30/08/2026
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Daniele Capezzone, direttore de "Il Tempo", si è chiesto ieri in merito al caso Ranucci - Lavitola se abbiamo mai sentito parlare di un caso di attentato in cui la vittima non denunci il colpevole.
Posto che nel caso in questione le indagini sono ancora in corso e Ranucci deve ancora essere ascoltato dall'autorità giudiziaria, la critica dovrebbe arrivare a inizio processo qualora l'ex-conduttore di Report dovesse decidere di non costituirsi parte civile, certamente non ora.
In compenso vogliamo ricordare a Capezzone che un caso c'è, ed è quello di Vittorio Mangano, che il 26 maggio 1975 piazzò una bomba a Milano nella villa di in Via Rovani. Il mafioso della famiglia di Porta Nuova era stato assunto come "stalliere" ad Arcore nel 1974 subito dopo il patto di protezione stretto dal Cavaliere con Cosa Nostra tramite Marcello Dell'Utri.
Non solo dopo quei fatti continuò a tenersi in casa fino al 1976 Mangano come se niente fosse, ma anche quando subì un attentato analogo il 26 novembre 1986, opera però dei catanesi, pensò subito a Mangano e al telefono con Dell'Utri riferì che aveva candidamente ammesso ai carabinieri che se gli avesse chiesto 30 milioni di lire lui glieli avrebbe dati.
Infine, durante la campagna elettorale per le elezioni politiche anticipate del 2008, quelle nate dalla compravendita di senatori favorita da Lavitola, definì Mangano "un eroe", nonostante la condanna definitiva per .
Tutte cose che Capezzone dovrebbe sapere, in quanto Direttore di giornale. O no?