Il sentiero di mamma e papà - Dott.ssa Sabrina Modesti

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Il sentiero di mamma e papà - Dott.ssa Sabrina Modesti La Consulenza pedagogica è uno spazio in cui il genitore si confronta con un educatore

• Primi giorni al nido •Toccare l’altro significa fare esperienza della diversità e di se stessi perché quando guardiamo...
06/09/2024

• Primi giorni al nido •

Toccare l’altro significa fare esperienza della diversità e di se stessi perché quando guardiamo l’altro, da noi separato, ci rendiamo conto di esistere per la nostra diversità e unicità.

Buon weekend a tutti da noi piccolini! ❤️

• Il bambino e l’attesa •A. è felice!❤️È da ieri che chiedeva di poter essere lei la cameriera del giorno e oggi, dopo u...
05/09/2024

• Il bambino e l’attesa •

A. è felice!❤️

È da ieri che chiedeva di poter essere lei la cameriera del giorno e oggi, dopo una breve attesa, è stato il suo turno!

L’attesa del turno favorisce:

• la capacità di autoregolare emozioni (“voglio farlo subito!” diventa “posso resistere e aspettare!”)
•la fiducia nell’adulto (quando l’adulto mi dice qualcosa, mantiene la promessa e gratifica il mio impegno e pazienza)
•l’autostima: saper attendere e vedere gli altri, restituisce una sensazione di benessere e forza perché il bambino sente che riesce a gestire le dinamiche sociali varie e a muoversi entro di esse senza frustrazione.

Buon pranzo a tutti,

Sabrina 🌸

• ASSENTATI! •Conosci la storia del piccolo Ernst, 18 mesi, e della sua mamma che andandosene gli fece un dono?Era il 18...
19/01/2023

• ASSENTATI! •

Conosci la storia del piccolo Ernst, 18 mesi, e della sua mamma che andandosene gli fece un dono?

Era il 1892, la madre lasció solo il bambino (nipote di Freud) nella stanza e lui, nello sforzo di padroneggiare l’angoscia di essere rimasto solo, inventó il gioco conosciuto nel racconto freudiano come il “gioco del rocchetto”: il bambino prese il rocchetto, gli avvolse attorno un filo, lo lanció sotto il letto (per farlo sparire dalla sua vista) per poi riavvolgere il filo e richiamare l’oggetto a sè con esclamazioni di gioia. Grazie al potere del simbolo di questo gioco, Ernst “presentificó l’assenza” e inizió ad esplorare la questione della separazione in modo attivo (era lui a poter decidere quando allontanare o avvicinare il rocchetto).
Massimo Recalcati, nel suo meraviglioso libro “Le mani della madre”, sottolinea un aspetto che ai tempi fu praticamente ignorato: il ruolo della madre e quello che il suo gesto aveva generato.
Se lei non fosse uscita dalla stanza, se fosse rimasta tutto il giorno con il suo piccolo, se non avesse aperto la porta, l’invenzione del gioco non sarebbe stata possibile.
Per ogni bambino è fondamentale fare esperienza dell’alternanza della presenza amorevole dei genitori e della loro assenza.

Recalcati a tal proposito scrive:

“Se la madre non resta incollata al piccolo Ernst, ma gli impone la sua assenza, è perché per lei l’esistenza del figlio non esaurisce affatto quella del mondo, è perché per lei esiste un fuori rispetto alla coppia chiusa madre-bambino. Il suo desiderio si muove in un’altra direzione rispetto a quello del figlio che la vorrebbe tutta per sè. Proprio questo movimento - il desiderio della donna che non può mai essere esaurito tutto in quello della madre - rende possibile l’azione creativa del bambino.”

Questa storia ci suggerisce che è solo sullo sfondo dell’assenza fisica (anche il metaforico “passo indietro”) della figura adulta, che si possono mobilitare positivamente le risorse più sublimi dei bambini.

È il gesto generoso e amorevole della madre che rende possibile l’alterità del figlio che va a scoprire il mondo.

