostina a derubricare o a ignorare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose sul Litorale della Capitale abdicando totalmente al suo ruolo che è anche di conoscenza, di approfondimento e di analisi dei fenomeni e dei processi che muovono e agiscono nella realtà, ci sono storie, percorsi, culture e identità diverse, a volte anche lontane tra loro, che
rivendicano il diritto a riappropriarsi di uno spazio, di un confronto pubblico in un quadro di relazioni, di percorsi e di processi partecipativi. Sarebbe un'ipocrisia stupirsi su quanto sta affiorando dalle inchieste sull'associazione di carattere mafioso (416-bis) e sul potere che ha esercitato nel "controllo del territorio" romano, ed in particolare sulla gestione delle Risorse pubbliche come il Litorale, con le sue spiagge, ma non solo. Sarebbe irresponsabile sostenere che l’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) “restituisce normalità al nostro Litorale” ed è ora di passare al "fare" in nome dello sviluppo e della crisi. Spetta agli organi inquirenti far luce sulle responsabilità penali e civili, sui legami, sulle complicità e sulle connivenze che hanno permesso che ciò si realizzasse, ma questo non può e non deve eludere una approfondita riflessione, un'analisi che veda impegnati e partecipi coloro che vogliono far luce sulle pesanti responsabilità politiche e amministrative che nel corso di questi anni hanno permesso tutto ciò, favorendo interessi leciti e non, ma, soprattutto, permettendo che un Patrimonio, un Bene e una Risorsa Pubblica finissero ostaggio di interessi, non solo criminali, ma di pochi. Rischia d'essere omertoso dunque, il silenzio di queste settimane da parte delle Amministrazioni locali – Municipio, Comune, Regione - e della gran parte della società civile. Se le Istituzioni non sono indipendenti dalle pressioni malavitose, la politica viene svuotata del suo ruolo di rappresentanza e rappresentatività. Il grado di omertà politica si misura anche con il progressivo occultamento dei luoghi decisionali, dalla cancellazione della partecipazione attiva della cittadinanza, dalla mancata trasparenza nei procedimenti amministrativi di assegnazione di Bandi e Concessioni. Prima del “fare”, bisogna garantire che quel “fare” sia libero da ogni legame con i professionisti della mafia e dell’antimafia. Non è più tollerabile rimandare il confronto sui temi della lotta alle mafie, i diritti e gli strumenti legislativi, la questione deontologica e morale. Le mafie controllano il Litorale anche della Capitale d’Italia. Non sono solo delle infiltrazioni, ma “signorie territoriali”, che dominano e saccheggiano il territorio, i fatti economici e i rapporti interpersonali. Le mafie sul Litorale romano ci sono perché il contesto politico/imprenditoriale/sociale è ospitale al loro insediamento e al loro sviluppo. Combatterla significa sviluppare un’azione seria e coerente a livello istituzionale che spezzi il legame tra mafia, mala politica e Istituzioni tutte. E' necessario dunque ridefinire uno spazio pubblico di confronto e di discussione. Per questa ragione, poiché le indagini della DDA hanno portato alla luce legami criminali tra enti, istituzioni e mafie, chiediamo con forza la SOSPENSIONE de:
1. La sostituzione del Ponte 2 Giugno a Fiumicino con un “sottopasso”, costo di 35 milioni di euro 3. I decreti attuativi del Distretto Turistico Balneare a burocrazia zero
affinché non si ripetano interventi come quelli attuati negli ultimi 10 anni sul territorio con conseguenze devastanti per il suo sviluppo e la sua crescita economica, sociale e culturale e che hanno consentito il radicamento della criminalità organizzata di stampo mafioso. "La mafia uccide, il silenzio pure" (P. Impastato)