❤️

• PIPÌ E C***A NELLE MUTANDE? •Quando si toglie qualcosa, quello spazio vuoto cerca sostituzione.Se togliamo il ciuccio,...
13/01/2023

• PIPÌ E C***A NELLE MUTANDE? •

Quando si toglie qualcosa, quello spazio vuoto cerca sostituzione.
Se togliamo il ciuccio, il bambino avrà bisogno di imparare nuovi modi per autoconsolarsi, sentendosi ugualmente sicuro.
Se togliamo il lettone, il bambino che inizierà ad addormentarsi nel lettino dovrà sentirsi accompagnato e compreso in questo passaggio che potrebbe generare timori.
Se togliamo il pannolino, quindi, il bambino dovrà imparare sì a fare i suoi bisogni al bagno, ma per farlo dovrà sentirsi pronto e sufficientemente sicuro per affrontare questo passaggio.

Se infatti togliamo il ciuccio, togliamo il lettone, togliamo il biberon, togliamo il pannolino, stiamo solo effettuando un primo passo per aiutare e accompagnare il bambino nel suo percorso verso l’autonomia.
Un bambino che dorme da solo, come ho già ampiamente detto e scritto in ogni dove, non è un bambino autonomo. Non necessariamente.
Un bambino che fa tante cose in autonomia, molto probabilmente, sarà più autonomo e dunque si sentirà più sicuro sotto questo aspetto.

Perché qual è l’altro aspetto?
Ecco, la questione non è raggiungere step in superficie, smettere di fare la c***a addosso, addormentarsi da soli, consolarsi senza ciuccio e magari anche senza piangere. Eh no.

La questione è, soprattutto, come si sente il bambino mentre raggiunge questi passaggi, se si sente pronto, se si è solo adattato (che è diverso da essere cresciuto).

Il lavoro in consulenza educativa con i genitori prevede quindi uno sguardo ampio su due fronti principali:

🔹l’aspetto pratico e ultimo: il raggiungimento concreto dell’azione e dell’obiettivo

🔹l’aspetto emotivo: le emozioni che abitano il bambino ma anche i genitori in questo passaggio

🔹la relazione educativa genitori/figli: la comunicazione, l’empatia, l’autorevolezza, l’equilibrio dei ruoli, l’ascolto ma anche la direttività.
Sì, perché si può (e si deve) togliere ai bambini ciò che non serve più ma sta a noi, educatori e genitori, essere in grado di comprenderli e guidarli verso il passo successivo.

Se un bambino ci “dice” che non riesce a non farsi la c***a nelle mutande, cosa ci sta dicendo?

Quando l’avremo capito, sapremo cosa fare.



Instagram: sabrina_modesti_pedagogista

“Mamma come faccio a sconfiggere i mostri?”“Mamma a scuola mi prendono in giro”“Mamma ho dato le botte a scuola”“Mamma s...
09/05/2022

“Mamma come faccio a sconfiggere i mostri?”
“Mamma a scuola mi prendono in giro”
“Mamma ho dato le botte a scuola”
“Mamma sono triste”
“Mamma sono arrabbiata”
“Mamma ho paura”
“Mamma mi hanno dato le botte altri bambini”
“Mamma non sono capace”
“Mamma…mamma...mamma…”

Quante volte voglio raccontarti la mia giornata mamma, la mia vita che sta scorrendo e che a te sembra andar così veloce.
Per me invece va piano e sto cercando di capirla ogni giorno al mio meglio.
Non ho fretta di imparare tutto subito.
So che tu vorresti insegnarmi tutte le cose del mondo per non farmi dispiacere quando esco lì fuori ma non ci sei forse riuscita anche tu ad affrontare tante cose senza avere tutte le risposte a disposizione?

Ecco. Ce la farò anche io e lo sai perché? Perché tu mi ascolterai, non avrai fretta di parlare e spiegare, sarai al mio fianco serena e incoraggiante, mentre io scopriró me stessa e gli altri.
Ecco dove ti vorrei: accanto a me. Non davanti a spianarmi la strada nè troppo dietro impedendomi di vederti.
La tua mano sicura e tranquilla mi condurrà in tanti posti e…non vedo l’ora di raccontarteli!
Anche se qualche cosa ti preoccuperà più di altre.

Io sono pronta, posso farcela, e tu? 😊

-Festa della Mamma 2022 -

Il sentiero di mamma e papà - Dott.ssa Sabrina

📕”Per come la vedo io (che non ho ancora tre anni): disponibile su Amazon e in tutte le librerie! ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️

• Lascia stare i fiori! •🌸Toccar con mano la nostra mattina (la gita al parco) ci consente di riflettere insieme su ciò ...
11/03/2022

• Lascia stare i fiori! •

🌸Toccar con mano la nostra mattina (la gita al parco) ci consente di riflettere insieme su ciò che abbiamo visto, i fiori che abbiamo scoperto, gli animali che abbiamo incontrato (un pappagallo, due farfalle, due pecore, un cane).

🌸È difficile insegnare ai bambini a non cogliere i fiori ma oggi abbiamo raggiunto un compromesso: rispettare la natura e immergerli subito nell’acqua.

✨Perché è questo che significa educare: accettare il compromesso, il fatto che non sarà oggi il giorno in cui impareranno tutto ma domani, dopodomani o in un giorno lontano e indefinito.

✨A piccoli passi si conosce il mondo e s’impara il rispetto che meritano persone, cose, animali.

🌸Ovviamente, neanche a dirlo, una delle cose più importanti da imparare sarà il rispetto per sé stessi.
Senza alcun dubbio.

✨Solo chi ama se stesso sa prendersi cura del resto.

• È TROPPO TIMIDO •È ormai estremamente frequente che i genitori si preoccupino di come i figli si relazionino con gli a...
09/02/2022

• È TROPPO TIMIDO •

È ormai estremamente frequente che i genitori si preoccupino di come i figli si relazionino con gli altri bambini. “Non vorrei facesse prepotenze, mi dispiace vedere che lo emarginano, vorrei si arrabbiasse ma con le parole, vorrei aiutarl* a superare la timidezza.”
Eh.
Quanta roba mamma e papà.
Solitamente queste affermazioni/pensieri sono seguiti da “anche io da piccolo ero così e non vorrei che lui/lei…”.
Alt.
Decenni fa i bambini giocavano, gli adulti si occupavano delle loro cose.
Oggi i bambini continuano a giocare (quando non si occupano di cose da adulti) e i genitori Osservano; e con un tonfo al cuore, una gomitata all’orgoglio e una puncicata alla paura, parte l’analisi di ciò che il bambino dovrebbe fare per relazionarsi “meglio”.
Oggi vorrei soffermarmi sulla questione, che emerge spesso, del “superare” la timidezza.

La timidezza non è un difetto!
Non è un problema finché non diventa invalidante, impedendo al bambino di socializzare, e finché non gli/le preclude continuamente (e non saltuariamente) di fare esperienza di luoghi, situazioni e persone nuove.
Solo se il bambino ha difficoltà oggettive nel portare a casa opportunità di relazione, esperienza e crescita, dobbiamo porci il problema di “lavorare sulla timidezza”.

Tutto il resto altrimenti diventa un lavoro per contrastare il naturale sviluppo del bambino, la sua individualità, il suo carattere.
I bambini timidi sono solo bambini timidi. Per un periodo forse, per un anno, solo con alcune persone o per tutta la vita.
Siamo abituati a vedere nelle persone socievoli, eccentriche, energiche, il successo, senza soffermarci invece a riflettere sul fatto che socievolezza non vuol dire necessariamente sicurezza e che, al contrario, riservatezza non vuol dire necessariamente insicurezza.

Non sempre, no?

Ecco.
Non è sempre troppo timido.
Siamo noi forse a Osservare troppo?
Proviamo a mantenere, almeno quando giocano tra pari, il nostro sguardo nel momento presente: il passato (ciò che siamo stati e rivediamo in loro) non deve contaminare ciò che stiamo guardando, il futuro (paure e ansie per ciò che non diventeranno o diventeranno) appartiene a loro e non a noi.

Accompagniamoli con occhi presenti e pieni di accettazione.
Il resto lasciamolo in una scatolina.

(Qui in foto E. che non è troppo timido ma sta Giocando a nascondino! ☺️)

Un abbraccio,

Sabrina 🌸

📲 Instagram: sabrina_modesti_pedagogista

• TAMPONI AI BAMBINI •Oggi pomeriggio ho assistito alla scena di una bimba, di circa 6 anni, che urlava davanti ad una f...
26/01/2022

• TAMPONI AI BAMBINI •

Oggi pomeriggio ho assistito alla scena di una bimba, di circa 6 anni, che urlava davanti ad una farmacia dicendo con terrore “no il tampone nooo, il tampone nooo!”. Evidentemente l’aveva già fatto e non le era piaciuto. Non piace neanche a noi d’altronde, come darle torto.

Lei però era tanto spaventata.

Purtroppo era impotente, l’hanno presa in braccio mentre si teneva rigida, e l’hanno bloccata in tre (mamma, papà, operatore) perché lei non riusciva a “collaborare” e stare ferma.
Quando è uscita aveva quasi smesso di piangere, per fortuna era tutto finito e ai bambini spesso è sufficiente questo.
La mamma però si è fermata di fronte la farmacia, ha chiesto al padre di mettere giù la bimba che stava ancora in braccio e le ha fatto un discorso con toni arrabbiati (apparentemente…): “Tu DEVI avere coraggio! Non puoi fare così ogni volta, lo capisci?!?! Devi stare ferma altrimenti ti fanno più male, Devi imparare e basta, hai capito?”. La bambina ha annuito.
Eravamo in pochi in fila ad osservare questa scena, di cui molti erano esterrefatti, dispiaciuti per la bambina e giudicanti verso la madre.

Io invece ci ho visto altro: ho visto lo spavento grande di una mamma che vede urlare con terrore sua figlia, bloccata fisicamente, e la sua emotività (impaurita, non arrabbiata) che non è riuscita a trattenersi.
Quella donna avrebbe voluto dire: “Ti prego collabora, perché ce ne saranno altri di tamponi ed io non riesco proprio a vederti soffrire così dopo tutto il caos che Già stiamo vivendo e che mi sta sfiancando come madre e come persona”.
Era una richiesta di aiuto.

Fatta però alla persona sbagliata. Non è compito dei bambini essere responsabili di atti coraggiosi che (anche) gli adulti “temono”.

“Amore, lo capisco che non riuscivi a stare ferma! È veramente fastidioso! Eri spaventata? Ora però è finita! Ti va un regalino? Sei stata coraggiosissima e ti ringrazio. Abbracciami così passa anche un po’ la paura e il pianto! Ora andiamo a ordinare una bella pizzona? Che ne dici?”

Normalizziamo la paura. Non chiediamogli di non farcela vedere. Noi saremo lì, sempre, a tifare per loro.

•IN-TRATTENERE I FIGLI • È frequentissimo che durante le consulenze emerga la questione “gioco” genitori-figli. Appena c...
26/01/2022

•IN-TRATTENERE I FIGLI •

È frequentissimo che durante le consulenze emerga la questione “gioco” genitori-figli. Appena convalido e legittimo la comprensibile (anziché colpevole) noia di un genitore che non si diverte a giocare a fingere di fare il super eroe, pettinare bambole o cucinare piatti prelibati di plastica e legno, la mamma o il papà in questione fanno letteralmente un grande respiro di sollievo e, sollevati, si lasciano andare ad una risata. Come per dire: “Cavolo, IO NON MI DIVERTOOO, MI ANNOIO! Grazie che mi confermi che non sono un genitore disgraziato come credevo!”

La scorsa settimana ho incontrato una mamma con il suo bimbo e durante quell’ora le ho rimandato ciò che stavo osservando: lei interveniva, parlava, suggeriva, guidava il gioco. Emerge così, durante un confronto a seguire, quanto lei abbia l’istinto/bisogno di colmare certi vuoti e silenzi, come fossero attimi inesorabilmente da riempire.

Alla base di questo istinto ci sono vari aspetti su cui riflettere: sensi di colpa, timore di non dare abbastanza, false credenze sull’incapacità del bambino di giocare da solo con grande soddisfazione e il bisogno di dare dare dare (e dire dire dire) per calmare quella vocina interna che ci dice: “se dai di più, soffrirà di meno”.

È incredibile come da una situazione così piccola, semplice, quotidiana, si possano scovare così tanti significati nascosti.

Ecco, io oggi pubblico la foto del mio cane Hoshi perché, mentre ero intenta a fare le mie cose, mi sono voltata e vedendola così (così come?!) mi sono fiondata su di lei, blaterando frasi varie ed eventuali, coccolandola e giocandoci quasi come per chiederle scusa.

In quel momento mi sono fermata e ho sorriso; Hoshi era lì serena, in un suo momento di relax e noia, dopo una giornata al parco, e io ho proiettato in questa immagine il dubbio di una mia mancanza nei suoi confronti. 😅🙃

Quello che mi sembra interessante evincere da tutto questo è che i bambini, i cani (!), gli altri che amiamo, sono in grado di godersi momenti di sana e gratificante solitudine.
Quello che dovremmo chiederci è cosa Noi attribuiamo a questo concetto.

Li in-tratteniamo per trattenerli lontani da cosa?

Perché stare soli e sentirsi soli è molto molto diverso.

🌳

(Instagram:)

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• DIMMI DI NO •Qualche pomeriggio fa E., 3 anni e mezzo, stava giocando con il papà alle macchinine della polizia. Al ch...
03/01/2022

• DIMMI DI NO •

Qualche pomeriggio fa E., 3 anni e mezzo, stava giocando con il papà alle macchinine della polizia. Al che gli dice:
“Papà la polizia è cattiva (?)”
“No, la polizia non è cattiva, dà le regole”
“Ah, come Sabrina!”

Ho riso con i genitori di questo scambio (tenero!) che mi hanno riferito; mi capita spesso che i bambini che seguo (al nido o in consulenza) mi vedano in questo modo.

“Sabrina ha detto che il ciuccio non mi serve”
“Sabrina non vuole”
“Sabrina, guarda, sto mettendo apposto!”

Ma anche, come oggi pomeriggio, “sono contento di giocare con Sabrina” dice E.

La questione delle regole e dell’autorevolezza è un po’ tutta qui, in quello che E. pensa.
“Sabrina è come la polizia, mi piace andare da Sabrina.”

Ecco, i bambini sono grati di avere un punto di riferimento sicuro, solido, forte, che li faccia sentire tutelati e protetti.
Perché è anche dicendo (con empatia e rispetto) cosa si può o non si può fare, che li aiutiamo ad andare nel mondo.

Noi adulti cerchiamo tante strade per sentirci più strutturati, più centrati, più disciplinati, alla ricerca di una sensazione di equilibrio che ci sorregga quando le nostre emozioni prendono il sopravvento in modo confuso. Facciamo meditazione, yoga, ci rivolgiamo a uno psicologo, ci iscriviamo a corsi di mindfulness, leggiamo saggi, chiediamo consulenze, ci facciamo addirittura leggere i tarocchi!
Tutto questo perché cerchiamo qualcuno che ci dica: ecco qui, questa è la mappa, questi sono i confini, Tu sei qui. Questo ti fa male, questo ti fa bene. Ascoltati.

Non trovate sia così?
Per questo oggi, mentre ricordavo a E. che da domani sarà un giorno importante (perché non indosserà più il pannolino ma le mutandine!), sono stata grata di essere lì con lui e per lui.
Come fossi una stazione di polizia sempre aperta, su cui contare per qualsiasi cosa.

“Fornisca i documenti prego?” 👮🏻‍♀️🙃

📲 Instagram: sabrina_modesti_pedagogista

• La strada giusta •C., 3 anni e mezzo, aveva paura del buio. Quando restava sola nelle stanze senza luce teneva gli occ...
22/12/2021

• La strada giusta •

C., 3 anni e mezzo, aveva paura del buio. Quando restava sola nelle stanze senza luce teneva gli occhi ben chiusi pur di non guardarlo.
“Non c’è niente di cui aver paura”, le risponderemmo tutti istintivamente.
Eh no. Ha ragione lei. Se non vedi niente non puoi avere il controllo, non puoi riconoscere i pericoli, non sai come orientarti.
Dato che però non tutte le luci possono essere accese (metaforicamente o meno) è importante organizzarci.
Ho lavorato con C. sulla sua risorsa personale: non pretendo tu non provi paura ma ti aiuto a trovare coraggio. “Ce l’hai in tasca”, le ho detto, “prendiamone un pizzico, frizioniamo le mani e spalmiamocelo addosso!”.
Dopo un po’ di serio allenamento, abbiamo attraversato tutte le stanze buie e…ci sentivamo diverse: abbiamo scoperto che non potevamo comunque controllare ciò che era fuori di noi ma potevamo far affidamento su ciò che è dentro di noi!
Poi C. mi ha mostrato i muscoli per dirmi che si sentiva fortissima! Abbiamo preparato insieme una pozione magica di sale colorato (per le emergenze!) che ogni tanto usa la sera, poggiandone un pizzico sul cuscino.
Ed è così che oggi prende sonno e si lascia andare al buio: sa che ha coraggio quanto basta per superare la paura che sì, esiste, ma non è invincibile.

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Rome

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